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Erano le 5 del mattino, l'aria era fredda e inghiottita dall'umidità mischiata al clima invernale. Il sole pronto per affrontare un'altra giornata stava per riecheggiare per un'ennesima infinita volta in cielo, ma nel frattempo, un ragazzo con una grossa carriola, buttava una quanità colossale di sacchi della
spazzatura dentro di essa. Era una scena ambigua, un clima natalizio, luci dappertutto, calzettoni rossi, alberi addobbati, accompagnati da spazzatura, tanta
spazzatura. A guardare questo panorama si potrebbe provare gioia ma tristezza allo stesso tempo. Aveva quasi finito il giro, e dirigendosi a casa, per aspettare
le 7 del mattino e andare a recuperare la classica paga mattutina, irrompe in due individui loschi: -o scè, hai finito di leccare il culo al tuo zietto per
prendere un pò di soldi?- disse uno dei due ragazzi, che aveva una strana arma in mano, non riconoscibile poichè essendo ancora più o meno notte. -Si vede
che-e qui facendo le due virgolette con le dita-''o scem'', lavora, invece di fare il finto boss con delle mazze in mano con gli amichetti- ribatte' il ragazzo
soddisfatto vedendo il ragazzo senza parole. Ma il secondo ragazzo estrasse una pistola, ma non appena il protagonista la vide, si rifugiò dietro la carriola,
sfiorato numerose volte da pallottole. -strunz! quelli che tu chiami amichetti, quando vanno a ritirare i soldi prendono il triplo del tuo stipendio, scem!-
disse il secondo ragazzo incappucciato. Il ragazzo invece con quella strana arma che aveva al polso prese in pieno, con un pugno, la guancia dell'amico che
aveva sparato. - nuije vulimme un paese con l'ordine, non con la guerra e caos, posa quella cazzo di pistola! Eppò so le sei del mattino appena, scem!-Disse
incazzato. -Scus! me so scurdat..-disse l'ultimo mentre il ragazzo rimaneva riparato dietro al carro e perplesso da quelle parole. -Giovanni, ricordati che non
ci dimentichiamo di te, stai sotto tiro, non è finita!-. I due ragazzi fuggirono e scomparvero nell'ombra. Il sole sorgeva mentre Giovanni raccoglieva la
spazzatura caduta dai sacchi bucati dai proiettili volanti. Una volta finito, erano le 7 e mezzo del mattino circa, Giovanni era stanco, aveva
fatto doppio lavoro e anche doppia fatica. Si avviava verso la discarica dove a dirigerla era suo zio, dove doveva ricevere la paga. La città si svegliava, i rumori
delle finestre cigolanti si sentivano forte nel silenzio mattutino, i gabbiani iniziavano a farsi sentire insieme agli uccelli, gli artisti di strada preparavano gli
attrezzi del mestiere, le barche iniziavano ad accendere i motori, i pescatori sulla riva del molo che attendevano pazientemente che un pesce abboccasse, e i
bambini si svegliavano per prepararsi con il loro fare addormentato per andare a scuola alle 8. Giovanni mentre camminava incontrava amici, poichè era
giorno del tutto ora. -Ue, giovà! tutto bene? ti vedo distratto, ch t'è succies?(cosa ti è successo?)-disse Mirko, l'amico. -Nient, statti sereno, amico mio-sorrise
Giovanni. -Vabbuò compà, mi fido.- Disse sospirando. -Giovanni, vado, il capo mi aspetta, se faccio tardi m'accir!(mi ammazza!)- disse salutando con la mano
dopo aver controllato il telefono. -stamm buon, cumpagn mij!(stammi bene, amico mio!) dopo ci vediamo!-disse Giovanni. Giovanni arrivò alle 8 e un
quarto circa da suo zio, nella sua fabbrica vicino al molo. Giovanni bussò ma non rispose nessuno, ma notò una lettera sul pianerottolo. La prese e lesse:
Mittente: Salvatore Auditore.
Destinatario: Giovanni Auditore.
