CAPITOLO 91
Il problema dei segreti è che nel momento in cui pensi di controllarli, non li controlli.
(Meredith Grey)
Il giorno seguente al mio compleanno tutto era tornato alla normalità e ovviamente, dovevo ritornare a scuola anche se avevo solamente voglia di stare al caldo nel mio letto.
Avevo pure un leggero mal di stomaco causato probabilmente dalla troppa torta al cioccolato che avevo mangiato per la mia festa quindi decisi di saltare la colazione.
A quel punto, con lentezza e controvoglia, mi alzai dal materasso con le palpebre ancora dischiuse poiché facevano molta fatica ad aprirsi totalmente.
Uscii frettolosamente dalla mia stanza per andare in bagno, il distacco da quel posto ricolmo di calore fu traumatizzante.
Eppure, fu in quel preciso istante che ricordai il comportamento inspiegabile ed inadatto di Adrian.
Quel suo bollente bacio pareva ancora scalfirmi le labbra, in una maniera oltraggiosa, impulsiva e passionale. Tuttavia, una piccola parte di lui, precisamente quella che non si era ancora disarmata completamente, sembrava pronta a colpirmi in modo inaspettato e contraddittorio.
Dopo dieci minuti in quel modesto posto, ritornai nella mia stanza richiudendo velocemente la porta alle mie spalle.
Spalancai in maniera parecchio teatrale, eternamente indecisa, l'armadio in legno e scrutai attentamente i vestiti al suo interno.
Alla fine, dopo aver riflettuto per un tempo indefinito, decisi di indossare un pantalone tonalità antracite e un maglione color bianco con piccole linee laterali tendenti al fucsia.
Allora, presi il mio zaino in pelle dalla sedia vicino all'ampia scrivania e uscii definitivamente dalla mia camera, portando con me enormi insicurezze... Oggi, era un giorno decisivo quindi dovevo preparare qualcosa per domani?
Confessare, come nei film romantici, i miei sentimenti ad Adrian?
Potevo permettermi di rischiare?
O dovevo scavare di più nelle sue debolezze, nel suo dolore e nel suo cuore prima di essere certa di poterlo toccare sul serio?
Scesi frettolosamente l'infinita scalinata, ma mi resi subito conto che la mia abitazione stranamente era già deserta.
Era già andato a scuola il mio coinquilino?
Oppure aveva saltato anche oggi le lezioni?
In effetti, non avevo ancora capito dov'era stato ieri prima di incontrarmi...
Fu in quel cruciale momento, che per la prima volta, un'assurda gelosia mi catturò fino a scuotermi rumorosamente l'anima perché il mio timore, di vederlo accanto ad un'altra ragazza, sembrava poter diventare sempre più concreto.
Non volevo assolutamente che mi ignorasse di nuovo... Ciononostante, domani probabilmente avrebbe ricevuto qualche regalo da pretendenti a me sconosciute.
Così, cercai di cacciare via quei pensieri logoranti e aprii la porta principale per raggiungere l'istituto.
Oggi il cielo era prettamente nuvoloso, l'aria ancora fredda continuava ad essere insostenibile per me. Mi mancavano le bellissime e rilassanti giornate estive, in cui il sole pareva cullarmi e risanarmi da ogni mia minima paura.
Provai ripetutamente a tenere lontano il fardello che costituiva il mio coinquilino, quindi mi concentrai sulla strada adiacente che era già affollata da tanti bambini che con i loro genitori si dirigevano contenti verso le scuole vicine, ma erano presenti anche svariate persone, forse già in giro per questioni personali.
Arrivata finalmente all'immenso istituto, il vasto cortile era già brulicante di studenti che chiacchieravano in svariati gruppi diversi. Da lontano, avvistai pure Alexis vicino ad altre due ragazze che parevano concentrate nella loro conversazione.
