Capitolo 7




Il lunedì è sempre un piccolo trauma perché, dopo aver passato due giorni a casa, svegliandosi più tardi, la sveglia alle sei e dieci è come una mazzata. Un trauma che si ripete all'infinito. Sembra quasi un girone dell'inferno.

Arrivata a scuola, mi siedo al mio banco e aspetto che la giornata inizi. Riesco a sopravvivere durante le ore d'inglese e matematica e finalmente arriva il suono che mi libera: la campanella. Schivo i miei compagni e sono la prima a schizzare fuori.

«Dove corri?» mi urla Emma.

«Da nessuna parte.» le rispondo, mentre insieme ci avviamo verso la porta della scuola.

«Hai parlato con Simone?» mi chiede. Cavolo non le ho raccontato ancora nulla.

«Sì, dopo ti chiamo e ti racconto» le dico mentre con lo sguardo cerco David.

Arrivate all'esterno noto che non c'è. Non può avermi dato buca, sabato mi ha detto che ci saremo visti oggi per studiare filosofia.

«Tutto bene?» mi chiede Emma, vedendomi ferma a cercare con lo sguardo qualcosa.

«Sì, è solo che avevo fissato con David per il tutoraggio, dovevamo studiare filosofia» le dico non riuscendo a nascondere il dispiacere di non vederlo.

«Non c'è da stupirsi Lea, lo sai che di lui non ci si può fidare» mi dice con tono perentorio la mia migliore amica.

«Cosa diavolo stai dicendo. Tu non lo conosci. Io mi fido di lui» le rispondo con rabbia, lei non può dire certe cose. Non lo conosce.

«Calmati, cosa cavolo ti prende?» mi chiede guardandomi

«Niente» rispondo io, all'improvviso un rumore attira la mia attenzione, mi giro e vedo la moto di David arrivare.

«Lea, dobbiamo parlare. Dopo ti chiamo.» mi dice Emma.

«Va bene, ci sentiamo dopo.» le rispondo mentre raggiungo David.

«Scusa il ritardo, sono uscito un'ora prima e sono andato a fare un giro.» mi dice mentre mi allunga il suo casco. Salgo sulla moto sotto gli occhi preoccupati di Emma e mi preparo a doverle dire quello che ancora non mi sono detta io.

Il viaggio è breve ma intenso, ogni volta che sono in moto con lui mi sembra di volare, mi piace da morire. Arrivati alla nostra panchina il tavolo viene presto ricoperto da libri di filosofia.

«Eccoci a Filosofia, quale parte non hai capito?» dico prendendo il libro.

«Direi Freud. Non lo capisco proprio» mi dice con aria affranta.

«Ok, ripartiamo da zero. Direi dalla scoperta dell'inconscio.» dico prima di iniziare a spiegare.

«Attraverso gli studi su pazienti isterici Freud ebbe l'intuizione che il sintomo fisico, paralisi o malfunzionamenti di arti, potessero dipendere da un trauma che la persona non ricordava.

Quindi possiamo dire che il sintomo fisico è prodotto da causa psicologica.

Inizialmente per curare i soggetti isterici si usava l'ipnosi. Freud notò che attraverso l'ipnosi i sintomi sparivano. Con il tempo però capì che il nucleo patogeno non era passivo, una causa esterna, ma alla base della patologia c'era un processo dinamico»

«Dinamico?» mi chiede David, mentre mi guarda dritta negli occhi. La sua attenzione è tutta su di me, devo rimanere concentrata su Freud.

«Dinamico nel senso che il paziente intenzionalmente arrivava a rimuovere ed inibire i ricordi che erano dolorosi e voleva dimenticare. Intenzionalmente però non presuppone coscienza, infatti tutto ciò avveniva a livello inconscio. Lui si era accorto che durante l'ipnosi i ricordi emergevano e il sintomo spariva»

«Però... non lo avevo capito, è interessante. Continua, mi piace quado spieghi» mi dice ridendo, facendomi arrossire.

«Con il tempo arrivò ad elaborare la prima topica, secondo la quale la psiche è divisa in tre sistemi: Inconscio – preconscio- conscio –

Nell' inconscio sono sepolti tutti i ricordi e sensazioni nascoste alla coscienza.

Nel preconscio risiedono ricordi che non sono consci ma di facile recupero.

Nel Conscio tutto ciò di cui abbiamo coscienza.

Questa teoria viene definita topica nel senso di topografica, infatti Freud illustra come la psiche possa essere disegnata come un iceberg.

