15.0

Kyla

🏎️

Cicatrice

Zandvoort, Paesi Bassi,
Settembre 2022

🏎️

«Dimostramelo

Senza pensare, camminammo per le strade vuote, quasi correndo per raggiungere l’hotel. Avevo il cervello in sovraccarico, così tante emozioni e pensieri che sembrava che la mente fosse vuota. Max mi teneva per mano, guardandole spesso come se a momenti potessero sparire, come se io dovessi sparire. Il tragitto fino alla sua camera fu veloce, confusionario e chiudemmo velocemente la porta alle nostre spalle, entrando nella stanza con foga.

E fu tutto senza riflettere ancora una volta, senza chiedere permessi, ci osservammo, cercammo, ogni strato d’abito che cadeva a terra sembrava avvicinarci sempre di più.

Mi prese il mento con le dita, lentamente avvicinò la sua bocca alla mia, ritornai come sempre a respirare, assaporando quell’odore familiare e umano.
Con ancora l’intimo addosso mi fece voltare, iniziando a baciare la mia spalla, scendendo fino al braccio e riprendendo poi sul collo. Appoggiò le sue mani sui miei fianchi, calde, bollenti, come l’ultima volta che c’eravamo dati una possibilità.

Avevamo avuto i nostri bassi, ma forse gli alti erano superiori, tanto che quando sfiorò la cicatrice all’altezza delle costole, mi sentii in dovere di spiegare.

«L’incidente con mio fratello…» Sussurrai, cercando di non puntare lo sguardo verso quel brutto ricordo e dovette vedermi allo specchio, perché me lo fece alzare.

I nostri occhi si incontrarono, il suo azzurro sembrava pieno zeppo di fermento, ma venne sostituito da comprensione: «Ti rende ancora più fottutamente bella, Kyla.» Passò il mio nome tra la sua bocca lentamente, ma la cosa che mi stupii fu la serietà con cui puntava le sue pupille nelle mie. Annuii in modo calmo e la situazione cambiò.

Riprese senza esitazione, sdraiandomi sopra un letto disfatto e appoggiò le sue labbra sulle mie. Iniziò tutto velocemente, senza neanche accorgermene, un tornado arrivo su di noi, forte, concreto.

Si fermò per osservarmi, obbligarmi, voleva sapere se avrei venduto davvero l'anima al diavolo e lo feci, annuii.

Diventammo un’unica cosa, le mani non smisero di toccare ogni lembo di pelle, lasciando alla fine che tra noi non rimanesse niente. Prese costanza e forza nei movimenti, lasciando perdere tutte quelle stronzate di smancerie, non era per noi, avevamo solo bisogno di essere più vicini possibili.

«Stronzo.» Sussurrai quando iniziò a rallentare per vedere una mia reazione e lui sorrise sghembo, con quell'espressione maliziosa che non avrei mai ammesso di amare.

«Signorina Knight, se intendeva arrivare a trovarsi nel mio letto per farmi uscire pazzo, poteva farmelo sapere senza un'umiliazione pubblica.» Sorrise sulla mia pelle ironico, riprendendo il discorso di quella sera a casa di Daniel e lasciando troppi brividi sulla mia pelle.

La notte era giovane e sembrava che non avessimo bevuto abbastanza, ma appariva così irreale e giusto, che volevo ricordarmi ogni cosa, ogni stimolo, ogni pressione, ogni carezza.

Il suo respiro pesante sbatteva continuamente sulla mia pelle, la stanza invece era silenziosa, riempita soltanto dai nostri sollievi costanti, il buio rendeva nascosto e segreto il nostro momento, ma noi riuscivamo a osservarci per quella leggera luce data dai lampioni fuori dalla finestra.

Ogni linea del suo corpo sembrava definita, obbligandomi a non riuscire a smettere di osservare come i suoi muscoli si contraessero a ogni movimento. I suoi tocchi provocatori e studiati mandavano il mio cervello a farsi fottere, facendomi venir voglia di ripetere una cosa che non era ancora neanche finita.

Le sue labbra scesero sul mio collo, mostrandomi che quello era il suo posto, avrebbe per sempre avuto uno spazio, un ricordo, in me.