Data Di Oggi: 15/12/2016
Giovanni appena lesse il suo nome si emozionò in un certo senso, ma se la mise in tasca, così che potesse leggerla a casa con calma, e posò la carriola nel
deposito dov'erano stipate una ventina di carriole uguali, piene fino all'orlo da sacchi della spazzatura. Corse per tutto il percorso, saltando su delle pedane
posate una sopra alle altre, così da formare una scala. Una volta arrivato all'ultimo pezzo di pedane, approfittava dei tetti bassi situati vicino al molo, così
scalò tetti sempre più alti arrivando alla parte centrale della città, dove i tetti erano quasi uniti. Arrivato a destinazione, doveva trovare un modo per
scendere. C'erano finestre scalabili, ma erano si e no le 9 del mattino e non voleva attirate attenzione più di quanto non lo stesse già facendo. -Cazzo, e mo
come faccio?-disse cercando con gli occhi qualcosa che potesse farlo scendere. E finalmente vide qualcosa. I sacchi della spazzatura. Ne erano talmente tanti
che potevano attutire anche più di 120kili. Quindi saltò, la gravita lo avrebbe sicuramente aiutato. Entrò a casa sua, si tolse le scarpe, salutò i genitori e si
diresse in camera sua, euforico per la lettera.
Lesse di nuovo il mittente, suo zio, il destinatario, giovanni, cioè lui, e la data, poi aprì freneticamente e iniziò a leggere con la bocca leggermente aperta
affannando ancora per la corsa di prima:
Caro Giovanni, sono tuo Zio, Salvatore. Ho un paio di cose da dirti, e un paio di cose da mostrarti.
Sono partito a Roma, ho delle cose da svolgere, e quando sarai pronto ti dirò di cosa si tratta.
Posso dirti solo che tu, ora, non avrai prolemi di soldi, se è ciò che ti preoccupa, perchè ci saranno circa 3000 euro in contanti nella lettera-e qui Giovanni
inghiottì la saliva-e spero vivamente che ti basteranno in tutto il periodo della mia momentanea assenza. Passiamo alle cose importanti: Stai attento. C'è
della gente che ti vuole morto, per questioni che ancora non saprai capire, ti dirò tutto quando ritornerò, promesso.
Per difenderti, segui le mie indicazioni: Scommetto che sei in camera tua ora, vero? so che sei un tipo a cui piace leggere con calma, e a cui piace la
solitudine quindi ne sono sicuro. Ma se non è così, corri, e vai. Fatto?bene, dietro la porta dovrebbe esserci una botola nel muro, nascosta da quel vecchio
mobile di cui sempre volevi liberartene ma mai te lo permettevano. Chiudi la porta, e apri la botola, la chiave dovrebbe essere affianco. Aperta? ok,
dovrebbe esserci un baule, aprilo e mettiti gli indumenti che troverai. Sarà un giubbotto nero, con delle strisce rosse dietro. Avrà un cappuccio molto
grande, questo cappuccio somiglierà ad una testa d'aquila, solo che...è nero. Non fare domande, mettiti questo indumento. Troverai dei bracciali, mettili.
Quando butterai la mano all'indietro, la pressione farà fuoriuscire una lama di 20 cm, affilatissima, non ci giocare, usala se sei costretto. Ah, dimenticavo,
indossa i guanti prima, potresti tagliarti nello sguainamento. Ci troverai un pugnale, antichissimo..appartiene al tuo antenato, Ezio Auditore, che
combatteva per la nostra stessa causa(scusa se non te lo dico ma è una storia lunga, potrebbero intercettare la lettera, quindi non mi espongo più di
tanto),usalo con cura, ma nascondilo nel giaccone, dovrebbe contenere delle tasche fatte appositamente per questo. Poi...la pistola. Stessa cosa,
nascondila. Questa pistola appartiene ad un tuo antenato, Yuri Auditore, che viveva ai tempi della dittatura governata da Hitler. La pistola sarà silenziata, e
avrà 4 tipi di proiettili molto speciali: Proiettili in piombo, avvelenati, dei proiettili che faranno addormentare le vittime, e un altro che farà uscire pazze le
vittime. Te li venderà segretamente Marco, il falegname. Detto questo, stai attento, e resisti per almeno una settimana.