Decisi di non avvicinarmi, per il momento, alla mia migliore amica dato che la prima lezione ad attendermi era matematica ed ero talmente preoccupata per il mio scarso studio, dei giorni precedenti, che desideravo solamente prendere posto nell'ultima fila per non essere notata dall'insegnante.
Allora, senza rifletterci troppo, entrai all'interno della scuola. Il corridoio era ancora parzialmente deserto, così raggiunsi il mio armadietto in ferro per prendere un grosso libro che avevo lasciato lì.
Intanto fortunatamente, la mia adorata Chloe stava meglio e molto probabilmente domani sarebbe finalmente tornata a scuola... ero davvero felice di poterla riabbracciare di nuovo.
Comunque, mentre cercavo nel caos del mio piccolo armadietto quel libro che mi occorreva per matematica, udii una voce familiare dirigersi verso la mia direzione e fu in quel preciso istante che alzai lo sguardo verso quella persona e il cuore si arrestò definitivamente.
Ogni parte di me, si immobilizzò per il terrore.
I suoi occhi pieni di falsità, mi destabilizzarono tanto da non riuscire a pronunciare mentalmente neanche il suo nome... Peter.
Era da parecchio che non lo incrociavo neppure nell'istituto, ma purtroppo, era una situazione inevitabile dato che era ancora iscritto nella mia stessa scuola e nonostante le mie migliori amiche cercassero spesso di evitarlo nelle lezioni in comune, lui pareva sempre volersi insidiare con quel suo viso ingannatore tra la loro stabilità interiore, mentre le sue maniere diaboliche sembravano prevaricarlo tanto da apparire indissolubili.
Era affiancato da un tipo sconosciuto. Questo era alto quanto lui, leggermente muscoloso, aveva le iridi di un evidente celeste, i suoi capelli erano colorati di rosso e un vistoso piercing sul suo labbro superiore, lo faceva assomigliare a un membro di una band rock.
Di seguito, li osservai camminare proprio verso la mia direzione mentre parlavano serenamente, ignari del luogo circostante.
A quel punto, spostai frettolosamente lo sguardo da lui, per dirigerlo totalmente all'interno del mio armadietto, cercando palesemente di evitarli.
Feci finta di cercare di nuovo il mio libro pure se in realtà, alla fine, l'avevo già adocchiato sotto ad alcune riviste di make-up che avevo dimenticato lì.
Stavo sbagliando, lo sapevo benissimo, dovevo assolutamente reagire, ma quell'individuo mi aveva ferito così in profondità che alla sua presenza, sentivo solamente la mia essenza annullarsi fino a sparire pienamente.
E proprio mentre parecchio scossa, udivo i suoi passi giungere dietro la mia figura incerta, che successe l'impensabile... Il male si insediò nuovamente, in una maniera decisamente prepotente.
Peter urtò con violenza, molto probabilmente di sua volontà, il mio zaino in pelle che era adagiato sulla mia spalla sinistra, facendolo cadere pesantemente sul pavimento.
A quel punto, sbigottita mi girai istintivamente verso quel fracasso ed incrociai lo sguardo crudele del mio carnefice.
I suoi occhi mi squadravano assiduamente con una cattiveria mai riscontrata prima, mentre un sorriso malefico incorniciava il suo volto falsamente benevole.
Poi, con una voce stranamente tranquilla, mi comunicò:
<< Scusami >>
Ma in realtà, quel suo mezzo sorriso pareva volermi solamente infondere la sua totale negatività nei miei confronti...
Perché era ancora così ostile nei miei riguardi?
Dovevo reagire, in quel momento, per farmi rispettare o avrei fatto soltanto il suo lurido gioco?
E mentre il suo amico mi fissava prettamente incuriosito, lui finalmente superò la mia figura internamente distrutta, tuttavia la mia attenzione e la mia espressione contrariata erano ancora impresse sul mio nemico.
Eppure, improvvisamente, successe qualcosa di ancora più inaspettato e stupefacente...
