Ch. 56: Non c'è due senza tre
《Quel che importa non è vincere o perdere, ma accettare serenamente la sconfitta.》
ABRAHAM LINCOLN
- Apri!
- Si può sapere che diamine è successo? - Ben apre la porta a petto nudo e mi studia preoccupato.
Ha i capelli castani scompigliati, la faccia rossa e un'espressione da: "che cazzo ci fai qui a quest'ora?".
- Ti stavi facendo una sega? - Ridacchio e lo supero, infilandomi in camera sua senza chiedere permesso.
- No, idiota! - Lo sento sospirare rassegnato dietro di me.
- Noah, amico mio, cercavo te! - Lo raggiungo e mi butto sul letto accanto a lui, sulle coperte di DragonBall. Si irrigidisce, infossa la testa nelle spalle ossute e raggiunge un grado di bianco in più rispetto alla sua carnagione.
In effetti, a parte un paio di ciao, non ci siamo mai rivolti la parola.
- Mi serve un favore! - Esordisco senza preamboli. Mi osserva di sbieco e, diffidente, si allontana di qualche centimetro.
- Devo scoprire il numero della stanza di una certa Erika che sta qua al dormitorio femminile.
Ben si appoggia allo stipite, incrocia le caviglie e mi guarda minaccioso.
- E Noah la dovrebbe conoscere?
- No, ma qualcuno mi ha detto che sa fare magie col pc e che ogni tanto entra nel sistema della scuola per trovare le domande dei test. - Ammicco verso di lui.
Ben si spiaccica il palmo sul naso. Il viso gli si deforma mentre il peso della mano scende oltre la bocca e il suo coinquilino lo incenerisce con gli occhi azzurri.
- Tranquillo, amico! Non mi interessa cosa fai! Ho solo bisogno di quell'informazione. - Gli sorrido amichevole, dandogli una pacca sulla schiena che lo butta in avanti.
- Non puoi chiederlo domani alla reception? - Si massaggia, alzandosi.
- Forse non è chiaro, mi serve ora e stiamo perdendo tempo! - Freno la voglia di urlare "Muoviti, cazzo!"
Mi fissa assottigliando lo sguardo, studiandomi attentamente, io sollevo le sopracciglia e tiro le labbra in una linea sottile.
Sbatte le braccia lungo i fianchi e seppur contrariato afferra lo schienale della sedia e si mette in postazione.
Io mi affianco a Ben e lo osservo curioso. La luce dello schermo gli si riflette sul viso mentre le dita digitano frenetiche sulla tastiera, diffondendo un ticchettio continuo in tutta la camera. Di quello che appare sul monitor non ci capisco nulla, sono codici, intervallati da spazi e punteggiatura che scorrono veloci.
- Stanza 221. - Rotea sulla sedia girevole, tornando a guardarmi, - Erika Cox, Secondo piano. - sogghigna vittorioso.
Merda!
Faccio scivolare Noah di lato insieme alla sedia e studio l'edificio in scala che rappresenta il dormitorio femminile.
Secondo piano, una, due, tre, quattro, cinque! Ok!
- Grazie, amico, ti devo un favore! - Gli scompiglio i capelli neri.
Mollo una pesante pacca a Ben sulla spalla, resa rigida dalla posizione contrariata a braccia conserte, e mi sporgo verso il suo orecchio: - Fratello, non è che hai un profilattico?
- Tra te e Luis, dovranno farmi santo! - Borbotta allungandomi la bustina argentata che estrae dal cassetto della scrivania.
Porto due dita alla fronte e con un gesto veloce lo saluto catapultandomi fuori.
Attraverso il cortile quasi correndo. Fa un freddo fottuto!
Il cuore batte, mi sento leggero, guardo il cielo notturno, è terso e pieno di stelle, mi sento vivo.
In giro non c'è anima viva ma alcune luci dello stabile sono ancora accese.
Secondo piano. Una, due... seguo la linea di finestre col dito.
Eccola!
Se mi aprisse, sicuramente, sarebbe più facile ma con lei mai nulla lo è.
Poggio un piede sul corrimano in metallo che delimita i tre gradini dell'entrata secondaria e mi isso sul tettuccio in cemento. Arrivare al primo piano non è difficile da qui, ma il secondo come cazzo lo raggiungo?
Chiudo gli occhi e inspiro l'aria gelida dal naso. Qua va a finire che mi ammazzo!
