[24]

La ragazza stava camminando da sola.
Aveva lasciato Dream da solo, sperava di averlo fatto riflettere, e di avergli fatto cambiare idea.
Come poteva abbandonare suo fratello in una situazione del genere?
(T/n) capiva, si era immedesimata in lui come era suo solito fare, aveva molte responsabilità addosso e ogni sua azione era soggetto di critica.
Nel mentre rifletteva, non si accorse di essere davanti ad una figura, e ci andò a sbattere contro.
Il colpo la fece indietreggiare, si era scontrata su qualcosa di morbido, come una vecchia giacca.
Alzò lo sguardo per scusarsi, ma le parole le morirono in bocca.
Il viso le era molto familiare, ma si malediva per il fatto che pur sforzandosi, non riusciva a ricollegarlo ad una persona.

«Mi scusi...» sussurrò ancora contemplando il suo volto.

«Signorina! Non mi riconosce! Il mondo è davvero piccolo.» ridacchiò l'anziano.

La ragazza di morse il labbro, non ricordava.

«È normale che lei non mi ricordi, ci siamo parlati davvero poco. Le darò un piccolo indizio. Il primo giorno qui, io ero all'ostello.»

Pochi secondi e la ragazza tramutò la sua faccia da non capente a completamente stupita.
Quella frase le aveva fatto ricordare tutto, e non poteva essere più felice di averlo incontrato.
Lui era l'uomo che durante la conversazione con il barista, si era intromesso dicendo cose che tutti screditavano.
Di cui ti ridevano, prendendolo per svitato.
Ma lei sapeva, lei lo aveva sperimentato sulla sua stessa pelle, aveva ragione!

«Lei è il signor Charles, se non erro, giusto?» chiese con gli occhi pieni di entusiasmo.

«In carne ed ossa signorina.» sorrise amichevolmente il signore con la barba bianca e gli occhiali sul naso.

Si appoggiava ad un bastone di legno semplice, e in testa portava un capello abbastanza elegante che andava di moda di quel tempo.
Si avvicinò a lei, e si guardò intorno sospettoso che qualcuno lo potesse sentire, poi sussurrò alla ragazza.

«Ha incontrato il mostro?»

La ragazza con un sorriso annuì con la testa vivacemente.

«Ho saputo che per portarla qui e farla curare è stato catturato...» commentò.

La ragazza si fece abbattuta.

«Le notizie volano in questo piccolo villaggio, eh...» cercò di sorridere, ma si sentiva ancora in colpa.

Se lei non gli avesse dato quello schiaffo, non sarebbe corsa via.
Se lei non fosse stata così dannatamente curiosa, non avrebbe aperto quella porta, e non avrebbe frugato fra le sue cose.
Se lei non si fosse chiusa in camera, se lei fosse andata a chiedere scusa, tutto questo non sarebbe mai successo.
Se lei non ci fosse mai stata...

«Mi vuole raccontare qualcosa? La vedo molto triste, e a dirla tutta, sono anche curioso...»

La ragazza parlò in generale di lui, di come si comportava con lei, di come l'avesse colpita ogni cosa che lo caratterizzava, ma omettendo alcuni particolari.

«...ed ecco come siamo finiti in questa situazione. Il principe ha voluto parlarmi, e io ho cercato di convincerlo di non farlo giustiziare, ma non so se sono riuscita a fargli cambiare idea...» la giovane più parlava, è più la sua voce era spezzata e delusa.

Stava perdendo la determinazione forse?
No, non poteva arrendersi proprio ora.
Forse dalla sua parte, aveva un alleato.

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