Dubbi e incertezze

Fisico prestante, tratti del viso marcati e ben delineati, capelli lunghi e uno sguardo magnetico facevano di Silvius un uomo attraente e quindi il gentil sesso non mancava di fargli una corte serrata. Inoltre era sempre pronto a dare una mano a chi si trovava in difficoltà e veniva ben visto da tutti alla Cittadella. Poi il grande saggio un bel giorno gli aveva parlato dell'esistenza di altri mondi a cui si poteva accedere se in possesso di un Talismano. Una pietra iridata custodita all'interno di uno scrigno di cristallo la quale avrebbe dato modo ai senza casa di entrare in una realtà dove Drol non sarebbe potuto entrare. Ma solo il Custode della parola poteva aprire lo scrigno e si dava il caso che lui e i suoi amici fossero i Custodi prescelti. E giacché lui era ben visto e aveva un forte ascendente positivo su tutti gli altri, il maestro lo aveva scelto come guida per partire alla ricerca dei fantomatici scrigni. Sì, perché alquanto sfuggenti e finora ne erano stati trovati soltanto due dei dodici in circolazione. Però ne era entrato in possesso il re degli Elfi e a suo dire non li riteneva degni di averlo e lui doveva convincerlo che invece lo erano. Il motivo per cui sentiva questa grossa responsabilità gravare sulle sue spalle come un macigno, pur se il maestro per incoraggiarlo gli aveva ribadito più volte che poteva farcela a convincere Uriel. Ancor più se si fosse fidato dei suoi amici.

Dal canto suo Silvius aveva vissuto mille avventure insieme agli amici e alle amiche dal giorno in cui erano entrati a far parte della sua vita. Tuttavia non riusciva a rammentare il giorno esatto del loro primo incontro, la sua mente si rifiutava di tornare al passato e si chiedeva se questa lacuna l'avessero pure loro e, per tale ragione, avessero gli stessi dubbi e incertezze. E se poi perdessero il sonno, come capitava a lui quando si soffermava a riflettere su cosa erano stati prima e in quel contesto diventasse per loro un perfetto sconosciuto, come lo erano loro per lui. Il maestro sapeva cosa aveva provocato in tutti loro l'amnesia, però non aveva voluto dirgli di più in merito. Perciò rifletteva su come metterlo alle strette, così da farsi dire qualcosina in più, soprattutto sul funzionamento degli scrigni di cristallo e cosa dovevano fare i Custodi della parola nel caso non si aprissero, che bussarono alla porta e rimandò il tutto.Tuttavia non si arrabbiò, si era detto fosse un bene una distrazione. Parlare con qualcuno lo avrebbe distolto dai dubbi e dalle incertezze che si accavallano nella sua mente e forse dopo sarebbe riuscito a chiudere occhio. Non dormiva da giorni. Poi, all'udire il tono imperioso di chi lo spronava ad aprire la porta, pensò sarebbe stata un'altra notte insonne.

«Sono io, Amelia. Apri e fammi entrare, Silvius. Ho bisogno di parlare con te e subito.»

Un sorriso appena accentuato solcò il volto di Silvius. Forse Amelia era venuta per dirgli di aver cambiato idea sul non voler entrare nel gruppo e aprì l'uscio con il mostrarsi a lei sorpreso. «Ciao. A cosa devo la tua visita? Non mi aspettavo di vederti... non dopo quanto ci siamo detti ed ero convinto non ci saremmo rivisti fino alla partenza. Scusa, sono proprio scortese, entra, dentro parleremo più comodi.»

Amelia però non era sola, l'accompagnava una donna e Silvius, allo scorgere la sua figura dietro le sue spalle: «Ma, cosa vedono i miei occhi stanchi» allungato il collo sin dietro la spalla destra di Amelia, la donna non l'aveva mai vista prima e pensò dovesse essere la Custode della parola. La nera che aveva preso alloggio da Bernardo e di cui aveva fatto menzione Lucylla. Però prima di presentarsi voleva divertirsi un po'.

