•1• The devast.
[Tanatofobia: la paura della morte, o di morire.]
Non sapevo da quanto fossi lì.
Minuti, ore.
Non volevo uscire.
Ero accovacciata e mi nascondevo stringendomi a me stessa.
Avevo paura, paura che potesse ricominciare.
Paura che potesse ricominciare quel frastuono, quelle urla, tutta quella distruzione.
Aspettavo, aspettavo fino a quando non sarei potuta uscire dal mio nascondiglio.
Sebbene non sentissi nulla, nessun rumore, il mio corpo, ogni singolo muscolo si rifiutava.
E così rimanevo, a tapparmi le orecchie, a soffocare il pianto, a strizzare gli occhi, a cercare di placare il mio battito.
È solo un sogno, è solo un sogno...quando finirà?
Forse tutto questo poteva sembrare confusionario, ma era successo tutto così in fretta...
Underlust era stato distrutto.
Non che mi importasse, io odiavo quel posto.
Era la causa di tutte le mie sofferenze, e io ci vivevo da ormai troppi anni.
Perché ovviamente, in un luogo del genere, le prede preferite sono le ragazze con un bel corpo, no?
E chi può, se non un mosto bambola come me, avere un fisico migliore?
Già, avevo avuto la sfortuna di essere nata di questa razza molto particolare di mostro.
Ero una bambola, una marionetta.
Il mio materiale non era né carne, né pezza, né plastica, né coccio.
Ero solo io, ma ero una bambola.
Capelli perfetti, lunghi lisci e neri.
Le mie forme proporzionate, delle gambe perfette, magra e abbastanza alta, non c'era vestito che non mi stesse bene.
Tutti mi dicevano che era una fortuna che fossi nata così bella, proprio come una Barbie.
Ma in realtà, a causa di questo corpo, ero stata vittima di un qualcosa di terribile
Certo, siamo ad Underlust, no? Gli stupri sono normali, qui.
Ma il mio era un vero e proprio trauma.
Quella sera che non dimenticherò mai, avevo quindici anni.
Un vicolo cieco, persone qualunque, se così possiamo definire gente di questo AU, e il gioco è fatto.
Non ho avuto scampo, e sebbene le mie urla, nessuno venne a salvarmi.
Bella storia eh?
Comunque, anche se poco mi importava di quel posto e di chi ci abitasse, non volevo morire.
Forse ero davvero l'unica sopravvissuta...
Forse davvero...ero riuscita a scampare ad una fine certa.
O forse c'era qualcun altro là fuori che come me era riuscito a sopravvivere.
Tutto è iniziato stamattina.
Ho sentito turbolenze, e quando, affacciandomi alla finestra della mia casa solitaria, ho visto gente scappare, mi sono chiusa dentro l'armadio rannicchiata su me stessa ad aspettare e sperare.
I rumori erano cessati ormai da un bel po'.
Mi ero stufata di stare là, e avevo bisogno di sapere che era successo.
Dopo poco mi feci coraggio.
«Adesso, (t/n), conta. Al tre esci, ok?» parlai con me stessa a bassa voce.
«Uno...due...tre!»
Senza ripensamenti aprii l'anta del guardaroba vecchio e vuoto, ed uscii, riprendendo a respirare.
Il cuore mi batteva forte nel petto, ci portai una mano sopra.
«Calmati...calmati, accidenti!» dissi con la testa che girava, non ne potevo più.
Guardai fuori.
La neve di Snowdin era ricoperta di cenere e polvere, cosa che mi fece venire i brividi.
Ancora mi chiedevo il perche questa situazione fosse dovuta capitare a me.
Uscii di casa, era tutto così silenzioso e vuoto...lì non capitava mai una cosa del genere.
Le case e i locali erano stati bruciati, buttati giù, spaccati come semplici casse di legno.
Ma chi era stato? Non avevo risposta a questa domanda.
Poi, molto vagamente, sentii un leggero pianto.
Il pianto di una bambina, che singhiozzava, e sentivo anche delle richieste d'aiuto dalla stessa voce.
Camminai verso la voce cercando di capire da dove provenisse, girando in continuazione la testa non capendo.
I miei passi affondavano sulla neve, ma non sentivo freddo, o almeno, non potevo sentirlo.
Il pianto si fece ancora più forte, e a me prese il panico.
«Aiuto! Aiuto! Qualcuno mi aiuti...»
Feci passi sempre più ampi e lesti, fino a quando non mi ritrovai a correre.
Non sapevo neanche perché lo stavo facendo.
Finalmente il pianto si faceva forte e chiaro, sapevo di essere lì vicina, ma non vedevo nulla.
Continuai a guardarmi intorno, e poi parlai.
«Hey, c'è qualcuno? Chi sta piangendo?»
Il pianto smise come soffocato, forse mi credeva un nemico.
«Non sono cattiva! Non ti farò del male! Dimmi dove sei, vengo in soccorso.»
«S-Sono qui...»
«Dove? Non ti vedo!» gridai con il cuore in gola.
«S-Sono sotto le travi...sto soffocando...a-aiuto...» la voce si stava facendo debole, ciò mi fece scattare sul posto.
Vidi delle macerie, e supposi fosse lì.
«Resisti! Sto arrivando! Per favore, tieni duro!» la implorai.
Corsi più velocemente che potevo, e intravidi il viso della bambina ricoperto del sangue che partiva dalla testa.
«Sono qui! Aspetta!» dissi nel panico e gli occhi mi si appannarono dalle lacrime.
La bambina non faceva che tossire, e io andavo sempre più veloce, toglievo ogni cosa, sassi, polvere, assi di legno crollate.
«Ecco, ce l'ho fatta! Sei salva!» dissi abbracciandola, anche se non la conoscevo, mi aveva fatto prendere un infarto.
«Signora! Signora! Attenta! Dietro di lei!» esclamò la bimba tirandomi la maglietta.
Non feci in tempo a girarmi che avvertii un dolore alla testa, e poi non vidi più nulla.
Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top