61. Illusione - Illusion
Alexander sembrava un bambino che aveva appena ritrovato il suo cucciolo. Non faceva altro che sorridere, nonostante stessero dirigendosi verso una missione suicida. Ma lui aveva quel sorriso dipinto sul volto e non faceva altro che controllare che il fratello fosse veramente seduto dietro di lui.
Ick se ne stava poggiato contro il finestrino. Sembrava stanco, ma felice. Aveva riconosciuto Sara e Samuel, ma aveva recepito freddezza da parte di lei. La cosa non lo stupì più di tanto: quando erano piccoli giocavano spesso insieme, ma per lei Ick era sempre o troppo lento o troppo silenzioso. Doveva essere una di quelle antipatie a pelle.
Lui aveva centoventitré anni e aveva scelto di portare l'aspetto di un quarantenne, le cui fattezze erano molto rassomiglianti a quelle di Alexander: alto un metro e ottanta, fisico robusto, spalle larghe, viso rettangolare con una mascella leggermente pronunciata e occhi estremamente espressivi. Era sempre stato un ragazzo schivo e pacato, la confusione lo metteva a disagio e spesso alla vita del Castello prediligeva il silenzio della Foresta Incantata, almeno fino a quando non furono attaccati i guardiani della Fonte.
Uno strano ghigno, quasi un'espressione di dolore, si affacciò sul suo viso: l'ombra di un ricordo che voleva annegare.
Roxen osservava Alexander e la sua felicità la contagiava, ma era anche pervasa da una angoscia tale che avrebbe voluto fermare la macchina e tornare indietro: da quando erano ripartiti l'ansia l'aveva assalita soffocandola. Desideró fosse già il mattino seguente: qualsiasi cosa sarebbe accaduta sperò anche sarebbe finita in fretta.
Incrociò lo sguardo di Ick attraverso lo specchietto laterale, la stava fissando. Sentì la pelle rabbrividire sotto quelle iridi azzurre. L'inquietudine si fece più forte. Si accorse di voler urlare. Voglio tornare a casa.
Balzò sul sedile quando Ick le sfiorò la spalla. Si morse la lingua per lo spavento e iniziò a sanguinare. Il fratello di Alexander inclinò la testa rapito dal quel rosso vermiglio, ma quando vide Sara che lo fissava truce si scosse - Scusa. Non volevo spaventarti - la voce ben modulata bassa e calma.
Roxen si portò un fazzoletto alle labbra cercando di tamponare la piccola ferita. Sorrise e sventolò la mano per tranquillizzare Ick.
- Ti ho vista pallida - continuò l'uomo - Non stai bene? - le domandò caloroso, poggiando nuovamente la mano sulla sua spalla.
Roxen si scostò istintivamente e i due si guardarono negli occhi. Avvertì ancora quello strano bisogno di dover ricordare Ick, ma la mente si bloccava a un punto cieco e non riusciva a venirne fuori. Si torturava e torturava in quel circolo di pensieri, sforzandosi, ma non ne veniva a capo. L'uomo ritrasse la mano, mostrandosi dispiaciuto e lei si sentì in colpa ma il suo corpo aveva reagito senza che se ne rendesse conto, come se avesse voluto metterla in guardia.
***
Sara tamburellava ininterrottamente le dita sul ginocchio, fissando la nuca di Ick davanti a sé. Più la guardava più lei assumeva un'espressione contrita. Lionel le posò una mano sulla sua per fermarla. - Sara, rilassati – le accarezzò le nocche accennando un sorriso di comprensione. Lei scosse la testa contrariata – Non ce la faccio. I conti non tornano. Non pensi che sia stato troppo facile? Alexander lo ha cercato per tanto tempo, come mai proprio adesso? Come mai proprio qui vicino al monastero? - lo guardò con insistenza, incrociò le braccia al petto e alzò le sopracciglia invitandolo a un risposta. Sapeva di essere odiosa quando faceva così, ma il formicolio sulla nuca era diventato sempre più insistente, trasformandosi in vero e proprio prurito e la cosa la stava mandando nei matti.
Sara non ricordava bene ciò che accadde quella notte. Aveva solo le grida degli abitanti del Castello intrappolate nella testa e la visione di un uomo incappucciato che scappava, rifugiandosi nella Foresta Incantata. Eppure il sedicente Ick le ricordava molto di più lo sconosciuto incappucciato che il caro fratello di Alexander.
