Chapitre 41

📍 7 novembre 2019

Io e John stiamo già iniziando a progettare il piano per catturare Ernest Fritz. Ciò significa solo una cosa... che ormai manca poco.

Ormai manca poco... continuo a ripeterlo freneticamente tra me e me, forse per convincermi che sia davvero così.

Non penso di arrivare fino all'inizio di dicembre, la missione è davvero agli sgoccioli.

Fino a qualche minuto fa, eravamo al telefono per organizzare quei dettagli che dovrò sempre mantenere perfetti fino al momento giusto. Per esempio, da questo momento in poi - in cui siamo vicini a lui più che mai - non dovrò mai andare in giro senza la mia pistola e almeno tre armi dal mio set. Questo per garantire sicurezza alla sottoscritta e per proteggere chi mi sta intorno, più ci sono altre regole.

D'ora in avanti la fine del turno di poker è vicina. E che convine fare? Un bluff o si rischia il tutto per tutto? Beh, questo spetta a me deciderlo.

Pierre è andato ad allenarsi, così ne ho approfittato per chiudermi nella mia stanza e sistemare bene le armi. Le spolvero, le aggiusto, le osservo.

Non posso dire di non provare una sorta di dispiacere nel farlo... più penso a come potrebbe essere il momento della cattura di Fritz e più provo un dolore sordo al cuore. Il mio addio a Pierre è sempre più vicino, oramai...

Infilo il badge nella tasca dei jeans e mi chino verso la scarpiera. Dal mio paio di scarpe "segrete" recupero la schedina SD, per metterla da un'altra parte, in un posto più accessibile e che sia a portata di mano - precisamente è nascosta dietro la nuova cornice per le foto.

Regalo di Pierre, ha voluto (forse è meglio dire preteso) che ci mettessi la foto che ci siamo scattati insieme qualche giorno fa, dopo il suo ritorno dal GP. Queste cose da "coppiette sdolcinate" non è che facciano proprio per me, però... pur di farlo contento, sono disposta a tenermi sul comodino i nostri faccioni inquietanti.

Oh mio Dio, quanto sto messa male... ora mi manca soltanto fare quei post sdolcinati su Instagram, con quelle citazione smielate, che manco i baci Perugina.

Mi passo una mano sul viso, sospirando.

Ripeto e confermo, sto sul serio messa male.

Mi siedo con la schiena contro il muro. Chiudo gli occhi, cercando di non pensare a niente che non sia la missione. Non avrei mai immaginato che il pensiero di andar via potesse distruggermi tanto quanto sta facendo ora. Proprio per questo non posso concedermi il lusso di sprecarci tempo sopra...

Non è ancora il momento per deprimersi. Prima la cattura di Fritz, poi qualsiasi altra cosa.

Rimango così, da sola, per non so quanto tempo, persa nel mio mondo e senza nessuno a disturbarmi. È un po' uno stato di trance volontario.

Ritorno alla realtà solo quando sento un forte bussare e un paio di voci gridare.

<<Che c'è tanto da gridare?>> chiedo, sbuffando e spalancando la porta di colpo <<Pierre, ma che cazzo...>> domando, guardandolo con confusione <<Cos'è tutto questo baccano?>>

<<Oh, allora non sei morta!>> esclama, allungandosi e poggiando le mani sulle mie spalle <<Perché non rispondevi?!>> la sua voce riflette il suo stato emotivo, nettamente più energico del mio - che rispecchia quello di una morta vivente.

<<Perché stavo meditando...>> rispondo, scrollando le spalle <<Mi stai cercando per qualche motivo in particolare?>>

<<Beh, perché nessuno ti ha visto per almeno due ore.>> sussurra, un po' imbarazzato. Poi si passa una mano tra i capelli <<Ero preoccupato, ecco... volevo assicurarmi che tu stessi bene...>>

Una fitta al cuore. Ogni volta è un dolore sempre più sordo, sempre più forte.

Mi sporgo in avanti, sfiorandogli le labbra <<Io sto sempre bene.>> gli faccio notare, sorridendo piano - e con amarezza, cosa di cui lui però non si accorge.