Ero letteralmente allibita per quel suo comportamento imprevedibile e ricolmo di benevolenza.
Senza rendermene conto, dalla parte opposta del corridoio, arrivò qualcuno... Si trovò, in quel modo, proprio di fronte a Peter.
La figura slanciata del mio coinquilino apparì insperatamente con un volto decisamente ostile e quasi vendicativo.
Ciononostante, quel rancore non era rivolto assolutamente a me, ma in maniera illogica, al mio carnefice.
Quindi sapeva che era lui quella persona perfida alla festa che avevo organizzato nella mia abitazione?
O c'era altro che non conoscevo?
Inoltre, era lì per difendere me?
Davanti ad altri studenti?! Era impossibile...
Ma in quel fatale momento, fui decisamente rincuorata di vederlo lì, anche se forse non era giunto in quel posto per aiutarmi, perché in un certo senso, la sua presenza continuava a farmi sentire completamente al sicuro ed ero segretamente sollevata nel costatare che era venuto finalmente a scuola.
E fu in quell'attimo che ebbi la certezza che cercavo disperatamente... Adrian stava veramente cedendo alla mia amorevolezza giacché osservando seriamente Peter, asserì astioso:
<< La prossima volta guarda meglio dove cammini >>
Tuttavia, a quelle sue parole velate da un'ambigua minaccia, Peter gli sorrise famelico e di seguito, lo ignorò completamente, superandolo e dirigendosi altrove.
Quella persona metteva davvero i brividi, andava assolutamente scansata perché pareva voler solo iniziare un'infida battaglia ricolma di malignità.
Intanto, ero davvero meravigliata dal mio coinquilino, ero incredula davanti a quella realtà inspiegabilmente, mi stava decisamente proteggendo... Stava avendo premura di me, era una scena surreale.
Desideravo veramente ringraziarlo, ma stranamente, vedendo Peter andare via dal corridoio, girò di nuovo nella direzione in cui era venuto, senza darmi una minima attenzione o spiegazione.
L'aveva raggiunto di proposito, nulla era stato destinato al caso... Allora, perché adesso mi stava palesemente evitando?
Non era giunto al mio fianco neppure per porgermi lo zaino che giaceva ancora sul pavimento, ciononostante quel gesto delicato e inutilmente velato da lui, mi aveva veramente reso felice.
La verità era che non potevo aspettarmi tanto da Adrian perché continuava a vivere nel suo mondo discrepante... Eppure, era proprio questo il momento giusto per scavalcare la sua barriera e raggiungere definitivamente il suo cuore insicuro.
Quindi dovevo assolutamente preparare qualcosa per domani, doveva capire i miei veri sentimenti.
Volevo davvero che mi accettasse per sempre nella sua vita e che un giorno, non troppo lontano, ricambiasse il mio amore.
Il suono assordante della campanella, che dava inizio alle lezioni, mi riscosse da tutte quelle riflessioni tortuose, così presi lo zaino con il libro e corsi in aula.
Purtroppo per le due ore di matematica mi toccò uno dei banchi in prima fila, quindi provai a restare concentrata.
Per le materie successive, invece, fui solamente distratta dal pensiero fisso del mio coinquilino... Non sapevo veramente cosa regalargli senza rischiare di essere troppo sdolcinata o avere, addirittura, un atteggiamento quasi infantile.
I fiori erano destinati maggiormente alle ragazze perciò non era adeguato come dono, inoltre, potevo prendergli un regalo in qualche negozio, ma l'idea non mi convinceva molto...
Alla fine, passai tutta la mattinata in quell'eterno stato vacillante.
Inaspettatamente, però, la campanella per la conclusione delle lezioni era suonata rumorosamente, risvegliandomi del tutto, quindi uscii velocemente dall'aula e raggiunsi frettolosamente il cortile già pieno di svariate macchine.
