Capitolo 5

La campanella sta per suonare e spero di trovare David fuori ad aspettarmi, ma sono preoccupata. Ieri sera non l'ho salutato e lui ha fatto lo stesso con me, ci siamo solo guardati per una frazione di secondo.

Il suono che ci libera dai banchi arriva e tutte le mie amiche lo prendono con entusiasmo, io sono in ansia invece. Non so come comportarmi con lui.

Percorro il corridoio e lentamente arrivo all'uscita, dove le mie amiche sono entusiaste a fare il comitato d'accoglienza. Le supero e lo vedo, è lì come ieri, è venuto. Appena mi vede si alza dalla moto e mi viene incontro.

«Eccoti, cavolo Lea sei sempre l'ultima a uscire... ti piace proprio stare a scuola.» mi dice porgendomi il casco «Andiamo, sali su, dobbiamo studiare.» mi dice mentre sale in moto.

Io metto il casco e salgo senza dire una parola. Mio Dio che sensazione mi dà salire in moto con lui. Come devo fare? La mia unica scelta è stringerlo e farmi accarezzare dal vento, dimenticandomi tutti i dubbi e le incertezze che affliggano i miei pensieri.

Rimaniamo in silenzio mentre raggiungiamo la panchina dove abbiamo studiato il giorno prima. Ci sediamo, uno di fronte all'altra e tiro fuori il libro di storia, facendo rumore mentre lo butto sul tavolo. È l'unico rumore oggi tra di noi. Lui mi imita ma appena apre il libro mi guarda con un'espressione strana, poi torna a leggere.

«David, tutto bene?» chiedo.

«Sì, perché?» mi risponde mantenendo lo sguardo sul libro.

«Sembrava mi volessi chiedere qualcosa» insisto.

«No, studiamo ora.» dice e io decido che è meglio lasciar perdere. Apro il libro alla pagina in cui è lui e dopo alcuni secondi lui inizia a leggere a voce alta, ad un tratto si ferma e mi guarda. I suoi occhi me li sento addosso. Non so proprio difendermi dalla sensazione che provo quando mi osserva.

«No, ora mi spieghi perché ieri non mi hai salutato? Ti ho visto con le tue amiche e mi hai visto anche tu, lo so! Ma ti sei seduta senza salutarmi. Ora me lo devi proprio spiegare!» mi dice arrabbiato.

«Stavo per salutarti ma ho visto che avevi compagnia, quindi non ti ho voluto disturbare.» gli rispondo, sentendomi a disagio più di quanto vorrei.

«Compagnia?» mi chiede irritato.

«Sì, quelle due ragazze.» farfuglio io.

«Eri gelosa?» mi chiede con aria strafottente.

«Cosa?! No! Non volevo disturbarti. Ora studiamo... è meglio.» gli rispondo e mi metto a leggere. Gelosa io? Di lui? Ma non scherziamo. Come sa essere antipatico a volte.

«Ok. Facciamo come dici tu» e riprende a leggere.

Legge per quasi mezz'ora alla fine della quale io non ho ascoltato una parola. La sua accusa di essere gelosa mi ha colpito più di quello che credevo.

«Dimmi se non hai capito qualcosa.» gli dico cercando di nascondere la mia distrazione.

«Ci sono cose che non ho capito, puoi spiegarmele?»

L'ora seguente la passo a spiegargli le cose che non ha capito, per me è un ripasso e mentre parlo vedo che lui mi ascolta. I suoi occhi sono su di me. È una bella sensazione.

«Pausa! Mi scoppia il cervello!» dice chiudendo il libro e passandosi una mano tra i capelli.

Si alza e mi fa cenno con la mano di seguirlo e torniamo a sederci sulla riva del lago.

«Lea, hai parlato con Simone?» mi chiede.

«No, ci parlerò sabato.» dico evasiva. Non mi piace parlare di Simone con lui, mi mette in imbarazzo.

«Bene.» mi risponde guardando avanti, verso il lago.