E se fosse un impostore? La domanda si fece largo nei suoi pensieri insieme a una dilaniante speranza. Sì, Sara sperava sinceramente che fosse un impostore, perchè il pensiero di aver visto Ick quella notte, la tormentava da diverso tempo. Aveva cercato di nascondere i suoi timori dietro a montagne di supposizioni, ed era quasi riuscita a dimenticare quel particolare con tutte le storie che il suo stesso cervello aveva creato, confondendole i ricordi veri e facendole credere che quelli falsi fossero la realtà. Riaverlo davanti agli occhi, però, le aveva fatto scavare nella memoria e aveva portato a galla quelle immagini sbiadite, rese opache da impalcature mentali avvenute in un secondo momento.
Smise di raschiare i fondi delle sue reminiscenze quando da lontano videro le punte dell bosco innevate e le torri del monastero che svettavano contro il cielo rosato del tramonto.
La strada sterrata finiva subito dopo il bosco, da lì in poi occorreva salire a piedi, dato che solo un piccolo sentiero portava alla fortezza.
***
Roxen scattò sul sedile. Il famigliare profilo del Monastero le fece torcere lo stomaco. Erano arrivati. La mano rimase qualche secondo di troppo sulla maniglia e gli occhi incollati al finestrino. Non voleva scendere.
Alexander fece il giro del mini-van e le aprì la portiera. Attese che si sentisse pronta, anche lui era terrorizzato, ma la gioia di aver ritrovato il fratello aveva ovattato tutti gli altri sentimenti. - Ehi, che succede? – tese le dita a sfiorare le sue. Un piccolo cenno di incoraggiamento nel movimento degli occhi e nelle piccole grinze che gli si erano formate sulla fronte la fecero desistere.
Sospirò, imponendosi di calmarsi e si decise a uscire dall'abitacolo, ma non era affatto serena. Notò la strana immobilità delle fronde delle querce che circondavano il fossato. Il vento spirava portando con sè una brezza frizzante, le scuoteva i capelli sfuggiti alla treccia, per cui era assurdo che le foglie non si muovessero. Cercò lo sguardo dei suoi amici per avvisarli, ma li vide tutti intenti a scrutare lo scorcio di cortile, intravisto dal ponte levatoio abbassato.
I monaci passeggiavano silenziosi e intenti nelle loro letture, o nelle conversazioni telepatiche. Gli unici rumori uditi erano lo scorrere dell'acqua nel fossato e lo scricchiolare della ghiaia sotto i piedi dei ragazzi, che si avvicinavano al portone.
Roxen, Lionel, Lucy e Ick varcarono il massiccio selciato senza problemi, ma Alexander, Samuel e Sara furono respinti da uno scudo. I tre vampiri fecero alcuni passi indietro guardandosi l'uno l'altro. Dopo qualche secondo di tentennamento riprovarono, ma furono nuovamente fermati. Sbatterono il viso contro lastre invisibili.
Roxen si voltò a guardarli cercando lo sguardo confuso di Alexander. Che succede? La preoccupazione si fece nuovamente largo nel cuore, accelerandone i battiti.
Il viso di Ick si tramutò in un'espressione esageratamente sbigottita, i suoi occhi si spalancarono e le rughe sulla fronte seguirono il movimento delle sopracciglia arcuate. – Oh! - Sembrò essersi ricordato provvidenzialmente di una questione importante - Probabilmente i monaci hanno eretto uno scudo anti-vampiro, per evitare che quel folle ritorni. Ora vado a chiedere di abbassarlo! - sorrise aggirandosi calmo per il cortile, come fosse casa sua.
I monaci lo lasciavano passare, non alzavano lo sguardo neanche mentre lui li sfiorava e rischiava di prender loro contro. Ancora una volta Roxen fu pervasa da un senso di inquietudine. Accanto a lei, Lucy parve altrettanto angosciata – Non ti sembra strano che nessuno lo abbia fermato? - le domandò serrando le labbra.
La rossa annuì osservando con attenzione i movimenti dei monaci. Sembravano tutti troppo meccanici e ridondanti – Sì. Anche l'imprudenza di lasciare il ponte levatoio abbassato mi sembra assurda. -
Entrambe si avvicinarono all'uscita, tendendo una mano ai loro compagni. Sara afferrò la mano di Roxen, ma rimase comunque dall'altra parte della fortezza. - Al diavolo! - sbottò sollevando le mani in aria. Era sempre più inquieta, così come il cagnolino magico che abbaiava come un forsennato contro il fossato, come se vedesse qualcosa di pericoloso.
