Beast and the Harlot
CAPITOLO CINQUE : Beast and the Harlot
"La carne ci vuole poco a soddisfarla. È il cuore ad essere insaziabile" •I. Nemirovsky
Vuota.
Priva di emozioni.
Priva della capacità di intendere.
Ferma.
Immobile.
I pensieri mi confondono la mente e il mio sguardo non fa altro che guizzare sul soffitto, sul resto della camera e sul ragazzo al mio fianco.
Brian dorme beato, a pancia in giu, con i pantaloni ancora calati, i capelli scompigliati sul cuscino, le braccia sotto di esso e la bocca semiaperta.
Potrebbe tranquillamente sembrare un bambino.
Non fosse per quello che mi ha fatto passare appena quattro ore fa.
Non sono riuscita a chiudere occhio stanotte, e lui subito dopo aver soddisfatto le sue voglie si è sdraiato nella posizione in cui è ora e si è addormentato, come se nulla fosse.
Io mi sono limitata ad allontanarmi il più possibile dal suo corpo, scossa e spaventata, una reazione che mai mi sarei aspettata di avere.
Mi sono rannichiata in posizione fetale al bordo del letto e mi sono coperta con il lenzuolo, stringendo dei lembi di esso tra le mani e contro il petto, mi misi a fissare lo sguardo soddisfatto di Brian e continuavo a chiedermi se era successo davvero o si trattava di una visione data dall'alcol.
Mi volto verso la finestra quando ormai il sole è sorto, tirando ad indovinare dovrebbero essere le nove...
Decido di alzarmi da questo maledetto letto e come i miei piedi toccano terra, una fitta lancinante mi colpisce allo stomaco, sento dolori a tutto il basso ventre e alla mia intimità, tanto che anche camminare mi risulta complicato, mi dirigo verso il bagno di questa camera e mi ci chiudo dentro. Non resto nemmeno troppo tempo ad ammirare la stanza, mi limito ad aprire il getto della doccia, chiamarlo box doccia e un eufemismo, mi tolgo gli anfibi e senza nemmeno preoccuparmi di togliermi il vestito mi butto sotto l'acqua.
È gelida.
Ma non m'interessa minimamente.
Mi rannicchio contro la conca della vasca e tiro le ginocchia al petto per poi affondarci la testa.
Con tutto quello che poteva capitarmi, perché proprio questo?
Che ho mai fatto per meritarmi questo?
Presto dei singhiozzi mi scuotono e delle lacrime calde e salate si mescolano con le goccioline d'acqua.
Continuo a rabbrividire mentre le immagini della notte appena trascorsa mi tornano in mente, sicuramente delle pugnalate farebbero meno male.
"Bri...Brian...no...fermo..."
"Fermo?", ridacchia, "Tesoro non potrei più fermarmi ...nemmeno se lo volessi"
Tremo ricordandomi i suoi occhi, che quello stesso pomeriggio mi erano sembrati così dolci e incoraggianti, ma che stanotte erano bui, freddi, distaccati ...così persi da far paura.
Se avesse continuato a baciarmi di sicuro non gli avrei dato alcuna colpa...e invece si è preso la mia verginità senza nemmeno chiedermi il permesso.
Gesti animali, rozzi...nulla a che fare con la dolcezza o con l'amore.
Non pretendevo che la mia prima volta sarebbe dovuta essere perfetta, ma nemmeno essere violentata.
Sento la porta del bagno aprirsi e dei mugolii assonnati, non mi interessa sapere chi sia entrato e non mi interessa di cosa potrebbe pensare, chiunque sia, nel vedermi qui a piangere.
Non devo spiegazioni a nessuno.
-Ehy, chi c'è?-
Una voce bassa, roca, assonnata e strascicata.
Come dimenticarla.
-Heaven, ma che ci fai qui...-
Non rispondo e non alzo lo sguardo, non voglio incrociare i suoi occhi.
Forse per paura.
Sento l'anta della doccia aprirsi e subito dopo il getto d'acqua si spegne.
-Cazzo sei ghiacciata...ma che ti prende, si può sapere?-
Il mio è un silenzio mai interrotto, se non da alcuni singhiozzi che ancora mi scuotono il corpo.
