Ghosts of the past ~Part One

CAPITOLO OTTO : Ghosts of the past ~Part One

"Non riesco a farmi capire.
Non riesco a far capire a nessuno cosa mi stia succedendo.
Non riesco a spiegarlo nemmeno a me stesso."
•F. Kafka.

Sono passati tre giorni dal giorno dell'incidente di Brian, quando l'ambulanza arrivò ci precipitammo all'ospedale e Gates se la cavò con il gesso alla gamba, fino al ginocchio, e quattro punti alla tempia, il dottore dopo aver sentito la storia dell'accaduto gli disse che era stato fortunato che i ragazzi lo avessero trovato. Un minuto di più e sarebbe potuto morire per annegamento.
Ci raccontò anche a noi tutta la storia e non posso negare mi abbia percorso un brivido freddo. L'onda l'avrebbe potuta cavalcare tranquillamente, lui stesso sapeva di averne le capacità, ma con il forte ritiro d'acqua dalla riva automaticamente gli scogli si sonno fatti più vicini alla superficie del mare, di conseguenza lo stesso scoglio in cui era rimasto incastrato era quello che gli aveva provocato la caduta. Con la coda della tavola da surf aveva toccato la punta dello scoglio e questa l'aveva fatto cadere. La forza dell'onda lo aveva trattenuto sott'acqua e a causa di questo si era ritrovato con la caviglia bloccata, con poca aria nei polmoni e la corrente gli aveva fatto sbattere la testa.
Una serie di sfortunati eventi in breve.
Eppure raccontava il tutto con tranquillità assoluta.

Il gesso lo dovrà portare per almeno due mesi e mezzo, per fortuna non era nulla di troppo grave, mentre i punti alla tempia domani li potrà togliere tranquillamente.
Quello che più mi sorprese, quando uscimmo dall'ospedale fu di vedere Brian perennemente allerta. Inizialmente pensai che stesse scherzando, com'è solito fare, ma mentre attraversavamo il parcheggio per raggiungere la macchina, il ragazzo non faceva altro che guardarsi intorno, finché non vide un gruppo di uomini alti e grossi discutere tra loro sulle nuove carrozzerie delle loro Harley Davidson, lì Brian quasi si sbiancò e per poco non rischiò di cadere per aver aumentato il passo e, con le stampelle, non era esattamente facile. Fu Jimmy ad avvicinarsi subito e a mettergli una mano sulla spalla, gesto che sembrò traquillizzarlo un poco.
Quando tornammo a casa Matt gli ordinò di sedersi e non muoversi ma l'altro prontamente gli disse di volersi fare una doccia e togliersi la salsedine di dosso, dopo alcuni sbuffi da parte di Matt decise di accontentarlo, e di nuovo fu Jimmy ad aiutarlo a salire le scale e lo aiutò a lavarsi per lo meno i capelli, in modo che non si toccasse i punti per sbaglio, ovvio, per la doccia ci mise più del dovuto, ma riuscì a farsela da solo.

Ieri mi sono trovata un lavoro da Starbucks, come cameriera, ma è pur sempre un lavoro. Inizio alle dieci del mattino, ho la pausa pranzo fino alle due e poi stacco alle sette di sera, ho la domenica e il lunedì liberi e potrò scegliermi alcuni giorni di vacanza durante tutto l'anno, in più la paga è buona, contando che spesso i clienti lasciano la mancia, e poi si parla di trecento dollari al mese, cosa che per me sarebbero quasi fin troppi.
La situazione con Jimmy invece...si è congelata di nuovo.
Non mi calcola, a malapena ci salutiamo o parliamo, più passa il tempo e più non riesco a capire questo ragazzo, dopo quella mattina ha iniziato a fare l'indifferente di nuovo e io non ne capisco davvero il motivo, sta ore e ore chiuso in camera sua, allo studio, in giardino a fumare anche venti sigarette al giorno, in compagnia dei ragazzi ma più spesso solo con Brian, beve, beve tantissimo e non so come il suo corpo possa reggere tanto. Per carità, ha i suoi ventisei anni, è un uomo fatto e finito, ma questo suo comportamento mi preoccupa. E mi preoccupa maggiormente quando, di notte, lo sento urlare dalla sua camera.
Urla per minuti, per ore...urla fin quando non posso sentire le sue corde vocali chiedere pietà. Il mattino dopo è come sempre, sembra non sia successo nulla, non sa di cosa parlo se gli chiedo il motivo delle sue urla, e i ragazzi non danno peso a quei gesti, come se non lo avessero sentito.
Stamattina mi si è presentato davanti con due occhiaie che facevano paura, gli occhi spenti e vuoti, il labbro inferiore martoriato e dei graffi evidenti sul collo, gli porsi del caffè appena fatto ma lui negò con un ampio gesto della mano, si avvicinò alla credenza ed estrasse la bottiglia di Jack Daniels e un bicchiere apposito, lo riempì per metà e poi si sporse a prendere una sigaretta dal pacchetto di Zacky, lasciato sul tavolo, per poi uscire in giardino.
Per me l'argomento "The Rev" è e rimarrà per sempre un totale mistero.

