Hi, I'm Heaven

CAPITOLO UNO : Hi, I'm Heaven

" Speravo di svegliarmi. Invece era la mia vita
•P. Keller"

Non c'è molto da dire sul mio conto, sono solo una delle tante ragazze di questo mondo, con problemi vari riguardanti la mia vita, con la voglia di uccidere ogni singola persona che mi critica senza conoscermi, con la voglia di commettere pazzie in ogni secondo di ogni giorno...e spesso ci riesco, se non sono pazzie sono cazzate.

Mi chiamo Heaven, un nome che per quanto possa sembrare celestiale su di me ha l'effetto opposto. Ho i miei diciannove anni, non ho nessun diploma dato che mi espellero dal liceo, non che la cosa mi importi troppo, vivo ancora con i miei genitori, due persone che mi odiano nonostante io sia la loro unica figlia, persone che non sono mai state presenti nella mia infanzia né tanto meno nella mia adolescenza, preferiscono osservare come degli spettatori la mia rovina che ogni giorno mi porta sempre più vicino alla distruzione.
Entrambi sono due pezzi grossi nella società, mia madre è un giudice e mio padre è uno dei migliori medici di tutta la California. Per loro avere una ragazzina indisciplinata e ribelle tra i piedi è un peso enorme.

La mia vita gira intorno all'alcol, alla musica, alla lettura ...ho pochissimi amici e le uniche persone che realmente contano per me, i miei ex migliori amici, morirono uno per overdose e l'altro in un incidente stradale...la cosa ironica? Erano entrambi in macchina e Jack, stava guidando come un pazzo verso l'ospedale nella speranza di poter salvare Jason...

Incredibile, no?

Crescendo ho capito che la vita è solo una gran puttana, non c'è giorno in cui non ti metta davanti delle sfide che sicuramente andrai a perdere per il semplice motivo che sono impossibili da superare.
Con la morte dei miei migliori amici persi buona metà di me stessa. Io e Jack eravamo cresciuti praticamente insieme, anche se lui era più grande di me di tre anni, ci conoscevamo fin troppo per tenerlo nascosto alla gente estranea, c'era quel qualcosa che ti lega ad una persona anche se tu nob lo vorresti. Quando seppi della sua morte la mia mente andò sotto shock, a detta dei medici e dai miei stessi genitori, il motivo? Perché quando mi annunciarono della sua morte, all'ospedale, mi misi a ridere. Ero a casa quel giorno, avrei dovuto vedere i ragazzi da qualche ora a quella parte, nemmeno lo ricordo più, Jack non aveva famiglia, era scappato di casa alla sua prima occasione e con grande fatica si era arrangiato per conto suo, mio padre mi venne a prendere a casa, mi fece salire in auto e mi condusse in ospedale, lui e un medico specializzato mi accompagnarono all'obitorio per poi farmi entrare in una stanza, piena di cellette e, al centro della stanza, si trovava un tavolino da laboratorio con sopra un corpo immobile coperto da un lenzuolo bianco.
Il medico scoprì il volto fino a metà busto del mio migliore amico e in quello stesso momento sentì tutto il mio mondo distruggersi sotto i piedi.
I capelli biondo cenere tenuti nella sua solita acconciatura disordinata, ma così tanto sua, la pelle di solito baciata dal sole era bianca, le labbra immobili in un'espressione triste, nascondevano il suo solito sorriso spontaneo e contagioso, i suoi meravigliosi occhi grigi mi erano celati dalle palpebre perfettamente chiuse. Un taglio ricucito gli partiva dalla spalla e andava fino al centro del petto.

Non voleva morire e la sua espressione lo dimostrava.

