Capitolo 17
Grazie infinite a Alacalfalas per aver realizzato questa immagine meravigliosa. Il disegno non è fatto per questa fan fiction, ma gentilmente concesso da Alcalafalas per le mie storie. Puoi trovare Alca su Twitter e Tumbrl.
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Ho bisogno d'un amante che, ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli come lini attorno alla mano
e appenda, come lampadario, il Cero dell'Eternità, entri in lotta come un leone,
valente come Leviathan, non lasci nulla che se stesso, e con se stesso anche combatta,
e, strappati con la sua luce i settecento veli del cuore, dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo;
(Rumi)
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Erano ore che Poe ripeteva le operazioni che avrebbero dovuto compiere per portare a termine la missione. Ogni tanto Maz interveniva per essere certa che tutti avessero capito o per stimolare le domande. In effetti, detta così, sembrava facile.
L'idea era quella di usare la tecnica dell'impatto cinetico – ovvero colpire le due lune per spostare la loro orbita fino a farle precipitare contro Thyton. Ma per farlo si organizzarono diverse fasi, ognuna con il suo grado di pericolo e margine di incertezza.
Fase 1. Maz, dal suo incrociatore, avrebbe tracciato la rotta per far spostare l'asse delle due Lune. Nel frattempo Poe sarebbe sceso con il suo Ala-X fino all'atmosfera di Thyton per verificare la bontà del piano e, nel caso si fosse rivelato necessario, per aggiungere qualche carica di esplosivo nel punto esatto in cui si volevano far convergere i piccoli corpi celesti che orbitavano intorno al pianeta.
Fase 2. Rey, Finn e Chewie avrebbero sparato con i turbolaser della Star Destroyer Xyston, fino a creare due crateri sulla superficie di Thyton. I due crateri avrebbero dovuto essere essere talmente grandi da poter accogliere le due piccole Lune.
A questo punto avrebbe preso avvio la terza fase, quella più complicata. Usando i raggi del turbolaser, avrebbero dirottato le lune fuori dal loro asse di equilibrio fino a farle entrare nell'orbita gravitazionale di Thyton che, se tutto fosse andato come previsto, le avrebbe inglobate, grazie alla forza di gravità, verso il suo nucleo.
Fase 4. consisteva nello scappare il più in fretta possibile, in modo da non essere risucchiati dall'energia sprigionata dallo scontro dei corpi celesti.
Ma poi arrivava la quinta fase, quella che, per il momento, era presente soltanto nella mente di Rey. Questa consisteva nel riuscire a liberare Ben dalla prigione della Forza. Ma, su come mettere in pratica questo punto, Rey era ancora molto dubbiosa. L'unica cosa che la facesse comunque ben sperare era il fatto che continuasse a vedere Ben attraverso il legame. E, poi, c'erano quelle parole della profezia che, però, non le erano del tutto chiare:
"Se amore, paura e sacrificio in pace porterai,
in cambio un dono avrai.
E quando tutte le lune saranno nella stessa dimensione,
l'amore sarà l'unica indeterminazione."
Be', a parte il senso non proprio cristallino dell'ultimo libro, ce la stavano veramente mettendo tutta per realizzare quello che la profezia stava chiedendo. E lei, dentro di sé, continuava a sentire una sorta di speranza, come una piccola luce sempre accesa. Ma che dire di Ben? Voleva veramente salvarsi? Ogni suo parola sanguinava morte e rassegnazione. Non poteva biasimarlo per sentirsi colpevole ma, nella sua feroce oscurità, doveva pur essere rimasta una traccia di egocentrismo e passione. Un'emozione, anche egoistica, che la reclamasse per sé. Invece, continuava a rifiutare le sue dimostrazioni d'affetto come se tra loro non ci fosse mai stata una speranza. Neanche adesso che era arrivata a dirgli che l'amava sembrava disposto a cedere. Come se quel sentimento non si fosse già palesato da tempo. Eppure, era stato tutto evidente fin dalla prima volta che si erano toccati le dita. Il legame aveva reso tutto così nitido e chiaro, al punto che i loro sentimenti erano apparsi come una nuvola di fumo, talmente sottile e chiara da poterla respirare. Ed era stato facile immergersi e credere in quella emozione. Ma non era stato altrettanto banale realizzarla nella propria mente, accettarla e infine ammetterla a parole.
Tutti passi molto complessi che lei era riuscita a fare, ma che lui si ostinava a negare o che, fondamentalmente, non poteva ammettere. E lei sapeva bene che cosa volesse dire. Perché dichiarare i propri sentimenti l'avrebbe esposto, l'avrebbe fatto sentire fragile e nudo, proprio come si era sentita lei nel dirglielo a bruciapelo. E, forse, almeno era questa la sua ultima convinzione: Ben non era ancora pronto per confessare i suoi sentimenti. Ma, anche se lei nutriva la speranza che presto anche lui avrebbe ceduto alle sue stesse emozioni, ormai non c'era più tempo.
Il piano e le macchine, tutto era stato predisposto fino al più piccolo dettaglio. E, se voleva che Ben si salvasse, dovevano per forza unire le energie, non solo per portare a termine il piano, ma soprattutto per far convergere le lune senza intaccare la dimensione in cui Ben era ancora vivo. Del resto, Maz, la profezia e persino il loro legame nella Forza, tutto le diceva che la loro esistenza era interconnessa. Ma come salvarsi entrambi dall'esplosione delle lune o dal senso incomprensibile della profezia? L'unica strada era quella di provare a portare a termine il piano insieme. E, come se già quei dubbi da soli non fossero stati abbastanza, c'era pure la ritrosia di Ben che si ostinava a non volerla ascoltare. Che altro poteva fare per convincerlo a collaborare, se lui si rifiutava persino di sentire quello che aveva da dirgli?
Rey sospirò, scuotendo la testa. Le aveva provate proprio tutte. E, pur con tutta la sua buona volontà, Ben l'aveva sempre respinta... Forse si stava sbagliando. Forse non c'era veramente nulla da fare. Continuando a scuotere la testa, ripensò agli ultimi istanti in cui erano stati insieme. Rivide i suoi occhi spalancati, la bocca semichiusa e lo sconcerto delle sue labbra in perenne tumulto. Sbatté le ciglia, pensando a come si era sentita piccola in quel momento.
"Perché scuoti la testa, Rey? Non sei d'accordo?" chiese Maz, fissandola davanti alla proiezione dell'holonet centrale.
Rey alzò la testa, accorgendosi solo in quel momento di essersi distratta, per non dire persa, tra i suoi pensieri.
"Scusa, Maz, non ho sentito l'ultima frase. Puoi ripetere?" Altro che frase. Era rimasta talmente concentrata sul pensiero di Ben che, molto probabilmente, aveva perso tutto il piano.
"Be', in pratica, volevo sapere se te la senti di guidare la fase dell'impatto cinetico, o se preferisci che la coordini Chewie."
Rey si girò, accorgendosi di trovarsi sotto l'occhio di tutti i presenti. Allargò le pupille, arrossendo di colpo. Forse un sì molto confuso poteva bastare?
"Ehm, sì..." Iniziò a fare dei cenni molto decisi, alzando e abbassando la testa. "Sì, sì. Certo. Non sarà un problema."
Si guardò intorno, domandandosi quanto fosse stata convincente, ma il volto malizioso di Maz e la curvatura divertita negli occhi di Finn le fecero che capire che, forse, almeno due dei presenti avevano notato la sua distrazione.