Allungo un braccio, mi prendo un istante per raccogliere il coraggio e mi lancio lateralmente nel vuoto. Mi aggrappo con tutte le mie forze, grattando le dita e le unghie sulla parete ruvida che vi è dietro il reticolo in legno. Sono vivo? La struttura che si intravede nei buchi del rampicante che ricopre metà del fabbricato inizia però a schiodarsi dal muro, flette di una decina di centimetri. Mi sento cadere all'indietro ma di colpo si blocca.
- Non hai sentito un rumore? - Una voce femminile giunge da sotto.
Resto immobile appeso come un pirla, pregando di non sfracellarmi.
- Sarà qualche gatto che vive qui nel parco. - La rincuora l'altra, prima di aprire il portone, dal quale sarei potuto entrare comodamente, se solo fossero arrivate cinque minuti fa!
A fatica cerco un appiglio coi piedi e ignorando gli scricchiolii sinistri che aumentano a ogni movimento, inizio a salire.
Fanculo ai film, lì è tutto più facile! Persino la volta in cui sono fuggito da casa di Hanna è stata un gioco da ragazzi, era al primo piano e la veranda era vicina.
Affianco quella che spero essere la finestra giusta e, allungandomi, batto sul vetro, cercando di raggiungere il cornicione.
Si spalanca, io mi appendo alla sporgenza e con uno slancio sono dentro.
Una moretta mi accoglie al centro della stanza, con le braccia piegate sui fianchi e l'aria divertita.
- Hey! - Esordisco distrutto, liberandomi di qualche foglia rimasta addosso.
- Sei fortunato, almeno questa non è edera velenosa! - Risponde lei.
Sbatto le mani sui pantaloni della tuta un po' sgualcita stupito dalla sua intraprendenza.
- Pensa che culo! - Le faccio un occhiolino.
- Sì, un culo proprio niente male! - Si inclina di lato per ammirare meglio il mio fondoschiena.
Ridacchio, sistemandomi la giacca.
- Sono di troppo? - La voce irritata di Lex mi richiama immediatamente verso la parte destra della camera. È seduta sul letto a gambe incrociate con la nuca appoggiata alla parete e una maglia bianca degli Aristogatti che le arriva appena alle cosce.
- Che diamine ci fai qui? - dalla faccia imbronciata, non sembra felice della mia entrata a effetto.
- Pensavi davvero di poter mettere fine alla nostra chat in quel modo? - Sollevo un sopracciglio.
- No, no! Fermi tutti! - Si intromette Erika, - Quindi la schermata aperta sul pc, sul come fare sexting, non era una pubblicità? E tu ti stavi davvero... - esclama incredula.
Lex, salta giù dal letto e la interrompe: - Non dovevi uscire? - La spinge verso la porta.
- Ma è quasi l'una di notte! - Brontola.
Una pagina sul Sexting?
- Ok, ok, vi lascio soli! Ciao Malessere! - urla dopo che la porta si è già richiusa.
- Cos'è un malessere? - Sorrido divertito, osservando Alexis con la schiena a bloccare l'uscio, i capelli scompigliati dall'improvvisa colluttazione con l'amica e paonazza per l'imbarazzo.
- Ti pare normale entrare da una finestra al secondo piano? - Cambia palesemente discorso e si soffia via una ciocca dal viso cercando di ricomporsi.
È raro vederla così a disagio.
Alzo l'angolo delle labbra, raggiungendola.
- Quindi prima, anziché essere sdraiata, eri al computer a scopiazzare tecniche di masturbazione? - Mi fermo a pochi centimetri da lei e i miei occhi incontrano i suoi.
- No, io... Non... Io non mi sono mai messa al pc! - Nega con le guance che stanno per prenderle fuoco.
Appoggio una mano sul muro e mi avvicino alla sua testa.
- Meglio, vuol dire che eri davvero sdraiata su quel letto e che ti stavi toccando, seguendo ciò che ti dicevo. - rido, immergendomi nei suoi capelli intrisi del profumo di shampoo.
Resta immobile con il naso a sfiorarmi la spalla.
- Sei un coglione, lo sai?
- E tu, un'acida del cazzo! Ma ciò non toglie che sia la verità e che, fino a prova contraria, sei ancora eccitata quanto me. - Scandisco ogni parola contro il suo orecchio.
Lex Inclina il viso seguendo il movimento della mia bocca, che le sfiora la guancia scendendo lungo la mandibola, e raggiunge le mie labbra.
È un movimento leggero, morbido, dolce, che manda a puttane la mia regola di non baciare nessuna. L'ho infranta nell'esatto momento in cui l'ho rivista e ancora non riesco a farne a meno.