Dopo al 1920 Freud parla di seconda topica, una teoria più strutturale, infatti descrive l'apparato psichico come diviso in tre istanze: Es- Io – SuperIo.

Es-Origine delle pulsioni

Io- Regolatore della vita, si occupa di valutare e mediare gli stimoli per la sopravvivenza.

Super-Io si forma dall'Io durante l'infanzia e nasce dalle influenze sociali.»

«Wow... che roba, ma ho bisogno di una pausa» sancisce David chiudendo il libro. «Vieni, camminiamo un po'» e raggiungiamo il prato in cui eravamo stati l'altra volta.

David si distende tra i fiori e io lo seguo distendendomi accanto a lui, il cielo è di un azzurro da perdere il fiato e le nuvole sembrano ciuffi di panna montata.

«David non c'è mai nessuno qua?» gli chiedo osservando le nuvole che si muovano pigre sopra di noi.

«lo conoscono in pochi per fortuna, io ci vengo per riflettere quando sono incazzato oppure per fare una pausa dopo aver passato due ore a sentire parlare la mia secchiona preferita» mi dice mentre mi fa l'occhiolino.

«La tua secchiona preferita?» gli chiedo facendo il broncio.

«Non te la sarai mica presa?» mi dice preoccupato, io lo guardo e non mi trattengo più, inizio a ridere e lui mi segue. Le nostre risate sono l'unico rumore che disturba le farfalle.

«Giochiamo a chi riconosce più nuvole» inizio a cercare nel cielo le possibili forme. «Un pesce... ecco lì.» dico io allungando il dito verso il cielo.

«Ma dove? io non vedo niente... per me lo hai sognato» mi dice lui ridendo.

«Ma dai, come fai a non vederlo... lì.» mi avvicino per indicagli la direzione. Sono con la faccia attaccata alla sua e sento la sua pelle, il suo odore, non riesco a non avvicinarmi. In quel momento lui si gira e ci troviamo con le labbra vicinissime, i nostri occhi si fissano come fossero la stessa cosa.

I miei occhi si fermano sulle sue labbra e noto che lui fissa le mie, ma il ricordo di cosa mi ha detto al mare mi fa allontanare senza dire nulla.
Porca miseria, lo vorrei baciare ma non posso!

Anche David rimane in silenzio e continuiamo a cercare figure tra le nuvole, il gioco ridistende l'atmosfera e riprendiamo a parlare dopo poco.

«Direi che è ora di tornare da Freud» dico io rialzandomi.

«Ai suoi ordini» mi risponde ridendo e torniamo alla nostra panchina.

Freud ci tiene compagnia per un'altra ora, dopo di che ci avviamo verso casa. Il viaggio in moto sta diventando un tormento, mi fa provare sensazioni meravigliose ma che rimarranno sempre solo queste. Mie sensazioni. Oggi sono stata vicina a baciarlo, ma devo stare attenta. Per lui siamo amici e anch'io tengo tanto a lui. Che confusione!
A volte penso che Freud potrebbe aiutarmi!

Arrivata a casa Emma mi manda un messaggio:
"Stasera alle nove passo da te. Dobbiamo parlare"
Non sono preparata ad una serata di "stai attenta" ma è la mia migliore amica e devo aggiornarla su tutto quello che mi è successo.

"Ok. A dopo" rispondo.

Ho tra i capelli ancora qualche fiore del prato e penso che sia meglio farmi una doccia, tanto Emma arriverà tra un'ora quindi ho tutto il tempo.

Sotto la doccia, l'acqua mi accarezza e i pensieri si formano in maniere autonoma. Non ha voluto baciarmi. Mi dice che siamo amici ed è vero, lo è anche per me, forse ha ragione. Tra dubbi e pensieri mi asciugo e mi pettino i capelli, sono lunghi e neri. È da tanto che non li taglio, forse dovrei dargli una spuntata comunque li raccolgo con un fermaglio pronta per affrontare Emma.

Sono distesa sul letto a leggere e sento suonare il campanello. Sento mia madre parlare.

«Vai pure, Lea è in camera sua.» riconosco la voce di mia madre.

«Grazie Elena. A dopo.» Emma è a suo agio in casa mia, viene qua dall'asilo. Noi due abbiamo frequentato tutte le scuole insieme. Non ho un mio ricordo senza di lei.

Bussa alla porta.

«Vieni» le dico mentre mi alzo e chiudo il libro, mettendo il segnalibro al punto dove ho interrotto.