"Rey..." Maz fece per parlare, ma Finn non le permise di fare neanche mezza domanda, lasciando l'aliena a bocca aperta. Ma poi quest'ultima ruotò le sue pesanti lenti per guardarlo meglio e, come se gli avesse potuto leggere l'animo, assunse un'aria divertita quanto perplessa.
"Ehm" tossicchiò Finn, mettendosi rigido nella sedia. "Quando pensate che potremo mettere in pratica questo piano?" aggiunse con aria attenta, fissando una Maz sempre più pensierosa.
"La Forza è stata fin troppo tempo senza equilibrio, Finn." Anche Maz cambiò espressione, assumendo un'aria più triste e rassegnata. "Se tutti voi siete d'accordo, si potrebbe mettere in pratica il nostro piano domani."
"Domani?" ripeté Rey, alzandosi di scatto dalla sedia. "Ma, ma..." cominciò a balbettare. "Ma... Ben? Non dovremmo parlarne prima con lui?"
Maz non le si avvicinò, restando impassibile a guardarla.
"Sei riuscita a parlarci?" Lo sguardo dell'aliena parve triste e indagatore.
"Ecco, io..." Rey abbassò gli occhi, sentendo un'enorme senso di smarrimento. Lei ci aveva provato, ma Ben travisava sempre ogni sua azione. "Ci ho provato, Maz..."
"Solo non è più Kylo Ren. È cambiato..." la interruppe Finn, mostrandosi molto sicuro di quello che stava per dire.
Rey vide Poe osservare l'amico con molta attenzione. Anche Finn notò il suo sguardo, ma senza perdere quell'aria convinta continuò a parlare.
"Come tutti sapete, anche io posso vederlo e parlarci, e quindi ho sentito le sue intenzioni. Lui desidera che Rey sia felice e pensa che l'unico modo per farla felice sia sacrificarsi e liberarla dal loro legame. Ma..."
"Ma?" chiese Maz.
"Ma?" le fece eco Poe.
"Io penso che sia cambiato. Si è già sacrificato per Rey e, se in qualche modo è ancora vivo, è possibile che la Forza abbia per lui altri progetti."
"Mmmm" sussurrò Maz, toccandosi il mento. "E hai un piano per convincerlo a partecipare o per salvarlo?"
Finn allargò le braccia, con aria sconsolata. "Purtroppo no..."
Tutti rimasero in silenzio per qualche secondo. Poi Maz si girò, spegnendo l'holonet e abbassando la testa.
"Bene, allora è tutto confermato. Andate a dormire. Per arrivare a destinazione ci vorranno circa sedici ore. Non possiamo più perdere tempo..."
Nel silenzio generale, tutti si ritirarono lentamente verso le loro stanze.
Rey era uscita senza rivolgere la parola a nessuno. Non aveva dato retta nemmeno a BB-8 che le rotolava intorno, cercando di trattenerla. Aveva salutato appena anche Chewie, che aveva tentato di parlarle, e aveva ignorato lo sguardo triste e curioso di Poe. Così, con la morte nel cuore, senza dire niente, si era avviata verso la sua stanza. Ma non l'aveva fatto perché volesse evitarli: la verità era che, nella sua testa, c'era spazio per un solo pensiero. Come poteva salvare Ben? Forse la speranza di ritrovarlo era sempre stata solo un'illusione. Una fantasia in cui solo lei credeva. Mentre Ben si era arreso. E, se questo non fosse stato abbastanza, l'indomani sarebbe finito tutto. Finito, sì, ma in che modo?
Passeggiò per i corridoi, pensando e ripensando a cosa poteva fare, ma non c'era una soluzione possibile e il suo cuore, ormai, era solo un cuore ferito. Un cuore ferito e abbandonato. Se Ben l'avesse amata, si sarebbe sciolto per la sua dichiarazione. Invece, era rimasto persuaso nelle sue convinzioni. E non poteva negare di averlo sentito turbato, quando gli aveva detto impudicamente di amarlo. Ma lui aveva fatto resistenza, avevo stretto il legame e, poi, come un'ombra, era scomparso. Forse era vero che non meritava il suo amore. Ma lei provava quel sentimento e, giusto o sbagliato che fosse, sapendo che anche lui provava la stessa cosa, le sembrava assurdo che si ostinasse a negarlo. Forse doveva lasciarlo andare. Forse...
"Farai questo per me?"
Una voce la colpì da dietro ad una porta. A quel suono sussultò come se fosse stata colpita da un sasso. Era la voce di Finn. Ma con chi stava parlando? Forse si era deciso a dichiarare i suoi sentimenti a Poe. Allora, perché sentiva il legame tirare in quel modo? Chiuse gli occhi, attratta dall'energia. La Forza, la Forza era tutta intorno. Un'energia che si espandeva in mille luci e colori interiori, una musica capace di entrare nell'anima. Filamenti invisibili di una tela composta di pura luce. Maglie di un'invisibile ragnatela che sembravano tirarla. Perché la Forza la stava chiamando? Poi, di colpo, l'inaspettata risposta.
"Ti ho sempre visto come un traditore, pronto ad approfittare delle situazioni a tuo vantaggio, ma devo ammettere di averti sottovalutato..."
Rey sbiancò. Il suo cuore smise di battere, mentre un sapore amaro si faceva strada nella sua bocca. Possibile che quella voce fosse - fosse - di Ben?
Scosse la testa, incredula. Da quando gli aveva detto di amarlo si sentiva lei stessa confusa. Lo vedeva ovunque, lo sentiva ovunque... quella poteva essere solo un'ultima prova della sua imminente ossessione. O, forse, stava impazzendo? Aveva visto diverse ragazze perdere il senno per una fallita relazione amorosa, quando viveva all'avamposto di Niima. Sapeva che fosse possibile dare i numeri per amore, ma perché sarebbe dovuto capitare proprio a lei? E proprio dietro la porta della stanza di Finn, poi? No, no, di sicuro si stava sbagliando. Però, anche se non era proprio il suo modo di fare, con passo furtivo si avvicinò alla porta chiusa dell'amico e posò un orecchio sull'anta per ascoltare.
"Non hai risposto..."
Il cuore di Rey fece un balzo, era di nuovo la voce di Finn. Finalmente avrebbe sentito se Ben era con lui. Ma, poi, perché lei non poteva vedere la propria metà della diade ed era invece Finn a vederlo? Perché il legame stava cambiando in quel modo? Si grattò la testa, domandandosi se fosse veramente pazza, quando la voce di Ben proruppe da dietro la porta di Finn, togliendole il respiro.
"Devo confessarti che avevo pensato la stessa cosa. Ma non avrei mai detto che avrei potuto contare sul tuo aiuto."
Rey restò di stucco. Aiuto per fare che cosa? In quale modo potevano accordarsi Ben Solo e Finn? No, dopo i loro trascorsi non poteva trattarsi di niente di buono. No, no, no e no! Lei doveva sapere che cosa si stessero dicendo. Probabilmente, Ben gli stava affidando il compito di prendersi cura di lei dopo la propria morte. Non poteva trattarsi d'altro. Era ufficiale: Ben Solo era proprio un cretino. E, arrivati a questo punto, ormai, le era sempre più chiaro che in fondo non l'amava abbastanza. Forse non l'aveva mai amata. Non c'era altra risposta. Altrimenti non avrebbe rinunciato a lei così facilmente.