Mio padre mi mise una mano sulla spalla sussurrandomi degli incoraggiamenti, mi scostai dalla sua presa per avvicinarmi al mio migliore amico, gli lasciai un bacio sulla guancia sinistra e ci feci cadere una lacrima, per poi tornare diritta e iniziare a ridere.
La risata di una pazza.
Quelle risate isteriche che ti colgono impreparata.
Risi fino a sentire le lacrime bagnarmi le guancie e continuai nonostante gli sguardi spaventati dei due uomini nella stanza con me.
Quando mi fecero vedere il corpo di Jason la prassi fu diversa, lo baciai sulla fronte ma nella sua espressione c'era un sorrisetto appena accennato. Morto di overdose a sedici anni. Aveva sbagliato la dose e si era sparato nelle vene troppa cocaina...

Quel giorno chiusi il cuore a chiunque tentava di avvicinarmisi, dopo la loro morte il mio carattere divenne più distaccato e freddo del solito, smisi addirittura di avere una conversazione decente con la mia famiglia, l'unico con la quale continuai ad avere un buon rapporto fu solo ed esclusivamente mio cugino, Loris, spesso lontano da casa per la sua innata voglia di viaggiare per il mondo.
L'alcol divenne l'acqua quotidiana e non me ne pento, per un breve periodo rischiai l'anoressia dato che mi rifiutavo di mangiare.
Riuscii ad uscirne dopo una visita alla tomba di Jack e Jason, per mia richiesta furono seppelliti vicini, allora capì che non aveva senso smettere di vivere in quanto loro non lo avrebbero mai voluto.

E così eccomi qui, una ragazza di appena diciannove anni, già distrutta per metà dalla vita e con l'innata passione per il proibito.
Mi distolgo dai miei pensieri mentre indosso delle calze a rete strappate in alcuni punti per poi mettermi dei pantaloncini in pelle neri che arrivano fino a un quarto di coscia, indosso poi la mia canotta aderente e dallo scollo a V dei Nirvana, mi avvicino alla cassettiera e recupero i miei anfibi neri segnati dal tempo, cammino fino al bagno privato e mi passo una crema per il viso per poi passare una linea lunga e spessa di eye-liner e ricalcare anche sotto gli occhi con la matita nera, sulle labbra mi passo un rossetto viola scuro tendente al nero, prendo il barattolo di cera per capelli e me la spalmo sulle mani per poi mettermi a testa in giu e passare le mani su tutti i capelli leggermente ondulati sulle punte, mi rialzo e sistemo le ultime ciocche. Lavo velocemente le mani e mi spruzzo del profumo maschile che mi regalarono al compleanno, i profumi femminili non mi sono mai piaciuti, sono troppo dolci e nauseanti.
Torno in camera per poter completare il mio outfit con un collare borchiato che stringo intorno al collo.
Recupero la mia borsa come sempre abbandonata in un angolo della mia camera e controllo che dentro ci sia tutto il necessario: cellulare, cuffiette, sigarette, chiavi di casa e della moto e una felpa.
Esco dalla mia stanza chiudendomi la porta alle spalle e mi dirigo al piano inferiore, passando dalla sala trovo i miei genitori stretti sul divano mentre si guardano uno dei loro film preferiti.

-Dove vai?-, mi chiede prontamente mio padre.

-Esco-

-Heaven, tesoro, sono le undici e mezza di notte...-

-Ci vediamo domani-

Non lascio a mia madre la possibilità di rispondermi ed esco di casa sbattendo la porta, cammino lungo il vialetto arrivando al garage che apro con velocità e mi avvicino alla mia amata moto, una Triumph Bonneville nera opaca, ci salgo e metto in moto per poi uscire sul vialetto, chiudo il garage con il telecomando e parto.

Il vento è leggermente freddo ma sfrecciare sulla mia moto per le strade di Huntington Beach è fin troppo gratificante, arrivo fino al lungo mare e davanti al locale, La Rosa Nera, uno dei locali più frequentati da gente come me e talvolta anche più pericolosa. Parcheggio la mia bambina dalla parte opposta al marciapiede del locale e attraverso in fretta la strada, già fuori ci sono un sacco di persone, non immagino l'interno. In poco tempo riesco ad arrivare al centro del locale mentre le note di Sweet Dreams di Marilyn Manson mi rientrano in testa insieme all'odore di alcol, erba e fumo.

