-> Waterfire Saga <-
Prompt: Crossover n°. 1
Lunghezza: 2911 parole
Spoiler: Dei libri della Waterfire Saga (la storia può essere letta anche da chi non ha letto la saga)
~•~▪~•~
Era una giornata serena sopra le acque dell’Oceano Indiano. Sotto la superficie, il regno di Matali si godeva la giornata luminosa, ignara degli avvenimenti in corso.
Circolavano però delle voci. Voci di una nave che trasportava gli umani, voci di soldati che invadevano i regni.
Steso sul tetto dell’abitazione in cui viveva, un tritone meditava su queste voci.
Non era un tritone nato a Matali. Era pallido, dai capelli scuri e dalla coda nera: i suoi genitori dovevano essere di Ondalina, anche se lui non ci era mai stato.
Si era comunque ambientato abbastanza da essere conosciuto come il più pericoloso assassino e ladro della città. Manisporche, così veniva chiamato dai più. Per gli altri era Kaz Brekker.
Dalla giacca che indossava tirò fuori un cofanetto. Conteneva un anello rosso, fatto di corallo; se quelle voci che continuava a sentire erano vere, era una buona idea fare in modo venisse indossato presto.
Con un sospiro lo rimise in tasca e tornò in casa.
Abitavano in sei lì dentro. Kaz non aveva mai amato particolarmente la compagnia di altre persone, ma le altre cinque che vivevano con lui le conosceva da tempo e aveva imparato a convivere con loro.
In quel momento c’era solo Inej Ghafa, una sirena nativa di Matali, dai capelli scuri e una splendida coda argentata. La raggiunse mentre sgranocchiava qualcosa in cucina e disse: «Abbiamo da fare oggi?»
«Non hai programmato furti o omicidi di bande rivali, quindi siamo liberi.» rispose pronta la sirena.
«E se andassimo a farci un giro fuori città?»
«Per caso è un appuntamento?» chiese con un sorrisetto divertito Inej.
«Forse.»
«Accetto l’invito, allora.»
Non era un segreto che Kaz provasse qualcosa per Inej. Non era neanche un segreto che la sirena lo ricambiasse, anche se entrambi lo dimostravano a modo loro.
Quel pomeriggio uscirono quindi insieme. La gente li ignorò o li evitò mentre nuotavano tranquillamente verso i confini della città.
Laggiù incrociarono i loro amici. Né Kaz né Inej avevano idea di cosa stessero facendo, ma Jesper sembrava esaurito, quindi doveva esserci di mezzo qualche scommessa che stava decisamente perdendo.
Jesper era anche lui nato a Matali. Aveva i capelli scuri, la pelle scura e una coda dorata. Accanto a lui, le mani sulle spalle come per calmarlo, c’era Wylan, un tritone di Atlantica dai capelli rossi e dalla coda verde pastello.
Di fronte c’era Matthias, un tritone di Ondalina che aveva deciso di trasferirsi lì dopo aver conosciuto Nina, di Miromara. Il primo aveva capelli biondi e la coda azzurra, mentre la seconda aveva capelli castani e coda rosa scura.
«Vedo che vi state godendo il vostro giorno di pausa.» constatò Kaz vedendoli.
«Oh, buon pomeriggio!» esclamò Nina con allegria.
«Matthias continua a stracciarmi a carte! Sono stufo!» urlò Jesper lanciando le carte da gioco che teneva in mano, che fluttuarono nell’acqua davanti a lui.
«Smetti di giocare.» disse Kaz.
«Mai.»
«Allora non ti lamentare. Noi andiamo a farci un giro.»
«Non limonate troppo forte!» urlò Nina mentre i due si allontanavano. Inej scoppiò a ridere.
Quando furono in mezzo ai coralli, Kaz si fermò. Si girò verso Inej e disse: «Le hai sentite le voci?»
«Rapimenti di sirene, attacchi dall’alto… Niente di buono.»
Kaz ci pensò un momento prima di parlare ancora. «Non è il momento migliore, se fossero vere, ma in tal caso sarebbe anche l’unico.»