«Ti sei divertito ieri sera?» cosa gli ho chiesto? Non ci credo...

«Sì, sono uscito con Lara, una ragazza amica di Diego. È stata una serata come altre, un giro in centro e poi...» non finisce la frase, ma noto sulla sua faccia un sorriso compiaciuto. Il ricordo di ieri sera lo fa sorridere.

«E poi vi siete scambiati effusioni!» gli dico ridendo.

«Effusioni? Diciamo così!» ride mentre mi risponde.

Ha una bella risata, mi piace sentirlo ridere. È un altro David. L'idea che sia uscito con una ragazza mi disturba più di quanto vorrei.

«Senti, ti va se facciamo due passi?» mi dice mentre si alza e mi tende la mano per aiutarmi ad alzarmi.

«Dove vuoi andare?» gli chiedo incuriosita.

«Seguimi, c'è un sentiero che arriva nel bosco, è proprio dall'altra parte del lago. Vieni.»

Ci incamminiamo e dopo aver percorso il perimetro del lago, siamo arrivati davanti al sentiero nascosto dai rami. David mi passa davanti e mi indica la strada, io lo seguo.

Il primo tratto ci obbliga a stare in fila indiana a causa della fitta vegetazione, poi dopo alcuni metri mi metto vicino a lui e camminiamo accanto, ci facciamo strada tra le piante e gli alberi che troviamo.

La strada è scoscesa in alcuni punti e la presenza di grossi sassi rende difficile camminare. Ad un certo punto davanti a noi compare, come per magia, un prato ricoperto di fiori. È meraviglioso e mentre sono rapita da quello spettacolo non mi accorgo che la strada davanti a me è scoscesa, il mio piede cede e io perdo l'equilibrio.

David mi riprende e mi trattiene, stringendomi a sé.

«Devi stare attenta, rischi di farti male» mi dice a pochi centimetri dalla mia faccia, il suo profumo mi colpisce senza pietà, i suoi occhi sono così vicini ai miei che rischio davvero  di cascarci dentro.

«Sì, devo stare più attenta. Grazie di avermi presa» gli dico ristabilendo la distanza di sicurezza tra noi.

«Non ti avrei mai fatta cadere» mi dice guardandomi dritta negli occhi e io mi concentro sul prato, devo distogliere la mia attenzione, rischio davvero di cascare nei suoi occhi e non uscirne più.

Gli alberi fanno da contorno e sembra che il mondo sia tutto lì. Farfalle volano libere e insieme ai fiori sembra un 'esplosione di colore. David si distende nel mezzo del prato e io lo seguo. L'odore dei fiori m'invade, vedo il cielo sopra di me e non riesco a non pensare che l'azzurro che vedo è uguale agli occhi del mio amico disteso vicino a me.

«Come fai?» gli chiedo.

«A fare cosa?» mi risponde continuando a guardare il cielo.

«Ad andare a letto con tutte queste ragazze?» che cavolo gli chiedo?

«Lea ho vent'anni, voglio divertirmi! Non faccio niente di male, nessuna di loro pensa che le chiederò di sposarla e penso che vengano con me proprio per questo. Anche a loro va bene divertirsi.» mi dice con leggerezza.

«Forse hai ragione! Ma io non potrei farlo... insomma andare a letto con un ragazzo e il giorno dopo ciao»

«Non dire mai... non sai la vita a cosa ti metterà davanti.» mi dice guardandomi.

«Ecco il filosofo.» lo prendo in giro.

«Sai, la mia vita non è quello che sembra. Tutti vedono il teppista, arrogante e presuntuoso. Ma non sanno...» il suo tono è diverso.

«Non sanno cosa?» si sta aprendo con me. Perché riusciamo a parlare così tra noi? È strano e mi spaventa da morire.

«Avevo quattro mesi quando i miei genitori sono morti in un incidente stradale» mi dice con voce bassa

«Cosa?» non capisco, forse mi prende in giro ma sembra indifeso in questo momento.