Sospiro cercando di togliermi dalla testa quel ragazzo e giro la chiave nella serratura per poi entrare in casa, si praticamente mi sono ormai trasferita qui e così i ragazzi hanno ben pensato di lasciarmi un mazzo di chiavi. La casa è immersa nella musica, le note di "Wild Boys" dei Duran Duran rieccheggiano nelle pareti e sembra quasi far tremare tutto talmente è alta. Sul divano al centro del salotto Brian sembra rilassarsi tra queste note, non mi nota nemmeno e così decido di avvicinarmi allo stereo e spegnerlo, il ragazzo spalanca subito gli occhi portandoli su di me.

-Quando sei arrivata?-

-Circa due minuti fa. Come va la gamba?-

-È ancora attaccata al resto, il che mi rende immensamente felice-

-Lo credo bene. Hai preso le medicine?-

-Si-

-Hai mangiato prima di prenderle?-

-Si-

-Sicuro?-

-Ehy, non ho bisogno della badante ragazzina!-

-Dato il tuo stato mentale direi di si-

-Ma senti questa...-

Brian sbuffa per poi prendere le sue stampelle e alzarsi dal divano, accenna ad una smorfia di dolore e fastidio prima di alzarsi del tutto in piedi e dirigersi alla cucina.

-Vuoi una mano?-

-Ce la faccio da solo-

-Oh...okay...-

Mi lancia uno sguardo cruciale per poi voltarsi e sparire in cucina.
Il tono che ha usato non me lo sarei mai aspettato, insomma, gli ho solo chiesto se aveva bisogno di aiuto! C'era bisogno di rispondermi in modo così arrogante?
Sbuffo per poi raggiungerlo in cucina e vederlo mentre si prepara un panino con del burro d'arachidi, osservo i suoi movimenti mentre mi da la schiena e si appresta a prendere due fette di mane tostato, recupera anche un coltello e lo usa per tagliare i bordi del pane, dopo di che immerge la lama nel barattolo ripieno di burro d'arachidi e ci fa uno spesso strato su entrambe le fette di pane, le unisce e lancia il coltello nel lavandino chiudendo poi il barattolo e rimettendolo al suo posto insieme al sacchetto del pane.
Vedo chiaramente i muscoli del braccio tendersi mentre si appoggia alla stampella con buona parte del corpo e tenta di girarsi per andarsi a sedere al tavolo. Quasi mi fa pena. Sta male eppure non permette a nessuno, che non sia James, di aiutarlo, in questi tre giorni non si è fatto minimamente toccare da nessuno dei ragazzi eccetto in casi speciali, che equivalevano ad un pomeriggio nel quale Jimmy non si è mosso dalla sua camera e un'altra volta in cui stava per cadere dalle scale e per fortuna c'era Zacky.

-Smettila di guardarmi mocciosa, so di non essere un bello spettacolo ma non c'è bisogno che tu me lo faccia pesare-

Mi distolgo dai miei pensieri ed è proprio Brian a farmi notare che lo stavo fissando...che figura ...