Il tritone non ci sapeva fare con le parole, non quando dovevano esprimere sentimenti. Frugò quindi direttamente in tasca e tirò fuori il cofanetto. Lo aprì, mostrandole il contenuto.
«Kaz...»
«Non è una richiesta di matrimonio. Non è il momento e io sono un criminale. Solo… fidanzati.»
Inej rimase un momento in silenzio, poi sorrise. «Fidanzati, uh?»
Kaz annuì e la ragazza tirò fuori dal nulla un piccolo oggetto circolare. Un anello, non rosso ma argentato.
«Allora non sono l’unica che ci stava pensando. Permetti?»
Kaz era incredulo, ma allungò comunque la mano sinistra. Inej gli infilò l’anello, della misura giusta per il suo anulare.
La sirena gli diede poi la propria mano sinistra, sulla quale poco dopo spiccava una fascia rossa. Appena finirono, Inej lo avvicinò a sé, una mano a cingergli la schiena e uno ad accarezzargli i capelli, poi gli diede un bacio, nulla di intenso (Kaz non era abituato neanche a quel tipo di affetto) ma comunque qualcosa di significativo.
«Forse avrei dovuto prenderlo anche io d’argento, o nero.» fece Kaz appena le sue labbra furono libere di muoversi.
«Rosso è bello. Corallo, giusto?»
«Giusto.»
«Fatto da te?»
«Sì, con qualche indicazione di Wylan.»
Inej sorrise e lo prese per mano.
«Che questi anelli ci tengano uniti qualunque cosa accada.» disse solennemente.
«Che non lascino mai le nostre dita.» aggiunse Kaz.
«Che indichino sempre che ci siamo scelti e che ci amiamo.»
I due si guardarono e sorrisero. Un altro bacio e decisero di tornare indietro, sperando che il loro voto sarebbe stato ascoltato.
***
Era notte nelle acque di Matali. Ovunque si guardasse c’erano uomini armati, soldati di Traho che sorvegliavano ogni strada della città, pronti ad arrestare chiunque venisse beccato fuori casa.
Un occhio attento avrebbe però potuto notare un lieve movimento nell’acqua, un guizzo nel buio e, con estrema fortuna, una coda nera.
Nonostante i divieti, Kaz si muoveva per la città, furtivo e silenzioso persino con la sacca a tracolla piena di soldi. Soldi che sarebbero serviti per tutti coloro che erano lì a casa loro, sfollati o feriti.
Le guardie conoscevano di fama il famoso ladro e talvolta assassino Manisporche e lo cercavano, ma allo stesso tempo Kaz sapeva che senza Traho lì presente nessuno avrebbe osato scontrarsi con lui. Ciò nonostante, non era il caso di andarsela a cercare nuotando in mezzo alle strade.
Il tritone nuotò quasi addosso ai muri delle case, scivolò alle spalle di un paio di guardie, poi nuotò fin sui tetti e si diresse verso la sua meta: una piccola casa a due piani anonima, più rientrante rispetto alle altre, che permise a Kaz di scivolare fino alla porta senza che nessuno dalla strada potesse vederlo.
Bussò, un unico colpo tintinnante per via dell’anello che indossava.
La porta si aprì e Kaz sgusciò rapido all’interno; appena si fu chiusa, un paio di braccia lo cinsero in un abbraccio.
«Sei in ritardo.» mormorò la voce di Inej.
«Mi dispiace. Le guardie sono aumentate, ho dovuto fare attenzione.» sussurrò Kaz accarezzandole la nuca con gentilezza.
«Temevo ti avessero preso.»
«Senza il loro comandante non hanno il coraggio di fare nulla. Finché non torna Traho in città, sono al sicuro.»
Inej sorrise e lo lasciò andare, poi il suo sguardo scese sulla sua borsa. Kaz se la sfilò e gliela diese: quando venne aperta, rivelò una quantità di soldi incredibile.
«Cavoli, ti sei dato da fare.» commentò la sirena stupita.
