27. Impertinente spiritello

N/A: e dopo la dolcezza del capitolo precedente, torniamo a bomba nella storia con tutti i suoi problemi!

Ricordatevi sempre di votare e commentare perché mi riempite la giornata di gioia.

Ed ecco qua uno stupido disegno di un vecchio trend per cui ci ho speso ore e che mi fa pure un po' cagare, ma quel che ho fatto ho fatto.

E niente, vi lascio al capitolo.


Passarono alcuni giorni e finalmente il video ideato in modo rudimentale da Bruno, venne prodotto efficientemente e trasmesso nelle reti dei due Comuni. Sperò che tutto andasse bene e in teoria sembrava di sì. Era tutta la mattina che non aveva mal di testa, quindi poteva essere contata come una cosa positiva.

Era tardo pomeriggio e con alcuni fratelli si era messo a giocare a Machiavelli su un tavolo un po' a lato del soggiorno, ascoltando distrattamente quello che altri stavano guardando attentamente su Netflix.

<E di nuovo tripletta.> fece Rita, buttando giù un trio di 7.
<Oh, buon per me!> commentò Franco, attaccando al terzetto il 7 di picche, l'unico non presente.

<Tu quando sei sceso con le carte?!> domandò Michele, guardandolo confuso.
<Lo scorso turno-.> rispose il molisano con una faccia da poker.

<Ah, davvero? Manco mi ero accorto giocassi fino ad o-AHIO!> si lamentò il meridionale, chinandosi per accarezzare lo stinco calciato da una certa isolana.
<Te la sei andata a cercare.> decretò Carlo, alzando brevemente gli occhi al soffitto, pescando e passando il turno senza ulteriori mosse.

<Non mi piace dar ragione al cunno, ma ha ragione.> appoggiò Vincenzo, sbuffando piano al non poter far nessuna mossa efficace.
<Suppongo di essere appena stato chiamato con la tua versione di pirla, corretto?> domandò retorico il lombardo.

<Io ti ho definito scemo. Pirla è solo stupido, no?> chiese il calabrese.
<In realtà indica sia uno stupido facilmente raggirabile, sia l'immancabile declinazione dialettale di pene.> rispose il settentrionale.

<Parla come mangi, va.> commentò Michele.
<Oppure anche mentre mangi hai una scopa su per il culo?> domandò, guardando sia il diretto interessato, sia l'altra regione del nord.

<Mi astengo dal commentare, è lui quello che maggiormente pulisce i piatti.> asserì il biondo.
<Ah, le grandi motivazioni!> ironizzò Rita, quella volta passando il turno senza togliersi carte.

"Io sono stronzo, ma tu sei cinico." commentò Hans.
"L'ho mai negato?" domandò retorico il biondo.
"Nah. Adori il black humour e io pure. Probabilmente è l'unica cosa che abbiamo in comune." decretò il secessionista.

"Oltre all'essere quasi due gocce d'acqua fisicamente?" notò il trentino.
"Io sono più bello. E comunque se hai un Jack di cuori puoi finalmente scendere e attaccarti con tutte quelle carte!" commentò il sudtirolese.

"Pensavi non l'avessi notato?!" sbuffò internamente il biondo, pescando. Era Jack di cuori.
"Ho portato fortuna io." canticchiò l'altoatesino.
"Oh, stai zitto." lo pregò il biondo.

Venne scosso per una spalla.
Alzò la testa, perplesso. Michele lo osservava con la testa inclinata di lato.
<Tutto ok? Eri perso nel vuoto-> chiese cortesemente il meridionale.

<Sì, sì, scusatemi...> rispose Bruno, scalando e attaccando varie carte.
<Mal di testa, semplicemente eri distratto o c'entra il topo d'appartamento che hai in testa?> lo interrogò Carlo.

<La terza. Non era nulla di importante, riguardava una carta che mi serviva per scalare.> asserì il trentino con onestà.
<Ma... come funziona di preciso? Tu sei lì che ti fai i fatti tuoi e lui spunta come un fungo e tu non te ne accorgi o sai quando ti vuole parlare od osserva quel che succede qua?> lo interrogò Vincenzo.

<La prima. Non so mai quando è attento o meno a me e al mondo reale. Ma ormai mi sono abituato ad una fastidiosa voce nella mia testa.> rispose Bruno.
<Già che i miei pensieri sono incasinati... non potrei mai immaginare di avere qualcun altro a fare ancora più casino!> commentò il pugliese.

<Neanche io l'avrei immaginato, fino ad un secolo fa.> sospirò il biondo.
"Io sono simpaticissimo!" si lamentò Hans.
"Sei fastidioso." decretò la regione.

"Sei cattivo, cattivo, cattivo, ca- MA CHE-?!" strillò il sud tirolese.

Mentre l'ex austriaco si resse la testa dal dolore improvviso e strizzò gli occhi, udì attorno a sé imprecazioni volare.
Quelli che stavano guardando la tv e avevano ignorato il gruppetto al tavolo si girarono e raggelarono.