Cari saluti, Salvatore Auditore.
Giovanni rimase scioccato. Non sapeva a cosa pensare, aveva mille domande. Era solo un ragazzo di 23 anni, che trasportava sacchi della spazzatura avanti e
indietro. Ma si mise lo strano abito, e uscì. La gente rideva vedendo il modo in cui era vestito, ma c'era qualcosa che non andava in quel vestito. Era come se
gli avesse moltiplicato le abilita che aveva, rendendolo più forte, e stranamente pareva fatto appositamente per lui. Uscì di casa, e fuori lo aspettavano,
appoggiati al muro, i ragazzi di prima
. I due ragazzi incappucciati bloccavano il passaggio a Giovanni, e si avvicinavano sempre di più con aria minacciosa, poi si tolsero il cappuccio: Il primo ragazzo aveva una grossa cicatrice su un occhio che presumibilmente aveva perso per colpa di quest'ultima, mentre l'altro si distingueva perchè aveva una barba molto folta, e di colore bianca, ma la sua età girava sulla trentina. Giovanni li guardò, i nemici ricambiarono lo sguardo: -dimmi una cosa...- disse il ragazzo sfregiato, sorridendo cattivamente: - e saij menà le mani?(sai menare?)- . -Non ho capito, che c'entra ora? chi siete!? che volete da me?!-aggiunse ansioso il ragazzo. -io sono Michele- svelò il barbuto. -Io sono Giuseppe- aggiunse l'altro. -E CHE CAZZ VULIT A ME?!(E CHE CAZZO VOLETE DA ME?!)- Ripetè aggressivo Giovanni sguainando il pugnale, e a sua volta lo fecero anche loro. -Semplicemente vogliamo parlarti, Michele stamattina non voleva davvero spararti.- Michele era immerso nelle sue fantasie guardando una ragazza che stava passando, e Giuseppe per farlo ritornare Alla realtà gli diede una gomitata nelle costole. -Gesù cris-ah, sì,ovviamente, è stato un malinteso- disse serio all'improvviso. I due posarono i pugnali nel cappotto interno, ma il ragazzo era scettico, non dimenticò che al polso, Giuseppe, aveva una lama celata come la sua. -dai ragazzo, non mordiamo mica.- disse il barbuto. -Ma over staij a ffà?(stai scherzando spero)- disse stanco Giovanni. -mi avete teso un'imboscata, mi avete sparato contro, mi avete persino pedinato, e ora volete che io vi segua?!-.
-beh, sì, perchè no?-disse Giuseppe. -dai sù, se volevamo ammazzarti l'avremmo già fatto, non credi?-. -va bene, vi seguo, ma sto dietro- disse infine il ragazzo.
