Ch. 5: Hanna
《Una nuova conoscenza è
un esperimento, un nuovo
amico è un rischio.》
Ezra Pound
Qui a scuola, sono l'argomento principale.
Girano voci sul fatto che mi sarei battuto da solo contro un gruppo di motociclisti. Qualcuno parla addirittura della gravidanza di una ragazza di terza, in cui c'entrerei qualcosa. Una fonte "attendibile" ha raccontato di avermi visto ballare con una più grande, sabato sera, e di averne sentito i gemiti provenire dal bagno, poco dopo.
Direi che mi è andata bene!
Sicuramente essere un Morris ha contribuito a crearmi l'immagine del figo appena trasferito, per quanto il 90% delle voci siano inventate.
Ciò che però mi lascia perplesso, sono le dicerie sul coinvolgimento di Liam in un grosso giro di droga. Sono certo non sia possibile, ma il comportamento di mio fratello, questa mattina, era sicuramente sospetto.
Ora, in ogni caso, non ci voglio pensare. Voglio solo godermi la sensazione di leggerezza che ho in testa, dopo aver avuto da Alexis la conferma che la polizia non cercasse me.
Le lezioni si susseguono in un'agonia di noia e svogliatezza.
Nessuno dei miei compagni sembra aver voglia di stare qui, in questa claustrofobica stanzetta ingrigita.
Il tipo smilzo in prima fila continua a sminuzzare istericamente, con l'unghia, la sua povera gomma; la ragazza afro vicino alla porta non fa altro che dondolarsi sulla sedia; e sono quasi sicuro che il ragazzo alto in ultima fila stia dormendo nascosto dietro al libro di storia dalla lezione precedente.
Persino alla professoressa, che in questo momento sta spiegando algebra, si legge chiaramente in faccia il desiderio di abbandonare noi scansafatiche, per tornare a quella che è la sua vita fuori da qui.
Mi perdo nei miei pensieri, ipnotizzato dal ticchettio del gesso sulla lavagna e dai gesti veloci della mano che precede il susseguirsi dei tratti sullo sfondo verde bottiglia.
■Marzo, Quarta liceo■
- Ho poco tempo! - Esclamai, rude, con lo sguardo fisso sulla lavagna, slacciandomi i pantaloni e lasciandoli ricadere lungo le cosce.
Le sue mani smisero di accarezzarmi gli addominali e il suo seno prosperoso si staccò dalla mia schiena. Mi girò attorno, accucciandosi ai miei piedi, in equilibrio sui tacchi alti delle solite décolleté che amava indossare.
- Hai sempre fretta! - Sbuffò indispettita, mentre si raccoglieva i capelli in una crocchia sopra la testa, inumidendosi le labbra.
I nervi delle mie mani si contrassero nel notare il lampo di desiderio che le attraversò gli occhi.
Mi aggrappai alla lavagna, impedendo alle mie ginocchia di cedere, quando un senso di vuoto si face largo nella mia gola.
Una decina di minuti dopo, iniziai ad avvertire un calore crescere ad ogni affondo e ad ogni leccata. Ero prossimo all'orgasmo ma, consapevole che per lei non sarebbe stato ammissibile, la fermai. - Stenditi sulla cattedra! - Ordinai, vedendola fremere dall'eccitazione.
La professoressa Allen amava dare ordini a chiunque, ma sapevo quanto le piacesse il mio atteggiamento predominante durante i nostri incontri. Credo fosse proprio questo il motivo per cui, in qualche modo, fosse disposta a piegarsi alle mie condizioni.
Non avevamo mai scopato, e non ne avevo intenzione, ma per quanto questa mia scelta ferisse il suo ego, l'accettava nella convinzione di potermi col tempo conquistare. Inoltre temeva che, forzando troppo la mano, io me ne potessi andare, e lei non voleva perdermi!
Ero la sfida che non riusciva a vincere, il rompicapo a cui non trovava soluzione, l'oggetto di un desiderio che non poteva sfumare. Non poteva avermi, e nulla al mondo si desidera più di ciò che non si può ottenere.
Con lei, mi mostravo sempre sicuro e imperturbabile. Avevo troppo poco da perdere per farmi piegare. Lo sapeva bene. Per questo, mi odiava. Per lo stesso motivo, mi amava.