«I mei zii non potevano avere figli e mi hanno adottato. Quelli che tutti conoscono come i miei genitori sono in realtà i mei zii. Loro non lo dicono, mi considerano figlio loro a tutti gli effetti.»

«Mi dispiace tanto David» gli dico toccandogli la mano

«Tranquilla, io non me li ricordo neanche, è stato un trauma quando l'ho scoperto.»

«Quando?» gli chiedo con le lacrime agli occhi.

«È successo circa un anno e mezzo fa, era il periodo di carnevale e volevo mascherarmi, mio padre mi ha detto che in soffitta c'erano i suoi vecchi vestiti, così mi sono addentrato in soffitta da solo. Mentre cercavo i costumi ho trovato delle scatole che non avevo mai visto, spinto dalla curiosità le ho aperte e ho trovato dei vecchi album di foto.

Ho iniziato a sfogliarli, le foto ritraevano due persone che non conoscevo, un uomo e una donna. In alcune foto lei aveva la pancia, poi ad un certo punto tra le loro braccia è comparso un piccolo bambino. Sotto a quelle foto c'era un nome e una data: era la mia data di nascita e il mio nome.

Sono corso a chiedere spiegazioni e mia madre, mi ha raccontato tutto tra le lacrime.»

«Cavolo David. Deve essere stata dura.»

«Lo è ancora. Credimi. Poi il nostro rapporto non è dei migliori.»

«Perché?» gli chiedo.

«Ho scoperto che mi hanno mentito, lo hanno fatto per me lo so. Probabilmente mi hanno salvato la vita, ma dovevano dirmelo. Quando ho scoperto tutto, mi sono sentito tradito, preso in giro. Loro sono rimasti senza parole. Mio padre si è chiuso in sé stesso, è un maresciallo dei carabinieri ed è molto rigido di natura, ci scambiamo sì e no il buongiorno, non mi affronta mai, non mi riprende mai, mi ignora per lo più. I suoi sguardi mi feriscono peggio di una lama, è come se  ci fosse un muro tra di noi di parole non dette. Mia madre invece vive letteralmente per me, mi permette di fare tutto e mi copre agli occhi di mio padre, non mi contraddice mai, evitano entrambi lo scontro. Io cerco di scappare da entrami, quindi tento ogni giorno di superare il loro limite, ma a quanto pare ancora non ci sono riuscito.» parla con sincerità, lo sento.

Lo ascolto parlare e mi rendo conto di quanto sia solo. Mi fa tenerezza e mi viene la voglia pazza di abbracciarlo ma non posso, fraintenderebbe di sicuro.

«Mi chiedevi del prof Cecchi. Ti ricordi? Sai cosa aveva fatto quello stronzo? Ci aveva provato con una mia compagna di classe e io me ne sono accorto. L'ho affrontato subito e lui mi ha detto che se lo facevo io, che ero un figlio di papà, poteva farlo lui. Non ci ho visto più, l'ho preso a pugni.  E se vuoi la verità non me ne sono mai pentito Se lo meritava e lo farei ancora.» mi dice.

«Sei totalmente diverso da come credevo, sei una brava persona e non devi nasconderti. I tuoi zii, non saranno i tuoi genitori biologici ma ti hanno amato e accolto da quando avevi quattro mesi. Si sono presi cura di te quando non avevi nessuno. Parla con tuo padre e digli cosa provi.»

«Non è così facile Lea, forse non sai che io ho vent'anni, sono bocciato in seconda superiore. Ho sempre avuto problemi con il comportamento, non sono mai riuscito a  gestire la mia rabbia che puntualmente mi ha fatto infilare in situazioni poco raccomandabili. Scoprire la verità sui miei genitori ha solo amplificato quella rabbia, sentivo la necessità di distruggere tutto quello che mi circondava.
Ogni volta era come se facessi un giro all'inferno, desideravo entrarci ma poi non trovavo più la strada per uscirne.»

«Alla fine come hai fatto a trovare la strada?»