A quel punto, continuai a camminare a passo svelto per giungere finalmente a casa e proprio mentre guardavo pensierosa il paesaggio naturale circostante che rammentai improvvisamente un cartone animato visto quando ero soltanto una bambina, precisamente ricordai ciò che la protagonista aveva regalato al suo amato nel giorno di San Valentino...
Dei cioccolatini a forma di cuore, preparati da lei.
Potevo pure personalizzarli quindi dovevo solamente incominciare a prepararli e per fortuna nella mia abitazione, avevo già tutto l'occorrente... Dovevo soltanto velocizzarmi nell'organizzazione per non lasciare tracce evidenti del mio operato nella cucina ad Adrian o ai miei genitori... La questione con loro, del mio coinquilino, non sembrava particolarmente risolta, nonostante i festeggiamenti del mio compleanno.
Dopo circa dieci minuti, arrivai di fronte alla mia villa con un leggero affanno e repentina aprii la porta principale, precipitandomi direttamente in cucina, poi posai frettolosamente, nell'ingresso, il mio giubbotto invernale e lo zaino.
In seguito, accesi la luce nella sala e preparai tutti gli ingredienti che mi servivano per quella ricetta sul grande tavolo come lo zucchero, il latte, il cacao... Infine, presi uno stampo in silicone con diversi cuori e lo adagiai lì vicino con gli utensili che mi occorrevano per la preparazione.
Così in un contenitore, incominciai ad inserire i vari ingredienti e mescolai quel composto, ma sporcai inconsapevolmente il tavolo di cacao. Non mi scoraggiai, tanto avrei ripulito successivamente tutto con calma. Formata quella miscela, dovevo versarla con cautela nello stampo in silicone per riporlo con cura nel frigorifero per un'oretta circa, ma involontariamente il composto iniziò ad uscire fuori dal contenitore, imbrattando, addirittura, il pavimento e i mei vestiti puliti.
Era un autentico disastro, tuttavia non potevo mollare subito.
Di conseguenza, posai lo stampo in silicone nel frigorifero e mentre la miscela iniziava ad indurirsi, io cominciai a pulire con dei tovaglioli il mio maglione che assunse una tonalità tendente al castagno scuro e con uno strofinaccio smacchiai il pavimento, oramai, parzialmente sporco.
Infine, cominciai a lavare i contenitori e i vari utensili usati e proprio quando finalmente finii di sistemare tutto, ormai stanca, che udii in quel preciso momento, la porta principale della mia abitazione spalancarsi, istintivamente guardai l'orario sull'orologio posizionato sul muro di fronte alla mia figura scossa per l'inaspettato e a quell'ora, quasi sicuramente, era il mio coinquilino.
Allora, una profonda ansia mi travolse e scattai come una gazzella... tolsi ogni traccia superflua del mio operato, sperando che Adrian non si dirigesse direttamente in cucina, ma ogni mia speranza svanì in un attimo.
La slanciata figura del mio coinquilino era incorniciata da un outfit semplice. Indossava una maglia color nero e un jeans chiaro, mentre il suo viso candido e dubbioso aveva incrociato istintivamente il mio sguardo preoccupato e leggermente terrorizzato per la sua insperata presenza.
Le sue iridi acquamarina risaltavano parecchio, grazie alle sue lunghe ciglia. Mi scrutarono a lungo, con attenzione ed era ancora fermo in cucina, appoggiato lievemente allo stipite della porta.
Poi, improvvisamente, annunciò con un timbro perplesso e nel contempo, incuriosito:
<< Stavi preparando un dolce? C'è un forte odore di cioccolato nella stanza>>
Perché d'improvviso era interessato a ciò che facevo?
Non desiderava più ignorarmi come aveva fatto prima a scuola?
Era un eterno controsenso.
<< No. Stavo mangiando una ciambella al cioccolato che ho comprato in una pasticceria... forse hai sentito quell'odore >> mentii spudoratamente con voce flebile e tremante.
<< Ok >> pronunciò solamente con una leggera indifferenza ed entrò finalmente nella sala, dirigendosi direttamente verso il frigorifero.