«No! Non dica nulla, mia signora. Uhm, vediamo.» Mentre fingeva di rimuginare, osservava di sottecchi i volti delle due donne: Amelia sbuffava ed era normale, era stata la prima vittima quando si erano conosciuti. Tuttavia, quando guardò Drusilla e la nera non lasciava trasparire alcuna emozione, rimase un tantino spiazzato. Ciononostante continuò la sua pantomima. «Ecco, ci sono... lei si chiama Drusilla! Questo è il suo nome, vero?» Ed effettuò una pausa per dare modo alla nuova arrivata di digerire il fatto che fosse un veggente. Poi, tronfio, calcò la mano: «Scommetto si starà chiedendo come io abbia fatto. Beh, vede, a volte, ma solo se mi concentro, di una persona riesco a percepire perfino la sua Anima. Il mio è un dono, anche se non sempre mi riesce.» Sorrise, convinto di averla impressionata. Però sul volto della donna c'era stampata sufficienza e una nota di biasimo e Silvius si chiedeva dove avesse sbagliato.

Invece Drusilla si chiedeva come lui potesse aver pensato che lei si bevesse la storiella della lettura del pensiero. L'avevano vista in tanti e quindi dovevano averlo informato del suo arrivo e anche di come si chiamava, in quanto con quello si era presentata alla locanda dell'Olmo. Per cui decise di smontare, e con la logica, la presunta lungimiranza di un uomo un po' troppo invadente per i suoi gusti. «Deve scusarmi se sarò schietta con lei, signore. Ma, come ho avuto modo di dire a Gertrude, una cara e graziosa signora incontrata al mio arrivo, è impossibile, per chiunque arrivi alla Cittadella, passare inosservati. Dunque sono sicura che l'abbia informata del mio arrivo una donna dai capelli rossi. La ragazza è stata la prima persona a vedermi entrare alla locanda dell'Olmo. Lo stesso luogo dove suppongo si trovasse lei, signore! Il resto glielo ha riferito il locandiere, il quale non ha fatto altro che farsi gli affari miei. E ora, per finire questa ridicola farsa, da quanto mi è stato accennato sul suo conto dalla qui presente Amelia, non rientrava l'arte della chiaroveggenza, o mi sbaglio, signor?»

La discussione stava per prendere una brutta piega e Amelia si inserì tra i due a fare da paciere. «Silvius, come hai ben intuito, questa donna si chiama Drusilla. Lei è venuta fin qui alla Cittadella a portare notizie utili soprattutto a te. Informazioni riguardo a Drol e alla Fortezza in cui quel mostro si è asserragliato.» Poi, rivolta alla donna, con l'avere cura di rassicurarla con un sorriso: «Lui è Silvius, mia cara, l'amico fidato di cui ti ho parlato. Lo so, dopo quanto hai assistito avrai dei seri dubbi su di lui e, a dire il vero, li avrei pure io se non lo conoscessi da lunga data. A questo testone piace sempre scherzare e a volte non pensa quanto i suoi stupidi giochetti possano non piacere, e soprattutto farlo sembrare ridicolo. Però, a parte questo difettuccio, discutibile, l'uomo davanti a te è davvero in gamba e puoi affidare la tua vita nelle sue mani a occhi chiusi.»

Se Silvius voleva convincere Amelia doveva approfittare della situazione e lo fece senza mezzi termini. «Ascolterò volentieri cosa ha da dire, Drusilla, ma come dicevo poc'anzi, entriamo, fuori è freddo.» Una volta dentro: «Amelia, mentre io preparo una tisana calda, tu fai gli onori di casa» e rivolgendosi alla nera: «A lei le va, Drusilla?»

Amelia acconsentì con un cenno del capo. Drusilla preferì confermarlo a voce: «Grazie, è un'idea fantastica e accetto volentieri. Ah, e smettila con quel lei, mi fa strano. Io sono pane al pane vino al vino. Cioè schietta, franca e sincera. Insomma, parlo con chiarezza e senza tanti giri di parole. Inoltre non amo i discorsi lunghi, pesanti e ambigui. Motivo per cui non amo le distanze, mi fanno venire l'orticaria.»

«Non piacciono nemmeno a me le formalità e le etichette e direi che è perfetto.»

Tornato dal retro, Silvius servì della tisana alle due donne per poi accomodarsi ad assaporare la sua riflessivo.

Finita di bere la tisana, Drusilla iniziò a raccontare quanto le era accaduto. Ma riferì solo una parte: di essere stata prelevata da uno sgorbio puzzolente che l'aveva portata alla Fortezza e lì imprigionata in una cella angusta a marcire. Poi Drol si era invaghito di lei e l'aveva lasciata di girovagare per la Fortezza e ora conosceva a menadito i meandri più oscuri e misteriosi del maniero. Concluse con il raccontare loro come aveva fatto a fuggire, ma quest'ultima era una bugia, non poteva mica dire che Drol l'aveva assoldata per avere informazioni dettagliate sul conto dei Custodi della parola non ancora palesatisi e infine che doveva prelevare le loro Anime.