Iniziarono tutti e tre una corsa, giovanni stranamente era più agile di prima, scavalcava più velocemente. Scavalcarono un camion, e da lì saltarono su balcone che usarono da tramite per un tetto vicino. Da lì scalarono un edificio alto, precisamente un campanile antichissimo. Mentre Giovanni scalava, sentiva un brivido: l'adrenalina, il vento che gli scompigliava i capelli. Prese con entrambe le mani una parte di muro ruvida e piena di appigli, e si tirò su, ma per sfortuna si sgretolò, il quale riuscì-Per fortuna- a riaggrapparsi e a ritirarsi su, e a continuare la scalata. Arrivarono in cima. Il ragazzo guardava estasiato Napoli. Era bellissima, piena di colori e di un azzurro che mano mano lasciava spazio alla sera. La vecchia napoli era evidentemente molto antica e divorata, consumata, dal tempo e dalle battaglie, ma oltre si intravedeva una parte di napoli restaurata, piena di grattacieli nuovi. -Giovanni, tutto bene? disse Michele guardandolo rapito dal panorama. -Sì..è solo che..Aspetta, comm saij o nomm mij?(come conosci il mio nome?)-. Poi intervenne Giuseppe:-diciamo che sei famoso- Il ragazzo lo guardò stranito. Come poteva, lui, essere famoso o perlomeno talmente conosciuto da essere quasi sparato pedinato e portarto su una torre?- in che senso?- domando lui. -Ma come 'in che senso?', sei famoso caro, sei un Auditore.-disse michele. Giovanni pensava a molte cose. Cosa non gli aveva detto suo zio? perchè questo cognome era così' tanto famoso per quei due individui? -non ti ha detto nulla il tuo zietto? è fuggito perchè deve pagare il grosso debito che ha con noi-disse lo sfregiato. -Che debito?- domandò. -La vita. Ha tradito il nostro capo, Daniele Borgia, capo dei templari italiano, ma non lo troviamo, quindi abbiamo pensato che tu potessi dircelo-finì. -No, mi dispiace, non sò nulla-mentì Giovanni. -non ci siamo-ribattè Michele, prendendolo per il colletto e portandolo vicino al balcone del campanile- E qui Giuseppe fece vedere la lettera che Salvatore Auditore aveva mandato a lui, ridendo.-che bel patetico tentativo del cazzo di parargli il culo, amichetto mio. Devo dire che è un peccato, ti stava bene quel vestitino- Ma all'improvviso Giovanni attivò lo sguainamento a molla sotto il mento di Michele, e da bianca, la sua barba divenne rosso sangue. Michele stava annegando nel suo stesso sangue e lui lo finì buttandolo giù dal campanile. Giuseppe estrasse la pistola, ma Giovanni si buttò contro di lui e la pistola cadde a terra. Giuseppe tirò una testata sul labbro a Giovanni, che sanguinò di conseguenza, poi lo fece indietreggiare, mentre Giovanni era inerme con il labbro sanguinante, Lo sfregiato prese la pistola, e soddisfatto si avviava verso Giovanni, che giaceva a terra sfinito. Punto la pistola sulla sua testa... -tuo zio ha sbagliato a tradirci, piezz e merd!(pezzo di merda!)- e BAM! Un proiettile attraversò la tempia dall'orecchio destro a quello sinistro la testa di giuseppe, che morì sul colpo cadendo a terra espellendo sangue a fiotti. Giovanni era confuso, pensava di essere spacciato ormai, ma poi si guardò intorno, e lo vide: -Se non ci fossi io- disse tale individuo. -ZIO!- esclamò Giovanni alzandosi e abbracciandolo: -Zio, ma cosa succede?-domandò. -allora..parto dicendo che noi, da ora anche tu, siamo assassini. Gli assassini sono persone che combattono per un sistema libero, non corrotto e non governato da gente con piani meschini. Noi vogliamo un mondo libero, amiamo la democrazia, e combattiamo dagli inizi dei tempi, Da Altair, l'assassino leggendario, Da Ezio Auditore, un nostro antenato che combatteva per la stessa causa nell'era rinascimentale.- disse lo zio. -ma in che senso per 'un mondo libero'?-fece un'altra domanda. -devi sapere che i Templari, a quanto dicono loro, vogliono un paese sotto controllo, sotto le leggi che fanno più comodo a loro, e se per costruire un Casinò, dovrebbero abbattere casa tua, lo farebbero. Parlano di democrazia, ma non dicono il vero. Inoltre, stanno cercando un oggetto in grado di controllare le nostre menti, per tenerci sotto gioco, quest oggetto è un ramo d'ulivo, fatto di un materiale simile all'oro, ma 100 volte più splendente, e lo vogliono sempre per lo stesso motivo: comandare tutti e tutto. Ora mettiti il cappuccio, sei un assassino e non devi dare nell'occhio- Una volta finito, salvatore si mise il cappuccio grigio, e prese un anello: -mettilo, è o simbl nuostr(è il nostro simbolo), e poi saltò dal campanile atterrando in dei sacchi della spazzatura accumulati. Giovanni guardò giù, poi guardo il sole che tramontava. Era una una scena bellissima, ma con questo nuovo peso sulle spalle non poteva goderselo a pieno. Pensò: 'Sono un assassino..' Sospirò. 'che figo.' e saltò anche lui. Giovanni saltò e acchiappò un palo, poi da lì scese fino a terra, e, infine, raggiunse suo zio Salvatore. Lo zio sembrava nervoso, e gli chiese perchè: -Pcchè..pcchè s'hanna pigliat a mammt, a frat't e a pat't( Perchè hanno rapito tua madre, tuo fratello e tuo padre), ma non so dove li abbiano port- Salvatore s'interruppe vedendo Giovanni che iniziava a correre verso casa sua, quindi lo inseguì. Scostarono in fretta e furia persone, macchine, animali, e infine arrivarono in neanche 5 minuti.
