'Attraverso lo specchio e quel che Koira vi trovò'
di Koira91
Ciao a tutti!
Sono Koira91, conosciuta qui su wattpad principalmente - credo e spero - per "Il mistero della casa" e "Il tempo perduto", oltre che per il manuale massone, scritto a quattro - e più, in realtà - mani insieme a naghree, e di alcune raccolte random.
Perché supporto LinkS?
Innanzitutto perché mi piacciono i giochi di parole, da brava carrolliana. E non potevo non notare quell'"ink" inserito nel nome dell'iniziativa.
È fantastico il potere delle parole, no?
Ancor più della parola scritta.
Il nome "ink" mi riporta indietro alle giornate e nottate trascorse a scrivere, a macchiarmi le mani, le ultime dita in particolare, di inchiostro.
Perché la scrittura è questo. Fatica. Zelo.
E l'opera pubblicata ne costituisce solo una parte, minima. La punta di un iceberg. Mentre tutto il lavoro che c'è dietro sta in fondo, nascosto dalle acque.
Il perfezionismo nella stesura dei capitoli, i minuti - nella migliore delle ipotesi - impiegati per trovare il sinonimo foneticamente migliore (perché chi scrive non può prescindere dall'eufonia della lettura), le ore passate a risolvere il dilemma amletico "pubblico o non pubblico", la fremente attesa del primo commento, nella speranza che "la storia arrivi".
Perché la scrittura è un viaggio continuo, che però non ha una meta. Né mai terminerà.
Un iter, anzi.
Ecco perché supporto LinkS: perché i viaggi più belli sono quelli che si fanno insieme.
Spero siate ancora svegli dopo questo noioso spazio Koira.
"Nel profondo del suo cuore, aspettava che accadesse qualcosa. Come i marinai naufraghi, rivolgeva uno sguardo disperato alla solitudine della sua vita, nella speranza di scorgere una vela bianca tra le lontane nebbie all'orizzonte...
Ma non accadeva nulla; Dio voleva così!
Il futuro era un corridoio oscuro e la porta in fondo era sbarrata".
Riconoscete tutti questa citazione, no?
Come no?
C'è bisogno di specificare che è di "Madame Bovary" di Gustave Flaubert che stiamo parlando?
*coro di "no, Anny. Lo sappiamo tutti che stai citando Flaubert"*
Ok, ok. Calmatevi.
A questo punto vi starete chiedendo sicuramente cosa diavolo c'entri Emma Bovary con una raccolta di storie Fantasy, qual è questa.
Eh eh eh. C'entra, eccome.
Vi faccio una domanda: perché leggete Fantasy?
Io leggo questo genere per dissociarmi dalla realtà, e la cosa mi riesce spesso - vedi la saga di Harry Potter - talmente bene, che, al termine della lettura, mi rimane addosso quel senso di intorpidimento e confusione caratteristico, che penso sia comune a tutti voi.
Come se mi stessi svegliando da un sogno.
E ci impiego un po' a capire che in realtà è a casa mia che mi trovo, sul mio divano, anziché a Hogwarts, Alicante, nel campo mezzosangue o a Landerwond - ogni riferimento a fatti o persone è puramente caUsale -.
Spesso mia sorella mi deve richiamare più volte per ottenere la mia attenzione, perché comunque, anche una volta terminata la lettura, continuo a pensare e pensare e pensare...
Questo vi spiega perché ho scelto di iniziare il capitolo inserendo una citazione di "Madame Bovary".
"Nel profondo del suo cuore, aspettava che accadesse qualcosa (...). Ma non accadeva nulla".
Questo scrive Flaubert.
Oh, ovviamente non vi sto incitando in maniera poco - molto poco - subliminale ad abbandonarvi all'adulterio, sia chiaro.
Quello che cerco di farvi capire è come spesso la realtà ci appaia troppo normale e prevedibile per essere soddisfacente. L'uomo, per sua natura, non è stato progettato per accontentarsi: altrimenti non sarebbe nata la letteratura, no?