«Credo le guardie abbiano preso paga. Avessero.»
Lei rise, poi iniziò a nuotare lungo il corridoio. Kaz la seguì, fermandosi con lei davanti al muro accanto alle scale che conducevano al piano superiore. Inej attraversò l’incantesimo di illusio che aveva applicato alla porta che conduceva al sotterraneo e insieme scesero le scale.
Laggiù erano radunati almeno un centinaio di individui tra sirene e tritoni. Gli stessi che prima temevano Kaz Brekker e i suoi compari, erano andati da lui a cercare un aiuto appena le loro case erano state distrutte o qualcuno era rimasto ferito negli attacchi. Il tritone non era mai stato particolarmente altruista, ma in quella casa non ci viveva solo lui e non prendeva decisioni solo lui, così il sotterraneo era stato liberato per i profughi.
Ovunque si guardasse c’erano letti, materassi e coperte. Tutto il resto che potesse servire era distribuito per la casa, celato da altri incantesimi di Inej.
Jesper li vide entrare e li raggiunse subito.
«Tutto apposto? State bene?» chiese prendendo il tritone per le spalle.
«Sì. Hanno aumentato la vigilanza, dovevo stare attento.» disse di nuovo Kaz.
«Jesper, domani dobbiamo andare fino alle coste. Con i soldi di Kaz possiamo permetterci cibo e medicine.» intervenne Inej mostrandogli la sacca. Il tritone la prese e annuì.
«Sarà fatto. Ora andate a dormire, qua la situazione è sotto controllo. Faccio io il turno.»
Lo sguardo di Kaz andò su un angolo dell’enorme stanza dove i loro amici stavano dormendo. Matthias stava dormendo con la testa appoggiata contro al muro, Nina rannicchiata addosso a lui. Accucciato sulle loro code stava Wylan, rannicchiato come un polpo.
Stavano facendo i salti mortali anche loro da quando era successo quel casino. Meritavano un po’ di riposo.
Kaz seguì Inej al piano superiore e si infilò subito nella loro camera, procedendo subito a togliersi la maglia nera con cui aveva nascosto la sua pelle pallida.
La sirena lo raggiunse nel letto appena le coperte lo celarono alla vista. Rimasero a guardarsi per qualche istante, poi lei gli prese la mano sinistra con le sue e guardò l’anello che portava.
«Spero tutto questo finisca presto.» mormorò stringendogli la mano con la sua sinistra, l’anello rosso all’anulare.
«Devo dire che abbiamo davvero scelto un pessimo momento per fidanzarci.»
«Ci siamo fidanzati in questo momento per non avere tutte le complicazioni di farlo ora o di non riuscire a farlo dopo, no?»
Kaz sorrise. «Sono comunque felice di essere qui e di stare con te.»
Inej sorrise e chiuse gli occhi. «Devi essere davvero teso se mi dici così apertamente le cose.»
Kaz rise e chiuse gli occhi a sua volta, addormentandosi subito preso dalla stanchezza com’era.
Non era ancora sorto il sole quando la porta d’entrata venne sfondata. Kaz si svegliò di soprassalto e afferrò il pugnale che teneva sotto al cuscino.
«Kaz, che succede?» chiese Inej, frastornata.
«Tu stai qui e resta nascosta. Se hanno sfondato la porta vuol dire che Traho è qui e vuole me.» disse Kaz dandole un bacio a fior di labbra. Un secondo pugnale apparve nella sua mano, poi il tritone uscì dalla stanza e scese le scale.
I soldati all’interno della casa erano quattro, coperti di armature e armate: Kaz tagliò la gola al primo e lo usò come scudo mentre si occupava degli altri e li faceva fuori.
Ne arrivarono altri: ad ogni soldato che Kaz riusciva ad uccidere, almeno altri due prendevano il suo posto.
Persero la vita in diversi prima che qualcuno riuscisse a disarmarlo e ad immobilizzarlo. A quel punto venne portato fuori e Manisporche si ritrovò davanti a Traho in persona.