«Ciao. Eccomi.» mi dice mentre ci sediamo sul mio letto.

«Allora. Che ti succede? devi aggiornarmi.» mi dice con aria interrogativa.

«Ho parlato con Simone e avevi ragione tu. Stava con me solo per quello, quindi l'ho lasciato.» le dico mentre lei mi guarda come chi sta per sparare.

«Sei sicura che non l'hai lasciato per un altro motivo?» mi chiede in tono inquisitorio.

«Quale dovrebbe essere?» le chiedo.

«David, Lea ti vedo» mi dice allargando le braccia come fosse proprietaria di una verità assoluta. Mi guarda e capisco che come al solito non posso mentirle.

«David mi fa stare bene, riesco a parlare con lui come con nessun altro. Lui dice che sono la sua migliore amica, ma io ho paura di iniziare a provare qualcosa per lui. Ci siamo trovati vicini a baciarci ma lui si è rifiutato, dicendomi che sono la sua migliore amica e non vuole rovinare tutto.» mi confido senza ritegno.

«Sei già al punto di non ritorno, quindi cosa decidi di fare?» mi dice Emma avvicinandosi a me e appoggiandomi una mano sulla spalla.

«Niente. Lo aiuto e rimaniamo amici, è la cosa migliore.» dico con poca convinzione.

«Sei sicura? Non ti vedo molto convinta.» nota subito Emma.

«Che cosa devo fare? Non voglio rovinare tutto. Tu non sai com'è quando siamo insieme, parliamo, ci confidiamo.» le dico invasa da un'agitazione che mi fa alzare dal letto. «I suoi occhi mi fanno venire i brividi, quando mi guarda è come se mi sentissi accarezzata, ma ti ripeto non voglio rovinare tutto!»

«Ti credo quando mi dici che con te David è diverso, ma stai attenta. Il lupo perde il pelo e non il vizio.» mi dice con tono affettuoso.

«Ok» rispondo io, rimanendo però, poco convinta della teoria della mia migliore amica.

Mi piace parlare con Emma, mi capisce all'istante senza bisogno di tante parole, anche stasera è rimasta a cena da noi e a tavola l'argomento fisso è l'università. Mio padre è fissato e non coglie l'occasione per indagare sulle nostre possibili scelte. Emma farà legge, la vedo proprio come avvocato, ha una buona parlantina e si sa far rispettare.

Io mi iscriverò a medicina, l'ho sempre voluto fare. Da quando sono bambina sogno il camice bianco e uno stetoscopio al collo.

«Ci vediamo domani a scuola» mi dice Emma mentre è sulla porta pronta per andarsene.

«Ok» le dico con poco entusiasmo.

«Lea stai tranquilla, vedrai che sarai in grado di gestire tutta la situazione, ne sono sicura» e mi abbraccia prima di andarsene.

Mentre osservo Emma, andarsene , il mio cellulare vibra. È Simone.

Ora cosa vuole?

«Pronto» dico io con poca voglia di parlare.

«Spiegami cosa ti è preso oggi, perché io non capisco proprio» mi chiede più irritato di me.

«È finita, cosa ti devo spiegare?» gli dico.

«Lea, mi devi almeno una spiegazione. Stiamo insieme da un anno, non puoi lasciarmi così!» mi dice alzando il tono della voce.

«Cosa ti devo dire, non voglio stare più con te. Per un anno non sono stata la tua ragazza, ma la tua amante. Io voglio di più.»

«Cosa ti è preso? Mi sembrava che ti andasse bene fino a quando...» dice interrompendosi

«Fino a quando, cosa?» gli chiedo.

«Fino a quando hai studiato con David! Lea pensavo fossi più matura, comunque va bene così » mi dice con supponenza.

«Va bene, cosa?» gli dico, colpita più di quanto vorrei, dalla sua frase.

«Se preferisci essere una delle tante che finisce nel letto di David, accomodati pure, ma non venirmi a dire che la colpa è la mia. Comunque, ora ti saluto, devo studiare. Ciao Lea» e chiude la telefonata.

"Una delle tante"questa frase mi martella in testa.

È questo che voglio?

Io non so quello che voglio.

Con Simone è finta, questa è l'unica cosa di cui sono certa, ma David...

Basta!Mi fa male la testa, mi rifugio nel letto ad osservare il cosmo sopra al mio letto e mi perdo nei pensieri che non dovrei avere... David.

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