Si scorgeva una brutta scena: la sua casa..bruciata. Tutti i suoi ricordi, bruciati, le sue emozioni, ora, bruciate. Non provava niente, restava solo lì, immobile, a guardare mentre una folla si radunava velocemente. Poi vide una figura, vestita di nero, incappucciata, con una maschera in volto. Lo zio era rimasto paralizzato davanti al falò, e Giovanni con discreta furtività iniziò a pedinare la figura. Ma all'improvviso la fugura sconosciuta prese a correre, e Giovanni lo fece a sua volta e così iniziò un inseguimento. Il misterioso individuo saltò su cancello, e iniziò a scalare quei 6 metri d'altezza, e incredibilmente ci mise più poco del normale mentre il ragazzo si trovava ancora all'inizio della scalata. La figura da lì, saltò su una balconata della casa che probabilmente era una delle tante che si trovava in quel parco. Giovanni saltò anche lui sulla balconata della casa e prese a rincorrerlo. L'uomo sfondo la porta dell'appartamento, trovandosi di fronte una ragazza in asciugamano, la scostò e la fece scivolare tra le braccia di giovanni mentre sfondava una finestra: -Mi scusi, signorina, tutta questione d'affari!- e gli mollò un bacio a stampo, mentre la ragazza confusa e scioccata si copriva il seno cercando di raggiungere il telo caduto. Giovanni si avviava verso la finestra sfondata e saltò atterrando su un tetto vicino; Così prese a rincorrere la misteriosa figura in nero, per poi accorgersi che la figura aveva stranamente perso l'equilibrio, così da cadere giù, atterrando sul suolo in cemento di fianco ad una macchina che perdeva stranamente benzina. L'uomo si ruppe una gamba e infatti si scorgeva un osso da essa. Giovanni guardò tutto disgustato, poi ci fece l'abitudine, e scese abilmente dal tetto sfruttando degli appigli. Si avvicinò: -chi sei?- domandò. La figura urlava molto, disperatamente. Era in agonia e nelle sue parole si sentiva, o perlomeno si percepiva, il dolore che poteva provare. Giovanni ridomandò: -chi sei?- Ma la figura non rispondeva, così gli abbassò il cappuccio e notò che era un ragazzo sulla ventina, come lui. Il ragazzo rise e Giovanni si domandò: -Perchè ridi?- e l'altro rispose:-sei stato fortunato, dovevi esserci anche tu in quella casa in fiamme. Dovevi- e qui evidenziò la parola- MORIRE, in quella casa in fiamme. Ma sei stato fortunato, molto.- Giovanni lo prese per il colletto: -DIMMI DOVE SONO!-
il ragazzo sorrise leggermente: Credi davvero che ci siano speranze per la tua famiglia? questa è la volta buona che gli Auditore verranno estinti, una volta per tutte. A partire dal fratellino più piccolo, poi il padre..e perchè no.. anche la mamma, così per sicurezza!- L'assassino lo prese a pugni in faccia, e gli spaccò gli incisivi: -te lo ripeto per l'ultima volta: dove sono?- Ma il ragazzo gli sputò in faccia della saliva mista a sangue. Giovanni disgustato si pulì e sputò in faccia a quell'idiota. -Va bene, salutami Giuseppe e Michele- e sparò al suo fianco senza colpirlo. Il templare si spaventò e tirò un respiro di sollievo: -CI VUOLE DI PIU' PER SPAVENTARMI!