08.

Amanda.

La strada per arrivare alla Death Valley sembra infinita e forse lo è. Cinque lunghe ore di strade deserte, di qualche gregge di mucche solitario e altro deserto.
Mi muovo per la milionesima volta cambiando posizione in macchina. Non sono molto alta, ma sento che le mie gambe hanno bisogno di più spazio. Poso i piedi sul cruscotto e appoggio la testa vicino al finestrino tirato giù.

Sono passate altre due ore da quando abbiamo lasciato Bakersfield e per tutto questo tempo siamo stati in silenzio. Abbiamo ascoltato almeno una ventina di canzoni e nessuno dei due ha aperto bocca.

Se qualche giorno fa mi avessero detto che avrei accettato di passare almeno una settimana della mia vita chiusa in macchina con uno sconosciuto, avrei risposto che erano matti.
E invece eccomi qua.

Sembra semplice iniziare una qualunque conversazione, ma non lo è. Non quando hai finito gli argomenti di circostanza e non conosci per nulla la persona che hai accanto. Di certo io sono una chiacchierona, ma vedo che Ethan non sopporta tanto le chiacchiere inutili, quindi provo a trattenermi.

"Devo fare pipì!" sbotto ad un tratto. Chiacchierona e senza nessuna vergogna, vi ho già detto che sono così?!

"Ora?" mi domanda Ethan continuando a guardare la strada. So che queste cose lo imbarazzano, infatti storce il naso.

"Sì, ora, sai ho quel fastidio nella parte bassa della pancia e ormai è insopportabile, devo farla ora!" dico più decisa e trattengo una risata quando lo vedo storcere il naso nuovamente.

La strada è deserta, nessuna macchina in nessuna delle direzioni. Siamo circondati da campi secchi e deserto.

"Accosta dai!" dico e Ethan rallenta accostando sul ciglio della strada. Appena la macchina si ferma salto giù. Mi allungo e stiracchio le gambe intorpidite. Sento Ethan scendere della macchina e appoggiarsi ad essa dandomi le spalle.

Mi abbasso le mutandine e accovacciandomi mi libero di questo peso.

"Credi che il resto del viaggio sarà sempre così? Io che ti aspetto mentre fai i tuoi bisogni in luoghi assurdi?!" dice Ethan e io rido.

"Probabile!" rispondo e quando ho finito mi tiro su nuovamente.
Allungo le braccia sopra le testa e mi stiracchio. Ethan è ancora girato e sta guardando la strada davanti a sé.

Ho tutto il top appiccicato al petto e alla schiena, così decido di cambiarmi. Ne prendo i lembi e tiro verso l'alto. Lo appoggio al tetto della macchina e aprendo la portiera rovisto dentro al mio borsone.

"Hai finito?" mi domanda Ethan e lo vedo mentre si gira. Non appena mi vede chiude gli occhi e si volta velocemente.

"Oh Dio Amanda!" dice e io rido. Okay non sto indossando una maglietta, ma ho un reggiseno sportivo, non sono mica nuda.

"Perché non mi hai detto che sei praticamente nuda!?" mi domanda con voce alterata.

"Perché non lo sono?! Sai sto indossando un reggiseno che si usa in palestra, che vedono un sacco di persone mentre mi alleno!" dico e rido indossando una canotta bianca.

"Sai, lo dico per te, Ethan, dovresti prendere la vita più alla leggera! Non so perché sei così timido e composto, e spero non sia per quella Violet! - mentre parlo giro intorno alla macchina e lo raggiungo mettendomi davanti a lui e posando una mano sul suo petto - Oh no, se è per lei che stai vivendo come un monaco devi assolutamente lasciarla! Sai non avrai 23 anni ancora una volta e come tutti dicono questi sono gli anni migliori, perché lasciarseli scappare così?" dico e lo guardo negli occhi. In quel verde brillante vedo una piccola scintilla e nonostante la sua espressione facciale dica tutt'altro, so che gli importa di questa cosa.