<<E non ne dubito...>> dice, allungando la mano e afferrando la mia <<Però... non sono più abituato a non vederti in giro e... e, come dire, è strano non averti intorno.>>

Avvolgo le braccia intorno alla sua vita, abbracciandolo e posando la guancia contro il suo petto.

<<Hey, petite, è successo qualcosa?>> domanda, stringendomi e facendo dei passi verso l'interno della mia stanza. Chiude la porta una volta entrati <<Non so, in questi giorni mi sembri molto più strana del solito...>>

Ed io vorrei dirti chi sono, vorrei tanto che tu sapessi ciò che provo davvero per te... ma non posso permettermi di metterti in pericolo, se per caso la mia identità venisse fuori. Pierre, io ti a... tu mi piaci, davvero tanto. Talmente tanto che sarei disposta a morire pur di salvarti... Questa missione per me è tutto, ma anche tu sei diventato - piano piano - parte della mia vita, frammento indispensabile del mio cuore.

<<No, tranquillo... sto bene.>> sussurro, ancora abbracciata a lui <<Sono solo un po' stanca...>>

<<Dimmi la verità, coraggio.>> mi guarda negli occhi, facendomi tremare le gambe. Sento di starmi sciogliendo tra le sue braccia secondo dopo secondo.

La verità... non posso dirtela... vorrei che lo sapessi...

<<Mi manca casa...>> non devo neanche troppo inventare. In fin dei conti è così, solo non è la vera e propria motivazione per cui sto male <<Ecco tutto... mi manca il posto dove sono cresciuta, mi manca la mia famiglia, mi mancano i miei amici...>>

<<Non stai bene qui, vero?>> non lo dice con rabbia né con rimprovero, solo con consapevolezza. Probabilmente, conoscendolo, si starà maledicendo da solo per non "averlo capito prima". Come se tutto questo potesse anche lontanamente essere colpa sua!

<<Sto bene davvero qui, sono felice di aver accettato di venire proprio qui, ma... è difficile per me...>> non credo di star più inventando: adesso siamo veramente a contatto con la realtà <<Non è semplice vedere tutte le persone che hai conosciuto stare con coloro che amano, con le loro famiglie, tutti i giorni. Voi abbracciate Pascale tutti i giorni, sai quanto mi dà fastidio non poter fare lo stesso con mia madre? Anche perché non ricordo l'ultima volta che le ho detto che lei per me era tutto...>> scuoto la testa, sospirando.

Mi allontano dalle braccia del francese, indietreggiando.

<<Non vogliamo ferirti, questo lo sai, no?>> i suoi occhi sembrano chiedermi scusa. Le sue iridi guizzano veloci tra me e il pavimento, in un circolo infinito.

<<Lo so, e non è mica colpa vostra... anzi, se siete una famiglia che si vuole bene, sono contenta per voi. Non potrei augurarvi di meglio...>> sorrido amaramente, cambiandomi le scarpe ed infilandomi quelle da ginnastica <<Solo che... è doloroso.>>

<<Dove vai?>>

<<A correre, ho bisogno di sgranchirmi un po' e soprattutto devo schiarirmi le idee...>> sospiro, abbassando lo sguardo. Recupero la giacca da sopra la sedia ed uscendo. Prendo solo il cellulare.

<<Vuoi che venga con te?>> mi grida dietro, facendomi fermare prima di cominciare le scale.

<<No, è meglio se vado da sola.>>

Già, molto meglio...

Involontariamente, il mio corpo si muove da solo, portandomi verso il rifugio di Fritz. Più lo osservo e più mi viene voglia di farlo saltare in aria. Se volessi, potrei partire ora per Londra e tornare con del tritolo senza problemi. Mi basterebbe soltanto un accendino, per distruggere tutto quello che lui ha creato. Ma io non sono una criminale, io esisto per salvare le persone.

Non mi abbasserò mai a questi trucchetti. MAI.

Mi appoggio all'albero, notando una cosa che non avevo visto prima. La finestra è aperta. Mi abbasso d'istinto, indietreggiando lentamente - pur rimanendo nascosta dalle piante. E Paul Wrecker - chiamatelo come vi pare - è lì dentro.