Ma sì: la letteratura, e il fantasy in particolare, non sono altro che l'espressione grafica, fisica e tangibile, oltre che potenzialmente immortale, del sogno.
E ci sarà un motivo se trascorriamo un terzo della nostra vita dormendo, no (chi ha letto "Il tempo perduto" sa che è una frase a me molto cara, come il tema "sogno" in generale)?
Ed è fondamentalmente questo che cerchiamo quando leggiamo: evasione.
Evadere significa "uscire fuori", letteralmente. Il nostro è però più un chiuderci in noi stessi, se vogliamo essere precisi, e ritrovare così nella lettura frammenti di noi che non conoscevamo, o conoscevamo solo superficialmente.
Visto che amo le citazioni, inserisco qui una frase a me molto cara di Proust:
"Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso".
Chi legge poi, come direbbe Eco, cerca un'altra vita.
O meglio, altre vite.
Ma ciancio alle bande, torniamo a noi.
Mi hanno detto che dovrei parlare di Fantasy, e questo farò. Perdonate i miei cari voli pindarici.
Cos'è il Fantasy?
Wiki ci dice che:
"Il fantasy è un genere letterario sviluppatosi tra il XIX ed il XX secolo, i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l'immaginazione, l'allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale".
Tutto chiaro, no? Lo so, è un po' noiosetta come definizione.
In sostanza ci dice che questo genere così popolare nasce ufficialmente tra il 1800 e il 1900.
Ufficialmente, appunto.
Ufficiosamente, le sue origini sono ben più ancestrali, come possiamo intuire già dal primo elemento che Wiki annovera tra quelli caratterizzanti: il mito, appunto.
Lo so cosa state pensando: Percy Jackson.
Ni.
Dico ni perché forse è un po' semplicistico ridurre le origini del Fantasy alla saga di Rick Riordan, che comunque ha il grosso merito di aver fatto imparare la mitologia greca a milioni di ragazzi.
E non è stupefacente e incredibilmente affascinante pensare che le radici del Fantasy vadano identificate con l'origine della cultura?
Come se, sin dal principio, l'uomo abbia avvertito l'insaziabile necessità di cercare fuori di sé, metaforicamente parlando, qualcosa che in realtà è dentro ciascuno di noi?
E riportarlo per iscritto, anche, così da renderlo universalmente fruibile.
Scienza e filosofia sono nate assieme, lo sappiamo, e il loro sviluppo è stato per molto tempo pressoché parallelo.
Questo cosa ci fa capire, secondo la mia modestissima opinione?
Ci fa capire che gli interrogativi principali che ci siamo posti da subito hanno avuto come oggetto sia "il cielo stellato sopra di noi", sia il soggetto, cioè il nostro Io, "la legge morale".
Non è affascinante pensare che il Fantasy, trascendendo dal cielo stellato - trascendendo, badate, non escludendolo -, conservi però intatte le riflessioni interiori?
Un buon Fantasy, secondo me, dovrebbe farlo.
Un buon Fantasy dovrebbe essere anche una lettura formativa, aggettivo che non amo, ma che esprime bene quello che voglio dire - o almeno lo spero -.
A questo proposito, recentemente mi è capitato di leggere un articolo che voleva sfatare la convinzione radicata secondo cui il Fantasy sarebbe un genere di serie B. In questo articolo, il giornalista sottolineava come questo, che non è altro che un pregiudizio, derivi dal fatto che essere credibili in storie di questo tipo è un'impresa molto difficile.
Ma non per questo impossibile.
Anzi, credo che forse questa sia la sfida maggiore per chi sceglie di addentrarsi in questo genere.
Convincere il lettore che la magia esista.
Che Voldemort ha sette Horcrux.
Che esiste un'isola, che però non c'è, in cui si rimane sempre bambini. Un mondo in cui il Tempo non scorre, ed è sempre l'ora del tè.
Perché, come direbbe Poe, "coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte".
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