Silvius aveva ascoltato con attenzione ma non era convinto del tutto. Quindi espose le sue perplessità con franchezza: «Capisco, Drusilla e ti ringrazio, però di solito non mi fido di nessuno se prima non lo conosco a fondo. Potrebbe averti mandata Drol e non posso rischiare. Stiamo per affrontare un lungo viaggio dove i pericoli saranno all'ordine del giorno e non posso permettermi altre distrazioni. E tu lo saresti per me e di riflesso per tutti gli altri.»

«Ti sbagli. Drusilla non sarà un peso per nessuno di voi, tanto più per te.» Amelia entrò con prepotenza nella discussione al temere di perdere la sua nuova amica.

«Invece lo diventerà e io, mia cara, non posso vivere nel dubbio.»

L'intenzione di Silvius era di portare Amelia all'esasperazione, in modo che lei si facesse garante per Drusilla e a quel punto giocoforza si sarebbe dovuta unire al gruppo. Nella sua qualità di Custode della parola, anche se non era del tutto certo che Drusilla lo fosse, volente o nolente avrebbe dovuto comunque portarla con sé.

«Se la metti su questo fronte, allora verrò con voi, Silvius. Così baderò a Drusilla e non sarà un peso per te e per nessun altro!»

Silvius non gongolò più di tanto: se Amelia lo avesse visto sorridere, lo avrebbe smascherato e per evitare ci ripensasse la rimbeccò di nuovo: «Scusa, ma non avevi detto di non volerne sapere di unirti a noi? Allora perché hai cambiato idea di punto in bianco?»

«Drusilla merita di essere aiutata e poi, se è vera la metà di quanto ci ha riferito, potrebbe evitarci un sacco di brutte sorprese una volta giunti alla Fortezza. Lei ci è stata e conosce quel maniero meglio di tutti noi. Ma se proprio vuoi sapere la verità, ebbene, lei mi piace... e sì, ho cambiato idea, ti crea forse problemi?»

«No. Anzi, non potevo sperare in meglio. Per cui rilassati, non mi piace vedere il tuo bel viso corrucciato.» E spostata l'attenzione su Drusilla: «A quanto pare sarai dei nostri, ma occhio a come ti muovi, una mossa falsa e ti do la mia parola ti farò pentire di avermi voluto incontrare.»

Drusilla non aveva mai visto uno sguardo più duro di quello di Silvius: neanche Drol l'aveva mai intimidita così tanto e d'istinto pose una mano sullo stiletto per poi rilassarsi e regalargli un sorriso. «Non hai alcun motivo di dubitare di me, Silvius. Non tradirò mai la tua fiducia, come non tradirò quella di Amelia. E la mia è una promessa, potete starne certi entrambi.»

«Lo spero per te! I traditori proprio non li sopporto e avresti da vedertela con la parte peggiore di me e credimi, meglio che tu non la conosca.»

Presi accordi su cosa fosse necessario portarsi dietro per il viaggio, le due donne salutarono Silvius, che subito riprese a fare congetture su cosa fosse meglio dire al maestro per costringerlo a spifferare tutta la verità su l'annosa faccenda degli scrigni.

Tornata alla locanda dell'Olmo, Drusilla prese le sue cose salutò Bernardo e la cuoca per poi incamminarsi con Amelia lungo il sentiero che portò entrambe sotto l'albero sopra il quale si trovava la dimora di quest'ultima e, saliti i novanta gradini e dopo aver percorso una breve passerella, lei si fermò davanti alla porta sulla cui targhetta vi era scritto il nome dell rossa e lei, dopo averla aperta, la invitò a entrare.

Dentro era tutto pulito, profumato e ordinato e Drusilla rimase meravigliata. Non che lei vivesse nello sporco, ma la rossa teneva alla pulizia fin troppo, in modo quasi maniacale e, mentre lei curiosava in giro per la stanza, Amelia aveva preso una brocca dalla dispensa per poi riempirla con dell'acqua fresca e mettervi dentro nove rami di Bouganville. Dopodiché appoggiò l'ornamento floreale e odoroso sul tavolo collocato al centro della stanza e infine le mostrò la camera dove avrebbe trascorso la notte e uscì.