-urlò. Giovanni se ne andava lentamente con il cappuccio alzato mentre la macchina all'improvviso prendeva fuoco, e scoppiando volarono detriti da tutte le parti, squartando la guancia al templare, per poi infine scoppiare. L'onda d'urto alzò la gonnella del vestito dell'assassino, mentre stava girato per non osservare l'uomo sbattuto a 6 metri di distanza mentre ogni singola goccia di sangue nelle sue vene si prosciugava e la sua pelle si ustionava e le sue urla diventavano sempre più rauche e povere di potenza. Giovanni Decise di aver visto abbastanza, ma dietro di lui c'era suo zio che gli toccò la spalla, e con uno sguardo rassicurante calmò quel giovanni triste e agitato internamente. -Li ritroveremo, zio.- Disse sicuro. -Puoi esserne sicuro, ma prima saccheggia il cadavere di questo tizio, vedi se trovi un pò di soldi. Non bruciati possibilmente; hai un orribile taglio sul lato destro del labbro.- Giovanni si avviò verso il cadavere e trovò circa 70 euro. Ma trovò anche altro. Una lettera:
Per Celeste:
Ciao, non perdiamo tempo, ti dico solo questo:
ROMA
Giovanni era perplesso, poi all'improvviso la sua vista cambiò: vedeva tutto chiaramente, percepiva più rumori, più emozioni, odori, e una specie di sesto senso. Rilesse la lettera:
Per Celeste:
Ciao, non perdiamo tempo, ti dico solo questo: Gli ostaggi si trovano a ROMA, raggiungimi appena puoi. Faremo tutto il 31 dicembre, in mezzo ai fuochi d'artificio nessuno sent nient.
Com'è andato il falò? fammi sapere.
A presto.
-Daniele Borgia
Giovanni si riprese dall'occhio dell'aquila; era sconcertato, mancava poco a capodanno. Doveva assolutamente trovarli prima che venissero giustiziati per qualche ragione sconosciuta, ma poi si ricordò dello zio: -Zio, tu sai qualcosa a riguardo?- gli chiese. Salvatore prese la lettera e lesse senza alcuna difficoltà, a differenza di come ne aveva avute lui. -No, non so perchè li abbiano presi, non c'entrano nulla con me. Sono stato io a portare informazioni su i bBrgia in segreto agli assassini, ma la mia famiglia non c'entra nulla- Giovanni era dubbioso. Non sapeva di chi fidarsi, così lasciò fare al suo istinto. -Va bene, zio. D'accordo, stai tranquillo, me la posso cavare da solo d'ora in poi.-
Salvatore lo guardò sentendosi in colpa. -Non c'entro nulla con questa storia, credimi!- ma Giovanni correva verso casa ancora con il sangue che sanguinava leggermente al labbro dopo un ora dall'incidente. Non disse nulla a suo zio riguardo alla vista da aquila perchè credeva potesse pensare che abbia assunto droghe, e ciò non era affatto una bella cosa da sentirsi dire. Quindi tornò a casa, o quello che ne restava. Prese la lettera dalla tasca, e la butto nelle fiamme. Mentre bruciava i pompieri venivano, e Giovanni scappò. Ma non notò che dietro la lettera c'erano dei nomi, e quindi la carta bruciò cancellando ogni traccia.