Intravedo due braccia interamente tatuate circondarmi il busto, sento una presa salda sulla pelle che mi fa sentire stupidamente protetta e al sicuro.
Il ragazzo mi tira su, prendendomi in braccio, mi lascia strigermi a lui e mi porta fuori dal bagno, ripassando dalla camera lo sento fermarsi al centro di essa.
Sicuramente ha appena guardato Brian e subito dopo ha riabbassato lo sguardo su di me, io non lo so, tengo gli occhi chiusi contro il suo petto.
Riprende a camminare e in base ai suoi passi posso capire che sta scendendo le scale, il respiro non è minimamente affannato e la presa su di me è sempre forte e sicura.
Sento il calore dei raggi del sole sulla pelle bagnata, non un soffio di vento, non una nuvola che potrebbe oscurare il cielo.
Con un movimento fluido mi ritrovo seduta sull'erba ben ordinata e verde, apro piano gli occhi per abituarmi alla luce e nel vedere questi ciuffi verdi mi sento quasi meglio, intorno al mio corpo vedo le gambe piegate del ragazzo e mi rendo conto che siamo entrambi seduti per terra, io sono rannicchiata in mezzo alle sue gambe e le sue braccia continuano a percorrermi le braccia.
-Heaven...parlami...stai bene?-
La sua voce premurosa e quasi preoccupata mi fa sentire una sorta di calore, come se in quelle stesse parole potessi effettivamente stare meglio.
Mi decido ad alzare lo sguardo su di lui.
Un mezzo sorriso gli illumina il viso baciato dal sole.
-Matt...-
-Ehy-
-I...io...-
-Non devi dirmi nulla. Se non una cosa...era la prima volta?-
Mi limito ad annuire a sguardo basso alle sue parole piene di comprensione.
-Vieni qui-
Mi stringe in un abbraccio da mozzare il fiato, mi aggrappo alle sue spalle iniziando a dar sfogo alle lacrime, che gli bagnano per un po' il petto statuario, ma che lui si limita a ignorare.
Per quanto questo abbraccio mi faccia sentire meglio non posso far a meno di sentirmi come presa in giro.
-Io te lo avevo detto, non avresti dovuto partecipare-, la voce è dura, mi sta indubbiamente sgridando.
-Dannato Jimmy che mi ha convinto e dannato anche Brian che ti ha portata qui-
Mi scosta malamente dal suo corpo e da quell'abbraccio che mi stava tranquillizzando. Ho smesso di piangere e quando riporto gli occhi in quelli smeraldini di Matt non posso non notare una punta di rabbia, il ragazzo si alza in piedi e inizia a fare su e giu per l'erba fresca e continua a borbottare parole sconnesse, passandosi una mano tra i capelli con nervosismo.
-Ok senti, non sono così stronzo come sembra e tu non mi sembri una che possiede abbastanza soldi per una casa, resta qui quanto vuoi ma dimenticati quello che ti è successo-
-Cosa? Dimenticarmi quello che...-
-Esatto, mi hai sentito e non intendo ripetere. Ricordati quello che ti ho detto ieri sera-
"Quello che succede tra Avenged Sevenfold resta negli Avenged Sevenfold"
Ma in che guaio mi sono cacciata?
Non potevo stare a casa mia, no, dovevo ritrovarmi in casa di musicisti famosi e per di più pazzi.
Non che non sappia che vita passino le rockstar, è ovvio che abbiano delle vite anormali, ma viverci è molto diverso dal semplice sentire le voci in circolo.
-Mi sembri una che sa il fatto suo, sappi bambina, che vivere con noi non è facile come sembra-
-Credi che mi lascerò intimidire solo per questo? Voi non mi conoscete, non potete sapere di cosa sarei capace-, e questa da dove mi è uscita? Matt mi sta guardando scettico, chiara dimostrazione che anche lui non se l'è bevuta.
-La tua vita cambierà. Sappilo...e non in meglio-
***
Ho passato il resto della mattinata chiusa nella mia nuova camera, non ho intenzione di uscire né di incrociare lo sguardo di Brian, soprattutto questo.
Questa mattina intorno a mezzogiorno, io e Matt ci trovavamo in soggiorno assieme a Johnny, i due parlavano tranquillamente mentre mettevano apposto la casa, poco dopo ci raggiunse Zacky mentre solo all'ultimo scesero anche Brian e Jimmy.
