s a y o n a r a
È un caldo insopportabile, c'è un sole assurdo anche se sono le sei di sera e l'ultima cosa che vuole fare è uscire dalla sua stanza, con l'aria rinfrescata dal suo ventilatore, e scendere a fare compagnia alla sua famiglia. Non fraintendetemi, vuole un gran bene a quelle pesti a due zampe dei suoi fratelli, ma capirete anche voi che dopo un pomeriggio intero in compagnia di tre bambini, interrotto occasionalmente dall'entrata in scena dei due fratelli rimanenti che le rompevano le palle per sapere se poteva dar loro una mano per qualche stronzata, una serata da sola in camera a cazzeggiare se la meritava eccome. Ma, hey, non vi ho ancora detto di chi stiamo parlando! Beh, se vogliamo renderla il più poetica possibile, stiamo parlando di una liceale, classicista per essere precisi, che esattamente tra due giorni compirà 17 anni. L'anno precedente ha festeggiato i suoi 16 andando a Mirabilandia in compagnia di qualche amica, passando due giornate intere a perdere la voce sul Katun (che porca troia dovrebbe tornarci perché le lacrime che ha versato lì a causa delle risate e del vento non le vuole lasciare a marcire tra i ricordi) e concludere i festeggiamenti con giusto qualche bottiglia di disgustosa vodka alla fragola che non avrebbe mai voluto riprovare ma per festeggiare, dai, ci stava.
Ma ormai è passato un anno. Un anno di merda, se posso dire, che comprende una sana pandemia globale, un palo da una crush non indifferente e diverse consapevolezze scomode su sé stessa e sulle persone che la circondano da sempre. Un anno passato ad annuire durante le conversazioni omofobe e razziste dei suoi, un anno passato ad andare dietro a quella che ti ha palato con un "aw, carina", un anno a cercare di fare amicizia con le altre classi ma senza riuscirci perché asociale eri e asociale rimani, stacce. Un anno, diciamocelo, non dei migliori. Sospira involontariamente, muovendo il collo con un movimento che ricorda la sua prima sigaretta (per quanto questo pensiero possa sembrare sconnesso dal resto del racconto, ma io ve lo dico lo stesso). Non è allegra, o sollevata, o felice perché è tornata dalla montagna e il giorno dopo può rivedere qualche amico dopo una settimana in bicicletta con i nonni a rompersi le gambe e a scattare selfie imbarazzanti da mandare alla famiglia. Ma allo stesso tempo sa anche di non avere motivo di lamentarsi perché almeno le amiche da rivedere le ha, e sarebbe da egoiste stronze negare di averle. C'è quella otaku che conosce dalle elementari con la quale ha fatto coming out quasi per caso e, Madonna, come farebbe senza di lei; c'è quella di Roma, quella che non ha ancora incontrato e che ha finalmente iniziato Haikyuu e possono finalmente parlare anche di quello perché ha sempre paura di non trovare più argomenti in comune e rischiare di non parlarci più tanto spesso; c'è la patita dei videogiochi, quella che sai che se non ti risponde è perché sta giocando a Zelda o League of Legends ma che se hai davvero bisogno fidati che c'è; c'è quella che conosce tutta la città e ha gli impegni incastrati al minuto per uscire con le miriadi di amici ma il momento per voi lo trova sempre perché in fondo è una brava ragazza. E potrei dire che le amiche vere si fermano qui, che le altre sono quelle che Wikipedia chiama "distrazioni" ma sarebbe da stronza dire così perché non è vero che sono le uniche che ha, anche se le altre le sente meno, ci parla meno, non riesce a starci troppo insieme. Il vero motivo per il quale non riesce a citarne altre non lo sa neanche lei. Sa solo che in questo 11 luglio lei é seduta sul letto, con una gamba a sorreggere il computer e l'altra piegata di lato con la pianta del piede appoggiata non si sa dove ma finché sta comoda va bene così. E in questo 11 luglio lei scrive, ignorando le urla di quei bastardi, sangue del suo sangue, e quelle di sua madre che li riprende. Ignora i messaggi sul telefono, che sono comunque radi, trattandosi di gruppi di cui fa parte per caso o, ancora peggio, il gruppo di classe con i prof che chiedono se hanno dato i compiti. Semplicemente scrive. Scrive perché si sente in colpa: scrive perché una volta aveva un profilo su cui scriveva spesso e con persone che apprezzavano quello che faceva. Cioè, il profilo ce l'ha ancora, ma la verità è che non riesce più a scriverci niente, e continua a sentirsi in colpa perché ci sono persone che apprezzano le sue storie che le leggono tutt'ora anche se sono mesi che a malapena risponde ai commenti. Scrive perché tra due giorni compie 17 anni, e si sente ancora quella bambina stupida che guardava Inazuma Eleven con il fratello maggiore e che usciva in giardino per ricreare la Mano di Luce, finendo solo per beccarsi una pallonata in faccia fino a far sanguinare il labbro perché quello era un Tornado di Fuoco e una Mano di Luce livello uno non può niente contro quel tiro. O così diceva suo fratello, per consolarla e non farsi sgridare da sua madre, che vedendo la bambina frignare con la bocca sporca di sangue si sarebbe ripromessa di non fargli più vedere quei cartoni giapponesi. Si sentiva ancora quella bambina, mentre tutti attorno a lei le ripetevano che da lì ad un anno avrebbe preso la patente, e l'anno dopo aveva la maturità e poi l'Università e poi il fidanzato e poi la famiglia eccetera. E lei voleva solo scrivere e scrivere e scrivere e ignorare quelle voci fastidiose che volevano dirle "ehi, guarda che la tua vita non la scegli