•2• Doll.

[Oftalmofobia: paura di essere fissato.]

La testa mi girava, e socchiusi gli occhi.
Non c'era né luce né buio, c'era il bianco.
Non vedevo bene, non sapevo neanche se ero seduta, distesa, in piedi.
E non ricordavo neanche come fossi finita lì.
Non che ci stessi pensando...
La vista si fece meno offuscata, e dopo poco misi a fuoco.
La testa faceva male, ma mi alzai comunque.
Mi guardai intorno, destra e sinistra.
C'era solo bianco, un grande, infinito spazio bianco.
Io ero sana e salva, non capivo come fossi finita lì.
Dovevo sforzarmi, dovevo ricordare cosa era successo.
Ricordavo...il mio AU distrutto, si.
E io ero sopravvissuta, almeno credevo...non ne ero più tanto sicura.
Poi ricordavo della bambina...io la stavo aiutando...e poi...
Poi nulla, mi ero risvegliata lì.
Da sola, in un posto che manco conoscevo.

«Vedo che ti sei svegliata.»

Sobbalzai al sentire di una voce strana dietro di me.
Avevo il cuore in gola, il respiro affannoso, non riuscivo a girarmi.
Ero rimasta immobile a dargli le spalle.

«Non ti giri? Sei scortese.» si lamentò e sentii i suoi passi venire verso di me.

«Allora ti farò girare io.» una risata, e poi dei fili blu si mi presero le braccia e le gambe, insinuandosi anche nelle rotelle poste ai gomiti e alle ginocchia per permettere il movimento degli arti, ero pur sempre una bambola, per quanto somigliassi ad un essere umano.

Venni sollevata da terra, e finalmente vidi chi mi aveva parlato e soprattuto chi mi aveva ferrato.
Non avevo idea di chi fosse.
Era uno scheletro, simile a Lust, il Sans del mio AU, ma nero, e altre piccole colorazioni di rosso e giallo, soprattutto nei suoi due occhi diversi.
Inoltre, aveva scritte su tutto il corpo, "ERROR", e sembrava che dai suoi occhi uscissero delle strisce simili a lacrime blu.
I fili uscivano dalle sue dita.
Non riuscii neanche a dimenarmi, non per la paura, ma perché i miei arti erano bloccati.
Aveva già scoperto il mio punto debole, con quella tecnica poteva guidarmi come una marionetta e farmi fare ciò che voleva.

«Bene bene bene...guarda un po' chi abbiamo qui...una bella bambola da Underlust...la tua specie mi è nuova ma devo ammettere che mi piace parecchio.» disse sghignazzando mentre mi osservava.

Arrossii dall'imbarazzo, ero a disagio, non mi piaceva essere fissata, mi metteva in soggezione e mi dava fastidio.

«Sei tu che hai distrutto il mio AU?» chiesi in un qual modo "arrabbiata".

«Allora sei anche intelligente...che cosa rara.» si mise a ridere, scatenando il mio odio più profondo.

Perché la gente sapeva solo giudicare una copertina dal libro?
Solo perché ero bella non dovevo essere intelligente?
Solo perché ero nata ad Underlust dovevo essere una poco di buono?
Era brutto quando la gente mi etichettava così...una persona si dovrebbe conoscere prima di esprimere un parere.
Lo ignorai, non mi andava di rispondergli.

«Comunque, si, sono stato io.» rispose infine alla mia domanda.

«Suppongo che ora ucciderai me...» dissi vaga guardando da un'altra parte.

«Ah! Sbagliato!» mi indicò ridendo, come se avesse trovato un mio difetto che cercava da tempo.

«Non ti ucciderò, ritieniti onorata, non sono eccezioni che non faccio spesso.» tirò i fili verso di lui, obbligandomi ad avvicinarmi.

Mi guardò dritto negli occhi.

«Ma c'è un motivo se ti ho risparmiata...ovvero...» mi avvicinò ancora di più a lui fino a prendermi i fianchi, facendomi rabbrividire.

«...che d'ora in poi, tu sei la mia bambola, la mia marionetta, e sappi che giocherò molto, molto con te, piccola.»

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