In verità, il primo a scendere fu Jimmy, correndo per le scale e saltando ogni tre i gradini, per poi andarsi a nascondere dietro il corpo statuario di Matt, che stranito gli chiedeva spiegazioni, subito dopo arrivò un "James io ti uccido!" urlato a gran voce dal corridoio, a seguito ci fu Brian mentre ancora si allacciava la cintura dei pantaloni e camminava rapido. Quando vide Jimmy nascosto, malamente, dietro Matt gli corse incontro e subito dopo i due iniziarono a rincorrersi per tutta casa, Brian era incazzato, era palese, Jimmy rideva ma sotto sotto c'era qualcosa che non riuscii a decifrare.
Il batterista venne tradito da una bottiglia di birra vuota sul pavimento e cadde rovinosamente a terra, Brian colse l'occasione al balzo e gli fu subito addosso.
Iniziarono a volare insulti, pugni, morsi, urla ben poco virili da parte di Brian quando l'altro andò a tirargli i capelli lunghi.
Ci vollero Matt, Zacky e Johnny tutti insieme per bloccare il chitarrista, io me ne restai appoggiata alla parete ad osservare la scena e mi chiesi il perché di tutta quella rabbia da parte di Brian, nel frattempo lo maledicevo in ogni lingua conosciuta.
Per calmare il chitarrista e tenerlo fermo, Matt, fu costretto a metterlo a pancia in giu sul pavimento e a sedersi sulla sua schiena. Senza la minima delicatezza, cosa che mozzo il fiato a Gates per qualche secondo...
"-Si può sapere che avete da litigare appena svegli?-
-Dillo a quel coglione! Cristo Jimmy, sei davvero un bastardo-
James continuava a ridere sdraiato sul pavimento mentre mormorava a stento parole sconnesse nel quale i ragazzi riuscirono a distinguere "Brian...chiappa...indelebile"
A quelle parole i tre si fecero estremamente curiosi e Matt, che era il più vicino al chitarrista, decise bene di tirargli di poco giu i pantaloni, il tanto che bastava a scoprire il culo a Brian, che gli urlava contro le peggio bestemmie.
La frase "Fuck me hard, M. Shadows", svettava sulla natica destra, scritto puramente con un pennarello indelebile nero.
-Cazzo, Jimmy ci ha visto lungo!-, rise Zacky.
-Gates ti hanno fregato-, concordò Johnny.
-Mh...Brian, che ne dici di andare di sopra, avrei proprio voglia di una bella scopata-, ridacchiò Matt sembrando terribilmente serio.
-Matt, avvicinati al mio culo e ti ritroverai senza cazzo!-, urlò Brian al limite della sopportazione."
...fu un episodio divertente, devo ammetterlo, ma ogni volta che incrociavo il viso di Brian non potevo non pensare a quello che mi ha fatto.
Nemmeno pranzai, mi ritirai in camera e basta.
È pomeriggio inoltrato e ho finalmente finito di sistemare tutta la mia stanza, lo arredata nel miglior modo che potevo, le lenzuola sono di un blu oltremare, così come le tende, sul mobile pieno di scaffali ho sistemato i miei dischi, i miei libri e sono riuscita a far rifunzionare un vecchio stereo, che per mia fortuna legge anche i miei cd oltre ai vinili, ho riposto i miei abiti nell'armadio, i miei trucchi nel mio bagno e i miei disegni sono un po' ovunque sulla parete vicino all'armadio.
Sono seduta sul letto matrimoniale, sto fumando una delle mie care Marlboro e le canzoni dei Pearl Jam mi inondano i pensieri. Davanti a me un foglio bianco e una matita da disegno.
Ho così tante idee nella testa, ma non riesco a riordinarle e di conseguenza non ho ancora toccato la matita.
Tutto quello che vedo porta il nome di quel fottuto chitarrista.
La porta della camera si apre all'improvviso facendomi sobbalzare.
Davanti a me si presenta Jimmy, con in mano un vassoio in mano.
-Vattene-, sbotto inviperita.
Lui per tutta risposta si avvicina al letto fino a sedersi sul bordo, a causa di questo movimento sento il profumo della sua pelle...è afrodisiaco.