Accarezzai le sue braccia, attirandolo a me quasi bisognosa di lui, del nostro contatto. Era inspiegabile, come l’urgenza alla nostra vicinanza mi rendesse instabile. Non era solo questo a rendermi pazza di lui, ma i piccoli e rauchi versi, che uscivano dalle sue labbra perfette ogni volta che mordevo la sua bocca o graffiavo la sua schiena inconsciamente.

«Kyla…» Mi chiamò più volte, distrattamente, cercava di non lasciarsi andare, restare in me, in modo che ogni cosa durasse all'infinito.

Ci stavamo consumando e arrivai a capire come da quel momento sarei stata completamente fottuta. Come puoi allontanarti da una persona che riesce a darti così tanto, che ti fa sentire all’inferno e in paradiso allo stesso momento? Ti fa bruciare ma ti offre un modo per sopravvivere alle fiamme?

Max Verstappen era instancabile, unico, assoluto e un bastardo; sapeva dove toccare e come farlo. Nonostante non fosse la prima volta per me, mi sembrava come se lo fosse, mi sentivo istigata continuamente, appagata, in un modo diverso dal solito. Mi piaceva come continuava a cercare le mie labbra, strisciava i palmi sui miei fianchi, su tutta la pelle che gli era accessibile da quella posizione. Passava le dita tra i miei capelli, li accarezzava, si teneva dalle mie spalle. 

Baciò più volte la mia cicatrice, non come se volesse aggiustarla, ma in maniera da renderla veritiera, riconoscibile alle sue dita che ormai avevano imparato il punto in cui si trovava.

Vedere quel ragazzo sempre così misurato, mi faceva apprezzare ancor di più la sua perdita del controllo. I capelli completamente sfatti, le labbra gonfie, la leggerezza con cui ormai eravamo una sola e unica cosa, destinati insieme.

La notte fu lunga ed entrambi rimanemmo svegli, godendoci ogni parte di noi, arrivando a una quasi alba dove l’alcol nelle nostre vene era pressoché sparito del tutto, lasciando solo verità nella stanza.

Mi svegliai completamente compiaciuta, guardai il viso dell’olandese al mio fianco che era ancora immerso nel sonno.

Osservai il suo profilo, le sue guance, scendendo su quel petto tonico che tanto mi aveva eccitata quella notte. Osservai la linea dove i suoi fianchi si stringevano e venivano coperti dal lenzuolo e forse fu in quel momento che iniziarono i ripensamenti.

Merda, era stato così piacevole, come poteva non esserlo?
Come facevo a continuare a seguire il mio lavoro?
Non scrivere più articoli che lo riguardassero?
Mi tornarono in mente le parole del mio capo.

«Prova ad avvicinarti, scopri cosa lo rende quello che è. Voglio un articolo prima della fine della stagione, portami qualcosa su di lui.» 

Avrei potuto scrivere su di lui dopo questo? Avrei potuto voltargli le spalle dopo quella notte? Cazzo, no, no, no, non andava bene per niente.

Mi alzai e raggruppai quel poco che avevo, rivestendomi all’istante, non potevo abbandonare l’idea della mia carriera per stare bene. Sapevo che non mi era stato mai concesso, perché doveva succedere ora? Ero stata solo una stupida.

Mi fermai a osservare quello che mi stavo vietando, che stavo cercando di cancellare ciò che su un foglio era scritto a penna indelebile. Le emozioni non erano scontate, tutti sapevano farti provare qualcosa, ma lui riusciva a confondermi, accendermi l’anima. Come se non fossi mai stata in grado di capire cosa volessi veramente, ma io ora volevo lui, era così doloroso e amaro, che mi voltai.  

Aprii la maniglia, sorpassando la soglia e trovandomi nel corridoio, ma Daniel uscì dall’ascensore che mi misi ad aspettare, lasciandomi spaventata.

«Ky?» Mi osservò l’australiano da capo a piedi, quasi spalancando gli occhi.

«Tu… Tu non mi hai visto, ti prego.» Supplicai entrando nella cabina da cui era apparso lui. Dovetti sembrare strana perché quasi non si mosse dopo la mia affermazione, quasi avendo paura di quello che stesse succedendo o di quello che stessi facendo. Le porte si chiusero facendomi appoggiare le mani sul viso quasi disperata. 

Arrivai al mio piano, correndo nella stanza di Abigail invece che nella mia, bussai insistentemente e lei aprì qualche momento dopo come se l’avessi svegliata io.