Le sollevo appena la maglia e le mie mani si aggrappano ai suoi fianchi, mentre i nostri respiri si trasformano in ansiti e la dolcezza diventa impazienza.
Fosse stata un'altra, me la starei già sbattendo in questo istante. Niente baci, solo una scopata.
Porca puttana, quanto la voglio.
Il mio dito scorre, senza permesso, verso il suo inguine e un istante dopo averle scansato le mutandine le scivola dentro, fino in fondo.
Colta alla sprovvista, tenta di piegarsi contro il mio braccio ma il peso del mio petto la tiene inchiodata alla porta.
Non l'ho sfiorata prima di quest'intrusione e lei trema e si stringe intorno al mio medio. Cerca di ricomporsi, ma non le do il tempo di farlo, inizio a muovere la mano.
Un gemito le sfugge involontariamente mentre appoggia la fronte sulla mia clavicola.
- Dicevi? - sussurro.
- Che sei uno s~
La interrompo tornando a baciarla.
Il sapore dolce aspro del sangue stuzzica le mie papille gustative. Non mi lamento per il dolore che avverto nel punto in cui i suoi denti hanno stretto il mio labbro, troppo concentrato sul movimento morbido della sua lingua che mi scorre sul taglio, prima di insinuarsi di nuovo, lentamente, nella mia bocca.
Del bacio leggero di poco fa non è rimasto nulla, ma questo, profondo e passionale, ha il potere di mandarmi ai matti.
Tolgo la gamba che obbligava le sue a restare aperte e, privandola del piacere che le stavo dando, tiro la stoffa dei miei pantaloni per allentare la pressione che sta diventando insopportabile.
La mano di Alexis raggiunge la mia e la sfiora, prima di modellarsi sul rigonfiamento nel mezzo.
Cazzo!
Ogni movimento dei suoi polpastrelli mi arriva amplificato attraverso la tuta.
Devo calmarmi! Non sono più un ragazzino, eppure ho il cuore che sembra uscirmi dal petto.
L'erezione aumenta più di quanto credessi possibile e la punta gonfia si spinge dolorosamente oltre l'elastico dei boxer.
I suoi denti bianchi appaiono sotto un'espressione maliziosa, consapevole dell'effetto che mi provoca. È una stronza e odio dargliela vinta, ma cazzo quant'è bella.
La sensazione che provo quando decide finalmente di privarmi dei boxer è liberatoria, anche se l'aria fredda avvolge fastidiosamente la pelle bagnata.
Dio, sì! Esulto vedendola arretrare di un passo.
Me la immagino già inginocchiata di fronte a me, come in ogni fottuto sogno in cui mi sveglio sudato.
Lei però non sembra avere la minima intenzione di assecondare i miei desideri più oscuri e, contro ogni previsione, si china, sfilandosi delicatamente le mutande.
Il triangolino di stoffa mi colpisce il petto ricadendo a terra mentre mi fissa con la stessa voglia che ho visto illuminarle gli occhi durante la nostra prima volta.
Fanculo tutto!
La ragione si perde e il mio corpo reagisce al suo, senza che io ne abbia più il controllo.
Sono di nuovo su di lei. Una mano premuta sul suo seno l'altra a sollevarle la coscia contro il mio fianco. La mia erezione scivola tra le sue gambe.
È bollente.
Lentamente scorro avanti e indietro, pregustando il momento in cui mi accoglierà dentro di sé e, nel mentre, succhio ogni centimetro del suo collo.
- Lucas... - Bisbiglia senza ossigeno, abbandonata al momento.
Strizzo le palpebre e serro i denti. Odio quando ansima il mio nome perché ogni volta una scossa dolorosa mi attraversa, dalle palle al cervello.
Raggiungo a fatica la tasca dei pantaloni, calati a livello delle ginocchia, e approfitto della posizione per afferrarle coi denti il capezzolo, che spunta turgido da sotto il cotone leggero. È da quando ho visto quella foto che volevo farlo.
Mugola per il piacere, forse misto a dolore, mentre io indosso il preservativo. Vederla così sensibile e disponibile mi eccita all'inverosimile.
Ovviamente, Lex non può stare buona un cazzo di minuto. Afferra la mia nuca e riporta la mia bocca sulla sua, impaziente di sentirmi dove mi vuole.
La mia punta si ferma sul suo ingresso e il mio corpo resta immobile, mentre le nostre lingue si cercano, frenetiche.