«In realtà non l'ho ancora trovata, ma ci fu un episodio che mi fece capire di starne alla larga,  mi fece spaventare a morte. Non entro dei dettagli ma ti dico solo che durante una rissa un ragazzo è morto e tutto ciò mi ha scosso. Da allora mi tengo lontano da quella vita ma credimi il richiamo dell'inferno è forte.»

«Se sei stato in grado di uscirne, vuol dire che sei cambiato. Io non credo che tu sia una cattiva persona. Hai sbagliato, ok, ma chi non sbaglia? Sei una brava persona David, non smettere di lottare per dimostrarlo ai tuoi genitori. Devi parlare con loro, digli cosa provi.»

«Forse un giorno lo farò. Cavolo Lea... mi hai stregato? Non mi rendo neanche conto di cosa ti racconto. Non ho mai detto a nessuno queste cose, a volte provo paura quando sono con te, mi sento senza vestiti, come se potessi vedermi dentro. Sono in difficoltà. Lo ammetto.» mi dice guardandomi.

«David, anche per me è la stessa cosa, mi viene di raccontarti cose che non sapevano neanch' io.» a volte penso che sia stato lui a stregarmi.

Mi guarda e i suoi occhi mi portano in un posto che non conosco.

«Devi promettermi che non lo dirai a nessuno. Siamo amici io e te, non so come, ma siamo amici. Patto di segretezza. Ok?» mentre mi parla mi porge la mano.

«Puoi contarci! Patto di segretezza.» gli dico stringendogli la mano.

«Non capisco neanch'io come mai ci capiamo e riusciamo a parlare così. Credimi, mi sento di poterti dire tutto ma ti prego, non mi ferire.» gli dico mentre il mio cuore batte all'impazzata.

«Lea, non lo farei mai. Te lo prometto e poi... ieri sera con Lara... ho fatto sesso.»  mi dice.

«Grazie di avermelo detto, ma onestamente non importava.» gli rispondo e insieme iniziamo a ridere.

«Lo so, ma mi viene spontaneo raccontarti quello che ho fatto. Non intendo quello che ho fatto con lei... insomma ma quello che penso.» ride mentre parla, è sincero.

«Ho capito. Tranquillo...» gli rispondo ridendo.

Questa cosa tra noi mi spaventa, non riusciamo a stare zitti e sentiamo entrambi, a quanto pare, l'impulso di raccontare i nostri pensieri.

«David, con quante ragazze sei stato?» ma che razza di domande gli faccio?

«Lea, ora esageri...» mi dice ridendo e dandomi una pacca sulla spalla. «Non lo so, diciamo un po'. Comunque nessuna da ricordare però. Senti ora basta con le confessioni, è meglio tornare alla storia, però prima scambiamoci i numeri di telefono.»  Ci scambiamo i cellulari e registriamo i numeri.

Mentre torniamo alla panchina l'immagine di David che bacia Lara mi suscita qualcosa di negativo, una strana sensazione allo stomaco che cerco di scacciare, mi sforzo di concentrarmi sulla storia che dovrò spiegargli tra poco, ma mi rendo conto che stare con lui inizia a diventare pericoloso.

Dopo avere affrontato la seconda guerra mondiale fin nei dettagli, la nostra giornata insieme è terminata e io mi trovo nuovamente sotto casa mia, immersa nella mancanza del suo odore appena gli rendo il casco.

«Ci vediamo domani» mi dice prima di accendere la moto.

«A domani» gli sussurro io vedendolo allontanarsi.

Sono distesa nel mio letto a fissare il cosmo appeso sopra la mia testa e non posso fare a meno di pensare a quello che mi ha raccontato oggi. Un ragazzo è morto e mentre lo raccontava era visibilmente emozionato. Vorrei tanto capire di più di questa storia, ma non posso chiederglielo, devo aspettare di avere più confidenza con lui  altrimenti potrebbe non volersi più confidare con me. Parliamo senza freni  ma l'argomento è delicato. Darò tempo al tempo, ma voglio capire tutto di lui.

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