•4• Home.
[Anchilofobia: paura dell'immobilità di una o più articolazioni.]
Quando arrivammo a casa sua, mi sentii svenire, e a causa di un giramento di testa, persi i sensi per pochi secondi, cadendo.
Ma Error, che ancora mi teneva, mi afferrò prontamente prima che cadessi.
«Si, di solito fa questo effetto.» sorrise.
Io non risposi ancora stordita, mi resi conto della posizione in cui eravamo.
Sembrava uno di quei film romantici.
Error mi prese in braccio a mo di sposa.
«Cosa...ma che fai?! Fammi scendere!» cercai di dimenarmi.
«Vuoi che ti blocchi di nuovo con i fili?» domandò.
Io leggermente intimidita negai con la testa.
«Allora sta ferma.» disse e io lo accontentai imbarazzata, incrociando le braccia.
«Sei proprio leggera, potrei tenerti con un dito. Ma mangi?»
«La mia razza non mangia.» dissi scontrosa senza guardarlo in faccia.
Salì le scale fino ad arrivare ad una porta, l'unica dei paraggi.
La aprì, e rivelò il suo interno.
Un grande letto matrimoniale, le pareti rosse con sfumature più chiare.
Per il resto, la camera non aveva nient'altro, a parte uno specchio di fronte al letto.
«Sai Error,» dissi «so camminare anche da sola. Potevo venire qui con le mie gambe.»
Error mi guardò incantato con un piccolo sorriso perso sul suo volto, poi, si morse il "labbro" inferiore.
«Sai (t/n),» rispose lui senza smettere di guardarmi «sei bellissima quando ti arrabbi.»
Ancora una volta rimasi stupita dalle sue parole, i suoi elogi.
Però non dovevo dimenticarmi che in fondo lo faceva ad uno scopo.
Tutti ad Underlust facevano così, tanti giri di parole, complimenti...per arrivare poi al loro fine.
Però come lo diceva lui, con quel tono sensuale, si, ma anche incantato, divertito forse, ma che mi ipnotizzava.
Era poco che lo conoscevo, e già partivamo male.
Non facevo che osservarlo, mordendo il mio labbro, stavolta.
«S-Smettila...mi fai arrossire...» dissi con voce trematente coprendomi la faccia.
Un'altra caratteristica che avevo rispetto agli altri abitanti del mio AU, era la timidezza.
Io ero timida, avevo paura degli sguardi altrui, di essere messa in soggezione, si ricevere complimenti, non ero una che rispondeva beffarda.
E dove vivevo io, gente come me era rara, anzi, unica.
Error si avvicinò ancora al mio viso, e io per paura di perdere l'equilibrio mi aggrappai al suo collo con le braccia.
No, non potevamo baciarci, non adesso, non lo conoscevo, sarebbe finita male, e non volevo.
Girai la testa per evitare che accadesse, e sentii una leggera risata da parte sua.
Mi poggiò delicatamente a terra, e io potei riprendere a camminare.
«Questa è la mia camera?» dissi guardandomi continuamente attorno.
«No, la nostra.» rispose.
Ci misi un po' a realizzare, non mi aspettavo quella risposta.
«Cosa?» chiesi girandomi verso di lui.
«Questa è la nostra camera.» incrociò le braccia.
«E io dove dovrei dormire?» chiesi un po' spazientita.
«La risposta mi sembra ovvia, con me, in quel letto.» disse indicandolo.
Risi.
«Credo che dormirò nel divano!» feci per scendere ma i suoi fili mi presero di nuovo, tirandomi a lui.
E rifinimmo nella situazione di prima, io in braccio a lui.
«Non ci sono divani, piccola. Tu dormi con me. Punto.~»
Sbuffai evitando il suo sguardo.
«Va bene...ma solo perché non mi va di dormire a terra.» risposi cercando di darmi ragione in qualche modo, la lo feci ridere di nuovo.
«Perché ridi ad ogni cosa che dico o faccio?» sbottai.
«Te l'ho detto, sei bellissima quando ti arrabbi.» rispose.
«E quando una cosa ti piace è tuo uso ridere?» gli chiesi alzando un sopracciglio.
«Rido perché questa bellezza è mia.»
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