Vorrei bloccare il tempo in questo istante in cui aspettativa, eccitazione e desiderio sono all'apice e il cuore esplode nel petto.
Una volta cominciato, il nostro momento potrà solo finire.
Dopo questa stupida scommessa cosa resterà?
Abbandono ogni pensiero quando la sento venirmi incontro con il bacino e sogghigno sulla sua bocca, soddisfatto dal saperla insofferente.
L'accontento. Con un colpo deciso forzo il passaggio. Entro dentro lei, poi proseguo lentamente, facendomi largo, centimetro dopo centimetro, fino a sentirla sollevarsi sulle punte per darsi sollievo dal mio ingombro.
Attendo appena un istante, godendo del suo calore e della sua costrizione.
Ok, vediamo chi vincerà!
Esco e mi spingo nuovamente verso l'interno, tenendole una mano premuta dietro la schiena e l'altra a sostenerle la coscia alzata.
Con un crescendo controllato, aumento il ritmo, ansimando con lei a ogni affondo.
- Lucas... - Pronuncia il mio nome soffiandolo, come fosse un gemito, contro il mio orecchio. E il battito risuona talmente forte nel petto e nei timpani da essere insopportabile.
La sua lingua umida raggiunge il mio collo e le sue labbra si premono sulla porzione di pelle dietro l'orecchio.
- Dicevi qui, vero? - le sue parole si fanno spazio tra i nostri respiri accelerati, provocatorie e sensuali.
Che cazzo?! Fanculo a obbligo o verità.
Così è sleale. E purtroppo funziona, perchè dopo solo un minuto, ho già il cazzo percorso da fremiti.
Mi levo da lei, infastidito dal troppo piacere, e la giro di schiena.
Raccolgo lentamente i suoi polsi e li blocco contro la porta, sopra la sua testa. Approfitto di ogni secondo per diminuire la pressione che mi pompa in mezzo alle gambe
Alexis volta il viso oltre la spalla, con le labbra gonfie socchiuse e gli occhi lucidi per l'eccitazione. Porca puttana, è la cosa più sexy che io abbia mai visto.
Porto la mano libera sul suo culo perfetto, lasciato completamente scoperto dalla maglia arricciata, e affondo nuovamente dentro di lei, godendo di un panorama che supera di molto ogni mia più oscura fantasia.
Mi obbligo a distogliere lo sguardo, dopo aver vanificato totalmente il sollievo dato dall'interruzione per il cambio di posizione.
Cerco di concentrarmi e di muovendomi meccanicamente ma, anche così, le mie sensazioni continuano ad amplificarsi.
Merda!
Lei non smette di assecondare le mie spinte, ben lontana dall'orgasmo.
Stringo gli occhi, ingoiando la saliva e ricacciando il calore che mi risale lungo l'inguine.
Devo quantomeno farla venire!
Le libero le braccia e aderisco col petto alla sua schiena. Le mie mani trovano i suoi seni morbidi, poi scendono sulla sua pancia tesa e una le afferra l'anca, mentre l'altra prosegue fino al clitoride.
Entro in lei con stoccate decise e contemporaneamente muovo veloci le dita. Finalmente il suo respiro si fa più affannoso e inizia a gemere.
Sentirla godere però è un'iniezione di adrenalina che infiamma le vene.
Non posso!
Come ustionato mi ritraggo prima di raggiungere l'apice.
Faccio due passi indietro, respirando profondamente e ringraziando di aver evitato per un soffio la catastrofe, ma quando sollevo lo sguardo, Alexis è voltata verso di me e mi fissa preoccupata.
L'umiliazione si sostituisce ad ogni pensiero.
Mi sento morire e impreco nella mia testa, con il membro turgido ancora in bella vista.
Ho scopato con una decina di ragazze, solo negli ultimi tre mesi e mai ho avuto problemi di durata. Perché con lei deve essere così?
Arretro di un altro passo, ricadendo seduto sul letto, sconfitto.
Ho perso. Un secondo in più e sarei venuto, questo lei l'ha capito.
- Levati dal cazzo! - Le ringhio.
- Lucas, ma che... - Mi guarda titubante, con aria spaventata.
Mi afferro i capelli sudati sulla fronte, tirandoli fin quasi a strapparli.
- Hai vinto, va bene? Vai a raccontare quel cazzo che ti pare a chi vuoi! Ma sparisci, Alexis! - Sputo.
La odio!
Vedo Alexis indurire lo sguardo.
- Per cominciare sei venuto tu in camera della mia amica! Quindi non vado da nessuna parte! - Solleva un sopracciglio e l'attenzione le cade sul mio membro che ancora si contrae insoddisfatto tra le gambe.