<< Cosa fai? >> Domandai d'istinto con un timbro alquanto alterato, raggiungendo fulminea la sua magra figura che mi osservava sbigottita per quel comportamento inusuale.
Ero completamente nel panico!
Il mio coinquilino non poteva aprire il frigorifero perché, in quel modo, avrebbe inevitabilmente scoperto ciò che stavo facendo e di conseguenza, il mio atteggiamento, le mie bugie, tutto quello per cui mi stavo battendo, in quel preciso momento, sarebbe crollato in modo imprescindibile ed irreparabile.
<< Ho sete, devo prendere dell'acqua >> sentenziò visibilmente irritato e mi superò subito, senza indugiare un secondo, per raggiungere definitivamente il frigorifero.
Ma io, enormemente disperata, mi imposi letteralmente davanti alla sua figura scocciata e comunicai seria, mentendo nuovamente:
<< Non puoi, l'acqua è finita. Devi prenderla dal rubinetto >>
Lui, a quel punto, mi guardò a lungo con uno volto decisamente innervosito, mi squadrò attentamente per qualche minuto e dopo un mutismo assordante, si diresse inflessibile vicino al lavandino poi, prese un bicchiere in vetro nel mobile adiacente e aprì il rubinetto.
Alla fine, lo riempì d'acqua mentre i miei occhi ripieni di incertezze non riuscivano a staccarsi dai suoi movimenti naturali.
Di seguito, senza dire nulla e senza darmi più considerazione, portò quel bicchiere con sé, allontanandosi totalmente da me e lo udii, addirittura, salire la scalinata per raggiungere probabilmente la sua camera.
L'avevo seriamente fatto arrabbiare.
Appena, però, la sua magra corporatura fu fuori dalla mia visuale, feci un gran sospiro di sollievo, provai a rilassarmi un pochino e mi precipitai nuovamente davanti al frigorifero dato che, inconsciamente, mi ero spostata nei pressi del grande tavolo.
A quel punto, aprii il frigorifero per prendere tra le mie mani, ancora lievemente tremanti, quei importantissimi cioccolatini.
Ora dovevo soltanto provarne uno per capire se erano commestibili.
Li adagiai con cura sulla cucina e speranzosa presi uno tra le mie piccole dita e lo assaggiai...
La mia espressione da entusiasta mutò repentina in un qualcosa di indecifrabile.
Miracolosamente non morii, ma sputai quell'orrore più veloce di un lama, correndo nei pressi del secchio della spezzatura per rilasciare lì quella schifezza.
Avevano un gusto terrificante.
Cosa avevo sbagliato???
Mi sentii sprofondare sul serio e quando a malincuore, degustai un altro cioccolatino per capire il mio errore, mi resi conto che avevo confuso il barattolo dello zucchero con quello del sale... Li avevo inconsciamente invertiti.
Non potevo crederci!
Ero davvero pessima.
Adesso dovevo fare tutto di nuovo, ma non c'era tempo dato che dovevo andare a comprare sia il latte che il cacao al supermercato. Inoltre, a breve sarebbero giunti pure i miei genitori e non potevo farmi scoprire assolutamente da loro.
Allora, presi quei cioccolatini e con una tristezza infinita, li nascosi in un grande tovagliolo e li buttai nell'immondizia spingendoli più in profondità... Non volevo che risaltassero tra i rifiuti.
Lavai velocemente lo stampo e lo riposai nel mobile in legno sopra al lavello.
Ed ora, come dovevo rimediare?
Tutto quello che era precedentemente accaduto, ormai, non aveva più una solida motivazione...
Forse non era veramente destino che confessassi prematuramente i miei sentimenti ad Adrian.
Ciononostante, non volevo mollare subito, quindi cercai di trovare una buona soluzione, ma dopo circa dieci minuti di pensieri asfissianti, arrivarono pure i miei familiari.
