La Presentazione - Parte Seconda Ventitré Novembre

"Rey," le suggerì, mentre percorrevano il corridoio verso la sala professori "capisco la reazione, ma non ne vale la pena. Quello sbruffone ha sempre di queste uscite. Il punto è che il rettore è un amico di suo padre: l'avvocato Keaton, un vero squalo qui in città.
L'unico effetto che otterrai, se continui a raccogliere le sue provocazioni, sarà di farti trascinare al suo livello."

"Ma parli tu, che macini i tuoi studenti, abitualmente, nel tritacarne dei tuoi umori variabili? Ah, aspetta... immagino che tu possa, in quanto pilastro inamovibile di questo istituto, figlio del sindaco Organa e del generale Solo e poi, non meno importante, uomo, giusto?" lo rimbeccò mentre lo seminava seccata.

Incredibile come ogni cosa che avesse detto fosse sbagliata.¹

Accelerò, e le si parò davanti fermandola, con una mano sulla spalla "Mi stai fraintendendo! Ti sto solo dando un consiglio, tutto qua."

"Beh, anch'io ho conoscenze in alto!" Controbattè, risoluta.

"Eccome, professoressa Palpatine, nipote dell'omonimo senatore!"

"E tu come lo sai?" chiese, fulminandolo con lo sguardo.

"Nello stesso modo nel quale tu sai chi chi è la mia famiglia!" la piantò lì, non lasciandole modo di replicare "e... sai... il tuo amichetto pilota chiacchiera un sacco, immagino ti abbia riferito che venerdì era a cena dai miei."

Rey lo guardò andare via, livida di rabbia.
- Amichetto? A cena dai suoi? Parla troppo? Che tu sia dannato, Solo.

Si ritirò nel suo studio rammaricato. Cosa aveva mai detto, stavolta, per ottenere una reazione così ostica?
- Ragazzina viziata.- mormorò a labbra serrate, sbattendo la porta del suo ufficio.
Di sicuro non si sarebbe fatta viva alla presentazione se, come pensava, avesse imparato a conoscerla almeno un po', orgogliosa com'era.


"Ehi..." pronunciò in un sospiro, mentre sorrideva, e lui l'abbracciava alle spalle. "Che bella sorpresa trovarti qui," disse seppellendo il viso nell'incavo del suo collo, che sapeva di buono.
Vi strofinò la punta del naso per saggiarne la pelle morbida, fresca di rasatura.

"Ci devi proprio andare a quella noiosa presentazione?" Mormorò, Poe tutto rattristato.

"Sì, e non ho molto tempo. Tra un'ora devo essere lì, sono pessima. Devo cambiarmi."

"Per forza?" rimarcò.

Gli scivolò dalle braccia come una saponetta. "Scusa è veramente tardi, mi farò perdonare, promesso."

Poe la aspettò fino a quando fu pronta "ti accompagno."

"Ho già chiamato un taxi, tranquillo."

"Ehi... ma sei troppo bella così," le sussurrò fronte contro fronte, stringendola per salutarla "e io sono geloso. Quello, e tutti gli altri, non ti toglieranno gli occhi di dosso."

Sorrise, Rey, arrossendo un po', "Non sarà niente di che; c'è un rinfresco dopo l'evento e il posto è esclusivo, ci sarà anche una piccola conferenza e le classiche foto di rito. Mi sono resa un pochino più presentabile."


In una delle grandi sale congressi della Boston Public Library vi era gran fermento; l'elegantissima guest star si guardava intorno in attesa che gli fosse data la parola.
Appoggiato all'antico caminetto, che fiancheggiava una delle monumentali vetrate, se ne stava serioso, parlando solo se interpellato.
Conoscendolo bene sapevi che quell'espressione, tra lo spaesato e l'indifferente, si chiamava ansia.

Lei era in piedi sulla scalinata. Lo cercò immediatamente tra la gente, e non le fu difficile: di una classe da togliere il fiato!

Distinto lo era sempre stato, ma era diverso, lo aveva notato da qualche giorno, forse il taglio di capelli: non portava più gli occhiali in maniera fissa. Si era lasciato crescere un pizzetto, molto curato che gli conferiva un'aria più sbarazzina.
L'abito che indossava valorizzava la differenza tra l'ampiezza del torace, le spalle e il punto vita, decisamente più ristretto.