Capitolo due: la verità
Giovanni si rintanò a casa di suo zio, Salvatore. Aveva una brutta cicatrice sul labbro, e mentre si guardava allo specchio in bagno, percosse la sua vita in un minuto:
Nacque a firenze, il primo gennaio, 1993, in una giornata estiva. Era un ragazzo molto determinato, testardo, e amante delle donne. Aveva più fidanzate che soldi, si poteva dire, ma era un bravo ragazzo, solo che, se si fissava su qualcosa era molto improbabile che non la finisse. Giovanni si distingueva nel suo quartiere, perchè era un ragazzo molto carino, e ciò veniva dimostrato dalle ragazze che gli stavano dietro: castano, occhi verdi e labbra carnose quasi come fossero di una donna. Ma tutto ciò veniva scombussolato dal suo sguardo perforante, che ti percorreva l'anima solo con un occhiata. Una volta a scuola, precisamente alle superiori, un bullo cercava di sottometterlo, ma lui prese un libro e lo colpi sul naso con il bordo, rompendoglielo. La classe applaudiva, e lui si sentiva benissimo e soddisfatto, anche se poco dopo prese una nota ma venne giustificato dagli amici dicendo che il bullo se lo meritava, e non poco. Dopo un po' nacque Ernesto, suo fratello minore; ha solo otto anni ma è molto coraggioso! poi il padre di Giovanni, Francesco Pio Auditore: un uomo forte, pieno di grinta, coraggioso ed estremamente convinto che nella vita bisogna combattere senza arrendersi. Giovanni rinfacciava spesso di avere il suo stesso carattere e gli altri non negavano di certo l'evidenza. La madre: Teresa Conte, una fonte ispiratrice per Giovanni, una saggia a cui lui non potrebbe farne a meno. Iniziò a lavorare all'età di vent'anni per suo zio, e continuò questa strada perchè la paga non era male per un ragazzo che viveva ancora con i genitori, e senza tasse, o affitto, o bollette da pagare, poteva spendere tutto in sfizi per un fine personale. La cosa cambiò non appena successe tutto il macello riguardo agli assassini. Era tutto molto confuso ancora: persone che combattevano contro il complottismo per arrivare alla democrazia promessa dagli stessi complottisti. Giovanni si riprese dal flashback della sua vita, e andò in camera di suo zio, che gli aveva gentilmente offerto dopo il trauma dei genitori e del resto che aveva appena avuto. Si stava per sdraiare quando sentì bussare:
-Sì?- esclamò sorpreso giovanni. -Giovanni, sono io, tuo zio. Posso entrare?- disse.
-certo, prego-acconsentì. -Devo darti anche una cosa..si tratta di questo- mostrò una bandana, ma non era una semplice bandana: era alquanto ambigua: una svastica nazista di colore nero, integrata a pennello da una croce. -questa croce, giovanni, è il simbolo dei templari. E questo è il nostro- indicò ancora un simbolo, che stavolta faceva da contorno alla croce e la svastica. Era una sorte di rombo, ma più 'figo', come lo considerava Giovanni. -ma zio, cosa dovrei farci?- domandò perplesso. -tocca la bandana quando sei pronto, ma fallo solo quando sei sicuro- Era molto perplesso, si faceva mille domande: perchè lo zio gli parlava in questo modo? Cosa significava quella bandana? ma soprattutto, era così importante toccarla proprio quando ne si era sicuri?
dopo che lo zio uscì dalla camera erano ormai le quattro del mattino, e Giovanni pensava alla sua famiglia, a cosa potesse succedergli se non li avrebbe salvati entro il 31..era tutto così confuso. Poi ritornò a fissare quella bandana bucherellata: era pronto. Si avvicinò, e mano mano sentiva sè stesso sempre più leggero, arrivando quasi a sollevarsi da terra prima di toccarla. La strinse: una strana energia si sparse nel suo corpo, poi un mal di testa tremendo, talmente forte da fargli desiderare la morte, ma poi svenne ed ebbe un flashback:
Correva, correva più che poteva in quella prateria a pochi centinaia di metri da Aushwitz, non poteva fermarsi, proprio no. Correva verso il tramonto sognando la libertà, sognando un nuovo inizio, e fermandosi avrebbe tracciato la parola fine nella sua vita. Una cinquantina di uomini gli stavano alle calcagna, e lui riusciva a vederli grazie alle ombre proiettate dal congedo del sole, ma poi si fermò, e di conseguenza anche gli strani individui: -sembra che tu essere stanco, Assassino- disse, quel che pareva un soldato nazista. Erano vestiti tutti di nero, con maschere da gas rosse, con in fronte e sulla spalla il simbolo templare, quella croce rossa che spiccava tra il nero era più che visibile, ma colui che stava parlando con l'assassino si differenziava: era vestito con una corazza leggera, grigia, con un casco a tipo cavaliere, ed aveva in mano un lanciafiamme.