-Scusa io...non mi ero accorta che...-

-Lascia stare. Non hai fame? Johnny ha lasciato della pasta nel forno...l'ha preparata stamattina e non penso che Zacky ci sia già arrivato-

-Grazie...-

Senza aggiungere altro mi avvicino al forno e quando lo apro, effettivamente, trovo una pentola con il coperchio, la tiro fuori e mi appoggio al ripiano della cucina per poi togliere il coperchio e trovare della pasta al sugo con qualche polpetta di carne.
Evviva la linea, beati loro, tanto non ingrassano manco se obbligati...

Prendo un piatto dal mobiletto e lo riempio di pasta aggiungendo tre polpette di carne, sembrano deliziose. Riscaldo per qualche secondo al microonde e poi recupero una forchetta e raggiungo il tavolo, accorgendomi che Brian ha recuperato il barattolo di burro d'arachidi e si sta impiastricciando le labbra con quella crema che tanto sembra piacergli, continua ad affondare il cucchiaino dentro al barattolo come un bambino e sul suo viso c'è disegnata un'espressione così innocente da non appartenergli.

-Brian...senti...io credo che ...che noi abbiamo iniziato col piede sbagliato...-, borbotto tra una forchettata e l'altra.
Ma quanto è bravo Johnny in cucina?

-Mhmh, forse hai ragione-

-Non forse, ho ragione-

-Mmh...-

-Che ne dici di ricominciare?-

-Dovremmo?-

-Beh, credo di si...-, è riuscito a confondermi, grandioso.

-Credo che tu abbia ragione-

-Davvero?-, chiedo sorpresa alzando lo sguardo dal piatto e puntandolo nei suoi occhi castani.

-Si, in effetti...come ho conosciuto te ci conosco solo le puttane del locale o altre ragazze dai costumi a dir poco facili. Credevo che anche tu fossi così ma...non lo sei affatto-

-Sempre molto tatto, non è così?-

-Non mi chiamano Synyster Gates a caso-

-L'ho notato. Allora, ci mettiamo una pietra sopra?-

-Andata-

Ci sorridiamo a vicenda mentre io torno alla mia pasta e lui al suo barattolo.
Sono fiera di me stessa ad essere sincera...era da un po' che volevo chiarire con lui, eppure non trovavo mai il modo di parlargli.

-I ragazzi?-, chiedo curiosa.

-Matt e Johnny sono in studio, Zacky è dal tatuatore e Jimmy solo Dio sa dove sia-, dice quasi senza dare peso alle sue parole.

-Come? Non sai dov'è?-

-Si è alzato presto stamattina...mi ha solo detto che sarebbe tornato tardi. Che c'è, ti preoccupi per lui?-, mi chiede portandosi ancora un cucchiaio colmo alla bocca.

-Certo che no, mi sembra solo strano che faccia così tanto il "misterioso", prende e sparisce per ore e sembra scomparire dalla città ...-, alle mie parole Brian ride di gusto per poi allontanare il barattolo, si tira su e poggia i gomiti sul tavolo per poi guardarmi con una luce diversa negli occhi, quasi con interesse o come una persona che ha appena fatto una grande scoperta.

-Tu, ahahah, Heaven non mi dirai che ti sei presa una cotta per James?-

Arrossisco di colpo.
Una cotta per James? Io?
Ma no!
No cazzo, io non...
Lo sguardo di Brian si fa sempre più curioso mentre il sorriso sulle sue labbra si stringe, fino a scomparire piano piano, ma i suoi meravigliosi occhi scuri rimangono accesi in un'espressione di ...tenerezza? È tenerezza quella che rivedo negli occhi di Gates?

-A te piace James-

Non è una domanda. È un vero e proprio verdetto finale.

-Non è vero, a me non piace James-

-Come no, e io sono un santo, andiamo si vede! Sei arrossita subito e hai indugiato a rispondere, se avessi ragione tu mi avresti risposto subito-

-Brian, ti ho detto che non provo nulla per lui-, sbotto infastidita.

Il ragazzo sembra accorgersi del mio improvviso cambio d'umore e si fa più serio anche lui.
Eppure il suo sguardo non mi abbandona nemmeno un secondo.

