[2]
Il mattino seguente, (t/n) stava preparando le sue cose per ripartire.
In fondo, era solo di passaggio.
Non aveva nessuna fretta, però aveva paura di perdersi durante il cammino.
Uscì e prese il suo cavallo, per poi lasciare quel paesino.
Si inoltrò per una foresta, ma ad un certo punto la sua unica e misera cartina cadde in una pozzanghera.
Ormai irrecuperabile, la ragazza sospirò e si arrese, decidendo di andare avanti e addentrarsi sempre di più affidandosi alla fortuna.
Ma qualcosa andò storto, più avanzava, più qualcosa le diceva che stava sbagliando strada.
«Oh andiamo! Non posso essere negativa, devo andare avanti!» si disse ad alta voce.
Dopo un'altra decina di minuti, si ritrovò davanti un grande castello.
La prima cosa a cui pensò fu del famoso fratello diventato mostro, protagonista della storia che aveva sentito il giorno prima.
Forse lei poteva aiutarlo, cosa poteva farle, in fondo?
O forse si stava solo sbagliando, forse era stata solo presa in giro e lei come una stupida ci aveva creduto.
Ma dato che non aveva nulla da perdere, decise di scendere dal cavallo.
Prima dell'ingresso principale c'era un grande giardino ben curato, non eccessivo, ma i fiori avevano un bel colore vivo.
La cosa che le fece più piacere notare, fu che ogni fiore era una rosa.
Rosa rossa, rosa bianca, rosa nera.
Il suo fiore preferito.
Attraversò il giardino facendo attenzione, passando per la via centrale, e poi arrivò davanti al portone.
Era imponente, ma ciò non la intimorì, e senza ripensamenti bussò tre volte.
Dopo aver fatto ciò, si rese conto di quanto fosse stupido cioè che aveva compiuto, ma ormai era troppo tardi per cambiare idea.
Nessuno rispose, solo, silenzio.
Avvicinò il pugno per riprovare ma non lo fece, si rimproverò da sola, e si girò per tornare indietro, quando la porta si aprì cigolando rumorosamente.
Di scatto si rigirò per vedere chi fosse, ma non c'era nessuno.
Diede una sbirciata, sembrava che ci fosse un salone iniziale illuminato con delle candele.
Entro lentamente e osservò la stanza.
Era degna di stare in un castello.
Grande, ben decorata, con accessori vistosi, grandi quadri e mobili di legno pregiato.
(T/n) fece qualche altro passo in avanti.
«C'è nessuno?» disse ad alta voce, e il suo eco si propagò per tutta la stanza.
Ma non ottenne nessuna risposta.
Si portò le braccia al petto e con le mani racchiuse leggermente la collana che portava.
La portava da quando era piccola, un dono di suo padre.
Era un ciondolo, con un cuore al centro di colore (c/a). Era la sua anima.
Suo padre gli spiegava che noi umani abbiamo sempre una qualità che prevale in noi, e quella qualità era espressa da un colore:
Blu, Integrità.
Giallo, Giustizia.
Viola, Perseveranza.
Arancione, Coraggio.
Verde, Gentilezza.
Azzurro, Pazienza.
Rosso, Determinazione.
A lei le venne attribuito (c/a), tutti nel paese in cui viveva le avevano sempre attribuito quella caratteristica.
Chissà cosa sarebbe potuto succedere se avesse perso la collana.
Aveva un legame speciale, magico con essa, la rappresentava.
Mentre la giovane rifletteva su ciò, le luci cominciarono a farsi deboli, per poi spegnersi completamente.
(T/n) si spaventò, e stette ferma, non vedeva nulla.
Poi, sentì dei passi decisi e lenti che venivano verso di lei.
Era difficile capire da dove provenissero.
Poi si interruppero, e ricominciarono da un altro punto della stanza.
«Chi va là?» disse la ragazza.
«Mia cara, dovrei forse essere io a farti una domanda del genere, dato che sei nel mio castello.»
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