17.

Mi giro e lo vedo, lì, nell'ultimo banco intento a giocare con il suo braccialetto, o meglio dire nostro. Quel braccialetto nasconde una vita di attese, riflessioni, pentimenti, gioie, passioni, felicità, amore, odio, indifferenza, solitudine, paura..Si celano dietro quell'oggetto troppe emozioni, troppi ricordi, troppe lacrime, troppe ansie e frustrazioni.

Quel braccialetto ha una propria forma di vita e nemmeno lo sa.

E lui se ne sta lì a sfiorare pallina per pallina pensando a chissà cosa, magari sta contando ogni nostro sguardo, ogni nostro gesto, ogni nostro falso addio. Magari, invece, riguarda tutte le sue cattiverie, tutte le sue prese in giro che io gli ho sempre permesso di farmi, e quelle che continuerà a fare.

Lo guarda così attentamente che è impossibile che niente gli venga in mente, quel braccialetto racchiude la nostra storia immaginaria, la nostra follia, il nostro caos calmo, la mia pazienza, la mia ossessione, la sua strafottenza, la sua ossessione.

Per quanto io non possa valere niente sarò per sempre una sua ossessione, almeno fin quando indosserà quel maledetto braccialetto.

"Se mi stai pensando, se ricordi qualcosa di me, alza i tuoi occhi e guardami, guardami, guardami cazzo, sono qui e ti sto urlando con gli occhi i miei dannatissimi pensieri. Alza il tuo sguardo su di me e parlami anche tu, ho un disperato bisogno di crederci ancora".

Ma lui non si mosse dal suo mondo. Non mi ha mai permesso di farmici entrare. Mi accorgo di essermi incantata su di lui solo quando il suo compagno di banco mi fa gesti con la mano ed io mi risveglio da questo sogno, imbarazzata, e mi volto avanti restandoci per un po'.

Tra uno scarabocchio e l'altro passa anche l'ora di matematica e io cerco nuovamente di avere un contatto con lui. Il prof dell'ora successiva entra e inizia a spiegare ed io ho bisogno di sapere che per lui esisto. Devo saperlo ora perché se no rischio di diventare pazza, ho bisogno di alleggerirmi, di distrarmi.

Mi rigiro verso di lui e questa volta non gioca con la sua fantasia, questa volta ha le braccia sul banco che gli fanno da cuscino ad una testa che è rivolta verso la mia direzione.

E per un momento il mio stomaco è in festa, ma poi realizzo che non sta guardando me.

Ed il mio stomaco in un attimo vuole rigettare tutti i fuochi d'artificio che aveva sparato un secondo prima.

Sta guardando lei, con gli stessi occhi con cui lo guardavo io un'ora prima. Sta sperando che si volti verso di lui, le sta urlando di riportarlo in vita, di alleggerirgli il suo primo giorno di scuola, le sta implorando di dargli ancora una speranza. Ha bisogno di un suo gesto, un suo sguardo, nient'altro.

Il mio cuore pompa veleno: l'ho di nuovo illuso.

Quel braccialetto non vale nulla. Quei giochi sono tutti persi. Quelle attenzioni sono andate tutte a farsi fottere.

Ma poi, per uno strano e inspiegabile motivo, mi sorride e tutto riparte da quel fottutissimo 17 giugno dell'anno scorso. La mia meravigliosa disgrazia.

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