Extra: Il canto degli spiriti
In principio, Endel era un pianeta sterile, un insieme di terre e mari desolati.
Il cielo era ricolmo di stelle e le stelle formavano Alanmaeth.
Egli era solo a contemplare il silenzio e nulla c'era a far trascorrere i suoi giorni, ad allietare le notti.
Per millenni si limitò a esistere, raccogliendo in sé la forza per compiere una decisione. Infine il desiderio superò le preoccupazioni e Alanmaeth agì.
Donò a sé stesso una forma che potesse aiutarlo nel suo operato: due arti superiori si diede, per plasmare la realtà, e due inferiori, per percorrere il cammino.
Si vestì di stelle ed esse lo ricoprirono, parti di lui e a lui devote.
Recise un lembo del suo mantello e in due parti lo divise per creare le sue figlie.
La prima fu Celenwe e a lei affidò la vita. Due arti superiori e due inferiori ella aveva, ma anche un volto per percepire la realtà, una mente per ragionare e un cuore per seguire le emozioni.
Subito dopo generò Ilimroth e a lei affidò la morte. Due arti superiori e due inferiori ella aveva, ma anche un volto per percepire la realtà, una mente per ragionare e un cuore per seguire le emozioni.
Il compito più arduo spettò a Celenwe, poiché ella dovette unirsi con Endel: dalla terra e dal fuoco generò Ninli, dal cielo e dal mare generò Serendhien.
Mentre la madre rendeva fertile il suolo e respirabile l'aria, le due sorelle plasmarono la vita.
Ninli diede forma alla terra e generò i nani, assieme alle creature grandi e piccole che dalla terra dipendono; diede forma al fuoco e generò i draghi, assieme alle creature grandi e piccole che dal fuoco dipendono.
Serendhien diede forma all'aria e generò i celesti, assieme alle creature grandi e piccole che dall'aria dipendono; diede forma all'acqua e generò i marinidi, assieme alle creature grandi e piccole che dall'acqua dipendono.
La vita prolificò su Endel e con essa anche Ilimroth cominciò il suo operato.
Non c'è vita senza morte e l'equilibrio generò i due piani dell'oltretomba dove le anime dei mortali giungono una volta terminato il cammino.
Direttamente da Ilimroth nacquero gli spiriti gemelli ed ella li mise a vegliare sulle anime defunte.
Mise Enoder a sorvegliare i dannati e a lui donò una frusta, poiché in eterno essi devono soffrire per il male compiuto in vita.
Mise Minelye a guardia dei beati e a lei donò un'arpa, poiché in eterno essi devono riposare per il bene compiuto in vita.
Ilimroth, però, non era soddisfatta: i mortali si riunivano in famiglie, costruivano villaggi e poi città. Pregavano gli spiriti e a essi erano devoti, ma in loro non c'era curiosità.
Il fuoco col fuoco, l'acqua con l'acqua, la terra con la terra e l'aria con l'aria.
I mortali si radunavano tra simili e non si interessavano degli altri.
Così, Ilimroth creò gli umani.
Essendo nati dalla morte, a loro fu concessa un'esistenza breve. Essi, tuttavia, cominciarono subito a viaggiare e proliferare in ogni angolo di Endel, mostrando interesse per ogni forma di vita.
Celenwe, però, non era soddisfatta: i mortali trascorrevano l'esistenza sereni, ma qualcosa mancava. Si univano per generare nuova vita, ma i loro cuori erano freddi.
Così, Celenwe prese in mano il suo stesso cuore e da esso generò il suo terzo figlio.
Deladan lo chiamò, e con lui generò l'amore.
Endel divenne la patria dei mortali e Alanmaeth sentenziò che mai più gli spiriti avrebbero dovuto solcarne la terra o librarsi nel cielo.
Il primo tra gli spiriti recise un altro pezzo del suo mantello e con esso creò un piano dal quale le sue figlie e i figli delle sue figlie potessero osservare i mortali e su di essi vegliare, senza poter più attivamente operare.
Qualcosa, però, era mutato tra le stelle di Alanmaeth.
I due lembi recisi mai si rimarginarono e, col passare dei secoli, dalle stelle sfuggite a causa degli strappi si generò il suo terzo figlio.
Un figlio non voluto, un figlio indesiderato che tramutò in realtà le preoccupazioni del primo tra gli spiriti.
Meg'golun si chiamò e con la sua nascita si generò il caos.
Come suo padre, anch'egli era formato da stelle, ma non c'era pace in lui, né equilibrio.