«Che succede? Dove sei sparita ieri?» Domandò lasciandomi entrare e osservandomi con confusione: «Perché sei vestita come ieri?» Continuò questa volta più insistente.

«Sono andata a letto con Max.» Risposi a bassa voce sedendomi sul suo letto.

«Kyla!» Gridò facendomi spaventare «Era anche ora!» Cambiò tono, avvicinandosi a me e appoggiando una mano sulla mia spalla «Cosa c’è che non va, però?» Mi scrutò con i suoi occhi, pieni di confusione, portandomi una ciocca castana dietro all'orecchio.

«Sono scappata prima che si svegliasse… È stata la cosa più bella...» Mi fermai, faceva male anche solo pensarci, «Sono una stupida, devo andare via da qua. Torno in Inghilterra prima o forse vado a Monaco, non lo so, so che devo andare via da qui.» Camminai avanti e indietro, sperando che la mia mente mi facesse cambiare idea. Lei non sapeva dell'articolo...

«Ab, ci vediamo a Monza.» La abbracciai di sfuggita, non lasciando che commentasse il mio comportamento. 

Corsi alla mia camera comprando nel mentre un biglietto aereo dal cellulare frantumato, entrai e preparai la mia valigia velocemente, scacciando via la voce di Max Verstappen che non faceva altro che ripetermi quanto fossi bella. Non mi avrebbe più guardato in faccia, ma lo meritavo. Avrai sempre il tuo posto, in me.

Nessuno era adatto per la mia persona, neanche me stessa. Avrei passato le mie giornate a scrivere degli altri, smascherare chi fossero, lasciando indietro alla fine solo me, solo Kyla. Che più di questo dalla vita, non sembrava adatta a fare nulla, neanche amare.

Non riuscivo a smettere di rimuginare sulla nottata.
A baciare qualcuno e a farci l’amore era dannatamente facile, veniva da sé, era semplice, spesso anche se ci si odiava

🏎️

Golden 🌛

Non nominate la gara di ieri, perché non è esistita💀

👀

Buon pomeriggioooo! Come state? Ma soprattutto come state dopo aver letto il capitolo?

In sé, oltre all'undici, questo è il mio capitolo preferito. Spero che abbiate apprezzato la scrittura e la non leggerezza del momento.

I miei spazi autrice stanno diventando più lunghi dei capitoli stessi ma va beh, chissà se qualcuno li legge 👀

Piccolo recap 🤺
Dan anche se c'è 5 secondi, rimane uno dei miei personaggi preferiti. Oltre anche come pilota.
Abigail si perde alla festa e torna come nuova in camera sua la mattina dopo, cosa combini quando non ci sei? 🧐

Max e Kyla, sono destinati insieme, come mi ha scritto qualcuno, l'ho trovato così perfetto per loro❤️🩹
Perché è quasi ovvio agli occhi degli altri, che leggono, come nelle loro imperfezioni si completino al cento per cento.

Ma perché costa così tanto cedersi?
Quando sei abituato a osservare la felicità da lontano e tocca a te, chi ti dice che non sia finta? Come capisci per la prima volta che è la realtà?

Forse lo capiranno, o forse no, basta leggere per continuare a scoprirlo 👀👀

Il quarto volume sarà su Daniel Ricciardo, invece che su Lando (come ho annunciato ieri nelle storie).
Ma vi dico che è stata una scelta perlopiù di trama, soprattutto perché Lando è davvero tanto presente nel terzo volume e mi sembrava di allungare un brodo già freddo.
Probabilmente dopo quello di Pierre potrei farci un pensiero più concreto e creare qualcosa di più sensato, che esca dal cerchio che ora sto creando. Ovviamente rimanendo un volume dell'High Speed, quello sempre.
Si chiamerà
The Honey Badger | Daniel Ricciardo | Vol. 4

Il prossimo è un pov del nostro Maxie, mi raccomando, ci vediamo giovedì puntuali alle 17, per vedere cosa frulla nella mente di Mad Max 🍿🍿

Ho lasciato un box per le domande su Instagram, se vi va di darmi un parere, come al solito ✨

Instagram: mybrightshadow.wattpad
Tik Tok: ire.stories

Grazie per leggermi sempre ❤️

A presto,

ire👀

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