"E, quindi, tu saresti veramente disponibile a fare questa cosa?" domandò ancora Finn, da dietro la porta, senza nascondere una voce incredibilmente stupita.
"Certo" rispose Ben, senza perdere tempo. "È arrivato il momento che mi assuma le mie responsabilità" aggiunse subito dopo, sempre più convinto. "Ho indugiato anche troppo."
Indugiato a fare che cosa? pensò Rey, fremendo ad ogni parola. Che diavolo stavano organizzando quei due? L'ira e l'apprensione le fecero accapponare la pelle. No, non poteva più aspettare. I sudori freddi lasciarono spazio ad una feroce e cocente rabbia e, certa che non sarebbe mai stata d'accordo con le loro intenzioni, esplose dando un colpo contro la porta.
"Ora basta!" gridò, spalancando l'anta di legno con la Forza. Adesso era proprio stufa di come quei due stavano gestendo questa connessione. Tanto lo sapeva di che cosa stessero parlando. Doveva prendere la situazione in mano e impedire a quei due idioti di rendere irrisolvibile l'unica speranza che ancora la Forza le stava dando. Ma, forse, Ben si era pentito di quello che era successo tra loro. Forse... no, non era più un dubbio a quel punto. Di sicuro Ben non l'amava veramente. Era stata tutta una grandissima illusione e Ben era il re degli inganni. E sì, era questo che pensava mentre li minacciava sull'uscio della stanza.
"Voi due!" gridò, in preda a tutta la sua collera. "Sono stufa delle vostre macchinazioni!"
Ma il viso di Ben, come prevedibile, sbiancò di colpo e la sua voce tremò come se fosse stato colto di sorpresa.
"Rey?" Le sue labbra si mossero come onde in preda ad un feroce e impetuoso vento gelato. "Hai sentito tutto?"
No, non aveva sentito molto, per la verità, ma non aveva dubbi su quello che stavano architettando alle sue spalle e si era stancata di subire quella situazione. Basta dubbi e basta incertezze. Del resto, Maz era stata chiara. Non c'era più tempo da perdere. E, se anche ci fosse stata una profezia, che avrebbe potuto salvare Ben dalla morte e dalla prigione tra le dimensioni, senza il suo aiuto non sarebbe riuscita a fare niente.
"Rey, io penso che tu stia travisando. Lascia che ti spieghi."
Ben fece un passo verso di lei, poi si fermò come se stesse aspettando qualcosa da Finn. Finn che, invece, rimase immobile senza dire niente.
Era troppo. "Basta, Basta..." disse Rey, portandosi le mani alle orecchie. Ne aveva le tasche piene. Ben l'aveva delusa mentre Finn... be', con lui era stata ben più che paziente. Ora, però, la sua pazienza era al limite.
"Tu non vuoi salvarti, la verità è questa" gli urlò, guandarndolo con astio.
"No, Rey, ti stai sbagliando" le rispose il ragazzo, facendo un altro passo ancora più incerto del precedente.
"Penso che tu debba ascoltarlo, prima di dare un giudizio..."
Finn, finalmente, aveva detto qualcosa, peccato che lei non volesse più ascoltarlo. Anzi no, lei non voleva proprio più sentire nessuno!
"Rey, ti posso garantire che non è quello che stai pensando."
"Ah, no?" portò le mani sui fianchi, mostrando tutta la sua rabbia e stizza in quel gesto.
"E, allora, dimmi: di che cosa stavate parlando? Dimmelo, se hai il coraggio! Dimmi quello che pensi, senza mentirmi." La rabbia le annebbiò gli occhi e i pensieri, rendendoli cupi e densi come una fitta coltre di nubi.
Ben fece ancora un passo verso di lei, e così si accorse che non era solo la voce a tremare, ma tutto il suo essere.
"Rey, non è così facile per me..."
"Ecco, appunto!" Lo additò sollevando un braccio. Le nubi stavano per esplodere in un fragoroso temporale. "La verità è che non hai niente da dire." Urlò sempre più forte, facendo tremare persino Finn che era rimasto immobile come una statua di sale. "La verità è che tu non mi ami! Forse non mi hai mai amato! Il tuo è stato solo un inganno che, infine, ti ha imprigionato!"
E con quelle parole, devastata nel corpo e nell'anima, con il cuore fradicio come sotto ad un temporale, scappò dalla stanza di Finn. Scappò da quella evidenza. Dalla delusione, dalla mancanza d'amore di Ben, dal silenzio di Finn e dalla consapevolezza che tutto, tutto ciò che lei aveva fatto, tutto ciò che aveva sperato e tutto ciò che pensava di aver costruito con Ben, non era altro che uno stupido sogno. In fondo, non era stata altro che una bambina che credeva ancora alle favole. Una bambina stupida e testarda che non voleva ammettere che il bellissimo principe azzurro, purtroppo, era anche il cattivo della storia. E come un cattivo sarebbe finito. Morto... Ma le favole non finivano sempre con il lieto fine?
"Rey, aspetta"
Si girò, rendendosi conto che Ben continuava a seguirla. O meglio a rincorrerla. Come un folle le era corso dietro, cercando di raggiungerla. E, adesso, mentre lei stava immobile, con le mani piegate sulle ginocchia, cercando di riprendere fiato, lui stava ancora lì a qualche passo da lei. Sudato, ansimante e fiero. Ma con quelle labbra tremanti e gli occhi gonfi di vento come se una bufera stesse per avvolgerlo. Possibile che un sogno potesse seguirla come un incubo?
Forse era questa la verità: il loro non era mai stato un sogno, ma un incubo. E, adesso, si stava manifestando in tutta la sua ossessiva realtà. Il loro amore non era mai esistito. Ma la sua voce e il suo corpo continuavano a cercarla. Probabilmente era stata la sua mente, il desiderio o la sua cecità ad aver creato quell'incubo. O, più semplicemente, era solo un nuovo aspetto del legame. Un legame fin troppo reale. Talmente vivo da farlo sembrare tangibile, proprio lì, dietro di lei, con gli occhi imploranti come quelli di uomo pregno di emozioni e sentimenti diversi dal puro egoismo e l'ambizione personale. Possibile che la sua immaginazione le avesse fatto vedere solo quello che desiderava? Era quindi così crudele il legame nella Forza?
"Concedimi un istante..." le disse Ben sottovoce, interrompendo, con un solo respiro, tutti i suoi pensieri.
Era una voce fioca, smorzata, come un punto calmo in mezzo ad un uragano. Un suono liquido e frusciante come il rumore delle onde che sbattono contro un terrapieno. Avrebbe voluto resistergli e fingersi indifferente. Ma il suo cuore gridava con troppa veemenza per riuscire a ignorarlo. Così, respirando a fatica, si girò per guardarlo in tutta la sua altezza. E lui stava ancora lì, appena ad un passo da lei. Immobile, stanco e fremente come non mai. Poi le sue labbra si mossero per parlare.
"Questa volta sei tu che devi ascoltarmi."
Ben mosse la mano fino a posarla sulla sua spalla. Di colpo le nuvole del temporale si allontanarono, facendo esplodere il sole su tutta la sua pelle. Il freddo che aveva dentro si disciolse partendo da quel contatto. Poi lo vide alzare l'altra mano, insicura e tesa verso di lei. Trattenne il fiato prima di udire la voce di un uomo che sembrava la stesse implorando.