In questo momento non solo mi sembra timido e composto, ma mi sembra bloccato. Rinchiuso in una gabbia da cui non può uscire.
Mi fissa immobile e sento il suo sguardo su tutto il viso. Quando stringe leggermente le palpebre mi sembra che mia pelle prenda fuoco sotto il suo sguardo.
Rinchiuso è la parola giusta.

Mi sposto ed entro in macchina sedendomi al posto del guidatore. Metto in moto e aspetto che Ethan entri dal lato del passeggero.
Per le due ore successive guido concentrata sulla strada e non sul timido ragazzo al mio fianco che con un solo sguardo accende mille scintille sul mio corpo.

Mentre, grazie al navigatore del mio cellulare, vedo che manca poco a Ridgecrest, alla radio sento A change is gonna come di Aretha Franklin, una delle canzoni preferite di mia nonna. In pochi secondi mi vengono in mente tutti i ricordi di noi due mentre cantiamo questa canzone in salotto, in veranda, mentre cuciniamo. È per questo che mi ritrovo a cantarla.

"I was born by the river,
In a little tent,
And just like the river
I've been running ever since..."

Ethan che stava smanettando con il cellulare smette subito e si gira verso di me. Lo so, perché sento il suo sguardo sulla mia guancia destra. So che avevo detto che non avrei cantato per lui o cose simili, ma questa canzone mi prende il cuore e la mente, non riesco a non cantarla.
Vedo solo mia nonna Sheila, mentre seduta sulla sua poltrona mi guarda sorridendo mentre canto il ritornello della canzone.

"It's been real hard,
Every step of the way,
But I believe, I believe,
This evenin' my change is come..."

Quando la canzone finisce sono leggermente senza fiato e sto guidando con le mani che mi tremano. Mi manca da morire mia nonna.
Come farò a starle così lontano ancora a lungo?

"Tua nonna canta insieme a te questa canzone?" mi domanda Ethan e io annuisco senza guardarlo.

"È una delle sue preferite..." dico e sorrido mentre vedo il cartello di Ridgecrest. Prima concludo questo viaggio, e prima tornerò da lei.
Quando posteggio la macchina davanti al primo motel che vedo sono le 5 di pomeriggio e il sole è ancora molto alto. Non appena scendiamo dalla macchina Ethan si ferma a pochi passi da essa continuando a guardare il motel.

"Ed eccoci di nuovo..." dice e io rido.

"Senti entra e trova una camera, io vado a prendere uno spuntino, vuoi qualcosa?" mi domanda Ethan tenendo in mano gli ultimi contanti del suo portafoglio e indicando il bar dall'altro lato della strada.

"Sí, grazie!" dico subito. In effetti ho un po' fame.

"Cosa preferisci?" mi domanda socchiudendo gli occhi per il sole.

"Sorprendimi!" gli rispondo e lui alza gli occhi al cielo allontanandosi verso il bar. Rido tra me e me mentre penso a cosa mi porterà. Chiudo la macchina e poi decido di entrare. Il motel non è tanto migliore di dove siamo stati ieri sera. L'arredamento è abbastanza vecchio, ma sembra essere meno antiquato dell'altro.

Mi avvicino alla reception e un signore sulla cinquantina mi sorride.

"Buongiorno signorina, posso aiutarla?" mi domanda gentilmente e io sorrido passandomi una mano sulla fronte per asciugarmi il sudore. Il caldo non sembra volerci lasciare in pace.

"Sí, avrei bisogno una stanza doppia?" domando sperando ci sia una stanza con due letti singoli.

"Ma certo!" dice il signore e io sospiro. Non che mi faccia tanta differenza, ma ho capito che Ethan non sembra essere a suo agio con queste cose e se la nostra convivenza forzata dovrà continuare ancora un po', voglio che il nostro rapporto rimanga amichevole e rispettoso.

"Grazie mille!" dico sorridendo.
Mentre il signore cerca sul computer io prendo il cellulare in mano e sblocco lo schermo. Quando vedo un messaggio da mia madre lo apro e leggo velocemente cosa si è degnata di scrivermi!