- Scopami Lucas! - Implorò, in estasi, prossima a venire, stendendo le braccia sul piano della cattedra, oltre la sua testa.
Non perdetti tempo a rifiutare la sua richiesta; molte volte avevo già chiarito che, con lei, non sarei andato fino in fondo.
Mi concentrai sul movimento delle mie mani. Una tra le sue gambe, l'altra sulla mia asta e, non appena la sentii gemere, le macchiai il ventre piatto e fin troppo atletico per appartenere ad una donna che sarebbe potuta essere mia madre.
Rialzandomi i pantaloni, recuperai lo zaino e mi affrettai a raggiungere la porta chiusa a chiave.
- Lucas, aspetta! -
- Ho un appuntamento! - Risposi, voltando a malapena il viso oltre la spalla.
- Con una ragazza? - Si affrettò subito a chiedere, assottigliando lo sguardo glaciale, dopo essersi ripulita ed ancora intenta a sistemarsi i capelli scuri.
- Con tuo figlio! - Posi fine a quella fastidiosa conversazione e, senza attendere oltre, uscii dall'aula.
Quando, finalmente, suona la campanella che annuncia la fine dell'ora, rilasso le dita che, senza che me ne accorgessi, avevano stretto la stoffa dei jeans fino allo spasmo. Deglutisco a fatica, perso nel frastuono di sedie che stridono; banchi che si spostano; armadietti che si aprono. Il tutto si mischia agli schiamazzi dei ragazzi, che si riversano fuori dalle aule.
Resto fermo, seduto al mio banco, ancora per qualche minuto. Ho sempre odiato chi si scapicolla per arrivare primo e in ogni caso ho bisogno di riprendermi dai ricordi che, senza consenso, mi hanno occupato la mente.
Fingo di non notare le occhiate interessate che mi rivolgono le mie compagne di classe e le ragazze delle altre aule, che sfilano fuori dalla porta.
Lex è ancora seduta al suo posto. So che, come me, odia trovarsi immersa nella folla che sgomita. Dopo un po' d'attesa, si alza, senza mai voltarsi nella mia direzione. Afferra lo zaino e si incammina, rigida e silenziosa verso l'uscita.
Per lei io non sono qui, eppure sono pochi i passi che ci dividono.
Sono tornato a non esistere.
La osservo in ogni suo movimento, mentre si appresta a varcare la porta.
È diventata davvero bella, per quanto mi costi ammetterlo.
Non è una di quelle bellezze che risaltano; è l'insieme dei particolari che combaciano alla perfezione a renderla tale. Il profilo delicato, i lunghi capelli, le labbra carnose, gli occhi grandi pieni di riflessi dorati... è un'opera d'arte!
Mi concedo un'ultima occhiata furtiva al suo fondoschiena, strizzato nei jeans, quando si volta di scatto e mi fulmina con la coda dell'occhio, sparendo al contempo dalla mia visuale.
Inizio seriamente a chiedermi se Alexis Micheal sia in possesso di qualche strano dispositivo che la avverte una frazione di secondo prima che io faccia l'ennesima figura di merda, o se abbia solo un sesto senso fuori dal comune.
Butto esasperato la testa all'indietro, spettinandomi i capelli e, rilasciando un lungo sospiro, decido finalmente di alzarmi e di raggiungere i miei compagni.
◇♡◇♡◇♡◇♡◇♡◇♡◇♡◇
Mentre tutti si spostano verso l'aula di scienze, una ragazzina con i capelli rossi e le lentiggini mi afferra timidamente per un lembo della maglietta. È minuta, mi arriva al torace. Probabilmente frequenta la prima.
Tiene gli occhi fissi sulle mie scarpe, mentre le sue dita stringono ancora il tessuto del mio indumento.
- S-scusa, mi piaci davvero moltissimo... vorresti uscire con me una volta? - Mi domanda, con voce tremante.
Ha più fegato di quanto immaginassi, la piccoletta.
Mi fa ridere il fatto che mi avrà visto forse tre volte, nei corridoi, senza mai rivolgermi la parola e sostiene che io le piaccia moltissimo. Non ha la minima idea di chi io sia, ma le mani e il labbro che le tremano mi fanno tenerezza.