"Rey..."
Il suo cuore avvampò guardando quella mano dischiudersi per accogliere la sua, tremante e protesa verso di lei.
Non disse niente, ma il calore del suo corpo mutò, facendole bruciare mente e anima, ossa, ogni cellula, ogni anfratto nascosto. Tutto, tranne le mani. Quelle rimasero immobili, attaccate ai fianchi e fredde. Fredde come se non potessero scaldarsi se non attraverso uno scambio di pelle.
"Per favore..." aggiunse Ben. I suoi occhi la fissarono con l'intensità di una calamita davanti al suo opposto complementare.
Non era la prima volta che Ben le tendeva quella mano. E non si sarebbe mai aspettata che lo facesse ancora. Perché la stava chiedendo? Alzò il viso per leggere la sua espressione. Aveva il volto pallido, la pelle diafana e lucente come un cristallo purissimo. Gli occhi grandi, saturi di lacrime come pioggia. La bocca carnosa e in continuo movimento e quei capelli neri, leggermente spioventi sul davanti, fatti apposta per generare altre ombre sulla sua espressione marmorea. Sembrava la statua di una divinità. Un essere bellissimo e irraggiungibile. Un'entità inadeguata per sopportare il peso dell'amore terreno, ma capace di catturare insieme ogni forma di desiderio. La forma di un compagno ideale. Un dio della pioggia e del vento. Un corpo marmoreo e scolpito nell'acciaio. Ma il cuore? Aveva un cuore, questo dio?
"No!" gli rispose, alzando di scatto il mento.
Lo sguardo di Rey, da colmo di bellezza, si fece più duro. Ripensò al silenzio e all'imbarazzo che era seguito alla sua dichiarazione e al dolore che aveva provato quando, tra ansia ed emozione, gli aveva confessato di amarlo. Che cosa aveva sperato: che lui si buttasse ai suoi piedi? Che il loro amore fosse la certezza che avrebbe reso l'equilibrio alla Forza? No, erano tutte utopie. Ma, presto, sarebbe tutto finito... Neanche sedici ore e Ben non sarebbe stato che un ricordo. O forse non sarebbe mai esisto.
Sospirò, tra rabbia e delusione. Decise di aver parlato e ascoltato troppo e, sull'onda della disperazione, aprì la porta della sua stanza, sbattendola per chiuderlo fuori. L'uomo e il dio, la pioggia e il vento. Non voleva più nessuno. In fondo era stato lui a chiederle di dimenticarlo. Bene, avrebbe cominciato proprio da questo momento esatto.
"Apri questa porta!" gridò il ragazzo, posando le mani contro al legno.
Rey sentì il suo cuore perdere i battiti, come le perle di una collana strappata per distrazione. Cercò di rimetterli in ordine, sforzandosi di controllare ogni respiro. Ma chi avrebbe controllato la Forza? La Forza le aveva mai chiesto che cosa ne pensasse lei, prima di agire?
No, l'aveva sempre dovuta subire e, questa volta, sarebbe stata uguale a tutte le altre. Inspirò, facendosi coraggio, e il legame tirò tutti i suoi fili. E, crudelmente, ne creò di nuovi in modo che la distanza, di fatto una semplice porta, diventasse qualcosa di doloroso. Ma erano sempre stati dolorosi la distanza e il legame. Tutta la sua esistenza era stata scolpita nell'amarezza e nella pena. Cosa avrebbe dovuto fare: arrendersi? Farlo entrare? E per dirgli che cosa?
Sconfitta, restò immobile davanti alla porta, ascoltandolo bussare e chiamare il suo nome. Si sarebbe arreso? Forse no, ma ormai che importava? Mancavano sedici ore. Troppo poche per cambiare il loro destino. Forse avrebbe dovuto dirglielo. No, urlarglielo. Forse, se solo avesse saputo...
"Rey, apri. Mancano solo sedici ore all'impatto. Per favore, ascoltami."
Rey spalancò gli occhi. E questo come lo sapeva? Che fosse stato Finn a rivelargli i dettagli del piano? Quindi sapeva tutto? Oppure Finn aveva mentito solo per farlo sparire per sempre, arrogandosi il diritto di decidere al posto della Forza chi avrebbe dovuto vivere o morire? Voleva saperlo. Non poteva aspettare ancora. Toccò la maniglia di getto e gli aprì, quasi senza pensare.
Spostò l'anta, lasciandolo passare, guardandolo mentre avanzava con sicurezza nella sua stanza. Ben si mosse quasi indifferente. Lo vide andare dritto verso il letto e mettersi a sedere come se niente fosse. Come un ragazzo normale. Come un amico di lunga data. Come un... vivo? Ma non era prigioniero del legame?
Strabuzzò gli occhi, spostandosi verso di lui, con il cuore che ondeggiava tra la felicità e l'ira.
Ben stava seduto accanto alla panca che le faceva da comodino come se fosse stato un confidente che torna a confessarsi. Come se quel posto, il letto, la cassa, la sedia, tutto, fosse suo. Lo osservò mentre, serafico, prendeva il libro dalla sedia per posarlo lentamente sulle gambe. Aprì una pagina indicando un punto tra le righe della profezia. Forse era di quello che voleva parlarle. Ma chissenefrega, pensò stizzita. Lei voleva sapere cosa gli avesse detto Finn.
"Quindi, sai tutto?" Lo guardò piccata, aspettando una risposta.
Ben alzò lo sguardo, con fare distratto. Come se tra loro non fosse mai accaduto niente di strano, come se l'indomani non sarebbe successo niente di assurdo. Come un pazzo che si ostinava a non vedere l'evidenza.
"Ho sentito il vostro piano. Vi state esponendo ad un enorme pericolo."
Allora sapeva tutto? Quindi, quell'indifferenza che stava mostrando, non era casuale. Un impeto di rabbia la fece sbottare:
"È troppo tardi per parlare. E visto che, a quanto pare, sei in grado di apparire e sparire a tuo piacimento attraverso il legame, questo mi ha fatto capire che del nostro piano non te ne sia mai fregato niente. Bene! Sappi che, se adesso stai pensando che io sia stata qui ad aspettarti, ti stai sbagliando di grosso! E adesso rispondimi: Finn ti ha detto tutto?"
Rey si morse le labbra, ma lo fece più per la collera che per seduzione. Dopo, fece qualche passo incerto, avvicinandosi al letto.
"Ti devo parlare..." bisbigliò Ben, seguendola con lo sguardo.
Per un attimo le sembrò che il ragazzo non l'avesse nemmeno sentita, perché stava immobile, appoggiato sul materasso, con la bocca semiaperta. La guardava come se fosse una dea in procinto di creare un nuovo mondo.
Rey rimase turbata da quello sguardo e, trattenendo il respiro, ingoiò la saliva. Era difficile resistere a quel viso adorante e a quel corpo teso e pronto a scattare ad un semplice cenno. Come sarebbe stato facile cedere in quel momento. Dimenticare tutto, lasciando che fosse il desiderio a decidere il loro fato. Ma la ragione era tutto ciò che l'aveva tenuta in vita su Jakku e non avrebbe ceduto lo scettro delle sue azioni al sentimento. Non ancora...
"Quindi?" lo sollecitò a rispondere, con fare stizzito. Fece un altro passo, fermandosi in piedi davanti a lui. "Quindi!" ripeté, squadrandolo dall'alto al basso e concedendosi del tempo per respirare. Poi gli versò addosso la sua ira, come se fosse stata una secchiata di vernice contro un muro. "Quindi, non hai niente da dire?"