«Dunque tu sei il famoso Kaz Brekker, meglio conosciuto come Manisporche. Ho davvero tanti affari di cui occuparmi, ma il tuo caso specifico era importante abbastanza da farmi venire qui a fare un po’ d’ordine.» disse il tritone con un sorriso freddo. «Sembra i miei uomini stasera si sentano più leggeri: sembrano concordare di aver visto una pinna nera con la coda dell’occhio che sgrafignava i loro compensi.»
«Non sono l’unico tritone con la coda nera.»
«Se fossimo ad Ondalina, forse, non qui. A prescindere da questo, ti hanno tenuto d’occhio e sappiamo che sei tu. Il campo è pronto ad accoglierti. Portatelo via.»
Appena l’ultima parola venne pronunciata, si sentì un urlo furioso. Tutti si girarono, in tempo per vedere Inej armata di uno dei pugnali di Kaz aggredire le guardie.
Pochi avevano visto la sirena usare le armi per combattere ed erano sopravvissuti per raccontarlo. Aveva le abilità di Manisporche e la grazia di una sirena addestrata: era semplicemente letale.
Ma i soldati erano troppi e appena vide che stava perdendo, Kaz urlò: «Inej, no!»
«Non lascerò che ti portino via!»
«Porteranno via anche te! Tu devi restare, il bambino non potrebbe sopravvivere laggiù!»
Inej si fermò, gli occhi che pizzicavano. Non c’era nessun bambino previsto o esistente, ma capì il significato di quella frase.
«Pensi che un bambino la salverà, Manisporche? Pensi che non ci siano donne incinte nei nostri campi?» rise Traho.
«Tu vuoi me, non lei. Se vuoi che io non ti dia problemi, lei resterà qui.» ribatté Kaz assottigliando lo sguardo.
«Credi di potermi fermare?»
Traho si chinò su di lui e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Kaz si irrigidì, poi disse: «Non m’importa chi è realmente Mfeme, né dovrebbe importare a te quando sei a portata di testate.»
«Bene. Lasciate andare la ragazzina: la manodopera non ci manca. Se dovesse mancare, torneremo a prenderla.»
L’intero plotone di soldati se ne andò, lasciando Inej davanti alla casa con il pugnale ancora in mano.
L’aveva salvata, eppure non erano più insieme.
I suoi occhi si concentrarono sull’anello che aveva al dito, di un rosso più scuro del solito. Si erano giurati di non separarsi mai, su quegli anelli.
Sperò, mentre tornava in casa per avvisare gli altri dell’accaduto, che quegli anelli sarebbero almeno riusciti a riunirli.
***
In tutti i regni del mondo era giunta la notizia: dopo la sconfitta di Traho, era stato sconfitto anche Orfeo, il famoso mago millenario meglio noto come Mfeme, e insieme a lui anche il mostro Abaddon. I ribelli guidati dalla principessa Serafina di Miromara e l’alleanza delle principesse sirene avevano vinto.
Con tutto questo era avvenuto anche lo smantellamento dei campi di lavoro: i prigionieri erano stati liberati e sottoposti a vere cure e le meduse velenose che facevano da barriera erano state allontanate o, in alternativa, mangiate dai draghi.
Quel giorno i prigionieri sarebbero tornati a casa.
Inej attendeva ai limiti della città come chiunque altro avesse un parente o un amico che era stato arrestato e deportato da Traho. Gli altri erano impegnati ad aiutare gli sfollati e avrebbero visto Kaz più tardi.
La sirena osservò i primi prigionieri arrivare e cercare le loro famiglie. Molti avrebbero abbracciato i loro cari, altri non avrebbero trovato nessuno ad attenderli, altri ancora avrebbero atteso invano. Inej sperò di non rientrare in quest’ultima categoria.
Attese a lungo; il cuore le era già sprofondato nel petto quando intravide una coda nera in lontananza. Nessuno in quella città aveva la coda totalmente nera, se non lui.