-Ehy Heaven! Siamo qui!-

Mi volto verso un tavolo riconoscendo quattro ragazzi e due ragazze chiamarmi e farmi cenno di avvicinarmi.
Sfoggio uno dei miei soliti sorrisetti mentre mi avvicino ad Andrew e mi siedo sulle sue gambe senza troppe cerimonie.

-Finalmente! Mancavi solo tu-

-Ora ci sono, chi ordina il primo giro?-

-Già ordinato dolcezza...-, mi risponde il ragazzo dai capelli castani e gli occhi cerulei baciandomi una guancia, sento le sue mani sui fianchi ma non ci faccio troppo caso.
In breve tempo un cameriere ci lascia sul tavolo quattordici bicchieri, sette di questi contengono birra e altri sette del Jack Daniel's.
Senza troppi scrupoli prendo uno dei bicchieri di Jack e lo bevo tutto d'un fiato sentendo la gola bruciare, Amy e Janice ridacchiano divertite mentre i loro ragazzi, Tony e Myles si avventano sulle loro birre.

-Uuh, ci andiamo giu pesanti stasera, eh Heaven?-

-Zitto e bevi Derek, prima che mi beva anche la tua parte-, ribatto fredda prendendo il mio calice di birra.

-Ti conviene ascoltarla amico, la mia ragazza non scherza-

-Io non sono la tua ragazza, non ti è ancora chiaro il concetto?-

-Lo sarai, non temere-

-Convinto, Andrew, come sempre-

Andrew mi stringe contro di lui posizionandomi meglio sulle sue gambe, in un gesto così improvviso da farmi quasi cadere il bicchiere dalle mani.

-E stai attento cazzo!-

-Permalosa, bevi che dopo ci sballiamo-

-Ma allora mi hai preso per il culo prima-, borbotta sorpreso Myles rivolto a Andrew.

-Ovvio, ti pare che non portavo l'erba?-

-Sempre il solito?-, chiedo con noncuranza riferita allo spacciatore.

-No, questo è uno nuovo, me la fatta pagare di più ma devo dire che dal profumo non è per niente male-

***

Passano le due del mattino e noi siamo in spiaggia, Amy e Tony si tengono per mano mentre lui ha ancora una bottiglia di birra o piena per metà nella mano libera, Janice e Myles cantano qualcosa di non ben identificato e io, Derek e Andrew barcolliamo sulla sabbia fredda ridendo come degli idioti a causa delle battutine stupide di Derek.

Arriviamo in un punto appartato della spiaggia e ci sediamo in un semicerchio, l'unica luce è quella lontana della strada e la mezza Luna che illumina per poco anche l'acqua dell'Oceano Pacifico.

-Avanti quanto ci metti a girare quella canna?-

-E calmati Tony, ho quasi fatto...-, Andrew è così ubriaco da metterci più del dovuto, e dire che tutto quello ormai dovrebbe saperlo fare ad occhi chiusi.

-Ecco, una a voi...una a voi...una a te...e una a noi-, biascicando porge una canna a ciascuna delle due coppie, una a Derek e l'ultima la tiene tra le dita davanti al mio viso. Gliela rubo velocemente dalle mani per poi accenderla e dare il primo tiro.
Andrew me la tira via dalle labbra per poter dare un tiro anche lui e subito dopo si sdraia andando ad appoggiare la testa sulle mie gambe.

La serata procede tra un tiro di canna e l'altro finché tutti e sette non siamo praticamente troppo fatti e troppo ubriachi. Tony e Amy hanno iniziato a "rincorrersi" per la spiaggia e sono appena finiti in acqua, Myles e Janice si sono appartati dopo averci salutato e Derek sta per cedere al sonno.
Adrew si è alzato e si è messo seduto dietro di me, io sono troppo presa dall'osservare Tony ed Amy, troppo presa a vedere come urlano il loro amore al mondo per notare che Andrew sta continuando a far passare le sue mani sulle mie spalle, sulle mie braccia, sui miei fianchi...me ne rendo conto solo nel momento in cui sento le labbra del ragazzo sul mio collo.