Con un gesto gli strappò il libro della profezia dalle mani.
Ben le sorrise confuso, lasciando le mani sospese, sollevando un labbro da un lato come se sapesse che, in fondo, lei lo stesse solo provocando.
"Ti devo parlare. Quello che stai dicendo, del legame, non è vero." Lo disse con voce ferma, poi si alzò in piedi lentamente, con eleganza, fissandola con quel suo sguardo penetrante, oscurandola con il suo corpo marmoreo.
Rey inspirò come se stesse compiendo uno sforzo per rispondere o solo per pensare lucidamente, poi strinse i denti. "Ah, no? Allora come spieghi tutte le volte che ho cercato di parlarti e tu sei scomparso?"
Fece un passo all'indietro, portando il libro contro il petto, come se fosse un muro in grado di tenerlo lontano. Ma lui non distolse lo sguardo. Anzi, scosse la testa, cercando di raggiungerla ancora una volta.
"Io non volevo farlo."
Questa volta Rey non indietreggiò, ma non perché non lo ritenesse necessario. Fu solo perché il movimento dei capelli di Ben fece esplodere il loro profumo nell'aria. Com'era possibile che, pur vivendo come un fantasma in un'altra dimensione della Forza, continuasse a profumare in quel modo? Avrebbe dovuto respingerlo, ma era talmente vicino, e il suo profumo erano talmente sensuale, da confonderla. Ma lei non poteva permettersi di cedere. Al contrario, doveva attaccare.
"Pensi che io ti creda?"
"Devi credermi."
Rey osservò la mano di Ben allungarsi per accarezzarla su un braccio. Accarezzarla? Le nocche scivolarono lentamente inseguite dal suo sguardo caldo. Per un attimo, si sentì mancare il respiro. Ma, poi, Ben riprese a parlare, fissandola di nuovo negli occhi.
"Forse lo pensavo... A volte ho veramente desiderato sparire, ma non sono mai stato io a dominare il legame."
I suoi occhi le sembrarono sinceri. Così sinceri da farle tremare le gambe. No, no, lui era il re degli inganni. Non doveva capitolare per due parole gentili e una carezza affettuosa.
"Certo che sei stato tu" gli rispose, distogliendo lo sguardo. "Altrimenti, come avresti fatto a raggiungere Finn nella sua stanza?"
Ben scosse la testa, afferrandola con forza per un braccio.
"Ti stai accanendo nel giudicare le apparenze solo per il tuo personale disappunto." Posò gli occhi sul libro stretto sul suo petto. "Ma non ti biasimo. Sono sempre stato un mostro. Non potresti pensare diversamente. Ciononostante, devi fare attenzione. La rabbia porta al lato oscuro. E tu ti stai lasciando andare senza controllo."
Questa volta Rey saltò all'indietro, come se fosse stata colpita da un'offesa. Ora stava davvero esagerando.
"Ah, sì? Io mi starei lasciando andare? Senti questa..."
Era incredibile quello che stava dicendo. Sollevò gli occhi, incendiandolo con un'espressione incredula. "Dunque, vorresti essere tu a dirmi come si fa a non cedere al lato oscuro?"
"Rey, basta!" rispose il ragazzo, abbassando la voce e facendo scivolare un dito sopra i bordi del libro che Rey stringeva contro al petto. "Mancano solo sedici sedici ore!"
Un fremito la percorse, infiammandole il sangue, nel vedere quel dito accarezzare il profilo del libro così stretto e premuto contro al suo seno.
Rey sentì il fiato mancare e le ginocchia farsi molli come un budino. Ma, invece di cedere ai propri desideri, contrattaccò con veemenza: "Credi che non lo sappia? Io non posso sparire e comparire a mia discrezione." Forse la sua voce non sembrò così sicura e furiosa quanto sperava. "Inoltre, io non ho il tempo di piangermi addosso, trasformando le mie colpe in un pretesto per fregarmene. Perché è questo quello che hai fatto fino ad ora!" Beh, almeno gli aveva detto quello che pensava.
"Ma neanche io!" le rispose Ben bruscamente. "Diversamente da quello che credi, il legame non è qualcosa che posso controllare."
Lei continuò a fissarlo negli occhi come se, guardandolo fisso, l'avrebbe costretto ad essere sincero. Ma, contrariamente alle attese, Ben si contrasse, spostando la mano dal libro posato sul suo seno fino alla fronte. E, dopo aver scompigliato nervosamente i capelli, le rispose alzando la voce.
"Che diamine stai dicendo? Ti sembra che io me ne stia fregando?"
Si, ne era certa. "Ne sono sicura. Ammettilo!"
Prese le distanze. Ben era troppo affascinante per lasciarla indifferente. Persino quando esplodeva nelle sue stesse emozioni sprigionava un fascino irresistibile. Non doveva saperlo. No, non glielo avrebbe detto. "La verità è che tu non provi quello che provo io!"
E, con quelle parole, si allontanò da lui, andando verso il tavolo, nell'angolo opposto della stanza, lasciandosi crollare sopra una sedia.
Ben la seguì con lo sguardo, lasciando cadere le mani contro il corpo.
Poi scosse la testa, cercando di mantenersi calmo. "È la volontà della Forza e tu lo sai bene!" Spalancò gli occhi, come se un'idea avesse illuminato i suoi pensieri.
"Aspetta, è questo il problema per cui non vuoi ascoltarmi? I tuoi sentimenti..."
Rey perse il respiro. "Vattene, sei un mostro senza cuore."
Ma lui avanzò a passi veloci, raggiungendola e lasciandosi sprofondare nella sedia accanto a lei.
"Diamine, Rey, è per questo che mi stai trattando in questo modo?"
Rey posò il libro sul tavolo, evitando il suo sguardo indagatore.
"Non voglio più parlare con te di questo argomento. Penso di aver detto già abbastanza. Parliamo del piano."
Ben allungò le braccia sul tavolo, come se volesse raggiungerla. L'espressione incredula. "Dopo quello che mi hai detto? Tu vuoi parlare del piano?"
Rey seguì le sue mani fermarsi appena poco prima del libro.
"Te l'ho detto. Io ho fatto tutto ciò che era in mio potere, per salvarti, per tirarti fuori dal lato oscuro, per strapparti da Snoke, per renderti libero, per proteggerti, e persino per proteggere il nostro amore. Ma tu, in fondo, mi hai sempre respinto..."
Ben spalancò la bocca, come se non riuscisse a credere a quello che aveva appena sentito.
"Io ti ho respinto?"
Prese il libro della profezia con rabbia dal tavolo. Poi scosse la testa come se fosse incredulo.
Rey sbatté le ciglia diverse volte, prima di rispondergli.
"Tu..." ma la voce le mancò senza motivo.
Questa volta Ben strinse i pugni. "Forse ti dimentichi che mi hai sempre attaccato tu per prima, senza mai permettermi di parlare? Forse ti sfuggono tutte le occasioni che ho sempre cercato di darti e che tu ti sei ostinata a rifiutare?"
"Quello che dici è ingiusto!"
Ben prese il libro, sbattendolo con tonfo secco sul tavolo.
