Venticinque




Rubrica. Cerca contatto. Jiminssi. Chiamata in corso.

«Il numero da lei selezionato è inesistente»

Richiama

«Il numero da lei selezionato è inesistente»

Richiama

«Il numero da lei selezionato è inesistente»

La voce della segreteria rimbombava nelle orecchie di Jungkook, il quale non realizzava il vero significato di quelle parole. Era fuori di sé, privo di raziocinio e pieno fino al colmo di rancore.

Esigeva delle spiegazioni immediate.

Quando accese di nuovo il cervello, capì che non avrebbe mai potuto contattare il suo ex amico e collega attraverso quel numero, così decise di contattare l'unica persona che avevano in comune lui e Jimin: Hoseok.

Non fece in tempo a scorrere la rubrica sul suo cellulare, che il collega, nonché ormai fidanzato, si presentò proprio avanti la caffetteria appena chiusa.

«Sorpresa amore!» il sorriso a forma di cuore di Hoseok si spense vedendo il viso rabbuiato dell'altro «Che succede? Non sei contento di vedermi?»

«No, al contrario!» Jungkook, con un colpo secco abbassò la saracinesca del negozio, e si rivolse cupo al suo interlocutore «Proprio te cercavo!»

«Detto in questo modo però... » ironizzò in risposta Hoseok.

«Dammi il numero di Jimin» continuò con la stessa espressione il maknae.

«C-che?» 

«Dammi il numero di Jimin» replicò con lo stesso tono piatto.

«Non ce l'hai, scusa?» per un attimo Hoseok rabbrividì.

«Ho appena scoperto che l'ha cambiato e io ho davvero urgenza di parlargli» gli occhi divennero ad un tratto di fuoco, così come anche le sue parole sembravano delle frecce scagliate un po' alla rinfusa.

«E pensi che io abbia il suo nuovo numero?» chiese divertito Hoseok, iniziando però a spazientirsi e ad agitarsi.

«No, non lo so... ce l'hai?» chiese scrutatore avvicinandosi a lui.

L'altro indietreggiò per un attimo, poi riprese il controllo della situazione come era solito fare nella loro relazione. «Jungkook cosa sta succedendo? Sono venuto qui per portarti a cena fuori, e tu tiri in mezzo Jimin e mi accusi... di cosa, precisamente?»

Il maknae sospirò mutando espressione e in un attimo si abbandonò alla disperazione totale, mentre poggiava la schiena alla saracinesca, e faceva passare una mano tra le ciocche color ciliegia.

«Mi sento di impazzire Hoseok»

«Ora calmati, piccolo» il più grande usò parole più dolci questa volta, e lo avvolse tra le sue braccia.

«Come faccio a calmarmi? Devo sapere la verità! Jimin è un impostore!» urlò d'improvviso Jungkook, divincolandosi da quella stretta soffocante. «Lasciami stare»

«La verità? Che verità?» urlò di conseguenza l'altro.

«La verità su Taehyung, sul perché è sparito!»

«Credevo l'avessimo risolta quella questione, Jungkook... lo sapevo io, lo sapevo. E' stato qui anche stasera, vero? Non è così Kook? Io lo ammazzo, lo ammazzo» 

«Smettila Hoseok!» lo ammonì il più piccolo «Mi ha detto delle cose su Jimin, non lo so, non ci ho capito molto, sono confuso, incazzato, deluso... »

«Cosa ti ho detto ieri? L'ho capito subito che avrebbe portato problemi appena l'ho visto lì, seduto al bancone, con quell'aria da finto ingenuo e la solita torta che ordinava tempo fa... che cosa spera di fare? Pensa di trovare tutto uguale, di riprendersi la sua vita di prima dopo essere sparito per più di due anni? E' solo un presuntuoso, un manipolatore, e tu ancora che sei qui a farti il sangue amaro per uno così... ti ha spezzato il cuore Jungkook, cosa pensi succederà ora? Che si scusi con te? Lo rifarà altre volte, anzi già sta funzionando a quanto pare!»

Jungkook lo ascoltava sentendosi sempre più ingenuo e piccolo sotto le parole sicure del suo fidanzato. «In che senso?» chiese a voce e testa bassa.

«Sei tornato a pensare a lui, è già una vittoria per Taehyung»

Il maknae era confuso, non sapeva più cosa pensare: da un lato gli era parso che Taehyung non lo avesse proprio riconosciuto in viso, dall'altro lato le parole di Hoseok non erano poi così assurde. Chi glielo assicurava che Taehyung non fosse tornato per fargli ancora del male? Ma una cosa non gli tornava... perché aveva messo in mezzo il ragazzo che gli aveva lasciato il posto in caffetteria? E poi era stato a Kyoto, proprio il posto in cui Jimin si era traferito.

«No, non è così!» riprese a parlare con più sicurezza. «C'è qualcosa che non quadra, devo parlare con Jimin»

Hoseok sbuffò spazientito, ma cercò di non darlo a vedere carezzandogli delicatamente la guancia. «Andiamo a cena, così ti calmi e ti accorgerai che è come dico io»

Non ammise obiezioni. Gli occhi erano magnetici, seri, privi di qualsiasi sentimento, ma la voce, in contrapposizione, era dolce e rassicurante: questo modo di fare ambiguo era una sua caratteristica fondamentale, e ciò mandava sempre in confusione il piccolo Jungkook, il quale non sapeva mai come replicare. In verità sentiva di non poterlo fare.

Annuì semplicemente, per poi farsi trascinare in silenzio dal suo fidanzato per le strade di Seoul.

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