Inej si avvicinò con un colpo di pinna. Vide i capelli neri poco curati e decisamente più lunghi di prima e la pelle chiara. A quel punto iniziò a nuotare rapida.
Si fermò appena prima di andargli addosso. Guardò il tritone che aveva davanti e sorrise.
«Kaz.»
Cercò di stringerlo a sé, ma lui arretrò prima che ci riuscisse, con un'espressione che la giovane avrebbe definito addirittura spaventata.
«Kaz?» chiese con una certa preoccupazione.
Lui la guardò. La guardò come se volesse dirle un milione di cose e non sapesse cosa dire per prima. Alla fine disse solo: «Scusa ma... Non... Non toccarmi.»
Inej sapeva che già in principio Kaz non amava troppo il contatto fisico, ma quella era una reazione che non aveva mai avuto.
Alla fine, per toglierlo da un imbarazzo e da un'angoscia che gli leggeva facilmente sul viso, annuì. «Va bene.»
Kaz parve ritrovare la voce. «Almeno... Non farlo a mani nude.»
La sirena annuì di nuovo, poi si tirò la manica della maglia che indossava fino a coprirsi la mano e gliela tese. Stavolta Kaz si avvicinò e gliela strinse, anche se sembrava dubbioso.
Poi sorrise. Un sorriso sincero che avrebbe potuto fare trovando un forziere che lo avrebbe reso ricco.
«Temevo non ci sarei più riuscito del tutto.» mormorò. Inej sorrise e gli strinse delicatamente il polso, la mano ancora coperta dal tessuto.
Poi notò con stupore che al suo dito brillava ancora il suo anello.
«Il mio anello. Lo hai ancora.» disse con un sorriso.
«Ho ucciso due guardie e beccato una brutta punizione per tenerlo. Non volevo separarmene, non potevo... Non sono uno che di solito crede alle promesse, ma volevo credere a questa. Volevo credere che mi avrebbe riportato indietro. Mi ha aiutato a ricordarmi di non crepare lì dentro, dove era difficile anche solo restare vivi.»
Inej osservò i loro anelli. Sapeva che i campi erano stati orribili per tutti, ma che qualcuno come lui avesse avuto bisogno di un oggetto fisico per riuscire a tornare... Erano qualcosa di molto peggiore.
«Sono felice abbiano funzionato.» affermò mantenendo il sorriso. Lui riuscì a ricambiarlo, anche se parve costargli parecchio.
Inej gli lasciò la mano e lo osservò un momento.
I suoi occhi osservarono la barba sul suo volto, la terra che lo ricopriva, le ferite e le cicatrici, molto più numerose di quelle che la sirena ricordava. Era molto più magro di prima, notò vedendogli le costole.
Solo alla fine notò la sua coda; metà pinna era scomparsa.
«La tua coda...»
«Almeno sono vivo.» fu tutto ciò che il tritone disse. Non ne voleva parlare e lei annuì.
«Chiederemo a Jesper e Wylan di farti una protesi.» disse semplicemente.
«Voi state bene?» chiese Kaz.
«Tutti interi. Avremmo voluto fare di più e venire ad aiutarvi, ma era impossibile. Guardie ovunque, rastrellamenti casuali… è stata una fortuna che ci siamo visti solo ora, tutto sommato.»
Kaz sorrise lievemente e annuì. «Molto meglio.»
«Andiamo a casa?»
Il tritone annuì e rimase stupito quando la sirena si girò e picchiettò con le mani sulle sue spalle. «Metti le mani, ti porto io.»
Anche se un po' dubbioso, Kaz mise le sue mani sulle spalle coperte dalla maglia della sirena, la quale iniziò a nuotare quasi senza sforzo, portandolo con sé e lasciandosi dietro il suo profumo, che per il tritone fu il calmante perfetto.
Ci sarebbero stati nuovi problemi di cui occuparsi, ma Kaz sapeva sarebbero riusciti a risolverli in qualche modo. Inej non si sarebbe mai arresa per loro due.
Nonostante le sue condizioni terribili, non era mai stato così felice di tornare a casa.
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