-...da quanto va avanti?-

-Oh per Dio! Smettila!-

-Okay, okay! La smetto. Gesù quanto sei permalosa-

-Vuoi...?-, infilzo una polpetta di carne nella forchetta e la alzo indicandogliela.

Lui annuisce con la testa e io mi sporgo fino a quando le sue labbra sottili si chiudono nella forchetta. Mastica con gusto mentre del sugo gli è rimasto sulle labbra.
Scoppio a ridere a questa vista e lui subito mi guarda interrogativo, alla sua faccia spaesata non posso far altro che ridere ancora di più.

-Hai...hai tutto il sugo sulle labbra!-

-Non sai nemmeno imboccare una persona, sei proprio impedita!-, scoppia a ridere anche lui mentre io mi alzo per prendere un tovagliolo dal mobile, glielo porgo e lui subito dopo si pulisce dal sugo.

-Certo che però ...speravo mi dessi una mano tu a farlo...-

-Brian!-, alzo una mano per colpirlo dietro la nuca, scherzosamente, ma nella frazione di un secondo questa mia azione lo paralizza.

Vedo chiaramente i suoi occhi spalancarsi in un'espressione di terrore, d'istinto si porta le mani davanti al viso in modo da proteggersi e china leggermente il busto contro il tavolo.
Sulle prime credo che stia scherzando...ma quando sento il suo respiro accellerare di colpo mi rendo conto che qualcosa non va.

-...Brian?-

Non si muove dalla sua posizione così decido di portargli una mano sulla schiena e l'altra su un polso, glielo scosto da davanti al viso e quello che vedo mi lascia terribilmente spiazzata.
Ha gli occhi terribilmente lucidi, colmi di lacrime che premono per uscire.
È un'espressione di puro terrore quello che vedo in Brian.

-Ma...stai bene? Ho fatto qualcosa che non va?-

-Scusa...H-Heaven io...ho...ho bisogno d-di un ...un momento ...-

Balbetta.
Non credo ai miei occhi e tanto meno alle mie orecchie.
Brian balbetta. Ha gli occhi lucidi. La mascella serrata. Trema e non mi guarda nemmeno più in faccia.
Mi scosto e lo vedo alzarsi in piedi a fatica, mantiene lo sguardo basso fisso contro il pavimento, mentre muove dei piccoli ma decisi passi verso le scale.

-Aspetta...lascia che ti aiuti a salire almeno...-

-No! ...no ...ce la faccio da solo-

Perché il motivo di questa paura?
Non lo so. Eppure...era così tranquillo e così lui, non capisco cosa sia successo per fargli scatenare quella reazione.

La porta di casa si apre e subito dopo sento le voci di Matt e Johnny che annunciano il loro arrivo.
Raggiungo i due all'ingresso e immediatamente capiscono che c'è qualcosa che non va.

-Heaven, sembra che tu abbia visto un fantasma-, dice Johnny dirigendosi subito dopo alnpiano superiore, probabilmente in camera sua.

-Tutto bene?-, mi chiede invece Matt, corrucciando la fronte.
Nego con la testa prima di parlare.
Gli racconto la vicenda appena accaduta. Del terrore che ho visto in Brian. Della sua paura dal farsi toccare da me quando gli ho proposto di aiutarlo.
Lo sguardo del cantante si fa subito preoccupato e poi afflitto.
Lui sa qualcosa che io ignoro.

-E...da quanto è su?-

-Da nemmeno quindici minuti, è salito un attimo prima del vostro arrivo-

-Mhmh...ti va una sigaretta?-

Annuisco e seguo Matt fino al giardino sul retro, ci sediamo sulle sedie in vimini nere e ci accendiamo le reciproche sigarette.
Non parla, guarda fisso davanti a se come se stesse ponderando una risposta, lo vedo perso anni luce nei suoi pensieri, quando finalmente alza lo sguardo vedo quei due meravigliosi occhi smeraldini spegnersi.

-Forse, c'è una cosa che devi sapere...-

-Di che si tratta?-, chiedo con un velo di preoccupazione.

-È successo qualche anno fa...non è esattamente una bella storia, ma... credo sia giusto che tu la conosca...-










~TO BE CONTINUED~

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