I mortali conobbero il significato della guerra, desiderando la supremazia sulle razze diverse dalla propria o sui loro stessi fratelli.
Anime molto più giovani cominciarono a presentarsi dinanzi alla falce di Ilimroth.
Gli spiriti provarono a fermare Meg'golun, ma egli era incontenibile e la sua volontà già salda nei cuori dei mortali.
Volle anche lui dei mortali che gli fossero fedeli, così plasmò i golunnar. Tuttavia non fu capace di imporre loro la sua volontà ed essi si sparsero su Endel, nascondendosi tra le altre razze. Sopportati ma temuti.
Malvoluto dalle sorelle e dai loro figli, Meg'golun cominciò a vagare per i piani, lasciando la sua scia senza mai fermarsi in nessun luogo.
Il passaggio formava segni indelebili e le sue ombre divennero fitte, sempre più fitte, fino al giorno in cui si condensarono e anche Meg'golun generò il suo primo figlio.
Varodil si chiamò e dal caos nacque la magia.
Seppur formato da oscurità, Varodil non era interessato a seguire le orme del padre, ma nemmeno volle unirsi agli altri spiriti.
Erano i mortali a cogliere il suo interesse e a loro donò sé stesso.
Varodil, però, racchiudeva in sé un potere troppo grande e altro caos fu generato dalla magia.
Il padre fu soddisfatto del figlio.
Allora, Varodil decise di plasmare nuova vita tra i mortali, cercando di generare degli esseri longevi che fossero capaci di contenere la magia e sfruttarla in ogni sua forma, preservando l'equilibrio.
Così, Varodil creò gli elfi.
Meg'golun, geloso per l'inventiva del figlio, cercò di macchiare col caos quella nuova creazione e Varodil se ne accorse troppo tardi.
Metà dei suoi figli soccombette alla malia del caos e si allontanò dalla luce.
Così, Meg'golun creò gli elfi oscuri.
Endel non era più un pianeta di equilibrio e serenità e questo addolorò molto il primo tra gli spiriti.
Pianse Alanmaeth e una sua lacrima cadde tra i mortali, in uno dei regni controllati dagli elfi.
La lacrima era parte dello spirito e in essa era racchiusa la sua stessa essenza.
In molti provarono a sfruttarne il potere, ma nessuno fu degno nemmeno di toccarla e chiunque lo facesse si perdeva nel nulla.
Corpo e anima.
Gli spiriti non potevano permettere che un artefatto tanto pericoloso restasse tra i mortali, così designarono tra essi degli emissari, donando loro parte della propria essenza.
Solo Alanmaeth e Varodil decisero di non intervenire, neutrali per loro natura.
Nessun mortale, però, è in grado di contenere in sé l'essenza di uno spirito senza pagare un prezzo: gli emissari godettero di smisurata forza, ma ognuno di essi venne maledetto.
Iniziarono a competere per recuperare la lacrima di Alanmaeth e immensa desolazione e tristezza vennero generate dalle loro battaglie.
A vincere fu l'elfa scelta da Meg'golun che si impossessò della lacrima dopo aver sterminato tutti i suoi rivali. Ella si crogiolò nel potere e non si fermò: devastò e uccise ogni creatura che ebbe la sfortuna di incrociare il suo cammino e Meg'golun la lasciò fare, fino a quando pretese che lei gli portasse la lacrima.
Non vi è modo per il corpo dei mortali di raggiungere il piano degli spiriti, non senza una parte della creazione stessa.
Grazie alla lacrima di Alanmaeth, l'elfa fu la prima mortale a lasciare Endel per unirsi agli spiriti.
Ella ascese e divenne Sa'shandriel, lo spirito della follia.
Impadronitosi del potere della lacrima, Meg'golun dichiarò guerra agli altri spiriti e loro lo combatterono a lungo, fino a quando Celenwe si sacrificò per distruggere l'artefatto.
Prima che si disperdesse nel vuoto, Meg'golun la abbracciò tra le sue stelle e le promise che se si fosse abbandonata a lui, avrebbe potuto salvarla.
Ella accettò poiché riteneva che i mortali non sarebbero sopravvissuti senza lo spirito della vita a vegliare su di loro, ma Meg'golun la ingannò.
Si impossessò di lei e in lei infuse sé stesso, contaminandola fino a che la sua essenza divenne oscura e tutto ciò che aveva rappresentato fino a quel momento mutò nel suo contrario.