"Ma è la realtà, hai creduto in me solo davanti a Palpatine, tuo nonno. Solo quando non avevi più niente da perdere. Ma, prima di quel momento, hai ignorato ogni mia iniziativa per trovare un accordo. Una soluzione, un'intesa che permettesse ad entrambi di stare insieme e, perché no, di essere felici. Tu credevi di ignorare il lato oscuro che viveva in me. Credevi che mi stavi mettendo davanti alla possibilità di scegliere tra te e il lato oscuro. Ma non ti sei mai accorta che io avevo già scelto... fin dalla prima volta che ti ho offerto la mia mano... è sempre stato Ben a chiedertelo. E tu lo sai..."
Rey rabbrividì. Sapeva che Ben aveva ragione. Ma, a quel punto, poteva solo negare.
"Non voglio sentire!" Negare a oltranza. "Stai cercando di farmi credere qualcosa di diverso dalla realtà. Se così fosse, perché sei stato così freddo quando ti ho detto quello che provavo?"
"Freddo?"
Le mani di Ben si bloccarono a mezz'aria con il libro della profezia in mano, come se fosse indeciso se sbatterlo o lanciarlo. "Ti ricordi chi sono? Dove vivo e come ho fatto a trovarmi qui?"
Certo che lo sapeva, ma non era quello che la faceva soffrire. Era il fatto che Ben non avesse mai ammesso i propri sentimenti. Anzi, aveva taciuto persino davanti alla sua ammissione, mostrandosi indifferente, e questo non la rendeva solo infelice, ma le scatenava una rabbia incontenibile. Una rabbia che chiedeva il suo spazio e che alla fine esplose.
"Ammettilo, tu non mi ami! Mi hai ingannato solo perché volevi che mi unissi a te, mentre adesso vuoi semplicemente liberarti del legame. La verità è che preferisci morire, piuttosto che restare legato a me nella Forza."
Ben era seduto al di là del tavolino rotondo. Ma era talmente imponente rispetto al pianale che, pur restando seduto, gli bastò allungare le braccia e sporgersi in avanti per afferrarla con entrambe le mani.
"Per le stelle, Rey, è questo quello che pensi di me?"
Rey gli scostò le mani, con forza, e lui si alzò in piedi come se non volesse neanche più un semplice tavolo a separarli.
"Perché credi che ti abbia dato tutta la mia forza vitale su Exegol? Pensi che fosse perchè mi ero totalmente ricreduto sulla volontà della Forza? Perchè finalmente ero ritornato ad essere un vero Jedi? Sentiamo, cosa credevi?" La sua voce era tesa, ma Ben mantenne un contegno quasi regale. Restò rigido a fissarla, immobile proprio davanti a lei. Poi si chinò su di lei, spostandole i capelli dal viso e sollevandole il mento con dolcezza, ma anche con un mal celato desiderio.
Rey strinse le labbra, nascondendo quanto quel gesto le annebbiasse la vista, poi strappò via il mento dalle sue dita. "Smettila, e non toccarmi! Vattene!"
Ma non servì a nulla, perché lui abbassò le braccia sui suoi fianchi, cingendoli lentamente, come se volesse sedurla.
"No, non la smetto. Prima voglio la tua risposta." La sua voce divenne sempre più roca.
Rey ebbe un brivido, ma non demorse. "Non lo so perché... dimmelo tu."
Lui le sorrise e, seppur furioso e ferito, avvicinò il viso inclinandolo come se volesse parlarle dentro ad un orecchio.
"Perché vuoi che te lo dica, non basta quello che senti nella Forza?" sussurrò piano. "Non è forse ovvio?"
Il fiato di Rey si fece più corto. Che fosse un'ammissione?
"No, non è ovvio per niente" gli disse lentamente, lasciando che la voce le tremasse, quando le labbra di Ben si posarono sul suo collo. Con calma, a bocca aperta. Brivido dopo brivido. Calore contro calore. Pelle contro pelle.
"Ma davvero?"
Rey inspirò, cercando di mantenere il contegno. Ma quando lui si fermò per soffiare sulle sue clavicole, fissandola negli occhi, senza celare un sorriso selvaggio, avrebbe voluto alzare le mani e schiaffeggiarlo fino a farlo gridare. E, invece, chiuse gli occhi, espirando in silenzio.
"Lascia che ti spieghi a parole mie..."
E, socchiudendo gli occhi, si lanciò sul suo collo. Le baciò la gola, la curvatura del mento, la mascella, fino a tornare sull'orecchio che lambì senza fretta, lasciando che la lingua rotolasse sul lobo e accendendola di un fuoco interiore che sembrava volerla uccidere, polverizzarla.
"Non ti basta sentire quello che provo?" le sussurrò ancora, facendola rabbrividire. Ma il freddo durò solo un momento, giusto il tempo di sentire Ben baciarle la fronte, poi gli occhi, il naso, le estremità della bocca.
Era come un fuoco pulsante in grado di arroventarla fuori e dentro. Una vertigine tra le pieghe del tempo. Un canto audace e irrefrenabile come un richiamo. Un'estensione della Forza. Un bisogno ancestrale che finalmente trovava il suo centro. Un vuoto cosmico o forse un buco nero con la massa di milioni di soli, ma tutti ben aggrovigliati e pulsanti nelle sue viscere. Come una pulsar che risuona la sua eco nella spazio. E lei era il radar in grado di captare ogni infinitesima variazione di tutte le forme di energia presenti nell'intero universo. Un Universo che chiedeva aria, aria, calore e continue carezze. Prese fiato, domandandosi se avesse ancora la forza di girarsi per afferrare quelle labbra.
Anche Ben si fermò, ansimando come se stesse scalando una montagna. "Ti ho convinta?"
"No..." riuscì a dire con il fiato strozzato e il cuore che sembrava voler uscire dalla cassa toracica. Si girò per assaporare il calore delle sue labbra. Quanto le era mancata quella bocca turgida e calda? Ma Ben si spostò, beffandosi di lei e prodigandosi per baciarle dolcemente il collo, fino ad arrivare alle sue clavicole.
"Tu sai che io non posso ammetterlo..." Un bacio caldo e poi un altro. "Non così apertamente..."
Le mani di Ben vorticarono sulla sua schiena, spostandosi davanti. Poi catturò il suo sguardo, fermandosi di colpo e lasciando scivolare i suoi occhi sulle sue labbra. Infine, tra un sospiro soffocato e un lamento, riprese a parlare: "Mi sento come se quelle parole mi bruciassero sulla lingua, vorrei dirle, ma si polverizzano prima di uscire." Respirò, prendendo fiato sulla sua bocca.
Rey gemette e lui, senza più timore, con due mani allargò i drappi della veste di Rey, scoprendole il petto e baciando la parte alta dello sterno.
Rey osservò la propria pelle risplendere alla luce fioca che entrava dalla finestra, rimbalzando fino a riflettersi dentro gli occhi di Ben. Il respiro le mancò del tutto e, per un attimo, sperò che Ben prendesse immediatamente tutto ciò che voleva. I brividi si accavallarono come onde, mentre lui la divorava con lo sguardo, allargando sempre più il drappo, lasciando esposta sempre più pelle sensibile, tesa, strepitante per quel contatto che la stava facendo impazzire. Le sembrò che il petto le bruciasse in ogni punto in cui Ben riuscisse a raggiungerla con il suo respiro sempre più corto e caldo. Così corto e caldo da rendere insopportabili i vestiti e la distanza tra il suo seno e la bocca di Ben.
"Ben, ti prego..."