Drusilla attese un bel po' prima di spogliarsi e sdraiarsi sul morbido giaciglio preparato all'occorrenza da Amelia. In tutta la stanza il profumo intenso delle Bouganville la rilassò al punto che lei, distesa supina con le mani dietro la nuca, prese a rimuginare su quanto aveva ottenuto finora. Era stato più facile del previsto e non poteva credere filasse tutto liscio e senza intoppi. Nondimeno doveva usare molta cautela, Silvius era molto scaltro e aveva intuito che qualcosa non quadrava nel suo racconto. Quindi doveva porre molta attenzione a cosa avrebbe detto e fatto in futuro in sua presenza. Ma nel caso si fosse tradita, aveva pur sempre con sé il suo fidato stiletto e si sarebbe battuta fino alla morte. Però se giocava bene le sue carte quella nefasta eventualità non si sarebbe mai presentata, almeno fino al giorno in cui non si fossero trovati tutti faccia a faccia con Drol. Con l'immagine di se stessa tronfia e vittoriosa nella testa, Drusilla scivolò nel sonno e sognava di passeggiare su di una distesa di sabbia fine e bianca come la neve. Dietro di lei invece c'era una distesa di alberi da cocco a coprire la vista e non vedeva cosa ci fosse oltre. Tuttavia non le importava, davanti a lei poteva ammirare la meraviglia delle meraviglie: uno specchio d'acqua immenso di cui non si vedeva la fine.

Questa era la prima volta che lei vedeva il mare in tutta la sua magnificenza e rimase affascinata dallo spettacolo, tanto da toglierle il fiato: Marosi giganteschi si susseguivano uno dopo l'altro a rilasciare la loro immensa forza distruttiva sulla battigia e la salsedine portata dal vento le bagnava il volto. Poi una voce nella sua testa, e purtroppo riconobbe a chi apparteneva, fece scemare il tutto con il farla arrabbiare non poco.

«Ci sei, Drusilla?»

«Dove vuoi che vada? E per la miseria. Abbassa la voce. Se Amelia ti sentisse, quanto ho fatto finora per farmi accettare da loro andrebbe a farsi benedire.»

«Lei non può sentire la mia voce. E nemmeno la tua. Nessuno può sentirci. La nostra discussione avviene nella tua testa, sciocca. E poi abbassa la cresta e non vuoi che abusi di te in questo preciso istante

«Provaci e al nostro prossimo incontro dal vivo ti pianto lo stiletto dritto nel cuore.»

«Uh, che caratterino. Tranquilla, non ti farò nulla. Anche se mi piacerebbe giocare alle cose sconce con te. Conosco mille modi per darti piacere e farti felice. Dai, proviamo. Nessuno verrebbe mai a saperlo. E poi vuoi mettere, dopo ti resterebbe un bellissimo ricordo di me

«Direi più un incubo. Quindi no! Grazie. E poi tu non sei il mio tipo. Piuttosto la morte. E non capire come al tuo solito solo cosa ti fa comodo, non mi riferisco allo sgorbio puzzolente del tuo servo. Ma ora basta! Sono stufa. Cambiamo discorso. Al pensiero mi è venuta la nausea. Per cui dimmi cosa sei venuto a fare e poi vattene. Domani sarà una lunga giornata ed è importante che io riposi al meglio... e da sola

«Non agitarti troppo, tra poco ti lascerò tornare ai tuoi stupidi sogni. Ma prima devi dirmi se sei riuscita a entrare nel gruppo capitanato da Silvius. E con Amelia come va? Ah, lei in questo preciso istante sogna proprio te e... non sei curiosa di sapere come? Posso fartelo vedere se vuoi.»

«Non sono interessata. Voglio solo sapere perché sei venuto a importunarmi.»

«Semplice, voglio sapere se oltre ad Amelia hai conosciuto Silvius e se sei diventata sua amica.»

«Ma cosa ti passa per la testa. Quell'uomo ha accettato a stento la mia presenza e solo perché è intervenuta Amelia in mio soccorso. Quindi devo fare molta attenzione a come mi muovo. Silvius non è da prendere sottogamba ed è molto pericoloso. E poi non è uno sprovveduto, ha imposto ad Amelia, che ha promesso di farlo, ti tenermi d'occhio e ora devo guardarmi da entrambi fino a quando non dimostrerò di essere dalla loro parte. Pertanto smettila di assillarmi e lasciami fare il lavoro per cui mi hai ingaggiata.»