Non sarebbe arrivata, pensava Ben tra sé, poi alzò gli occhi e la vide.
E fu come se in quella stanza non ci fossero altri che lei.

Un abito monospalla color cipria, in taffetà, le conferiva l'aspetto di una perla iridescente.
Gli occhi e i capelli erano la cornice che contrastava il tono delicato del vestito, da non distinguere dove finiva la stoffa e inziava la pelle. Le labbra: un nastro di porpora.

"Iniziamo, professor Solo." La voce della responsabile dell'evento lo riportò bruscamente al lato pratico della questione.

"Gentili signori, do il benvenuto a tutti voi, vi invito a prendere posto per lasciare la parola al professor Benjamim Solo che ci parlerà del suo ultimo libro "I Movimenti Sociale Politico e Studentesco - dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta."

La presentazione fu un successo, gli applausi piovvero prima della conclusione, mentre il brillante docente di Storia leggeva con tono cadenzato e morbido
un estratto dall'epilogo.
Sollevò lo sguardo, accennando un'espressione ridente agli uditori.
Anche lei applaudiva. L'espressione di approvazione nei suoi occhi significava
- Non ce l'ho con te per prima.

Terminate le formalità, finalmente poté avvicinarglisi.
"Ben, complimenti, davvero."

"Grazie, Rey," abbozzò un sorriso, fuggendo il suo sguardo.

Non ebbero tempo di dirsi molto altro: quel pomeriggio c'erano davvero tutti, il rettore, i colleghi, anche i suoi genitori.
Rey non li conosceva, se non per qualche informazione che le aveva fornito Poe, in merito e nonché fu occasione di presentarsi, tanto che Rey non riuscì a capire chi fossero, tra i presenti. Una nuvola di gente, anche non giovanissima attorniava il professore.

La serata procedeva come da rituale, un susseguirsi di complimenti affettati, lo stringersi formale di mani e convenevoli di questo genere.

Rey, dal canto suo, si intratteneva, discorrendo con i colleghi insegnanti del suo stesso corso; era perfettamente a suo agio. Persino il rettore Johnson si era fermato a farle i complimenti per l'ottimo lavoro che Solo, aveva riferito, stessero svolgendo.

Si recò alla toilette e, mentre controllava allo specchio di essere in ordine, ascoltò involontariamente i discorsi di due donne dietro il separé che divideva gli impianti sanitari dai lavabo.

"È sempre fantastico, non è vero?"

"Oh, assolutamente! Peccato sia così inaccessibile. Non lo vedi mai con nessuna?"

"Macché, ho perso le speranze, però hai visto? Teneva gli occhi incollati alla brunetta, quella nuova."

Rey avvampò.

"Che invidia! Gli piacciono quelle in erba!"

"Beh, povero diavolo, del resto è passato tanto da quel lontano ventitré novembre, avrà ripreso a funzionare," risero, taglienti e inopportune, le due.

E a Rey rimase dentro uno strano turbamento.
Tornò nel grande salone.
La musica di sottofondo riempiva la sala, insieme al brusio dei convenuti, lei lo cercava con lo sguardo.
Le note di I'll Be Home For Christmas²
avevano appena iniziato a risuonare. Per lei non era mai difficile vederlo, svettava su tutti, stava lasciando il locale.

Trattenuta dai colleghi, non riuscì a vedere che direzione prendesse, ma non si dette per vinta; appena poté svincolarsi, iniziò a vagare nell'androne sottostante la sala congressi. Si avventurò verso un lungo corridoio buio che portava al piano di sotto.

Di lì notò una flebile luce provenire dal terzo piano, imboccò le scale trafelata.
Istintiva com'era non aveva preso nemmeno il soprabito, e ora, digrignava i denti dal freddo, mentre avanzava affannosamente.
Lo aveva trovato al centro di un grande stanzone, gli occhi su uno degli incunaboli³: i preziosi tesori della libreria.

"Ben," pronunciò con un filo di voce.
Non seppe che dire... Quel presentimento, da quando aveva sentito parlare quelle due donne, non l'aveva più lasciata.
Sinistro era anche lui; il livore che aveva dipinto negli occhi, mentre la guardava, era simile a un demone errante che le urlava - Vattene di qui!