Si sporse in avanti, lasciando che il ragazzo posasse le sue labbra sulle sue costole magre; o forse lui era rimasto fermo, ed era stata lei a costringerlo a quel contatto, perché si accorse che rideva, alternando una risata goffa a dei suoni osceni, carichi come probabilmente doveva essere il suo corpo, turgido e teso, come una nuvola pregna di pioggia. Sembrava la corda di un arco pronto a scattare. A proposito, perché non l'aveva ancora toccato?
"Rey..." la voce gli uscì come un gemito soffocato, quando lei gli posò le dita sul petto. E la schiena fece uno scatto in avanti, come se fosse stato pervaso da brividi e lampi. Milioni di scariche elettriche che rendevano il suo corpo sempre più carico e teso. E teso...
"Capisci cosa sto cercando di dirti?"
Rey si fermò, come se si rendesse conto solo in quel momento che Ben le stesse mostrando il suo amore con i gesti. Poi lo afferrò per la testa, stringendogli i capelli con le dita.
Ben emise un ringhio e si lasciò dirigere fino a che le loro bocche non furono allineate, talmente vicine da sentirne l'umidità e quasi poterne gustare il sapore.
"Voglio che tu sappia..." Ben gemette, ansimando e incalzando la stretta. Poi interruppe la frase, stringendola più forte. Le mani si mossero come barche alla deriva e la baciò con tutto l'ardore, il dolore, la rabbia e l'amore che aveva dentro.
"Io esisto, solo per i tuoi baci" le disse ancora, prendendo fiato.
Lei gli sorrise, avvicinandolo a sé. Si lasciò sollevare dalle sue grandi mani che la adagiarono sopra al tavolo. Il cuore esplose in scintille e piccolissimi cocci di vetro, e non ci fu bisogno di chiedere quale fosse l'urgenza o il desiderio. Semplicemente allargò le gambe, lasciando che lui si incastrasse tra le sue cosce. Stretto, stravolto, sorridente e fragile, eppure appagato e felice come se quel contatto fosse tutto ciò che ancora lo tenesse in vita.
"Credo di aver capito..." gli rispose, spostando i lombi contro il suo bacino. Non c'era affatto bisogno del legame per sapere quanto Ben la stesse desiderando e quanto il suo corpo fosse pronto. Ma non disse nulla. Si limitò a sorridergli, felice di sentirlo e stringerlo tra le sue braccia. Finalmente uniti e certi del sentimento di entrambi.
"Vuoi che continui?" le domandò, scostandosi per studiarle il volto.
"Sì..."
A quella risposta lui sgranò gli occhi. Le afferrò un polso e cominciò a leccarlo. Poi salì sul palmo, infine le afferrò un dito e, guardandola come se volesse entrarle dentro con gli occhi, lo infilò in bocca, succhiandolo dolcemente.
"Per le stelle, Ben, che diavolo è questo?"
"Direi l'antipasto... tesoro"
L'aveva chiamata tesoro? Chiuse gli occhi, lasciandolo fare. Certo che se quello era l'antipasto... non era sicura di come sarebbe arrivata al dolce. Forse si sarebbe arresa molto prima. Se continuava così, non avrebbe superato neanche il primo. Fece un respiro profondo, sperando che quel tessuto, che ancora li separava, non si strappasse all'improvviso. In quel caso, ne era certa, l'antipasto avrebbe anche concluso la cena.
"Tesoro..."
L'aveva chiamata di nuovo tesoro o stava soltanto sognando? Aprì gli occhi, accorgendosi che lui la fissava immobile, con gli occhi persi e la labbra gonfie dai baci. Perché si era fermato? Non aveva detto che era solo l'antipasto?
"Si?"
"Sei sicura?"
Lei allargò le labbra con un sorriso. Gesto che di certo lo turbò, perché divenne rigido e teso, allontanandosi di scatto, come se avesse sbagliato qualcosa. Ma lei non lo lasciò andare, al contrario lo avvicinò a sé, mordicchiandogli il mento.
"Sposami!" gli disse senza fiato.
"Cosa?"
"Sposami, se mi ami, sposami."
Rey quasi si trattenne nel vedere il suo viso stravolto come se stesse cadendo da un altopiano, totalmente paralizzato e incapace di fare domande. Così decise che era arrivato il momento di togliergli ogni dubbio, e giocare a carte scoperte.
"Ascolta, Ben. La profezia parla di una sposa. Ci mancano solo sedici ore all'impatto delle lune. Per sposarmi basterebbe un minuto."
"Vuoi che ci sposiamo? Adesso?"
Lui spalancò gli occhi mezzo divertito, poi ingrandì le pupille come se, all'improvviso, gli fosse stata rivelata una verità in cui non avrebbe mai sperato.
"La sposa Skywalker!" Si grattò la testa. "Krif, Rey, la sposa Skywalker! Vuoi cavalcare la profezia?"
"Mmmm, sì... anche..."
Ben arrossì, poi la sua faccia diventò incredula.
"Allora?"
Ben rise, accarezzandosi i capelli. "Cosa vuoi che ti dica?"
"Puoi dirmi di sì" sussurrò lei, attorcigliandogli le braccia intorno al collo e lasciando scivolare un'altra volta le labbra sulla sua bocca.
Ben approfondì il bacio, lasciando andare un lamento quando si staccò per guardarla.
"Allora... hai tutti i sì di questa dimensione e anche di tutte le altre..." E, senza più aspettare una risposta, la baciò con forza, liberandole i seni dai drappi della stola bianca e afferrandoli tra le mani calde, senza più contegno.
Rey ansimò, contraendo le gambe. Se non si fosse fatta forza avrebbero consumato il matrimonio molto prima di celebrarlo, così raccolse tutta la sua volontà per spingerlo oltre al suo petto.
Ben protestò per un attimo, poi sollevò il viso più stravolto che curioso. "Per le stelle, Rey, vuoi che sia tuo marito, no?"
"Non sei ancora mio marito." Rey si strinse la tunica, rimettendola a posto. Scese dal tavolo e prese Ben per mano, trascinandolo fuori dalla stanza. Ora le era tutto chiaro. Ora sì che sapeva cosa fare.
Ma Ben no.
"Non ti piaceva il tavolo?"
"Per le stelle, Ben, mancano sedici ore!"
"Ti garantisco che a me non basterebbero neanche sedici millenni... però, se il problema era il tavolo..."
Rey lo fissò quasi contrariata. Aveva capito che dovevano prima sposarsi? Sicuramente, Ben aveva afferrato meglio l'idea della consumazione del matrimonio, così lo tirò con più veemenza.
"Andiamo."
"Non capisco se mi stai proponendo qualcosa di erotico o hai deciso di anticipare l'impatto con le Lune?"
Rey scoppiò a ridere, poi si fermò per rispondergli con calma. "Dobbiamo andare da Finn e Poe, almeno Finn può vederti. Testimonierà che ci stiamo sposando sul serio."
"Mmmm" mormorò Ben, sollevando le mani con una smorfia di disgusto. "Dobbiamo per forza sposarci davanti a tutti?" Il ragazzo scoppiò in una risata piuttosto nervosa.
"Be', di fatto ci vedrà solo Finn. Hai problemi?"
Il ragazzo si passò una mano sui capelli, leggermente confuso. "Ti ho già risposto..." Poi la voce gli divenne più calda. "Non cambio idea così facilmente. Però, se vuoi, posso riprendere l'argomento di prima..."