Lo scricciolo prende coraggio e lentamente alza lo sguardo per incontrare il mio.
Ho due opzioni ora: fare la parte dello stronzo e dirle di sparire o essere gentile e rovinarmi la fama.
Mi guardo attorno, controllando che tutti i compagni siano già entrati in aula.
Gli occhi lucidi e speranzosi mi pregano di accettare, ma non lo posso fare. È poco più che una bambina con i codini arruffati ed il fisico acerbo. A confronto sembro un gigante. La vorrei una ragazza, certo, ma tralasciando che nemmeno la conosco, rischierei l'arresto!
Mi risparmio il ghigno da stronzo, che inizialmente mi stava affiorando sulle labbra. Le sorrido, appoggiandole una mano sulla testa, mi abbasso alla sua altezza e, quasi sussurrando per assicurarmi che nessuno possa sentirmi, le dico - Mi spiace piccoletta. Non posso accettare, la mia ragazza non ne sarebbe felice! -
Ricordo di aver sentito in una trasmissione che le donne si offendono meno quando le si rifiuta per via di un rapporto già esistente.
La osservo, inerme, mentre gli occhi le si riempiono di lacrime e il labbro inferiore aumenta i fremiti che già lo scuotevano.
No, no, no!!! Non piangere!! La prego nella mia mente, nello stesso istante in cui la mocciosa inizia a strillare.
Lacrimoni, moccio al naso e mani chiuse che strofinano gli occhi. Sembra una poppante di tre anni a cui è caduto il ciuccio... È pazza!
- Calmati, ti prego! Abbassa la voce! - Cerco di tranquillizzarla, mentre procedo all'indietro, avvicinandomi all'aula.
Un vociare dal fondo del corridoio riecheggia avvicinandosi lentamente. Riconosco Mayer; il ricciolino castano che l'altro giorno ho avuto la sfiga di incontrare nel bagno, insieme al suo capitano testa di cazzo.
Mi punta, mentre sul suo viso appare un sorriso genuino che mi spiazza, alza il braccio in segno di saluto e esordisce - Hey, Morris!!-
Non so se stia fingendo una simpatia che non esiste, o se sia semplicemente un emerito coglione. Pensa seriamente di aver stretto amicizia con uno sguardo in un cesso?
- Sei appena arrivato e stai già facendo una strage! Cerca di non trattarle tutte così o finirai per rubare il primato di stronzo a questo qui! - Esclama, indicando il biondino che lo affianca.
- Fidati, il nostro capitano non ama la concorrenza! - Continua lui, sempre con l'espressione da ebete stampata in faccia. Non capisco se stia scherzando o se sia una minaccia.
Non ho certo intenzione di mettermi a spiegare che ho cercato in tutti i modi di essere gentile.
La ragazzina si allontana singhiozzando e io mi limito a lanciare uno sguardo gelido al giocatore di football, prima di darmi una mossa a raggiungere la mia classe.
Faccio due passi ed il rumore sordo di qualcosa che scoppia alla mia destra mi fa sobbalzare e voltare di scatto.
Nella rientranza che si crea tra il muro e la fine degli armadietti, una ragazza si sta togliendo la gomma da masticare dalle labbra lucide di gloss.
È di una bellezza angelica. Gli occhi, di un azzurro color cielo, sembrano aver raccolto tutte le nubi di questa giornata.
Mi scruta, inespressiva. Usa la mano premuta contro il muro, dietro il sedere, per far leva e spingersi avanti e indietro sulla parete; come una bambina.
Mi immobilizzo, chiedendomi cos'avrà sentito di ciò che ho detto poco fa. Per quanto mi possa dispiacere per la ragazzina di prima, ammetto che la versione fornita da Mayer sul far strage di cuori, giocava sicuramente a mio favore.
D'improvviso, la ragazza mi rivolge un sorriso radioso. Si stacca dal muro e, lasciando un sentiero di profumo di caramelle, senza dire una sola parola, mi precede, entrando in aula.
Appena varco la soglia del laboratorio di scienze, la vecchia insegnante col naso adunco e i capelli raccolti in un'acconciatura rigida, strilla che siamo in ritardo, proseguendo con una ramanzina sull'importanza del prendere seriamente l'istruzione.