***
Milacre vide i suoi compagni all'interno del cortile. Li chiamò, sollevato della loro presenza, ma essi non risposero. Non si voltarono neanche nella sua direzione. Si incupì abbandonando ogni speranza. Erano troppo tranquilli per essere nello stesso posto in cui era lui.
I monaci superstiti stavano nascosti in attesa di scappare o attaccare il mostro che stava salendo dalle segrete. Milacre tese le orecchie per capire da che parte potesse arrivare. Le ombre in cui erano immersi non erano di grande aiuto.
Provò ad alzarsi e a uscire allo scoperto per attirare l'attenzione di Roxen, ma il giovane monaco lo trascinò nuovamente giù – Sono dentro un'illusione, non possono sentirti né vederti! - gli spiegò a bassa voce, con un occhio sempre rivolto alle segrete.
Un uomo incappucciato arrivò alle loro spalle e con un gesto della mano li scaraventò contro al muro. I monaci si dispersero spaventati, correndo in tutte le direzioni. L'uomo afferrò il druido per la gola e lo sollevò da terra come fosse un fuscello.
- Così avete fatto fuori uno dei miei animaletti eh? - una voce fredda come le spire del polo nord invase le narici di Milacre stordendolo.
Il druido vide i denti dell'uomo scintillare ed ebbe un fremito di paura. Tentò di liberarsi dalla presa, ma ogni tipo di magia venne assorbita dall'uomo incappucciato. Rise di gusto, trasportando Milacre in un buio senza uscita. - Cosa pensi di fare, druido? Sono il vampiro e lo stregone più forte del mondo. I tuoi incantesimi sono solletico per me -
Milacre digrignò i denti e con tutta la forza che aveva in corpo si diede una spinta contro il muro con i piedi - Ne ho abbastanza di vampiri e stregoni che pensano di essere i più forti del mondo! - veloce diede una testata all'incappucciato scoprendogli il volto.
Gli occhi di Milacre brillarono vittoriosi. Lo sospettava dal momento in cui lo aveva visto e ora ne aveva la conferma. Prima che l'uomo si riprendesse, corse dal ragazzo e lo condusse verso i suoi compagni, all'entrata del monastero. - Trovate il modo di mettervi in contatto con loro - indicò Roxen e Lucy e fece per tornare dall'incappucciato, ma in quell'istante il ponte levatoio si alzò bloccando tutti all'interno della fortezza.
***
Roxen corse allarmata al portone e batté i pugni contro di esso, scorticandosi le mani – Alex! -
Lionel fece brillare le dita pronto a combattere - Credo sia una trappola. -
Dall'altra parte del portone, Alexander udì la voce di Roxen che lo chiamava. Aveva visto il ponte chiudersi davanti a propri occhi, senza poter fare nulla. Si accanì contro il legno massiccio sfoderando gli artigli.
Sara si trasformò e volò in alto verso le torri, provò ad atterrare all'interno del cortile, ma lo scudo la respinse di nuovo e la ferì attraverso una scarica elettrica. Samuel l'afferrò prima che potesse sbattere la testa al suolo. - Io credo che il vampiro sia ancora lì dentro e sia dotato di poteri. O è un mestizio, Xander, o c'è qualcun che lo sta aiutando - la biondina puntò i suoi occhi dorati in quelli neri dell'amico, ma Samuel le posò una mano sulla spalla per farle capire che non era il momento.
Sara si scostò, non riusciva più a tenere per sè quei sospetti. Era da troppo tempo che voleva dare un volto alla figura che aveva visto fuggire dal Castello quella notte. Indurì il volto e gli premette la mani sulle spalle, fronteggiandolo - Tuo fratello non è quello che pensi. -
Alexander socchiuse gli occhi cercando di mantenere la calma, probabilmente la sua amica era solo sconvolta per ciò che stava accadendo. - Sara, è normale che tu sia diffidente, manca da quindici anni... –
Samuel sospirò, si trovava in una situazione incresciosa: i sospetti di Sara erano anche i suoi, ma non voleva credere che il fratello di Alexander, lo stesso che era cresciuto con loro, fosse colui che ebbe sterminato la famiglia Kropowskij quella notte. Si sentiva in diritto di intervenire, ma non voleva dare un dispiacere all'amico. Aprì bocca, poi si fermò, cercando le parole giuste – Non lo so, Xander, è stato strano trovarlo lì nella vallata, così vicino al monastero, non lo pensi anche tu? - gli rivolse un'occhiata speranzosa, ma Alexander lo guardò torvo e fece un passo indietro.