Mi sento nudo. Lo sono, cazzo!
Sospira rumorosamente, richiamando il mio sguardo.
I suoi occhi d'ambra, che ora pare liquida, si incollano ai miei. Afferra l'estremità della sua maglia e la solleva fino a sfilarla, restando nuda di fronte a me.
Osservo ogni suo movimento, incapace di formulare un pensiero.
Mi raggiunge e le sue dita si stringono alle mie spalle. Sinuosa si posiziona a cavalcioni sopra di me, senza mai recidere la linea di congiunzione tra i nostri sguardi.
Io rimango immobile, come un emerito coglione, seduto sul bordo del letto con i pantaloni calati alle caviglie.
Avvicina il viso al mio e mi scruta da una distanza inesistente.
- Lucas, ti prego, per una volta fai solo ciò che ti viene bene.
- Sarebbe? - Aggrotto le sopracciglia.
- Baciami! È l'unico momento in cui non dici minchiate! - Sussurra acida e sorride.
E io non me lo faccio ripetere
Si cala lenta e stretta sulla mia asta e, a questo punto, non ho più nulla da perdere. Avendo abbandonato ogni briciolo di dignità, rabbrividisco nella sua bocca quando mi avvolge fino alla base.
I miei palmi aderiscono alle sue natiche e la guidano nel movimento che va via via ad aumentare.
Ansima e geme contro la mia guancia. Io, oramai oltre il limite, avverto il cazzo fremere e, con un rantolo soffocato, annuncio definitivamente la mia sconfitta.
Resta ferma sopra di me ancora qualche istante, percependomi diventare meno ingombrante.
Mi stringe in quello che potrei persino confondere per affetto. Godo ancora delle sue braccia che mi cingono il collo e del suo corpo, premuto contro il mio in questo momento di quiete, ma rinsavisco sentendomi scivolare fuori da lei.
Scende dalle mie gambe, raccogliendo la maglia da terra con un espressione da bambina sul viso che non riesco a decifrare. Io mi affretto a sfilare il profilattico pieno e a rialzarmi i pantaloni.
- Le tue tempistiche non sono migliorate granché! - Sogghigna, infilandosi la maglia mentre io muoio un altro po'.
Mi dirigo spedito verso la porta.
- Hai vinto Alexis. Ora mi levo di mezzo! Contenta?
- Sì, abbastanza! - Mi segue, e si ferma sulla soglia della porta. Io, ormai fuori, mi volto per guardarla un'ultima volta con tutto il disprezzo di cui sono capace.
- Vediamo la prossima volta se andrà meglio... Dicono la terza sia quella buona! Ci vediamo a lezione, Lucas! - Le guance le salgono a sfiorarle le ciglia e le labbra le seguono a mezzaluna. Dondola sulle punte dei piedi, come una bambina, e per un secondo rivedo l'Alexis di tanti anni fa, quella che mi salutava sulla porta di casa della nonna.
"La prossima volta". Quella frase mi esplode nella testa, disintegrando ogni barlume di capacità cognitiva rimasta. Resto inerme, in un corridoio in cui teoricamente non potrei essere, nel pieno della notte, a fissare una porta che ormai si è richiusa, chiedendomi che cosa ho sentito.
Alexis è un veleno. Uno di quelli che ti uccide lentamente e silenziosamente, senza che tu te ne accorga. È una droga, che ti porta a mille e poi a zero, dalla quale non riesci a ripulirti. È uno di quei sogni in cui vuoi correre ma le gambe sono ferme. E io sono così, immobile, ma con l'assurda speranza di poterla raggiungere.
🖋Spazio autore
Sera a tutti.
Il ch è stato lungo... e per rispettare il giorno di uscita non ho ricontrollato un tubo!😅👌
Avrei voluto rendere meglio la loro, prima, seconda volta. Temo sia riuscito un po' meccanico e piatto ma vi giuro😮💨 se lo risistemavo ancora finivo a dare di matto.😱
Che dite? È migliorato almeno un po' il nostro povero Lucas?
E dove andava Ash?
Alla prossima ragazzi❤️
Ps: Come al solito GRAZIE per aver letto anche questo ch🫶 per ogni stellina, commento o lettura😭🙏 siamo quasi alle 60k letture e davvero grazie! 😅 Purtroppo per essere notati su wp ne servono almeno 1o2M... ma chissà🤣🤣🤣 alla fine, sognare è gratis!
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