-Potresti almeno ringraziarmi per averti portato da mangiare-
-Non ho fame-
-Devi mangiare-
-Perché? Hai paura che ti muoia in casa e vi diano la colpa?-
-Gesù quanto sei stronza, e comunque non mi preoccupavo di questo, mi sarei occupato personalmente del tuo cadavere-
Mi posa il vassoio sulle gambe incrociate e abbassando lo sguardo posso notare un piatto con uno spesso pezzo di carne al sangue e delle patatine fritte, un bicchiere d'acqua, posate e tovagliolo.
Giuro che se mi brontola lo stomaco mi seppellisco.
Mi mordo il labbro inferiore obbligandomi a riportare lo sguardo sul batterista, non voglio dargliela vinta.
Lui mi guarda in un modo così strano che non riesco a capire cosa quella sua mente insana sta pensando.
-Mangia-, si limita a dire.
-No-
-Non mi piace ripetermi, bimba-
-Nessuno ti ha chiesto di farlo...e non chiamarmi bimba-
-Ti chiamo come voglio, e non uscirò da qui fin quando non mangerai-
-Tu...non puoi! Pretendo la mia privacy!-
-Non mi pare che tu ne abbia bisogno al momento-
-Bene. Puoi stare pure qui allora, io non mangerò-
Non appena finisco la frase il mio stomaco brontola.
Ok, dove la trovo una pala?
Abbasso lo sguardo terribilmente imbarazzata, mentre percepisco un sorriso vittorioso svettare sul viso di Jimmy.
Il ragazzo si riprende il vassoio, poggiandoselo sulle gambe, afferra le posate e inizia a tagliare la carne, ammetto che il profumino mi alletta, infilza il pezzo con la forchetta e me lo porta davanti alle labbra.
-Andiamo, non costringermi a dirti "Fai aaah"-, ridacchia mentre mi incita a mangiare il boccone.
-Non è avvelenato sta tranquilla-
-Non è del veleno che mi preoccupo-
-...se volessi drogarti non lo farei così-, il suo sguardo è tremendamente serio.
Decido di accettare e mangio il boccone, il sapore di questa bistecca è divino, e il fatto che sia al sangue è ancora meglio.
-Come sapevi che mi piace la carne al sangue?-
-Non lo sapevo, ma qui siamo tutti abbastanza carnivori-
-Mh, almeno un punto a favore lo avete-
-A quanto pare...-
Continua a imboccarmi senza togliermi gli occhi di dosso, un paio di bocconi li ha mangiati anche lui e sul suo viso si stagliò una pura espressione di goduria, ci dividemmo anche le patatine fritte ma nel più totale silenzio.
Disarmante silenzio.
Quel silenzio fatto di sguardi imbarazzati, soprattutto da parte mia, e sguardi curiosi e profondi da parte sua.
Finito di mangiare il tutto mi ritrovo a fissare quegli occhi cristallini di nuovo.
Le meraviglie del mondo quante erano? Sette? Possibile non otto?
Non sono come gli altri, in queste due pozze ci puoi trovare ogni sfumatura, dal blu all'azzurro.
Mai visto niente di più bello.
-Hai passato la notte con Brian?-, mi sussurra facendomi destare dal filo dei miei pensieri.
Lo ritrovo a pochi centimetri dal mio viso, mi osserva quasi triste sapendo bene la risposta.
Mi ritrovo a mormorare un "Si" fin troppo flebile.
-Ti ho messo gli occhi addosso da quando sei entrata qui dentro, bimba, faresti meglio a stare alla larga da chiunque altro ragazzo-
-Non hai alcun diritto di dirmi questo, non ho alcuna intenzione di accettare le tue attenzioni-
-Anch'io non ho alcuna intenzione di fare una strage di corpi. Ma potremmo trovare un compromesso...-
Sento il suo respiro sulla pelle e percepisco le sue labbra sfiorare le mie, socchiudo gli occhi ...e la porta si spalanca obbligando Jimmy ad allontanarsi di scatto.
Ma in questa casa non si usa bussare?!
-Oh! Ho interrotto qualcosa?-
-Affatto Brian, le ho portato solo da mangiare-
Jimmy prende il vassoio in mano, senza degnarmi di uno sguardo e si alza, cammina verso la porta e quando raggiunge Brian posso chiaramente notare che si lanciano uno sguardo, anche se quella di James sembrava più un'occhiataccia.
