X. Confessioni scomode

- Starete scherzando spero! No! Ve lo scordate! Ho detto no! - urlò Alexa indietreggiando bruscamente contro il muro. Strattonò la catena legata alla sua caviglia cercando di sfuggire ma la servitù l'aveva ormai circondata e io, seduta sul letto osservavo la scena ridacchiando.

- Quante storie per un vestito! Siete peggio di me! - esclamai trattenendo una risata.
Le ferite si erano ormai rimarginate e tutti quanti attendevano solo una cosa: delle scuse pubbliche e ufficiali. Ma per farlo, prima doveva ingraziarsi il Re.
- Non indosserò quei ridicoli merletti! - ringhiò furibonda spingendo uno dei servi di lato e facendolo cadere rovinosamente a terra.

- Dobbiamo cenare assieme stasera e non puoi certo farlo in camicia da notte... È pur sempre il re... - spiegai trattenendo un'ulteriore risata.

Alexa era inorridita da quando aveva visto l'abito che avevo scelto per lei: cobalto, con un'ampia scollatura e ricoperto di merletti e pizzo. Non era così male, almeno secondo me. Ma lei parve aver visto il demonio in persona.

- Sono un cavaliere o no? Voglio indossare abiti da cavaliere. - ribatté lei seccata incrociando le braccia al petto. I suoi occhi di colori diversi saettarono nella mia direzione.

Feci un cenno alla servitù che obbedì, uscendo immediatamente dalla stanza.

- Potrai indossare l'armatura solo dopo l'investitura. Ma adesso dovrai dimostrare a mio padre di essere adatta a questo ruolo, di essere paziente, cauta, attenta, riflessiva e soprattutto donna. Io ho bisogno di un cavaliere donna che possa seguirmi ovunque. -

La vidi corrugare la fronte e aggrottare le sopracciglia.
- Io non sono niente di tutto questo... -

- Non sei una donna? - domandai andandole incontro e accarezzandole i capelli. Ogni volta che lo facevo sentivo una scarica di ira provenire direttamente dal suo cuore, come una lancia pronta a colpire.
- Ricordo di averti guardata bene alle terme... Sei una donna, no? - domandai ancora trattenendo un sorriso.

Seppur di poco la vidi arrossire e scostare lo sguardo al pensiero che l'avessi vista nuda.

- Non sono paziente, né riflessiva, né cauta. Sono l'esatto opposto, principessa. - confessò lei in un sospiro pesante.
- Io sono certa che vi piacerà restare qui. Dyronne è un regno prospero, libero da qualsivoglia malattia o carestia o guerra. Si vive bene e poi, non dovrai fare altro che soddisfare qualche mio capriccio. -

Parve rifletterci su un momento e aprì ancora bocca per contraddirmi.

- Concedetemi solo di indossare delle braghe, non sopporto le gonne. -
- Perché tanta avversione verso un capo d'abbigliamento così comune? -

Abbassò nuovamente lo sguardo e le sue mani si strinsero sulle braccia, con forza e facendo penetrare le unghie nella pelle.

- Non è una cosa che posso raccontarvi. -

- Io sono la tua principessa e presto giurerai fedeltà a me. Dunque, io posso e devo sapere quel che voglio sul tuo passato. Parla. -

Ci rifletté su qualche istante prima di riaprire bocca.
- L'ultima volta che ne ho indossata una era quando ero molto piccola. E mi hanno violata. Da allora non ho più indossato una gonna. -

Stavolta toccò a me aggrottare le sopracciglia e trattenere il fiato. Era stata abusata da bambina? D'un tratto mi sentii irrimediabilmente stupida. Non mi era mai importato di come si sentissero a disagio gli altri al mio tocco, ma lei aveva sempre reagito con rabbia. E adesso iniziavo a comprenderne le motivazioni.

Feci subito un passo indietro, lasciandole spazio. Fu un gesto veloce, su cui non ci pensai più di tanto.

- Vi siete vendicata? - furono le uniche parole che mi vennero in mente.

- No. Non l'ho più visto e non mi interessa rivederlo. - la sua voce si abbassò un po', ma non tradiva la rabbia che provava.
- Possiamo catturarlo e ucciderlo insieme, se mai lo troveremo. - proposi allungando di poco la mano, rendendola verso di lei.
- Non dovete cambiare atteggiamento nei miei confronti solo perché vi faccio pena. Vi ricordo che mi avete costretta a combattere in un'arena e che volete farmi diventare il vostro cane da guardia. -
Assottigliò lo sguardo ma si vedeva che stava provando a nascondere un sorriso.

- Tutto a fin di bene. Tutto sommato sei una presenza piacevole e ti voglio con me, finché morirò. Dovresti ritenerlo un'onore, mercenaria. C'è chi mi bacerebbe i piedi per ottenere tale ruolo. -

Abbandonò completamente la maschera di tristezza che celava e sorrise anche lei.

- Io lo ritengo sequestro di persona, ma sono punti di vista... - disse facendo spallucce.
- Siete insopportabile! -
- Mai quanto voi. -

Ci fu uno sguardo d'intesa che durò qualche secondo e poi, Alexa Myroud, la mercenaria fece qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Fu in quel momento che ci legammo irrimediabilmente allo stesso destino, fu quello il secondo in cui capii che quella mercenaria possedeva una parte di me. Mi prese la mano e la baciò, con delicatezza.

Non mi scostai a quel gesto, ma sentii il cuore battermi più forte nel petto. Sospirai a quel contatto e la guardai imbarazzata.

- Andate a cambiarvi ora. Vi faccio lasciare dei vestiti puliti. - mormorai frettolosamente e quando toccai le mie guance scoprii essere davvero bollenti. Mi ero imbarazzata poiché mi aveva baciato la mano. Perché mai? Era un continuo farlo con tutte le persone della corte. Non me ne diedi pace, ma compresi che fu quello il momento in cui la mercenaria mi promise fedeltà assoluta.

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