Quando Meg'golun la lasciò, Celenwe precipitò su Endel generando una spaccatura così vasta che i mortali chiamarono quel luogo l'Arcipelago del Caduto.
Incapace di tornare tra gli spiriti, ma impossibilitata a restare tra i mortali per il volere di Alanmaeth, Celenwe restò imprigionata in un limbo tra i piani.
Disperata a causa del torto subìto, ella divenne padrona degli inganni e la vita si allontanò da lei, poiché tutto ciò di vivente che toccava continuava a esistere, ma senz'anima, sporcato dalla morte.
Fu così che lo spirito della vita si tramutò nello spirito della non-vita.
L'assenza di Celenwe tra gli spiriti spezzò l'equilibrio e gravi conseguenze si manifestarono su tutta Endel.
I campi seccarono, i laghi e i fiumi si prosciugarono e le bestie cominciarono a perire.
Lento e inesorabile, Endel stava tornando il pianeta sterile che era stato in principio e questo addolorò molto il primo tra gli spiriti.
Pianse Alanmaeth e una sua lacrima cadde tra i mortali, in uno dei regni controllati dagli umani.
Memori di ciò che in passato era accaduto, gli spiriti scelsero i loro emissari prima ancora che la lacrima raggiungesse Endel.
Persino Varodil decise di partecipare e designò come emissario una tra le creature che più gli stavano a cuore.
Potente era l'elfo scelto da Varodil, ma contenere l'essenza dello spirito della magia non fu semplice. Provò a unirsi agli altri emissari per raggiungere insieme la lacrima, ma i prescelti di Meg'golun, Sa'shandriel e Celenwe li sterminarono tutti.
Egli solo restò per fronteggiare la minaccia e la battaglia durò quattro giorni e quattro notti.
Allo stremo delle forze, l'emissario di Varodil sprigionò tutta la magia in lui contenuta e riuscì a sconfiggere i suoi avversari, ma ci fu un prezzo molto alto da pagare.
Grandi devastazioni si abbatterono su tutta l'isola a causa di quell'immenso potere e i pochi sopravvissuti tra i mortali giurarono che mai e poi mai avrebbero permesso ancora alla magia di corrompere le loro vite.
Fu così che Varodil non fu più il benvenuto nell'isola conosciuta come Reah.
Afflitto e bandito dalle persone che aveva cercato di proteggere, l'emissario di Varodil si impossessò della lacrima di Alanmaeth e chiese agli spiriti di abbandonare Endel, in modo da non essere ammaliato dal potere dell'artefatto.
Fu così che anche Galadar ascese.
Assieme a Ilimroth e alle sorelle Ninli e Serendhien, Varodil donò a Galadar il controllo sulla vita, lo stesso potere che era stato di Celenwe.
Fu così che su Endel tornò a mostrarsi l'equilibrio tra la vita e la morte e il caos divenne parte dell'animo dei mortali.
Varodil celò la lacrima e mai la utilizzò, ma la minaccia della sua esistenza bastò a far fuggire Meg'golun.
Secoli passarono senza che gli spiriti combattessero tra loro e l'esistenza su Endel continuò, inesorabile.
Pur restando importanti per le creature da loro generate, gli spiriti divennero solo entità da invocare per ottenere favori e la loro storia si perse tra le leggende.
Sono in pochi a tramandare l'origine della creazione e nuovi falsi spiriti continuano a essere nominati e pregati al posto di coloro che hanno dato tutto per la felicità dei loro figli.
Si dice che questo addolori molto il primo tra gli spiriti e che presto egli piangerà di nuovo, donando a Endel la terza lacrima.
Estratto da "Il Canto della Rosa e del Drago"
di Allan Drayt
Alanmaeth, spirito della creazione
Meg'golun, spirito del caos, generato dalle stelle sfuggite da Alanmaeth
Varodil, spirito della magia, generato dalle ombre di Meg'golun
♪ ♫ ♪
Le figlie di Alanmaeth
Celenwe, spirito della vita, prima della caduta
Celenwe, spirito della non-vita, dopo la caduta
Ilimroth, spirito della morte
♪ ♫ ♪
I figli di Celenwe
Serendhien, spirito del cielo e del mare
Ninli, spirito del fuoco e della terra
Deladan, spirito dell'amore
♪ ♫ ♪
I figli di Ilimroth
Enoder, spirito dell'oltretomba a guardia dei dannati
Minelye, spirito dell'oltretomba a protezione dei beati
♪ ♫ ♪
I due mortali che sono ascesi
Sa'shandriel, spirito della follia
Galadar, spirito della vita
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