Segui il tuo istinto
Stava correndo anzi, strisciando, tra le pareti con il terrore di essere schiacciato tra di esse.
Più veloce, più veloce! Continuava a ripetersi.
Qualche secondo dopo cadde per terra proprio mentre le porte in cemento si chiudevano dietro di lui.
Era dall'altra parte, era dentro il Labirinto adesso.
«Congratulazioni Pivello» la voce di Minho era affannata a causa della fatica appena fatta «Ti sei appena suicidato»
Grazie per la frase di incoraggiamento pensò tra sé e sé ma non lo disse al ragazzo.
In fondo Minho aveva ragione.
Quello che aveva appena fatto poteva essere considerata una buona idea solo se aveva voglia di morire; allo stesso tempo, però, non poteva tollerare che i due ragazzi venissero uccisi solo perchè nessuno aveva fatto niente.
«Sì, ormai sono qui» disse Thomas fingendo un tono indifferente.
«Bene, spero che tu sappia che nessuno sopravvive una notte nel Labirinto, mettiti l'anima in pace»
Thomas era stanco di sentirsi ripetere quella frase, quindi lo ignorò «Che è successo ad Alby?»
«Secondo te? È stato punto»
«Dobbiamo trovare un posto in cui nasconderci»
«Non mi hai sentito un attimo fa? Siamo già morti!»
«Ma dobbiamo almeno provarci, io non resto qui ad aspettare di essere ucciso»
Minho roteò gli occhi, ma accettò suo malgrado quello che gli aveva appena detto.
I due rimisero Alby in piedi, ancora svenuto, e lo trasportarono verso una zona in cui l'edera sui muri era più folta.
Ci misero circa una mezz'ora per creare un'imbracatura con la quale issarlo abbastanza in alto in modo da non essere un bersaglio per i mosti.
Proprio nel momento in cui erano riusciti a finire il lavoro Thomas stava per parlare, ma un rumore lo fece bloccare.
Minho si voltò verso uno dei corridoi di pietra, ormai buio, accorgendosi anche lui del rumore.
Si trattava di un suono basso, che arrivava dal profondo del Labirinto.
Un ronzio costante a cui, agli intervalli regolari, si aggiungeva uno stridore metallico, come se ci fossero dei coltelli affilati che sfregavano l'uno contro l'altro.
Il rumore si fece più intenso a ogni istante che passava.
Poi arrivarono anche una serie di suoni secchi e lugubri.
Thomas pensò che sembravano unghie che picchiettavano contro un vetro.
Un gemito sordo riempì l'aria, seguito da una specie di sferragliare di catene.
Tutti quei dettagli, messi insieme, delineavano un quadro terrificante.
Il poco coraggio che Thomas era riuscito a mettere insieme cominciò a svanire.
Quando Minho parlò, Thomas immaginò che avesse gli occhi sbarrati dallo spavento «Dobbiamo dividerci... è la nostra unica possibilità. Corri e basta. Non smettere mai di correre!»
Poi si voltò e scappò senza lasciare modo a Thomas di obiettare.
Il ragazzo scomparve nel giro di pochi secondi, inghiottito dal Labirinto e dall'oscurità.
Thomas rimase a fissare il punto in cui il compagno si era volatilizzato.
Sentì crescere un'improvvisa antipatia nei suoi confronti.
Minho era un veterano della Radura, un Velocista.
Lui invece era un novellino, arrivato da pochi giorni, e si trovava nel Labirinto da troppo poco.
Tuttavia, dei due, era stato Minho a cedere al panico. Era scappato via al primo segno di pericolo.
Come ha potuto lasciarmi qui? pensò Thomas Come ha potuto farlo?
I rumori si fecero più forti.
Si udì il rombo di un motore misto a un rollio e a un turbinio, come se ci fossero catene che sollevavano un macchinario in una vecchia fabbrica d'acciaio.
Thomas non aveva la più pallida idea di cosa lo aspettasse.
Non aveva mai visto un Dolente e non sapeva cosa aspettarsi.
Cosa gli avrebbe fatto? Quanto sarebbe riuscito a sopravvivere?
Fermati si disse.
Doveva smettere di sprecare tempo in attesa del momento in cui sarebbe venuto a ucciderlo.
In pochi secondi qualcosa girò l'angolo e venne verso di lui.
Un mostro.
Un Dolente.
Sembrava un esperimento riuscito malissimo, in parte animale, in parte macchina.
Il corpo era un misto tra un ragno e uno scorpione giganti.
Era coperto da una peluria rada che lasciava spazio a un'intelaiatura di metallo.
Sulla testa vi erano tanti piccoli occhietti e la bocca era costituita da un ammasso di denti affilati.
Diversi bracci meccanici appuntiti spuntavano dal busto, erano 6 o 8, non riuscì a contarli.
Infine intravide una lunga coda metallica con un arpione a tre punte sulla sommità.
Nonostante i pochi secondi in cui riuscì a guardare il mostro Thomas ne ricordava perfettamente le fattezze, in fondo come poteva dimenticarsi di un essere così grottesco e spaventoso?
Il Dolente, non appena lo vide, emise un verso stridulo, un grido, e prese a correre verso di lui caricandolo.
Gli attimi successivi della fuga furono una confusione assoluta, sia perchè era come se si fosse estraniato da quella situazione sia perchè l'unica cosa che riusciva a ripetersi mentre scappava era Corri! Corri e non cadere!
Attraversò decine e decine di corridoi mentre il mostro lo inseguiva furioso.
Il rumore metallico delle zampe appuntite che incidevano il pavimento di pietra al suo passaggio continuava a rimbombargli nelle orecchie.
Dopo qualche altro metro qualcuno gli arrivò addosso.
Era Minho.
Era sorpreso di essersi ricongiunto al ragazzo.
«Forza Pivello! Dobbiamo correre!» riuscì a dire tra una boccata d'aria e l'altra «Seguimi, il Labirinto sta cambiando!»
Thomas si affidò ciecamente a lui e lo seguì lungo una serie di corridoi che gli sembravano tutti uguali.
Sapeva di aver perso terreno e ora stava correndo con qualche metro che lo separava da Minho.
Il Velocista superò un corridoio proprio quando una parete di pietra sbucò dal nulla.
«Dai, più veloce! La Sezione si sta chiudendo!»
Minho si era fermato dall'altra parte e adesso incitava Thomas a fare quell'ultimo sforzo che li avrebbe separati dal mostro.
Un'idea assurda gli passò per la mente.
Si chiese se era da stupidi rischiare in quel modo, ma ormai era lì dentro, doveva almeno provarci.
Rallentò nell'attesa che il Dolente fosse abbastanza vicino a lui.
«Che cazzo fai?!» inveì Minho.
«Sono qui! Prendimi se ci riesci!»
Il mostro, ancora una volta, gli ringhiò contro.
Quando fu abbastanza vicino a lui Thomas riprese a correre, più veloce di prima.
Attraversò la parete che ormai stava per chiudersi completamente con il mostro alle calcagna.
Sbucò dall'altra parte gettandosi addosso a Minho.
Udì un suono schifoso alle sue spalle e quando si girò fu al settimo cielo nel vedere che il suo piano aveva funzionato.
Aveva ucciso un Dolente.
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