«Non arrabbiarti. Non è il caso. Ah, però ti avverto, se non porti a termine il contratto come promesso, a rincorrerti non ci saranno soltanto i lupi... ma pure io.»

«Poi dici di non essere un pervertito. Ah, lasciamo stare, tanto il lupo perde il pelo ma non il vizio. D'accordo allora, non temere. E adesso cosa aspetti? Vattene! Lasciami riposare. Prima mi trovavo in un posto bellissimo e con il tuo arrivo hai rovinato tutto

Sparito Drol dalla sua testa, Drusilla si ritrovò nello stesso luogo. Ma oltre a lei, gli alberi e il mare, c'era una persona e quando lei la riconobbe le venne quasi un colpo. Doveva esserci lo zampino di Drol e, se così era, gliel'avrebbe fatta pagare molto cara. Il figuro somigliava in tutto e per tutto a Morte e per evitare di averci a che fare lei provò a svegliarsi con il darsi un pizzicotto sul braccio. Senza alcun risultato e lei stava per afferrare lo stiletto, quando Morte, al giungere a un passo da lei, si fermò a guardarla con uno sguardo diverso dal solito e pensò non potesse essere la stessa persona che aveva tentato di palpeggiare le sue chiappe più volte.

L'uomo davanti a lei somigliava in tutto e per tutto a Morte come aspetto esteriore, però non poteva essere la stessa persona. Di solito il servo di Drol si portava appresso una puzza orribile e questo invece profumava come un mazzo di fiori. Comunque non voleva parlare con quel figuro e stava per dirgli di lasciarla in pace, chiunque lui fosse, così da uscire dal sogno, che l'uomo prese la parola prima che lei potesse aprir bocca.

«Deve perdonare l'ardire, mia signora, ma ho bisogno di aiuto. Mi chiamo Galador e, non so perché, sento che noi due siamo stati amanti. Scusi, capisco il suo raccapriccio nel vedermi in questo stato, ma non è il mio vero aspetto, sono rimasto vittima di un incantesimo lanciato da una strega dopo essermi rifiutato di giacere con lei. Sortilegio che, oltre a rendermi quel che sono, mi ha privato dei miei ricordi e dunque non so da dove vengo e cosa facevo prima di diventare questo obbrobrio. Pertanto ora le chiedo, e con il cuore in mano, sarebbe così cortese da trovare quella Strega e poi convincerla ad annullare la sua stregoneria?» Distese le braccia e allungate le mani, Galador afferrò quelle di Drusilla e la supplicò ancor più: «Deve aiutarmi a uscire da questo incubo, mia signora, affinché io possa ritrovare il me stesso d'un tempo, il me che l'amava tanto. Vuole aiutarmi? La prego. Ho la necessità di sentirglielo dire, anche se una volta che se ne sarà andata non lo farà, in quanto ho bisogno di sperare per non morire dentro.»

Galador, o chiunque fosse l'uomo con l'aspetto del servo di Drol, doveva essere fuori di testa, pensò Drusilla. Ma se voleva uscire dal sogno lo doveva assecondare e lo fece senza pentimento alcuno: «Se questo vuole sentirsi dire, va bene, e sia. Troverò la strega e poi la costringerò a togliere l'incantesimo che la perseguita. Lo giuro.» Mentre lo diceva aveva incrociato le dita dietro la schiena.

«E se la strega si rifiutasse di acconsentire, mia signora?»

«Allora io la ucciderò. Con la sua morte l'incantesimo dovrebbe terminare di suo. Contento?»

All'udire quelle parole, Galador prese la mano destra di Drusilla e, dopo averla portata fino al petto, all'altezza del cuore, le fece sentire quanto batteva forte. A quel punto lei si addolcì e stava per chiedere all'uomo se ricordava altro che potesse aiutarla a trovare la strega, che lui svanì e lei si destò con gli occhi sbarrati e la consapevolezza che non avrebbe più ripreso il sonno.

Drusilla si chiedeva perché quell'uomo con l'aspetto del servo di Drol aveva continuato ad asserire, convinto, che lei era stata la sua compagna di vita. La circostanza la preoccupava non poco, in quanto i sogni di solito erano premonitori e, se le avevano presentato quell'uomo, il quale diceva di essere Galador, prima o poi se lo sarebbe trovato di nuovo sulla sua strada.

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