"A che punto sei? Va tutto bene?"

Non sono neanche tentata di risponderle. Non voglio, non si merita nulla. In questo momento prometto a me stessa che questo viaggio sarà l'ultimo favore che farò a mia madre, l'ultimo!

"Siete qui per il mercato degli agricoltori?" mi domanda il signore mentre gli passo un mio documento per registrarci nel database.

"No, siamo di passaggio per un viaggio!" gli rispondo e lui annuisce. Poco dopo sento la porta dietro di me aprirsi e Ethan mi raggiunge e mi passa un muffin ai mirtilli incartato.

"Grazie!" gli dico quasi sorpresa che abbia indovinato i miei gusti. Ne addento un pezzo e il signore ci passa le chiavi della stanza indicandoci le scale.

Noi lo ringraziamo e poi usciamo per prendere in bagagli dalla macchina. Mi carico in spalla il mio borsone e Ethan prende la sua valigia.
Continuo a mangiare mentre saliamo i tre piani di scale che ci portano fino alla nostra stanza.

Ethan apre la porta e vedo la sua schiena davanti a me sussultare quando nota i due letti singoli.

"Sei riuscita a trovare una doppia!" dice quasi felice.

"Sì, mi fa piacere sentire tutta questa gioia! Non pensavo di scalciare così tanto di notte!" dico facendo una battuta e lui si gira verso di me con sguardo mortificato.

"No, scusa non intendevo questo!" dice e io annuisco tranquillizzandolo. Capisco la sua reazione, anche a me fa piacere dormire da sola e non con uno sconosciuto al mio fianco. Per quel che so di Ethan potrebbe ancora essere uno psicopatico. O forse no, non ha il carattere adatto, forse tra i due potrei essere io la psicopatica!

Mi muovo per la stanza e noto che il bagno è più grande di quello di ieri sera e ne sono grata. Ha anche un finestrella dove può entrare un po' d'aria. La apro subito facendo arieggiare il bagno. Poi faccio lo stesso in stanza e accendo anche l'aria condizionata piazzandomi giusto sotto il getto d'aria.

"Non fare così! Finirai per ammalarti..." dice Ethan mentre rovista nella sua valigia.

"Credo di essermi ammalata una sola volta in tutta la mia vita, un po' d'aria fresca non può farmi così tanto male!" dico guardandolo e lui annuisce senza ribattere tornando a sistemare le sue cose.

Poco dopo mi sposto e decido di fare una doccia. Prendo un cambio e i miei prodotti per i capelli e mi chiudo nel bagno. La doccia fresca sembra rigenerarmi da tutto questo caldo insopportabile.

Quando ho finito indosso un paio di shorts e un top color azzurro. Raccolgo le mie cose e poi ritorno in stanza buttandomi sul letto.
Ethan alza lo sguardo dal suo cellulare e mi osserva. Quando nota che ho i capelli bagnati si alza e prende il telecomando dell'aria condizionata spegnendola. Io alzo gli occhi al cielo.

"Credo mi farò una doccia anch'io!" dice subito dopo e io annuisco. Ethan posa il cellulare sul comodino e dopo aver preso la sua roba si chiude in bagno a sua volta. Rimango ferma ad osservare il soffitto mentre ascolto l'acqua scendere. Poi un rumore leggero, ma insopportabile inizia ad attirare la mia attenzione. Mi guardo intorno e poi capisco.
Il cellulare di Ethan.

Non appena noto questo dettaglio nella mia mente sento solo una cosa: la voglia di sbirciare.

Mia nonna mi ha sempre detto che sono un'impicciona e io ho sempre negato, ma so che ha ragione.
Sento la voglia irrefrenabile di dare solo un'occhiata, solo un secondo per capire meglio Ethan. Così lo faccio.
Mi alzo dal mio letto e raggiungo il suo sedendomi comoda. Prendo il mano il suo cellulare e osservo le continue notifiche che gli arrivano. La maggior parte sono email, sembrano email di lavoro, parlano tutte di progetti, consegne, date di scadenza e soldi.