tu! sei una ragazza, saranno i tuoi a decidere come andrà avanti la tua storia!", perché lei, alla fine, non può lamentarsi di niente: in fondo è una ragazza bianca, benestante e con entrambi i genitori vivi che non soffre di depressione. Ma forse qualcosa per lamentarsi lo vorrebbe, così non si sentirebbe in colpa mentre scrive di come la sua vita sembri vuota, stanca, sgonfia. Non ha senso, e lei lo sa. Ma allora perché si sente così? Perché si sente in colpa, sola, esausta, incompresa, inutile? Non lo sa. Sa solo che fra due giorni compie 17 anni, e lei si sente ancora una bambina. E scrive, scrive, scrive, vuole scrivere qualcosa per forza, vuole tornare a quando quelle storie la portavano a fare amicizie involontarie, a quando si sentiva libera, a quando le storie le pubblicava perché le sembrava ingiusto tenerle per sè. Vuole tornare a prima, a quando scrivere era un semplice divertimento, e non uno sfogo di rabbia o di tristezza o, peggio ancora, un obbligo. Ma tornare indietro non si può, e lei sa già che ogni cosa che ha scritto la cancellerà di nuovo, e non pubblicherà niente su quello stupido profilo. Risponderà ai commenti, ai direct. Leggerà qualche fanfiction, e quando avrà finito quelle in italiano andrà a quelle in inglese, e se sarà proprio disperata anche quelle in spagnolo. Perché solo quando legge può finalmente staccare il cervello, immedesimarsi nella vita di qualcun altro e piangere, ridere o incazzarsi per motivi che non riguardano lei. E quando la batteria sarà scarica spegnerà tutto, si stenderà sul letto, penserà a qualcosa di stupido solo per potere avere un po' di sollievo e ignorare quel caldo asfissiante che ormai non la fa respirare ma che probabilmente non ha niente a che vedere con la temperatura esterna. E poi domani sarà tutto come prima, sorriderà se necessario, si arrabbierà con i suoi fratelli, abbraccerà qualche amica. E intanto mancherà un giorno solo ai suoi 17 anni.
Suonano il citofono per chiamarla per la cena, chiude il computer e lo mette in carica, mentre continuano a suonare. Urla che sta arrivando, improvvisamente incazzata, e risponde a qualche messaggio prima di mettere il telefono in carica. E intanto mancano due giorni, ai suoi 17 anni, e si chiede cosa sia questa sensazione di completo smarrimento. Questa sensazione di "ma che cazzo sta succedendo?" costante. Scende le scale con calma e intanto suonano al campanello: è il corriere, è finalmente arrivato il libro che ha ordinato e finita la cena sicuramente si metterà a leggere e porca puttana lo finirà prima di andare a dormire, che vada a letto alle 4 o alle 5 non le frega niente. E anche mentre mangia l'hamburger, con le urla di sottofondo dei suoi fratelli e le punture di zanzara che le mangiano le gambe, pensa che quella sensazione che prova ora, e che probabilmente proverà sempre, forse è quello che significa crescere.
oggi compio 17 anni, nulla è cambiato da quando due giorni fa ho scritto questa roba. il libro non l'ho finito, sono andata a letto alle tre perché ero stanca morta e quando mi sono svegliata alle sette dovevo andare nel campo e non ho avuto il tempo. ebbene, eccomi qua. non lo so perché ho scritto tutto questo, e ora che lo rileggo mi rendo conto di quanto sia cringe e deprimente la cosa, ma credo la lascerò lo stesso, perché con questo capitolo chiudo la mia attività su questo profilo.
["ma come? e i due regni?". ecco, non saprei dirvi, forse lo continuerò, forse no,chissà.]
ho iniziato a scrivere nel 2016, sono passati quattro anni. sono cambiate tante cose in quattro anni, in primis il mio modo di scrivere e di pensare. mi sento male al solo rileggere le mie vecchie shot, ve lo giuro, per non parlare della saga di Friends, brr. ovviamente non cancellerò niente, anche se un giorno so che me ne pentirò. ma credo che sia poetico finirla qui, no? finirla il giorno del mio compleanno, quattro anni dopo. perchè, se non lo sapete, onlyaclassicista esiste da novembre 2016, ma le storie le scrivevo da un pezzo. quindi, diciamo, tre anni pieni qui li ho fatti. e temo di doverli finire qui. perché? perché sto crescendo, mutando, impazzendo, e non riesco a scrivere più niente. per le amiche che ho conosciuto grazie a questo profilo ovviamente continuerò ad esserci, a commentare qualche storia e ad aggiungere qualche commento alla "Izumi" di tanto in tanto. ma temo non scriverò più, qui. ora ho un altro profilo, dove ho iniziato un nuovo percorso, con fandom diversi e dove sto sperimentando stili di scrittura completamente diversi da quelli a cui sono abituata. e credo sia la cosa migliore da fare.
grazie a tutte le persone che hanno letto le mie storie, che le leggono e che le leggeranno, e spero un giorno che potrete leggere qualcosa di mio in una libreria.
grazie in particolar modo a Lucychan109 asharaMF e Jupiter013, che mi hanno aiutato con la scrittura, anche se forse loro non lo sanno, e che sono diventate anche mie amiche, in questi ultimi tempi.
(so benissimo che nessuna di loro, @lucychan109 in particolare, apprezzerà né approverà questa mia scelta ma spero mi perdonerà, perché anche a me si spezza il cuore a finirla qui, anche se sento di doverlo fare.)
grazie comunque anche a tutte quelle che hanno letto, commentando o meno, votando o senza votare.
grazie a tutti, dal profondo del cuore, ma ormai ho 17 anni e, anche se mi sento una bambina, secondo la società non la sono più
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