-perchè non rispondi, bastardo?, ridisse la guardia. -Sono già 'stanco', come hai detto tu. Quindi conservo fiato per batterti ad un duello vecchio stile, che ne dici?- disse l'assassino al tenente dei soldati. -Ti taglio il collo, bastardo!!- corse verso l'assassino, ma lui fece una capriola all'indietro, e sguainò la lama celata, con cui ferì il ginocchio del tenente, che si rialzò subito. Prese il lanciafiamme e lo accese, una lampa di fuoco avvolgeva l'assassino, ma uscì illeso per chissà quale forza divina. L'assassino, dalla giacca cacciò una pistola, dove sparò al cuore del lanciafiamme, che esplose, facendo della corazza del tenente la sua prigione bollente, che morì lentamente ustionandosi. Gli altri uomini appena videro la scena fuggirono, e rimasero solo in 4, e mentre cercavano di contrastare l'assassino, lui sguainò la lama celata, e con un movimento rapido tagliò la trachea ad un primo soldato, mentre al secondo gli saltò addosso infilzandogli la lama nel cranio, e di successione un templare cercava di spararlo, ebbe l'agilità di schivarlo come se l'avesse visto arrivare in slowmotion. Prese la sua pistola e sparò in testa al pessimo tiratore nazista, poi alla gamba dell'ultimo. Gli andò vicino:
mandagli questo messaggio al dittator- venne interrotto dalla voce di qualcuno alle sue spalle, e il soldato fece un respiro di sollievo da dentro la maschera a gas.
-Non serve, YURI, sono qui- era Hitler. -potevi essere un ottimo soldato, ma ti sei fatto trascinare da quelle storielle da ribelli dei tuoi stessi prigionieri che dovevi sorvegliare- dietro di lui c'era un intero esercito, compreso il suo medico, Kirkov, alla sua destra, e Bruto, un omone di due metri, alla sinistra. -quindi decidi, Yuri. Tu sei un templare, ti ho accolto in casa mia, nel mio territorio e mi ripaghi così? posso perdonarti però.- -Sai, non ho mai capito una cosa di te- disse Yuri. -Ti credi veramente così convincente?....sai che ti dico? la vita mi ha insegnato che se la guerra è inevitabile-e qui estrasse qualcosa dalla lama celata- DEVI COMBATTERE!- e da essa uscì un dardo avvelenato che colpì a pieno il Fhurer nel petto, e lo fece crollare a terra, in preda a convulsioni di pre-morte. il Medico cercava di fare qualcosa mentre Bruto si dirigeva verso l'assassino Yuri, lui prese un fumogeno, lo lanciò, e sfrutto ciò per tagliare l'addome all'avversario gigante, facendogli uscire le budella di fuori. Quando la nebbia sparì,Yuri guardò i soldati con i fucili puntati. Si mise la bandana, e tirò una bomba chimica, ma mentre essa era in aria una pioggia di proiettili uccise Yuri, facendolo a buchi come un formaggio svizzero, compreso di bandana. La bomba esplose e tutti morirono soffocati dal veleno, e intanto il sole si congedò del tutto.
Un respiro affaticato ruppe il silenzio della mattina: era Giovanni. Si era svegliato dal sogno. -uau..- prese la bandana...-tu vieni con me..- poi si rimise i panni da assassino, e aggiunse la bandana di Yuri Auditore al suo outfit. Uscì dalla camera, e vide lo zio. Notò la bandana e gli sorrise, poi lasciò da parte la serietà e abbracciò eccitato Giovanni. -SEI DEI NOSTRI, NIPOTE!!- disse euforico Salvatore. -sì, dei vostri-aggiunse deciso
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