Rey lo scostò con un piccolo colpo su una spalla. Sapeva benissimo quale argomento volesse riprendere. Così evitò di rispondergli e riprese a trascinarlo per i corridoi.
"Avanti! Siamo quasi arrivati."
Neanche bussò davanti alla porta di Finn, ma, tanto, lui non aveva mai bussato davanti alla sua porta. Così non si preoccupò che potesse offendersi.
"Finn, alzati, ho bisogno del tuo aiuto."
Finn era sdraiato dentro al letto, con un libro in mano e tutti i capelli spettinati. Li fissò a lungo con la bocca spalancata, come se non fosse sicuro se fossero veri o se stesse già sognando. Poi si girò a guardare Ben, come se lui potesse dargli una risposta.
Ben capì al volo e alzò le mani, facendo un passo indietro.
"Non guardarmi. Io non dirò niente."
Così, Finn riportò gli occhi su di lei.
"Che cosa ci fate qui? Ma quanto dura questo legame? Praticamente vedo Ben di continuo!"
Ben scoppiò a ridere, mentre Rey avanzò nella stanza di Finn come se niente fosse.
"Finn, abbiamo poco tempo."
Il ragazzo posò il libro sul letto. Guardò l'ora sul suo orologio e poi guardò Rey un'altra volta.
"Rey, è l'ora del riposo, tra circa quindici ore probabilmente saremo tutto morti."
Rey gli si avvicinò, prendendolo per un braccio.
"Finn, sbrigati, chiama tutti!"
Questa volta Finn, noncurante di trovarsi davanti ad una signora, si mise i pantaloni, restando perplesso a guardare i suoi ospiti inattesi.
"Diamine, Rey, sono in mutande!" Sospirò chiudendo la cintura e infilando una maglietta. "Ma che diavolo hai mente?"
"Io e Ben ci stiamo per sposare, tu sei l'unico che possa vederci entrambi, quindi farai da testimone." Si sentì allegra nel dire quelle parole. E Ben era rimasto fermo e imbambolato, ma non l'aveva contraddetta. Quindi era d'accordo? Di certo, era d'accordo su quello che sarebbe accaduto dopo la cerimonia. Rise al solo pensiero, poi si girò di nuovo verso l'amico che continuava a fissarla come se non fosse convinto.
Finn si grattò la schiena con tutti i vestiti. "Testimone di che cosa?" La faccia passò dallo sbigottito all'incredulo. Poi si girò di nuovo a fissare Ben, che alzò di nuovo le mani spostando la testa.
"Come vedi, io mi sono già arreso, ti consiglio di fare lo stesso..."
A Rey scappò un sorriso, ma si trattenne fissando l'amico.
"Finn, la profezia. Io e Ben stiamo per sposarci!"
"E... ?" balbettò il ragazzo, spalancando la bocca.
Rey lo spinse fuori con forza. Prese Ben per mano, notando che anche lui rideva sotto i baffi e, con aria decisa, si avviò nel corridoio verso la stanza di Poe. Fece qualche passo, poi si fermò per vedere se l'amico si fosse deciso a seguirli. Osservò la mano di Ben stretta e salda nella sua e con soddisfazione incontrò il suo sguardo. Poteva un gesto sostituire le parole?
"Sì..." le sussurrò Ben, con bacio sulla fronte.
Un miliardo di farfalle volarono nel suo stomaco. Non aveva bisogno di altre risposte. Così si girò a guardare Finn che lentamente, stravolto dal sonno e dalla notizia del matrimonio, dondolando come uno zombie, avanzava verso di loro.
Gli sorrise, sentendo che per la prima volta non era lei a fare la volontà della Forza e, forse, non era più nemmeno un suo strumento. Forse era tutto parte della stessa energia, come un grandissimo sogno interconnesso e trasversale a milioni di vite e dimensioni.
Forse ogni cosa accadeva per un suo scopo e meccanismo segreto. Ognuno era parte di un enorme ingranaggio in cui ogni mossa significava un movimento. Tutti si sentivano unici meccanismi solitari e, invece, partecipavano tutti insieme al movimento d'insieme. Ma solo quando tutti spingevano dalla stessa parte, l'ingranaggio scattava in avanti, lasciando passare ogni essere vivente in un altro punto. Un'evoluzione, una continua evoluzione, un'energia che genera energia, come un moto perpetuo.
Così ripensò quello che le aveva detto la vecchia su Tatooine. "Tutto è energia, tutto è interconnesso..." E, seguendo un filo logico a lei incomprensibile, rivide se stessa e tutto l'amore che aveva guidato le sue scelte. Pensò alla paura di lasciarsi andare di Ben e, di colpo, le tornarono in mente le parole della profezia:
"Amore, paura e sacrificio
saranno il prezzo per tornare al principio."
Per un attimo ebbe paura. Ma non poteva più aver paura. Mancavano solo sedici ore... o forse anche meno, ma dentro di sé era certa che quello che sarebbe accaduto non sarebbe stata la fine, bensì l'inizio... perché, ovunque l'avesse portata quella storia, tutto era energia e tutto era interconnesso... e, in qualche modo, l'ingranaggio avrebbe mosso il meccanismo...
Angolo della scrittrice:
Ciao a tutti,
Sono incredibilmente lusingata, onorata e riconoscente verso tutti coloro che hanno letto, commentato, aggiunto questa storia in qualsiasi categoria o mi hanno scritto in privato. I commenti, visibili o privati, sono il motore che mi spinge a continuare a scrivere e, per questo, vi sono e sarò per sempre grata e riconoscente. Il mio cuore è già vostro!
Un grazie gigante anche a che è sempre presente e mi permette di andare velocissima anche con le revisioni. Per favore, andate a mostrare il vostro amore anche per i suoi racconti che sono bellissimi. Se cliccate , potrete andare a leggere l'ultima storia che sta scrivendo. Per favore, lasciate un cuoricino anche nel suo profilo.
Ricordo a chi mi segue che continuerò a pubblicare un capitolo di questa storia ogni venerdì. Destiny's Force, invece, riprenderà quando avrò finito questa storia.
Un caro saluto a tutti e grazie per essere passati.
Shaara
Ps: Ho notato che qui su Wattpad non posso incollare i link e i collegamenti alle singole parole. Venite a trovarmi anche su Epic Fan Fiction (stesso nome utente e stesso nome della storia) per leggere i collegamenti e vedere le immagini dei personaggi.
Note:
Ordine Je'daii qui su Wattpad non funzionano i link per vedere il riferimento a queste montagne aggiungete https : // alla riga starwars.fandom.com/it/wiki/Ordine_Je%27daii
Tython qui su Wattpad non funzionano i link per vedere il riferimento a questo pianeta aggiungete https : // alla riga starwars.fandom.com/it/wiki/Tython
Aleena qui su Wattpad non funzionano i link per vedere il riferimento a questa specie aggiungete https : // alla riga starwars.fandom.com/wiki/Aleena
Ps: Ogni personaggio descritto, tranne quelli inventati da me, sono di proprietà della STAR WARS - LUCASFILM, ora Disney. Ogni onore e gloria è di proprietà del suo creatore George Lucas e degli autori del nuovo Canon Disney. Questa Fan Fiction è stata creata a scopo ludico, senza fini di lucro ed è il mio personale e misero dono per questo meraviglioso Fandom. Che la Forza sia con voi :)
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