Infine, al termine di quel lungo monologo, senza darci diritto di replica, annuncia: - Signor Morris e Signorina Summer, sarete compagni di laboratorio. Mi aspetto da voi serietà e dedizione nello svolgimento del lavoro che vi verrà assegnato. Ora muovetevi a prendere posto! -
Attraverso la grande aula asettica disseminata di postazioni di lavoro, ordinatamente disposte in file, procedendo affianco a quella che sarà la mia compagna di corso per quel che resta dell'anno.
Noto subito Lex, seduta vicino alla grande vetrata. Fa coppia con un nostro compagno, di cui non ricordo il nome, che ha sicuramente un problema con l'acne e con la forfora.
Ben ti sta, brutta strega!
Una brunetta carina e un po' in carne mi sta mangiando con gli occhi dal fondo dell'aula, ma fingo di non averla vista.
Raggiungiamo l'ultimo banco di lavoro disponibile e ci sediamo dietro il muro di provette e beute che lo ricoprono, mentre il cognome "Summers" continua a risuonarmi nelle orecchie.
Dov'è che l'ho già sentito?
- Quindi... lavoreremo assieme! - Inizia la conversazione, la ragazza al mio fianco.
La scruto inespressivo, senza replicare, cercando di inquadrarla. Avrà assistito a tutta la scena di poco fa? Non è che io abbia fatto chissà che. Essere gentili non è mai stato un crimine. Al massimo, perderò qualche punto nella classifica dei bastardi e considerando che i primi posti, da quel che ho capito, sono tutti occupati dalla squadra di footbal, non ne morirò.
- Io sono Hanna, Hanna Summers. Non occorre che ti presenti, tutti qui sanno chi sei, Lucas Morris! - Prosegue, con uno sguardo malizioso che non vacilla nemmeno per un istante e che non vuole saperne di staccarsi dal mio, ancora freddo ed impassibile.
- Non so se essere felice di aver scoperto che dietro la maschera del figlio di puttana che ti sei cucito addosso, ci sia un ragazzo dotato di cervello, e un minimo di compassione, o se dispiacermi per il fatto che tu abbia già una fidanzata. - Dice, senza alcun filtro o preavviso, la biondina, senza abbassare nemmeno per un secondo quei due globi color burrasca che ha al posto degli occhi.
La guardo stringere il labbro inferiore tra i denti, mentre una lampadina mi si accende nel cervello.
Summers!
La ragazza che, oltre a Lex, ha dato un due di picche a quel pallone gonfiato, che sembra aver preso il posto di mio fratello nella squadra.
Lo splendore che mi siede accanto ha acquistato improvvisamente un potere attrattivo invidiabile. So che dovrei starmene fuori dai casini, ma quel tipo, Asher, mi ha dato sui nervi dal primo momento; e Hanna, indipendentemente da lui, è sicuramente una gran figa.
- È il tuo giorno fortunato, allora! Nessuna fidanzata, era solo una scusa per evitare che frignasse! - La informo, con una parte delle labbra curvate all'insù e un espressione compiaciuta.
- Il tuo piano deve aver funzionato alla perfezione, visto il risultato! - Mi sfotte, ridacchiando sottovoce nel tentativo di non farsi sentire. Non ride solo con la bocca, tutto il suo viso trasmette allegria. Persino i suoi occhi si rischiarano e io, per una frazione di secondo, penso che questa tipa, in fondo, potrebbe persino piacermi davvero.
Il resto dell'ultima lezione scorre velocemente. Hanna per tutta l'ora non ha fatto altro che sfiorarmi, fingendo di non accorgersene, come se quei gesti fossero del tutto involontari. Ma non sono uno sprovveduto!
Ho visto più volte il suo sguardo posarsi nei punti che, di lì a poco, avrebbe urtato: Il ginocchio, il gomito, il piede...
Sicuramente è intraprendente, e la cosa non fa altro che renderla più interessante. In questo momento, la sua mano è attaccata alla mia, mentre il suo mignolo si appoggia al mio, ogni volta che fa scorrere la penna tra le dita.