La ragazza indietreggiò di qualche passo, forse era stata invadente.
Un tacco le si incastrò in uno dei listelli delle travi del pavimento, e rovinò a terra.
Fu una frazione di secondo, e Ben fu accanto a lei, la teneva tra le braccia.

"Rey-Rey, mi dispiace, ti ho spaventata, ti sei fatta male?"

La giovane restò senza fiatare, tremava terribilmente e... sì, per un attimo, lo sguardo torvo che gli aveva visto le aveva messo paura, ma ora i suoi occhi erano tornati rassicuranti.
Solo sfilò la giacca facendola indossare alla ragazza, mentre l'aiutava a risollevarsi.

"Non è niente, Ben. Sto bene... scusa, non volevo disturbarti, è che non ti ho visto più di sotto e..."

Ben la guardava, deglutì mentre in una smorfia si mordeva il labbro inferiore, a mascherare quanto inadeguato si sentisse in quel momento.

"Posso chiederti che cosa leggevi poc'anzi?" cercò di cambiare discorso lei.

"Vieni" la invitò ad avvicinarsi al tomo.

Lesse Rey:
"Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si consumano al primo bacio.
Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia."
Lo guardò..." Romeo e Giulietta!" osservò, sorridendogli appena, per tentare disperatamente di smorzare la tensione che sentiva, mentre continuava a tremare.

Ben dette un'occhiata, di sotto: nella sala congressi iniziavano a spegnere le luci, si era fatta ora di andare.

"Torniamo a prendere i cappotti, ti accompagno."

Rey era stranita e lui restò silenziosissimo per tutto il tragitto.
Arrivati da Lady Tano lo guardò, teneva gli occhi bassi e la mano sul cambio.
D'istinto Rey vi lasciò scivolare su la propria; non poteva in alcun modo contenerla: la mano del professor Solo era molto grande e gelida.

Poté sentirlo sospirare impercettibilmente, mentre lei muoveva le dita accarezzando il dorso di quell'enorme pezzo di ghiaccio.
Solo ruotò il palmo, lentamente, ad incontrare quello della giovane fino a che loro dita si intrecciarono.

Rey, coraggiosamente, lo guardò fino a che lui non le restituì lo stesso, piantando negli occhi della ragazza uno sguardo carico di amarezza.
Allungò una mano verso il viso dell'uomo, con la punta del pollice gli sfiorò uno zigomo, mentre le altre dita cercavano di rilasciare il loro calore sulla gota gelida di lui.
Lo trasse appena a sé e gli posò le labbra sulla fronte, restando a contatto con la sua pelle fredda, per momenti interminabili.

Chiuse gli occhi, lei non poteva vederlo e lui... lui credeva di non poter sentire più nulla, non quel giorno, non quella notte.
Aveva scelto quella data per la presentazione, apposta per distrarsi, stordirsi con il da fare. Ma la notte era giunta, impietosa, con i suoi macabri fantasmi ad attanagliarlo più di sempre.

Gelava - lui che non aveva mai freddo - ora, così vicino a lei, si sentiva travolgere dal suo calore: quella piccola mano nella sua, l'altra sul viso.
A occhi chiusi, a pochi centimetri dal suo respiro, quel profumo lo stordiva; mirra liquida effondeva dalla sua pelle.
Nardo puro che stillava sull'acre dei tagli del passato, che lo tormentavano, riaprendosi.

"Buonanotte, Ben."

"Buonanotte,
buonanotte, Rey. Separarsi è un sì dolce dolore che dirò buonanotte, finché non sarà mattina."

Romeo e Giulietta: Atto II, Scena II

Note dell'Autrice:

¹ La frase è un riferimento a una citazione di Luke Skywalker, sul finale de Gli ultimi Jedi, durante lo scontro con suo nipote Ben Solo, su Crait.

² I'll Be Home For Christmas è la canzone emblema dei soldati al fronte.
Ben aveva qualcuno da cui tornare a casa, un tempo.
La gioiosa aria natalizia lo annienta, passo dopo passo.
I ricordi sono troppo dolorosi.
La malinconia per una vita che non c'è più lo soffoca, e lui fugge.

Ho scelto le atmosfere natalizie proprio per risaltare il contrasto tra il suo stato d'animo e quello circostante.

³ gli incunaboli: prime edizioni stampate di un'opera, di solito molto antiche.

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