– Lo avete sentito anche voi, no? Avete sentito il suo racconto! Era nella vallata perché ha cercato di proteggere i monaci ed è stato gettato giù dal vampiro – il cuore gli tamburellava nelle tempie, sbattendo contro le costole. Doloroso e irrefrenabile. La sensazione di essere stato raggirato gli faceva pompare sangue al cervello causandogli un gran mal di testa. Suo fratello non era il vampiro. Lo aveva ritrovato dopo tanto tempo, il caso aveva voluto che fosse al posto sbagliato al momento sbagliato. Doveva essere così.
La gola gli bruciava e le parole per difendere Ick non si palesavano sulla lingua. La sua espressione passava dalla rabbia allo sconcerto in pochi secondi. Aveva voglia di spaccare il portone e correre dal fratello per farsi giurare che le parole dei suoi amici fossero solo dettate dalla mala fede.
Sara gli si avvicinò tendendo un braccio come ad afferrarlo – Esatto, e come mai il monastero è intatto, perché non ci sono segni di lotta? Dov'è questo vampiro? Lui ha detto di averlo solo ferito, quindi è ancora qui! Come mai i monaci passeggiavano tranquilli? Ti prego, apri gli occhi prima che sia troppo tardi - lo implorò.
Alexander l'allontanò brusco si portò le mani alla testa, sovrapponendole alle orecchie. Non voleva ascoltare. Ciò che Sara stava dicendo era una menzogna.
- C'è una cosa che volevo dirti da tempo, ma che ti ho tenuto nascosto, perché speravo con tutta me stessa di sbagliarmi! Ma giunti a questo punto ormai, credo che i miei sospetti siano fondati - la vampira si fermò vedendo lo stato pietoso in cui versava l'amico.
Il ragazzo aveva gli occhi arrossati e la fronte imperlata di sudore. Il bruciore si era esteso anche allo stomaco e ai polmoni. Adorava suo fratello, era il suo eroe.
- La notte in cui i tuoi genitori sono stati uccisi, io e Samuel eravamo al Castello e abbiamo visto una figura incappucciata uscire da lì e addentrarsi nella Foresta Incantata. Era quasi mezzanotte, Xander ed era sporco di sangue. –
– E quindi? Non lo avete visto in faccia - protestò con ferocia.
Sara scosse la testa sentendo le palpebre pizzicare. Vedeva il dolore di Alexander e la sua cecità spezzarlo in due. Fu sopraffatta dal senso di colpa per avergli rivelato i suoi dubbi, si sentiva come se avesse solo liberato la coscienza, vomitandogli tutto addosso. Non aveva ottenuto nulla se non la rabbia dell'amico e il cuore infranto. Gli diede le spalle cercando di trattenere le lacrime.
- Cerchiamo un'altra entrata – la voce le uscì mal ferma, ma non diede sfogo al mare di afflizione che premeva per uscire. Si arrese allontanandosi e uno strano movimento del fossato attirò la sua attenzione.
Il paesaggio stava cambiando. La neve si dissolse rapida dalle vette degli alberi, i tronchi caddero senza fare rumore, uno dopo l'altro, come tasselli del domino, senza mai toccare realmente terra e apparvero magicamente nel fossato. Uno strano gorgoglio ribollì sotto l'ammasso di legna.
Il segugio magico, rimasto all'esterno con loro, abbaiò terrorizzato e si rifugiò dietro le gambe di Alexander.
I tre vampiri si trasformarono e si unirono schiena contro schiena. - Cosa sta succedendo? - domandò Samuel.
- Temo fossimo sotto l'influsso di qualche incantesimo - Alexander lanciò uno sguardo al di sopra delle mura del Monastero e sperò con te se stesso che Sara si fosse sbagliata.
- Adesso mi credi? - domandò lei con la paura che le modulava la voce.
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