Qualcosa, improvvisamente, cattura la sua attenzione. Si sofferma ad osservare un punto non definito nella stanza. Cerco di risalire a ciò che l'ha incuriosita, ma non vedo nulla di particolare e il suo sguardo, nel frattempo, ha già ritrovato il mio.
- Sicuro di non essere fidanzato, Morris? - Mi domanda di nuovo, con tono diffidente.
Pensa davvero che io stia mentendo? Non sono il tipo, e le poche storie che ho avuto sono finite sul nascere, tra terrore e minacce.
- Sì, Summers, sono sicuro! - Le faccio il verso, - Sono quasi certo di non essere fidanzato - Continuo, con un sopracciglio inarcato ed un'espressione divertita. Ed ecco riapparire il suo splendido sorriso.
Gambe sode, accavallate elegantemente, naso punteggiato da qualche lentiggine e labbra bagnate dal gloss, che trattengono tra loro la catenina d'oro che porta al collo. È sensuale, anche non facendo nulla e l'odore di chewing-gum che esce dalla sua bocca mi fa venir voglia di assaggiarla.
La pelle d'oca mi ricopre le braccia e mi ritrovo a raddrizzarmi sulla sedia. Hanna sposta lo sguardo sul mio bicipite, sembra studiarmi. Poi lentamente si allunga verso di me, sfiorandomi l'avambraccio più distante da lei con l'unghia, nel punto in cui la scritta "Ἅιδης" sporca la mia pelle.
Guarda il tatuaggio, ma il suo intento è un altro, e lo percepisco chiaramente. Caldo, morbido, premuto contro la mia pelle. Mi sta poggiando il seno sul braccio con una disinvoltura ed una naturalezza che, per un istante, mi fa domandare se davvero possa non essersene accorta.
La stoffa sottile della maglia rosa, il tessuto rigido del pizzo sottostante e il peso di ciò che vi è contenuto; riesco a percepire ogni dettaglio.
In questo momento, la voglia di prenderla e sbatterla sopra questa postazione mi si pianta nella testa, ma non credo che il manico di scopa che sta tenendo la lezione acconsentirebbe. Scaccio quindi quel pensiero dalla mente e mi costringo a mantenere il sangue freddo.
Hanna è ancora protesa sopra di me e mi sta passando il dito lungo la vena rialzata, che sembra sottolineare la scritta incisa sul mio braccio. Mi avvicino con la bocca al suo orecchio, restando nel silenzio del mio respiro.
Finalmente la vedo irrigidirsi quando, col dorso della mano, le riposiziono una ciocca di capelli dietro le spalle, per poi far aderire il palmo alla base della sua nuca, attirandola ancora più vicina alle mie labbra.
- Stai giocando sporco, ragazzina! - La provoco, con un'interpretazione da manuale, appresa da Allen nel tempo.
Un istante dopo le blocco bruscamente la mano che stava per sfiorare la prima lettera del tatuaggio stringendole, forse eccessivamente, il polso e rilasciandolo immediatamente.
Restiamo immobili, sospesi per un istante, finchè l'annuncio del termine della lezione mette fine a questa giornata.
Non attendo oltre.
Uno scatto e mi alzo, buttandomi lo zaino oltre la spalla, ma, prima che possa sparire, Hanna mi richiama.
- Morris! Sabato alle 19, cena al Dave & Buster's! - Afferma, lasciando intendere che quella non fosse una domanda. In risposta, le regalo un mezzo sorriso d'assenso e me ne vado.
Ho davvero un appuntamento con Hanna Summer? Mi domando ancora, incredulo, mentre affretto il passo per evitare la ressa e lasciare al più presto l'istituto.
🖋Spazio Autore
E
d eccoci!😖
Il capitolo è stato lungo vero?!
Hanna ha fatto il suo ingresso nella vita di Lucas... Considerato il caratteraccio di Alexis, forse la cosa migliore è che esca con altre, no?
Le domande sono ancora tante ed i segreti del protagonista ancora avvolti nella nebbia ma stiamo finalmente terminando la parte introduttiva!
Come al solito ringrazio chiunque supporti la storia con una ✨️ è grazie a voi che la seguite se continuo a pubblicare!❤️ E non preoccupatevi, arriveremo in fondo! Perché benché ci siano tantissime cose da rivedere... La storia è già terminata!😁
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