[28]

La ragazza aprì gli occhi.
Era sul suo letto, ma non aveva idea di chi l'avesse portata lì.
Girò lentamente la testa e si mise a sedere, Dream era seduto accanto al suo letto, dormiva pure lui e le stava tenendo una mano.
La ragazza instintivamente sorrise, senza pensare.
Poi però la sua faccia si fece preoccupata.
Fino a quando non si svegliava, poteva pensarci.
Doveva sposarlo?
Sposarlo voleva dire tante cose:
La libertà di Nightmare, nessuno l'avrebbe più obbligata a sposare la persona da cui era "scappata", sarebbe diventata una regina.
La regina.
Ma lei non amava Dream.
Era un bel ragazzo, gentile, premuroso, forse il principe dei sogni di tutte le ragazze.
Ma quella fiaba era diversa, lei si era innamorata del mostro.
Ma tutti i mostri erano umani.
Si era innamorata di chi aveva il difetto, di chi era emarginato da tutti, da chi magari non era nessuno.
Ma lei si era innamorata follemente di lui, è solo un quel momento se ne rendeva conto.
Non le importava una carica politica, essere benestante economicamente, essere accettata dalla società.
Non erano quelle le cose che dovevano prevalere nella vita.
Era sicura che se suo padre avesse saputo che si era innamorata di un mostro, le avrebbe semplicemente chiesto "tu lo ami davvero?".
Lui voleva solo la sua felicità, poi il resto non importava.
Doveva tornare da Charles, doveva dirglielo.
Doveva urlarlo al mondo.
Lei amava Nightmare.
Sentì la figura accanto a lei mormorare e svegliarsi.
Sobbalzò dalla paura, e si sentì tremare.
Come glielo avrebbe detto?
Cosa avrebbe fatto?

«Mhh...(t/n)?»

Dopo pochi secondi si accorse che lei era sveglia.

«Oh! Ti sei svegliata! Grazie al cielo! Presto, non c'è tempo, dobbiamo tornare subito in paese!» Dream era parecchio nervoso e agitato, e trasferì quelle emozioni alla ragazza.

«Perché? Che succede?» chiese in preda al panico.

«Oggi! Oggi lo uccidono! Dobbiamo andare, non c'è tempo!» il principe corse fuori dalla stanza lasciandola sola a realizzare.

«Ehi aspettami!» la giovane di fretta e furia lo seguì.

Correva più che poteva, il ragazzo non accennava a rallentare o a fermarsi, anzi, andava sempre più veloce, e la ragazza lo seguiva più che poteva.
Tornarono vicino il castello, c'era tutto il villaggio intorno, volevano che uscisse.
(T/n) guardava il tutto con occhi spalancati e il cuore batteva talmente forte che si sentiva morire.
Nightmare uscì con delle catene a tenerlo fermo, camminava a testa bassa, mentre la folla esultava.
I due li seguirono.
Arrivarono sopra la collina, davanti l'albero.
Ad aspettarli, un uomo a petto nudo con una maschera nera in faccia e un ascia in mano.
Appena (t/n) si rese conto di chi fosse, scattò in mezzo alla folla con rabbia.

«(T/n) dove stai andando?!» gli urlò il giovane principe ma non ebbe risposta.

«Accidenti!» ringhiò quest'ultimo, la situazione era sfavorevole.

Nightmare fu messo con la forza in ginocchio, e il boia contò i primi due colpi, per poi al terzo...procedere.

Uno...due...

«FERMI!»

La ragazza urlò con tutto il fiato che aveva in corpo, con tutta l'anima.
Le corde vocali chiedevano pietà, ma a lei non importava.
Avrebbe difeso ciò che amava.

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