Di conseguenza, totalmente scoraggiata mi diressi direttamente nella mia stanza, comunicando successivamente ai miei genitori che avevo mal di pancia...
Ma in realtà, era solo un'altra bugia pur di evitare sia la loro presenza che quella del mio coinquilino.
Così, entrata finalmente nella mia camera, mi adagiai sul morbido letto ricolma solamente di desolazione e involontariamente, mi lasciai cullare dalle rincuoranti braccia di Morfeo.
Il giorno seguente era giunto velocemente, portando con sé una festività attesa da tantissime persone... San Valentino.
Mi svegliai con una strana ansia, quasi incontrollabile.
Dalla finestra si potevano osservare i raggi del sole illuminare il cielo limpido e questo mi trasmetteva la forza di non arrendermi ancora, nonostante il disastro con i cioccolatini.
A quel punto, trepidante, mi alzai dal letto e mi preparai frettolosamente.
Stavolta optai per un abito più carino... Una camicia tonalità conchiglia e una gonna di jeans con delle calze invernali.
Infine, indossai degli stivali comodi color carbone, pettinai ripetutamente i miei setosi capelli color castano e decisi di applicare un leggero make-up sul mio volto lievemente pallido.
Poi, presi il mio zaino in pelle e uscii svelta dalla stanza per raggiungere la cucina... avevo davvero fame.
Eppure, da fuori alla sala, intravidi l'alta corporatura di Adrian in quel posto neutrale.
Era concentrato a sbucciare una mela ma, preferii evitare di incrociare la sua figura dato che ero circondata da un irrazionale imbarazzo.
Desideravo principalmente andare direttamente nell'istituto, giacché lì sicuramente avrei avuto qualche idea significativa, scrutando i svariati regali circolare tra le ragazze e avrei confessato, in quella maniera delicata, i miei sentimenti più nascosti.
Di conseguenza, senza nemmeno salutarlo, aprii piano la porta principale della mia villa e andai via. L'aria oggi, fortunatamente, non era freddissima e il sole rendeva quel giorno speciale ancora più luminoso.
Per strada non c'erano molte persone, ma le vetrine dei negozi erano già abbellite da giorni in stile puramente romantico, con migliaia di cuori color rosso e frasi sdolcinate o orsacchiotti dal volto adorabile.
Avevo ancora un forte timore per una questione, in verità...
Avevo paura di vedere il mio coinquilino con un qualsiasi regalo ricevuto da qualche ragazza che nemmeno conoscevo.
Era un'assurda ed insana gelosia, tuttavia era puramente la mia anima a richiamare la sua, in una maniera prettamente morbosa.
E senza rendermene conto, arrivai finalmente davanti all'immenso cortile della scuola, ma stranamente c'erano pochissimi studenti, eppure il parcheggio adiacente all'istituto era già pieno...
Così, senza rifletterci troppo, mi avvicinai alla grande porta d'ingresso, ma fui improvvisamente fermata da un'ignota mano sulla mia spalla destra.
<< Ciao Judie >> esordì, inaspettatamente, la voce contenta di Chloe e mi girai di scatto verso la sua ammirevole figura.
I suoi occhi chiari mi colpirono subito, mentre mi sorrideva ampliamente.
I suoi capelli rossastri erano mossi dal leggero vento, donandole un'espressione più sfavillante.
Istintivamente, mi catapultai letteralmente sulla mia migliore amica, abbracciandola fortemente.
Il suo profumo floreale mi pizzicò lievemente le narici.
<< Come stai adesso? >> Chiesi felicissima, staccandomi piano dal suo esile corpo.
<< Sto bene... Mi sei mancata! >> Urlò quasi, travolta dall'euforia.
Poi, qualcuno si schiarì la voce per riportare l'attenzione altrove.
A quel punto, guardai alla mia sinistra, accorgendomi solo in quell'attimo, della presenza insistente di Alexis.