-Ma che cazzo fai?!-, gli urlo contro scostandomi malamente.

-Oh andiamo, lo so che ne hai voglia, che ti costa?-, sbotta irritato Andrew.

-Vaffanculo Andrew, me ne torno a casa...-, barcollante e con la testa che gira tremendamente mi alzo e muovo pochi passi sulla sabbia prima di venire bloccata dal giovane, Andrew si è alzato con un movimento velocissimo e mi ha appena bloccato i polsi impedendomi di andarmene.

-Lasciami cazzo!-

-Con tutta l'erba che ti faccio fumare come minimo dovresti concedermelo!-

-E di cosa parliamo ora? Di un ricatto? Tu mi dai l'erba e io ti vendo il mio corpo? Sei un figlio di puttana!-

SBAM

Cado rovinosamente sulla sabbia, mi porto una mano sulla guancia destra rendendomi conto che Andrew mi ha appena tirato uno schiaffo.
Sento la guancia bruciare dalla potenza del suo schiaffo.
Porto gli occhi contro i suoi e lo vedo quasi spaventato da quello che ha appena avuto il coraggio di fare.

-Oh cazzo...Heaven ...i-io non...cazzo non volevo!-

-Stammi lontano, Andrew-

-Scusa, cazzo scusa, non so che mi è preso! Non volevo! Lascia che ti aiuti!-

-Hai già fatto abbastanza-, rispondo freddamente alzandomi a fatica, recupero la mia borsa dalla sabbia e mi allontano dal gruppo senza far attenzione ai continui richiami del ragazzo.
Maledetto stronzo, giuro che questa me la segno...
Raggiungo la strada sentendo le gambe terribilmente fragili, tiro fuori dalla borsa la mia felpa mettendomela e chiudendo poi la cerniera, è una semplice felpa nera col cappuccio fin troppo grande per me.
La felpa di Jack.
Recupero una sigaretta dal pacchetto di Marlboro rosse e l'accendo subito dopo, barcollo ancora iniziando a sentire la testa sempre più pesante e il fumo non fa altro che aumentarmi la voglia di rigettare l'anima. Forse non è stata una grande idea allontanarmi dal gruppo ...
Cammino per il marciapiede deserto in cerca della mia moto, non ricordo nemmeno dove l'ho parcheggiata. Butto il mozzicone della sigaretta per terra mentre sento un conato di vomito salirmi su per la gola, senza che possa fare nulla per fermarlo mi aggrappo ad un lampione e inizio a rigettare tutto l'alcol sulla strada. Sento un dolore lancinante allo stomaco mentre inizio a vedere sfocato a causa delle lacrime che mi coprono gli occhi, una reazione da sempre avuta.

-Ehy, ragazzina, stai bene?-

Una voce maschile, dolce e preoccupata mi arriva alle orecchie mentre non ho nemmeno la forza di alzare il viso, sento un paio di mani sorreggermi la fronte e tirarmi indietro i capelli.

-Avanti, adesso finisce...cazzo, ci hai dato proprio dentro però eh?-

Ciò mi fa pensare che quest'uomo sappia cosa vuol dire ubriacarsi fino a scordarsi il proprio nome.

Sento le gambe tremare e subito dopo mi accascio tra le braccia di quest'uomo, chiudo gli occhi mentre sento un profumo di pesca invadermi i sensi e cullarmi in un sonno, che spero sarà almeno per una volta, senza sogni.

~SPAZIO AUTRICE~

Allora lettori, che ne pensate di questo nuovo e primo capitolo? Abbiamo conosciuto la nostra protagonista e già da ora possiamo notare che sia alquanto complicata (chissà mai perché me le scelgo tutte così le mie protagoniste). Il ragazzo misterioso che l'aiuta secondo voi chi potrebbe essere??
Su su, sono curiosa di sapere la vostra!

~Heaven

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