Capitolo 25 - Hai deciso?

La mattina, quando mi sveglio, sono ancora sul divano letto accanto a lui. Mi guardo attentamente, come non mi ero mai guardata. Addosso ho solo la sua maglietta. Quando si sveglia, mi avvicina a lui. Lo guardo, mi sorride.

È incredibile come per la prima volta io non riesca a distogliere lo sguardo dai suoi occhi, dalle sue labbra, dalle fossette che si formano sul suo viso quando sorride. È la sensazione più bella che possa provare ora, accanto a lui, dopo quello che è successo ieri sera. So che non dovrei trovarmi dove mi trovo in questo momento, ma come si fa a scegliere la cosa giusta quando è quella che non ti rende felice?

<< Te ne sei pentita? >> mi domanda, la sua espressione seria mi fa rabbrividire.

<< No, per niente. Tu? >> domando poi.

<< No, per niente. >> sorride, << Dove vai? >> domanda appena provo ad alzarmi dal divano letto.

<< A vestirmi, non vorrei che qualcuno ci trovasse vestiti così. >> ridacchio, e lui mi prende la mano. Il suo sguardo è puntato su di me, come a dire 'non andartene, rimani qui' ed io sorrido.

Alla fine anche lui si alza ed entrambi torniamo nelle nostre camere. Per fortuna in casa sono già tutti al piano di sotto a fare colazione, e nessuno ci vede gironzolare per il retro della villa.

Quando entro in camera, però, trovo Sarah a fissarmi sbalordita. Giusto, mi ero dimenticata che lei sa diverse cose.

<< Ma dove hai dormito? >> domanda allarmata e curiosa appena entro in stanza.

<< Zitta! Non urlare. Ora ti racconto! >> sussurro sperando che nessuno mi senta.

Mi lavo e mi vesto, mi trucco e poi torno in camera da lei, che è impaziente di sapere come sono andate le cose.

<< L'ho perdonato. >> confesso. Lei accenna un sorrisetto.

<< Me ne sono accorta, era abbastanza chiaro. Ma è andata come credo che sia andata? >> accenna un sorriso malizioso, ed io annuisco. A quel punto tira un urlo che per poco non mi distrugge i timpani.

<< Sei stupida? Non lo dire a nessuno. Chiaro? Lo sai solo tu. >> ribadisco.

<< Certo. >> promette, poi si alza per andare a fare colazione e io la seguo.

Brian è già sceso, Martha e gli zii sono già a tavola che ci aspettano. Entro in cucina con un gran sorriso, che tento di nascondere per non destare sospetti. Brian sembra però nervoso, che gli prende?

La colazione passa tranquilla, tra le frittelle e il latte caldo. Oggi il tempo è meraviglioso, credo che uscirò a fare un giro in bicicletta.

<< Allora, Brian, quindi hai deciso? >> si rivolge mio zio, facendo scomparire dal volto di Brian l'espressione sorridente che si era creata qualche istante prima in risposta ad un mio sorriso.

Cosa ha deciso? Perché io non ne so niente?

<< No, non ho ancora deciso nulla. Comunque ci sto pensando molto. >> risponde, agitato.

<< Tranquillo, prenditi tutto il tempo che ti serve, con calma. >> continua mia zia, sorridendogli come se fosse suo figlio.

Per tutta la giornata non riesco a fare a meno di pensare a cosa mi sta nascondendo Brian. Perché non mi ha parlato di questa sua 'scelta'?

Passo le lezioni in silenzio, tanto in silenzio che il professore di latino non si lascia sfuggire l'occasione per fare una delle sue solite ed orrende battutine. Questa volta, però, da me ottiene totale indifferenza. Non ho la testa per pensare a come rispondere, mi limito a fingere una risata e torno sulle mie.

Qualunque cosa Brian mi stia nascondendo, la mia domanda è sempre la stessa che si ripete nella mia testa.

Perché non me ne ha parlato?

Non ho voglia di andare in bicicletta, perciò una volta tornata a casa decido di chiudermi in stanza e aspettare che Sarah torni, per chiedere a lei.

Pochi minuti dopo la sento entrare in casa, e con lei c'è Brian. Scendo a salutarli, e do un leggero bacio a stampo sulle labbra di Brian. Lui sembra sorpreso, ma ricambia subito e sorride.

<< Mi sei mancata. >> sussurra al mio orecchio, facendomi sentire i brividi sotto la pelle.

<< Anche tu. >>

<< Sarah? >> domando, è sera tardi e lei sta studiando, tutta via alza lo sguardo.

<< Cosa c'è? >>

<< Cosa deve decidere Brian? >> le domando immediatamente, e il suo sguardo sembra rattristirsi.

<< Non lo so, prova a chiedere a lui. >> risponde, prima di posare nuovamente gli occhi sul suo libro di letteratura.

<< Va bene. >> sbuffo, alzandomi per andare a chiedere spiegazioni al diretto interessato.

Nella sua stanza non c'è, perciò ne approfitto per dare un'occhiata in giro. Non è corretto, non ho mai fatto una cosa così, ma la curiosità è troppa e non riesco a trattenermi.

Urto per sbaglio una scatola, piena di foto e fogli con scritte a caratteri microscopici. Il rumore sembra attirare l'attenzione di qualcuno che scopò essere Brian. Entra in stanza, e sembra sorpreso di vedermi.

Per fortuna ho fatto in tempo a rimetterla a posto.

<< Cosa ci fai qui? >> domanda, ma non sembra infastidito.

<< Cercavo il caricabatterie. >> confesso, non sembra accorgersi della mia innocente bugia e sorride.

<< Tieni, eccolo. Ah, devo parlarti. >> finalmente, forse mi dirà qualcosa.

Si siede accanto a me sul mio letto e, prima di dirmi qualunque cosa, mi bacia. Sorrido, e ricambio. Prende un film, il mio preferito, e i popcorn. << Allora. >> dice, mentre parte il film.

<< Devi darmi una brutta notizia? >> sussurro, sto già quasi per piangere ma lui scuote la testa.

<< Me ne vado. Non vado via da Verona, sia chiaro, vado via da questa casa. Adesso che ho un altro posto dove stare, non voglio più pesare su Carola e la sua famiglia. Hanno già fatto tanto per me. >> la notizia mi fa sorridere, anche se sarà strano inizialmente non poterlo vedere più la mattina appena sveglio o la sera prima che si addormenta.

<< Beh, è una bella cosa. Ma dove andrai? >> domando, preoccupata che possa finire in qualche scomoda situazione.

<< Mio padre aveva una casa, qua a Verona. >> comincia.

<< Vicina? >>

<< Sì. >>

<< Mi fa piacere. Sono contenta per te. >> e lo sono davvero, contenta per lui.

Comincia a baciarmi, sempre più intensamente, fino a che non ci ritroviamo nella stessa situazione della scorsa notte.

<< Ti amo. >> sussurra.

<< Ti amo anche io. >>

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