Ho parlato fino a poco fa di quanto fosse importante avere sempre con me una pistola, e proprio ora che mi serve non ce l'ho...

Forse, a questo punto, non sono nemmeno tutto questo gran che come agente...

Improvvisamente, una mano si posa sulla mia bocca, tirandomi indietro e bloccandomi.

Oh no, mi hanno scoperta!

Ma quest'odore...

<<Che diamine stai facendo?>> Pierre! La sua voce è ridotta ad un sussurro <<Ti sei messa a spiare, ora?>>

<<Mi è sembrato di vedere il fidanzato di Maddy entrare in quella casa, così volevo capire.>> mi invento, questa sì che è una scusa convincente! <<Tu, piuttosto, che ci fai qui?>>

<<Mi pare ovvio, ti stavo cercando.>>

<<Perché?>>

<<Perché avevo paura...>> oggi è la seconda volta che me lo dice <<Ma non paura di quello che potrebbe succederti, piuttosto temevo che non saresti tornata da me.>>

Ancora la stessa fitta. Ancora lo stesso dolore.

Ancora quell'opprimente senso di colpa.

<<Perché lo pensavi?>> chiedo, retoricamente, alzando le spalle <<Non lo sai? Io torno sempre.>>

Mi guarda senza dire niente, rendendo il tutto estremamente più fastidioso ed imbarazzante.

<<Se ti manca casa, Chri, io lo capisco. Non posso costringerti a stare qui, se non vuoi. Per cui, sei libera. È vero, quello che provo per te è davvero forte, ma non voglio tarparti le ali. Se servirà a renderti felice, ti lascerò andare...>>

La maturità di questo ragazzo è impressionante.

Non credo che tutti avrebbero risposto nello stesso modo in cui l'ha fatto lui.

<<Lo apprezzo, sai?>> mormoro, voltandomi e posandogli una mano sulla guancia <<Andiamo via di qui, ci stai?>>

<<Ci sto.>>

E proprio come siamo arrivati, ci dileguiamo.

Mentre corriamo, non riesco a fare a meno di notare la mano del francese che tiene stretta la mia. Non accenna a lasciarla nemmeno per un secondo.

Apro la bocca, per dirgli qualcosa di cui sicuramente mi pentirei, ma il mio buonsenso mi impedisce di farlo. Non è una cosa che mi lascerebbe andar via senza rimpianti. Così me ne rimango in silenzio, con un magone in gola.

Pierre non si rende nemmeno conto di quanto mi abbia distrutta, senza nemmeno volerlo, senza nemmeno accorgersene. L'unica cosa che fa è starmi vicino ed essere gentile.

Per tanto tempo non sono stata in grado di fidarmi di nessuno, se non di poche persone, lui mi ha cambiata. Ha aperto di nuovo le porte del mio cuore.

Si è preso tutto di me.

Ed io ormai sono persa per lui. Talmente tanto che salterei davanti ad un bus per lui.

Però il problema è proprio questo. Ho cercato di rimandare la questione quanto più a lungo possibile, ma ormai il tempo a disposizione è scaduto. La missione è davvero agli sgoccioli, ciò significa che, una volta preso Fritz, Rouen non avrà più bisogno della protezione dell'FBI. In parole povere, il mio permesso per collaborare con il governo francese scadrà e dovrò andarmene.

È tremendamente dura.

Ma continuare a mentire non farebbe che peggiorare una situazione che già così mi pare piuttosto critica. Semmai Pierre dovesse mai venire a conoscenza della verità sul mio conto, non perdonerebbe un affronto del genere. E come potrebbe? Io stessa, se le situazioni fossero invertite, non avrei più il coraggio di guardarlo negli occhi.

Mi concedo un altro sospiro, promettendo a me stessa che questo sarà l'ultimo.

Una volta rimasta da sola, comincio a scrivere di nuovo delle frasi, rivolte a Lexie. Non è una lettera e non mi azzarderei neanche a chiamarlo sfogo. È... una via di mezzo, ecco. Serve soltanto per distrarmi da qualsiasi altro pensiero invada la mia mente.

E in questo periodo, beh, di pensieri ce ne sono a bizzeffe...

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