Goodnight Moon
Tutti e tre finalmente insieme. Che bella sorpresa per Rey. Si sentiva al settimo cielo. Tutti e tre nell'enorme lettone. Al minimo accenno di imitazione, con tanto di vocettina stridula di Poe, dell'austero professor Solo:"Signorina Palpatine è una serata tra amici... la mia presenza sarebbe inopportuna," Rey era scoppiata in una poderosa risata, rovesciando tutte le patatine sulle coperte, e Finn e Poe si erano fiondati su di lei per tirarle cuscinate. Quest'ultima si era vendicata con il solletico. Tre bambini! Al limite del soffocamento per il troppo ridere, Rey riuscì a divincolarsi mettendosi in piedi.
"Ragazzi, perché non andiamo a bere qualcosa in un locale niente male, qui vicino?"
"Ci sei già stata?" chiese Finn, entusiasta.
"Ancora no, ma è di strada tornando dal Campus, so che ci suonano live anche degli studenti," rispose Rey.
"Ci sto, dolcezza! Guidaci nelle notti di Boston!" esclamò, di rimando, un Poe festante.
"Stasera c'è un gruppo jazz, i Figrin D'an and the Modal Nodes, sembrano essere popolari... ma adesso, fuori di qui!" disse ai due tirandoli per le braccia. "Una ragazza, per farsi bella, necessita di privacy!"
Un'oretta dopo, i baldanzosi amici, a braccetto, sfidavano il freddo pungente che lasciava un manto di brina sulle auto e i larghi marciapiedi, rischiarati appena dalla luce dei lampioni che emergevano, uno dopo l'altro, dal fitto di una nebbia che rendeva il loro sembiante simile all'aleggiare di spettri sinistri.
Per fortuna non erano che pochi isolati. Una calda, invitante luce, attraverso la vetrata appannata, e il risuonare delle note di un clarinetto, invitavano ad assaporare, presto, il tepore dell'interno.
Lasciati i pesanti cappotti che li infagottavano, i giovani si sistemarono nei comodi divanetti di pelle impunturata, color vinaccia, ordinando subito qualcosa di forte per scaldarsi.
La band non era niente male e la serata procedeva rilassata.
Il locale non era troppo pieno per essere un giovedì sera.
D'un tratto, risuonò dall'orchestrina una rivisitazione di Goodnight Moon, una hit molto in voga nei primi anni duemila. Poe guardò saettante Rey e, senza darle il tempo di replicare, la afferrò per la mano traendola a sé, al centro della sala.
La ragazza arrossì violentemente, sentendosi sotto gli occhi di tutti, ma poco dopo – complice anche l'aiuto dell'alcool – reclinò il capo indietro, sciogliendo le sue inibizioni in un sorriso disteso, contornato di un rosso carmineo che le incorniciava le labbra sottili e i denti bianchissimi, mentre il giovane uomo dai ricci ribelli le teneva una mano dietro la nuca, quasi a simulare un casquè.
Rey indossava una blusa di raso bianco e dei jeans che ne sottolineavano il fisico modellato, con comodi anfibi: uno stile semplice, ma elegante.
Il piacevole calore che irradiava dalla mano di Poe sulla sua schiena, attraverso la stoffa leggera, la avvolgeva.
Gli sorrideva, con la testa lievemente inclinata lateralmente. Presto finì per posarla sulla spalla del giovane, il quale la cingeva gentilmente, con un solo braccio, mentre l'altro era sollevato a sorreggerle la mano, a mezz'aria, come un gentiluomo d'altri tempi.
Con un braccio Rey stringeva, morbida, le larghe spalle dell'uomo che danzava con lei.
Lo smalto rosso scuro contrastava con il candore della sua pelle, con il raso bianco della camicia, e con quella immacolata dell'uomo. Anch'egli ne indossava una chiara, dei jeans blu navy abbinati stivali texani testa di moro.
I due ballavano tempia contro tempia, ad occhi chiusi, come una coppia navigata, nelle luci soffuse del club.
Presto, anche un'altro paio di coppie li avevano imitati, mentre Finn, al tavolo, sorseggiava la sua birra serafico, messaggiando con la sua bella lontana.
Quello fu l'ultimo brano della band, per quella sera.
Dopodiché, nel locale, riecheggiò musica decisamente più vivace, dal jukebox vintage, a destra del lungo bancone in legno di mogano. Oramai il buon vino aveva scaldato gli animi e l'atmosfera era sempre più frizzante: Poe, Rey e Finn danzavano insieme ad altre persone. La loro era un'alchimia perfetta, un gioco di sguardi taciti e sorrisi complici di chi si conosce da una vita.
Dalla penombra, ai margini del club, una sagoma si palesò nella luce calda del locale, mentre si dirigeva verso la cassa per pagare il suo conto.
Gli occhi di Rey, in quello stesso istante mossero lungo quella traiettoria, mentre il suo corpo si muoveva a ritmo incalzante.
Se avesse potuto scegliere di farsi inghiottire viva, dalla terra, sarebbe stato quello il momento, senz'ombra di dubbio!
