Ventiquattro
Anche la sera seguente, Taehyung si presentò al caffè letterario ormai deserto sia di clienti che di personale, forse a causa dell'estremo freddo che vi era a Seoul in quel periodo.
Aveva deciso di accomodarsi proprio al tavolino al centro della sala ove era solito sedersi durante gli anni di università... si disse che per riuscire a trovare quelle risposte tanto bramate, avrebbe dovuto ricostruire al meglio tutti i dettagli.
Approfittando del silenzio, sfilò un libro dalla sua borsa a tracolla e si mise a leggere nella pace assoluta, aspettando pazientemente l'arrivo di un cameriere per l'ordinazione.
Per un attimo ebbe uno strano senso di dejavù: sentì addosso due paia di occhi che lo scrutavano intensamente, ma al contrario degli anni passati, ora percepiva un disagio che lo facevano andare leggermente in agitazione. Dunque, alzò lo sguardo dal proprio libro e piano si voltò verso il bancone del bar, scorgendo una figura che effettivamente aveva gli occhi fissi su di lui.
«Buonasera Jungkook» disse sorridendo appena.
Il diretto interessato avanzò verso di lui e, una volta arrivato al tavolo, si inchinò in segno di saluto; poi prese il blocchettino che usava per le ordinazioni ed aspettò con una penna già pronta sul foglio.
«Oggi sei solo» constatò Taehyung, alludendo non solo all'assenza di clienti, ma anche a quella del collega.
«Già» rispose Jungkook, non togliendo gli occhi da sopra il foglietto bianco.
Tremava. Jungkook era una foglia d'autunno sopravvissuta all'inverno.
«Hey, stai bene?» chiese preoccupato Taehyung, notando il suo evidente tremolio alla mano.
«Sì, sto bene»
Freddo come una lastra di ghiaccio, Jungkook avrebbe voluto che l'altro non si fosse mai più presentato in caffetteria, perché sapeva che il suo stato d'animo inquieto, era dato solo ed esclusivamente dalla presenza ingombrante di Taehyung a quel tavolino maledetto.
«Uhm, sarà» rispose l'altro facendo spallucce «Mi porti una fetta di Red-Velvet?»
Jungkook annuì e, come un corpo senz'anima, si trascinò fino al bancone per poter recuperare una fettina di quel dolce e servirla all'unico cliente che aveva in quel momento.
«Grazie, Jungkook» gli sorrise di nuovo Taehyung, ora con un po' più di entusiasmo, tanto che un fascio di luce attraversò gli occhi del cameriere, ma solo per un attimo.
«Siediti con me» si affrettò a dire il ragazzo red-velvet, per evitare che il suo interlocutore si volatilizzasse in un nano secondo.
A quelle parole, Jungkook sussultò appena, non aspettandosi minimamente un'uscita del genere da parte dell'altro. «Non so... » iniziò a tergiversare, guardandosi intorno.
«Non c'è anima viva fuori, non entrerà nessuno, fidati» gli fece poi segno con una mano di sedersi al suo fianco.
Il cameriere non ebbe nulla su cui ribattere, così prese posto sulla sedia indicatagli da Taehyung e, in silenzio, lo osservò attentamente da vicino, scrutando tutti i dettagli del suo viso con un'estrema naturalezza da dimenticarsi completamente della vergogna. A sua volta Taehyung guardava la propria fetta di torta incerto, percependo di nuovo quel disagio dato dallo sguardo così penetrante di Jungkook, tanto da sentirsi completamente nudo.
«Sai... » smorzò il silenzio e l'imbarazzo Taehyung «...in questa caffetteria mi sono innamorato»
Jungkook aguzzò le orecchie: si era chiesto più volte chi fosse quel fantomatico ragazzo con cui era fuggito un paio d'anni prima, - come gli aveva detto quello strambo vicino di casa di Taehyung, - ma non credeva lo avesse conosciuto proprio in questo caffè letterario, nel loro caffè letterario.
«Tu non lavoravi ancora qui, quindi dubito lo conosci» continuò per poi fare un sospiro rassegnato, mentre giocava con la forchettina sul piatto di porcellana con ancora la fetta di torta completamente intatta «Anzi a pensarci bene, forse hai preso proprio il suo posto dietro il bancone» alzò finalmente gli occhi per ricambiare lo sguardo di Jungkook, ma questo aveva già cambiato espressione.
«Ho detto qualcosa che non va?» chiese poi notando il disagio evidente di quest'ultimo.
«Uhm n-no» balbettò in risposta, sbattendo più volte gli occhi. Sperava con tutto il cuore di aver capito male così, ricomponendosi sulla sedia, lo incoraggiò ad andare avanti «Stavi dicendo?»
Taehyung, anche se un po' perplesso, decise di non far caso allo strano comportamento dell'altro «Nulla, sono stato bellamente raggirato dalla persona che più ho amato in vita mia» scrollò le spalle, dando la prima forchettata al pezzo di torta tanto amata.
«In che senso?» chiese sempre più curioso e ansioso Jungkook.
«Hai presente quando pensi di conoscere una persona, ma poi scopri qualcosa che ti fa perdere completamente la fiducia non solo in lei, ma in tutto ciò in cui hai sempre creduto?» chiese retorico, sventolando in aria il pezzetto di torta non avendo la minima intenzione di mangiarlo ora che lo stomaco sembrava essersi completamente chiuso. In uno stato emotivo identico al suo, Jungkook continuava ad osservarlo.
«Ho abbandonato tutto pur di stargli accanto... l'ho seguito fino a Kyoto, andando contro la mia famiglia e i miei amici» chiuse gli occhi per trattenere una lacrima che minacciava di scendere. «E alla fine... » li riaprì posandoli su Jungkook, e sorrise malinconicamente «... ho perso anche lui»
Il cameriere sentì una stretta allo stomaco ancora più forte di quella che stava provando Taehyung: dopo due lunghissimi anni finalmente aveva fatto un po' più di chiarezza su tutta quell'assurda situazione, riuscendo a dare un nome alla causa delle sue tragedie. Park Jimin.
Anche se non aveva ancora sciolto tutti i suoi dubbi, Jungkook non sopportava di stare un minuto di più seduto a quel tavolo, così si alzò velocemente lasciando un Taehyung perplesso e con mille interrogativi nel cervello. Egli iniziò a pensare che forse, quella reazione eccessiva era data dal fatto di avergli confessato apertamente di essere omosessuale, così si incupì di colpo, e per la prima volta, mentre guardava un pezzo di red velvet, non provò alcun desiderio di mangiarlo.
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