Aveva un make-up vistoso sul suo viso perfetto che faceva apparire il suo sguardo decisamente più radioso. Indossava un vestito invernale non troppo corto tonalità carbone...
Era sempre magnifica nella sua tangibile eleganza.
<< Sei talmente accecata da Chloe da non vedermi nemmeno? >> Domandò sarcastica, mentre mi sorrideva leggermente.
<< Scusami >> sussurrai mortificata, facendole anche un breve occhiolino d'intesa.
<< Ragazze andiamo a bere un caffè al bar qui vicino prima di entrare a scuola? >> Chiese Chloe ancora entusiasta, intromettendosi nella nostra conversazione.
<< Va bene >> riferì all'istante Alexis, parecchio gioiosa, ma io non potevo perdere tempo.
Avevo una specie di missione da portare al termine.
Dovevo restare ancorata alla mia determinazione.
Di seguito, a malincuore, spiegai alle mie migliori amiche, mentendo in realtà ad entrambe:
<< Ragazze, mi dispiace, devo entrare per ripetere un po' d'arte... Ho il presentimento che oggi interrogherà anche me >>
E una parte della mia essenza parve soffrire davvero per quell'atteggiamento inconsueto da parte mia nei loro confronti.
A quel punto, le mie amiche mi guardarono abbastanza preoccupate e senza replicare nulla, mi domandarono solamente, ancora speranzose:
<< Per San Valentino, stasera, abbiamo organizzato di andare ad una cena in un ristorante della zona con dei nostri amici del corso di pittura... Vuoi venire pure tu? >>
E con quella semplice richiesta, mi mandarono veramente nel panico.
Non potevo partecipare per il momento perché dovevo prima raggiungere il mio obiettivo.
Cosi, dichiarai alquanto dispiaciuta:
<< No, vi ringrazio, ma devo ancora studiare parecchio per domani. Però, se dovessi cambiare idea, vi chiamo sicuramente >>
Allora, le mie amiche visibilmente rammaricate per i miei continui rifiuti, mi salutarono frettolosamente e si allontanarono da me per raggiungere il bar.
A quel punto, non restava altro da fare che entrare nell'istituto e iniziare l'investigazione, tuttavia, appena mi addentrai in quel posto, qualcosa di assurdò ipnotizzò i miei occhi increduli...
Tutti gli studenti erano nel corridoio principale, creando un caos pazzesco.
La zona era brulicante di ragazze euforiche, ricolme di rose tonalità scarlatta e ragazzi con le mani strapiene di confezioni di cioccolatini.
Alcuni bigliettini a forma di cuore con su scritto "i love you" giacevano inosservati sul pavimento, mentre un gran chiacchiericcio riempiva il posto.
Inoltre, sulle varie pareti scolorite, erano presenti svariati cartelloni in stile totalmente romantico.
Adocchiando la scena, compresi che in realtà, il mio regalo per Adrian, non aveva alcuna unicità.
Allora, cercai con attenzione tra la folla qualcuno che conoscessi per pura curiosità, ma in verità, fui solamente strattonata ripetutamente dalle infinite persone strette in quel luogo non troppo largo.
Alla fine, dopo aver scrutato scrupolosamente, non avevo intravisto né Noah, né Sebastian e nemmeno quell'arpia di Olimpia... Soprattutto, non avevo notato il mio coinquilino.
Uno strano ed incessante panico iniziò a ricoprirmi completamente, quindi provai a distrarmi momentaneamente, andando in direzione del mio piccolo armadietto.
Ma una voce familiare alle mie spalle, quasi vicina al mio esile corpo, arrestò immediatamente i miei passi incerti e mi girai di scatto verso quella persona...
NOTE ❤️
Ciao a tutte/i 💋
Curiosità...
Che libri avete intenzione di leggere?
C'è qualche libro che ultimamente vi ha sorpreso in modo positivo oppure che vi ha deluso?
Un immenso abbraccio ❤️
A prestissimo 💋
Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top