Il professor Solo, dall'alto del suo metro e novanta, la guardava con il bourbon che roteava nel bicchiere, facendo tintinnare il ghiaccio che non si era ancora sciolto del tutto.
E lei per tutta risposta? Che diavolo avrebbe potuto fare per cavarsi d'impiccio?
"Professor Solo!" esclamò con voce dai decibel decisamente sopra la media – tanto che tutti i presenti sicuramente ora conoscevano il suo nome.
"Si unisce a noi?" gli andò incontro sorridente, ravvivandosi i capelli.
"Miss Palpatine... sto andando, le auguro una buonanotte e... buon divertimento."
Rey rimase a guardarlo inebetita, incapace di formulare un solo pensiero di senso compiuto, da poter proferire sillaba.
L'indomani, nei corridoi del campus, la professoressa Palpatine, nel suo rigoroso tailleur sale e pepe, camminava osservando da sotto gli occhiali chi incrociasse, per evitare di approcciarsi a un certo collega, il quale si immaginava non aspettasse altro che la sua testa su un piatto d'argento.
Nella pausa pranzo era riuscita a evitarlo per tutto il tempo, ma il consiglio dei docenti la aspettava implacabile.
Arrivò trafelata, in ritardo di un paio di minuti. Fu l'ultima ad accomodarsi: dovette quindi sfilare davanti ai suoi colleghi, mentre le guance le si colorivano. Non che fosse un problema, nessuno la metteva in imbarazzo. Tranne lui... il suo sguardo inquisitore sembrava voler penetrare fin nella sua testa, in posti in cui mai gli avrebbe consentito il benché minimo accesso.
Era il loro turno di mostrare l'esito delle ricerche svolte, fino a quel momento, sul caso O'Connel: Solo, stranamente, lasciò iniziare lei, ma era una tattica calcolata ahimè, per poi contrattaccare, dall'alto della sua esperienza, sulle fantasiose teorie della collega.
"Professor Solo," tuonò Rey, "lei vorrebbe dunque negare che dalla fine degli anni Settanta aveva preso piede la moda dei santoni? Sedicenti maestri senza scrupoli che, con la scusa della comune hippie, seducevano giovanissime prede, compiendo veri e propri riti iniziatici, durante i quali, molte di queste ragazze venivano spinte al suicidio o sacrificate come giovani vergini?"
"Non sto negando nulla, dico solo che dai santoni delle comuni hippie ai riti iniziatici è mistificazione Miss Palpatine, mistificazione, nient'altro. Siamo obiettivi, suvvia!"
Rey scalpitava. Ne avevano parlato in privato ed era stato totalmente d'accordo con lei, ora aveva cambiato versione. Quell'uomo era un sadico. Per il gusto di umiliarla e contraddirla, in presenza di tutti, avrebbe fatto carte false. A fine riunione, la giovane donna scattò per essere la prima a lasciare l'aula, ma la tortura non era ancora finita, dovevano vedersi in biblioteca e concordare gli incontri della settimana.
Solo, a grandi falcate, la sorpassò per fermarsi ai distributori di caffè a fare la ruota di pavone con i colleghi veterani, per l'uscita imminente del suo nuovo libro. Da sopra il bordo del bicchiere fumante, la osservava arrivare a passo spedito. Lei, del resto, sentiva quello sguardo venefico gelarla dentro; infastidita superò il gruppetto, imboccando le scale per la biblioteca.
Seduta al suo portatile – solo la luce della ministeriale ad avvolgerla in un cono di luce calda, mista al pulviscolo, oltre quella dello schermo che le si rifletteva nelle lenti – se ne stava assorta a leggere pile di fascicoli. Solo la raggiunse, dopo poco.
"Perché non si è fermata per il caffè Miss Palpatine?"
– Avrei voluto che ti fosse andato di traverso, pallone gonfiato impenitente.
"Abbiamo molto lavoro da pianificare per la prossima settimana e sono di fretta, Solo. Non ho tempo per il caffè," lo freddò tutta soddisfatta. Grazie a Dio era venerdì!
Solo sembrava perdere tempo intenzionalmente. Ci stava mettendo ogni impegno a tenerla lì più del dovuto, ora con la scusa di telefonate urgenti, ora avanzando improbabili difficoltà sulla modalità degli incontri. Rey, ad un tratto, esausta, lasciò cadere la penna portandosi una mano alla fronte.
"È stanca Miss Palpatine? Oh, capisco... la sua esuberanza... sulla pista da ballo, ieri sera, deve averla stremata."
Quel figlio di buona donna! – Alla faccia del sindaco Organa – Come osava?
Rey raccolse furiosa i suoi effetti e si diresse verso l'uscita.
"Ah... e... Miss Palpatine, lunedì pomeriggio, da me!"
Oh se solo la terra si fosse potuta davvero spalancare, più della bocca di quel tale. Sarebbe stato poco per il suo sadismo!
Note dell'Autrice birichina:
Allora che ve ne pare? Che combina Rey con Poe?
Domanda due: professor Solo è tornato più acido e sadico di prima?
Se sì, perché?
Avete capito qual è la band starwarsiana da me citata? Ma i Cantina Band ovviamente.
Nives.
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