-Matt mi ha detto di dirti che tra un paio d'ore dobbiamo andare in studio...-
-Certo, non ti conviene prepararti?-
-Ho il tempo a mio favore, James-
-Non ci contare troppo, Haner-
E detto questo il batterista si chiuse la porta alle spalle.
Noto un sorriso beffardo farsi largo sulle labbra di Brian mentre questo si volta per metà, per guardare la porta chiusa, sorride di più, e si rivolta verso di me.
-Che ci fai qui?-
-Avevo voglia di vederti-
-Vattene via, non voglio avere a che fare con te-
-Sai quante ragazzine vorrebbero trovarsi nella tua situazione? Pagherebbero oro per avermi nella loro stanza-
-E farsi violentare da te?-
-Beh, violentare, è una parola grossa. Non mi pare ti sia dispiaciuto-
-Lurido pezzo di merda, ma come ti permetti?! Io non volevo farlo ma tu eri fin troppo fatto per sentire le mie parole!-
-Potrai vantarti di aver perso la verginità con il grande Synyster Gates, piccola, non vedo il problema-
Quindi si era accorto che ero ancora vergine...
Si inginocchia sul materasso, ai piedi del letto e inizia a gattonare con uno sguardo che non mi piace per niente, fino a quando non me lo ritrovo dinanzi.
Mi si mozza il respiro e vorrei scappare, correre via, lontana da lui.
Ma non ci riesco.
Ha la capacità di inchiodarti sul posto solo guardandoti.
Sembra un incantatore di serpenti, se non fosse che qui il serpente è lui.
Sto per aprire bocca e dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma lui mi precede.
-Shh...sta tranquilla piccola...sono sicuro ti piacerà quanto piacerà a me-
Prima che me ne potessi rendere conto le sue labbra sono sulle mie, un bacio vorace, ma privo di sentimento.
Non è questo che voglio.
Provo ad allontanarlo spingendolo dal petto ma lui è decisamente più forte di me, mi afferra per i polsi e mi butta con poca grazia sul materasso, continua a stringere le mani sui miei polsi e si posiziona in mezzo alle mie gambe, facendo aderire alla perfezione il suo corpo contro il mio e facendo pressione con il bacino.
Gli mordo forte il labbro sperando di fargli male ma in tutta risposta lo sento ridacchiare, si separa di poco dalle mie labbra e si lecca il labbro inferiore con malizia.
-Lasciami e vattene...per favore...non voglio...-
-Non preoccuparti, il dolore sarà diverso questa volta-
Torna a baciarmi con impeto impedendomi di rispondergli, lascia solo più una mano a tenermi fermi i polsi sul cuscino sopra la testa, e con la mano destra percorre il profilo del mio corpo fino ad insinuarla sotto la mia canotta nera. Scende col viso e mi morde il collo con forza mentre sfrega il bacino contro la mia intimità facendomi rabbrividire.
-Lo senti?...tutto merito tuo piccola...-
-...ti prego...lasciami...-
Dio che situazione imbarazzante, una situazione che non augurerei mai a nessuno.
Nemmeno a quelle troiette che al liceo si divertivano a prendermi in giro...ok, forse a loro si...
-Avanti Gates, alza il culo e andiamo-
La voce di Jimmy mi arriva come una boccata d'ossigeno dopo esser stata in apnea per troppo tempo.
Brian si stacca a malavoglia da me e io mi rimetto subito seduta sul letto, portandomi le ginocchia al petto e puntando lo sguardo su quello di James, che mi guarda quasi con sollievo e un lieve sorriso sulle labbra.
-Sempre nei momenti meno opportuni, eh Jimmy?-
-Stasera potrai scoparti anche tutte le donne del locale, Brian, ma ora Matt ci aspetta-
-Già passate due ore?-
-Il tempo non è sempre a favore-
Quelle parole sono in grado di far bloccare per qualche secondo sia Brian che me.
Il ragazzo punta lo sguardo sul suo amico e lo guarda quasi indispettito.
Io semplicemente, mi sono resa conto che dovrò ringraziare Jimmy per avermi salvato da una situazione che non avrebbe fatto altro che mandarmi sempre più a fondo.
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