Alcune di esse si intervallano con messaggi di sua madre e di suo padre. Sembrano messaggi preoccupati. I suoi genitori sanno dov'è?
Scorro in giù e vedo molte chiamate perse da questa Violet.
Sono sicura al 100% che sia la sua ragazza, e infatti sotto tutte queste notifiche noto la foto che fa da sfondo. C'è Ethan, una ragazza bionda con gli occhi azzurri, credo questa Violet e poi due signori più anziani. Forse il padre di Ethan e il padre della ragazza? Non ne sono sicura.

In quel momento sento l'acqua della doccia spegnersi così mi affretto a tornare al mio posto. Il rischio mi piace, ma non voglio essere beccata con le mani nel sacco.

Quando Ethan esce dal bagno indossa una camicia di lino chiara e dei pantaloncini corti. Anche lui si stende sul letto e per la prima volta non prende subito in mano il suo cellulare. Lo osservo mentre fissa il soffitto della stanza e posso chiaramente vedere che qualcosa lo turba.

"Tutto bene?" gli domando e sembra così soprappensiero  che non sente subito la mia domanda.

"Cosa?" mi domanda voltando il viso verso il mio letto.

"Va tutto bene?" gli domando e ora mi sente forte e chiaro. Si volta verso il suo cellulare e poi torna a fissarmi.
Scuote la testa, ma non aggiunge una parola.

Ancora mi chiedo cosa ci stesse facendo a Fresno da solo, senza un passaggio e senza soldi?!!

"Ethan so che ci conosciamo appena e ho capito che non sei uno di molte parole, però se hai bisogno di parlare con me puoi farlo! Pensala così, mi vedrai ancora per pochi giorni e poi mai più..." gli dico e sembra convincersi.

"Sai la vita non è vivi il momento e non ci pensare mai più, non per tutti. La mia vita non è mai stata così, per niente. Ogni giorno sapevo esattamente cosa dovevo fare, cosa mi sarebbe successo. Non so cosa si possa provare a vivere senza pensieri. E come puoi vedere tutto ciò mi perseguita!" dice e capisco che intende le mille notifiche del suo cellulare.

Il suo discorso è stato piuttosto vago, ma sono comunque contenta che si sia aperto con me. Per me è così facile fidarsi e parlare con tutti, invece per Ethan non lo è, e questo è un grande passo avanti.

"Be' puoi sempre spegnere tutto e lasciare che io, maestra del vivere il momento, ti aiuti!" dico e spero di farlo ridere un po'. Quando succede sorrido. Ethan mi sembra una persona così gentile e buona, e non capisco proprio perché debba essere perseguitato da mille pensieri.

"Che ne dici andiamo ad esplorare questa bellissima cittadina? Il signore alla reception ha accennato ad un mercato di contadini!" dico e Ethan ride più forte.

"Vuoi veramente vedere un mercato di contadini?" mi domanda e io balzo giù dal letto mettendo le mani sui fianchi.

"Perché no?" dico. Tanto dobbiamo passare il tempo e perché non vedere cosa offre questa città?

Ethan mi guarda ancora una volta e poi si tira su dal letto a sua volta.

"Eh va bene Amanda, andiamo a vedere i contadini!" mi dice e il mio sorriso si allarga sul viso. Indosso la borsa a tracolla e poi mi avvicino a lui. Noto che non ha preso con sé il suo cellulare. Lo fisso sul comodino e Ethan segue il mio sguardo per poi riportarlo su di me sorridendo.

"Ti ringrazio Amanda..." mi dice e poi esce dalla stanza per primo. Osservo la sua schiena e sorrido. Forse io e Ethan non siamo poi così tanto diversi...

***

Ciao a tutti!
Questo è stato un periodo, un mese, veramente particolare. Come credo lo sia stato per tutti. Stare in casa senza vedere nessuno mi ha tolto un po' il fiato e non riuscivo a concentrarmi su nulla. Quindi mi scuso se non ho più aggiornato!

Spero vi piaccia!
Baci.

Sophia.

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