•6• Bathroom.
[Gymnofobia: paura della nudità.]
Il giorno dopo, mi svegliai, e quando aprii gli occhi mi resi conto che ero ancora lì, era tutto reale.
Sospirai, e mi girai verso Error, ma non lo trovai.
Forse si era già svegliato.
Sperai di essere rimasta di nuovo da sola, e mi alzai dal letto.
Aprii la porta della camera ed uscii, andando in giro per la casa.
Non c'erano molte stanze, era molto vuota, e ciò mi faceva un po' girare la testa, avevo paura di rimanere da sola, in quel buio.
Vidi una televisione, un frigorifero, un bagno che fortunatamente conteneva la doccia.
Ci pensai su, se ero da sola, che male c'era a farsi un bagno?
Felice mi incamminai verso la mia camera, ma mi resi conto che non avevo un cambio.
Ridacchiai maleficamente al pensiero che mi balzò in mente.
Presi dall'armadio di Error una felpa e un pantalone grandi per la mia minuscola taglia, e li portai in bagno.
Riempii la vasca di acqua bollente e dopo aver finito misi la schiuma.
Mi spogliai, e gemetti appena entrai, era davvero calda.
Cercai di calmarmi, sentii il mio corpo rilassarsi e sprofondare in quella goduria.
Mi accarezzai le braccia e le gambe, le cicatrici erano profonde e non andavano via.
Andai completamente sott'acqua immergendomi e ci stetti un po', anche quello mi rilassava parecchio.
Poi tornai su e aprii gli occhi, Error mi stava guardando.
«Oh, ciao Error.» dissi calma, e poi realizzai.
«Ciao a te bellezza.» rispose lui.
«CHE CI FAI QUA DENTRO?! COME SEI ENTRATO?!» dissi rossa come un peperone rannicchiandomi su me stessa per nascondermi.
«La porta del bagno non era chiusa a chiave.» rispose divertito.
«Ma tu non eri uscito...? Non c'eri a casa...» dissi scioccata.
«Non sono mai uscito, se fosse stato così ti avrei legata come l'altra volta.» disse e si avvicinò a me.
«Levati, devo prendere l'accappatoio.» sbottai guardandolo dritto negli occhi, continuando a nascondermi
«Oh...intendi questo?» chiese e da dietro la schiena tirò fuori il telo bianco che avevo preso per asciugarmi una volta finito.
Cercai di afferrarlo con un gesto veloce ma lui me lo tolse da davanti più velocemente di me.
Imprecai.
«Se lo vuoi...vieni a prendertelo~» mi sussurrò all'orecchio e si allontanò guardandomi.
Io non potevo uscire certo in quelle condizioni.
Cercai di nascondermi dentro l'acqua e il sapone, allungando le braccia, ma non ci riuscivo ugualmente sotto il suo sguardo divertito più che mai.
«Non ti verrebbe meglio uscire?~» disse e io la presi come una sfida.
Ghignai divertita.
«Ve bene, ma se esco mi dai l'accappatoio?» chiesi.
Error annuì.
«I patti sono patti. Prego.» mi invitò ad uscire.
Io non avevo escogitato nulla per coprirmi, così uscii dalla vasca senza nulla e cercai di coprirmi con le braccia, piegandosi su me stessa.
Presi velocemente la felpa di Error che avevo preso in precedenza e mi coprii mettendola davanti.
«Adesso me lo passi per favore?!» chiesi nervosa.
«Ma così non vale!» sbuffo Error.
«Certo che vale, il patto era che se uscivo mi davi l'accappatoio, non che avrei dovuto farmi vedere nuda. Però Dio, sbrigati che non resisterò a lungo!»
«Ah, è così? Sai che...» disse avvicinandosi a me, e io indietreggiai fino a sbarrare la schiena al muro.
«Posso fare ciò che voglio ora? Ti sei dimenticata che sei un mio completo possesso? E che io giocherò con te?» il suo sguardo si rifece penetrante, non riuscivo più a reggerlo, e avevo paura.
Con una mossa prese le mie braccia e le staccò dalle parti che cercavo di nascondere, facendo cadere la felpa e portandomele vicino alla testa.
In quel momento nella mia testa c'era rabbia e paura.
Mi guardò dall'alto verso il basso, e quando provai a tirargli un calcio nei gioielli usò i fili ancora una volta per bloccarmi.
«Merda.» pensai.
Error si avvicinò alle mie labbra e fece scontrare i nostri bacini.
«Sei perfetta...» disse continuando a guardarmi, e io feci per urlare, ma lui mi zittì baciandomi.
Era un bacio con passione, e voglia.
Lo sentivo.
E sentivo che quel difetto stava prendendo di nuovo il possesso del mio corpo.
Mi prese un seno in mano e cominciò a palparlo, facendomi genere.
«E-Error b-basta...fermati!» cercai di dire.
«Non ti sento~» rispose, per poi staccarsi dal bacio ansimante.
Prese a leccarmi collo, salendo fino a dietro l'orecchio, per poi scendere sempre più in basso.
Mi misi a piangere silenziosamente, non volevo, e non potevo liberarmi.
«Ahh! Error! T-Ti prego...» li implorai, e lui si fermò.
«Piccola...perché piangi?» chiese guardandomi.
«N-Non lo fare più...l'ho risentito...era di nuovo in me...» parlavo senza dire qualcosa di compiuto, solo io sapevo.
«Era di nuovo in te cosa...?» mi domandò senza capire prendendomi i polsi.
Stetti zitta a pensare.
«Oh...diamine...no, no, non va bene!» andai in panico.
«Che succede? Non sto capendo nulla!» sbottò Error.
«Le mie pillole...io ne ho bisogno...» dissi, per poi perdere l'equilibrio e aggrapparmi alle spalle di Error.
Lui mi prese per la schiena sorreggendomi, imbarazzato da quel contatto.
«Ho bisogno delle pillole prima che...prima che...» non riuscivo a parlare, stava prendendo il controllo di me.
«Prima che cosa? Che succede se non le prendi?» disse lo scheletro agitato.
«Ho voglia...» strinsi la giacca per controllare quella pulsazione.
Mi strusciai le gambe fra loro per calmarmi.
«Error fammi svenire, veloce!» dissi ansimante, e lui esitò un po' per poi darmi un pizzicotto nella vertebra vicino al collo, e farmi perdere i sensi.
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