Rosa, che aveva il controllo sul telecomando, fermò subito l'episodio, esclamando: <Di nuovo?!>
Bruno, confuso, aprì gli occhi, massaggiandosi le tempie.

«Ehi, coso!» lo richiamò la dolcissima voce dell'altoatesino.
Aspetta... perché veniva distintamente da destra?!

Girò la testa e si ritrovò faccia a faccia con il secessionista. Almeno, in una sua versione stile "genio della lampada", dato che era presente solo fino a mezzo busto, il resto era una sorta di nebbiolina leggera. Inoltre non era così nitido e "corporeo" come la volta che era uscito dallo specchio.

Questo non impedì a Bruno di prendersi un colpo appena lo vide e di cadere dalla sedia con un tonfo, fissando il sudtirolese. Questi era più interessato a guardare gli altri, sorridendo sornione.
«Ehilà~! Quando si parla del diavolo, spuntano le corna; quindi eccomi qua.» ridacchiò Hans.

<Come è possibile? Questa volta non c'è neanche di mezzo uno specchio-> chiese Maurizio, raggomitolato su uno dei divani del soggiorno, fissando guardingo l'essere incorporeo.
«Ah, ne so quanto voi! Anche se è un peccato che sia così poco fisico...» si lamentò il secessionista, incrociando le braccia ed osservandosi con disappunto.

<Dio, perché le cose in questa casa devono essere sempre fottute?!> domandò retorico Giorgio, massaggiandosi le tempie, seccato.
<Tu stai zitto.> impose Bruno al sud tirolese, che ruotò gli occhi, borbottando a bassa voce qualcosa di incomprensibile.

<Oh no no, lascialo parlare, così posso lanciargli qualche nome contro! Per colpa sua anche altra gente in tutti i nostri territori sta iniziando a sostenere tali violenze!> affermò invece Francesca, indicando l'essere incorporeo.

«Il toro che dà del cornuto all'asino! Parlate proprio voi di violenze, che per ottenere la vostra libertà ed indipendenza dai controlli stranieri avete fatto rivolte nel sangue per vari decenni?» chiese con sfida l'altoatesino.

<Forse, ma nessuno di noi era un fantasma parassita nella testa di qualcuno.> borbottò Franco, pensando di non essere sentito.

Ma Hans lo udì chiaro e tondo e si voltò verso di lui con la rabbia negli occhi, ribattendo con veleno: «Beh, allora è meglio essere un parassita piuttosto che una regione ufficiale che è solo lo zimbello di tutti e definita inesistente!»

Il molisano spalancò gli occhi a quelle parole e, non trovando modo di ribattere, semplicemente abbassò la testa. Rita fu subito accanto a lui ad abbracciarlo e confortarlo e fissò l'essere incorporeo (il quale stava ghignando divertito) con una furia simil-omicida.

<Taccappiu i spius de concas ai spius de cullu, bruttu calloni ca non ses atru*> sussurrò con puro odio l'isolana, una mano brillante di una pericolosa luce rossa.
Scaglie scarlatte proruppero dal suo palmo e andarono nella direzione dell'altoatesino. Questi rimase fermo e ghignante, osservando con quel sorriso beffardo come quell'attacco lo passò indisturbato.

[N/A: *Taccappiu i spius de concas ai spius de cullu, bruttu calloni ca non ses atru= Ti lego i capelli della testa ai peli del culo, brutto coglione che non sei altro. Il sardo, che linguaggio fine.]

Giorgio bestemmiò e in fretta riuscì ad evocare uno scudo con cui difese Maurizio da quel colpo dall'aria decisamente mortale.

<Cazzo, stai più attenta! Ha la stessa solidità di una scorreggia, è ovvio sia intoccabile con dei normali attacchi fisici!> la rimproverò l'ex repubblica marinara, scattata in piedi per evocare l'incantesimo, la piccola scatola di pelle per le sue carte era tenuta in vita grazie la sua relativa cintola.

La sarda non rispose, fissò con odio il secessionista e poi si concentrò sul molisano che la stava stringendo come se ne dipendesse la sua vita.
«Io ho solo detto la verità.» affermò con tono candido il sud tirolese, alzando leggermente le mani come in segno di resa, contemporaneamente facendo spallucce.

<Sei un vero bastardo.> decretò fuori dai denti Michele.

L'altoatesino indirizzò lo sguardo su di lui, alzò le sopracciglia in stupore, poi sorrise crudele e chiese: «Credo che fra i due il bastardo sia tu, no? Non sono io quello che lo prende in giro perennemente da quando è diventato una regione a sé stante. E ora vorresti fare il paladino della giustizia? Ma fammi il favore.»

Il pugliese strinse i pugni, desiderò di poter schiacciare quel fastidioso stronzo con il proprio martello, ma non poté far altro che maledirlo mentalmente e rimanere seduto. Si portò davanti, da un lato, i capelli sciolti lasciati prendere la loro naturale piega riccia e giocò con le ciocche, silenzioso.

«Qualcun altro ha qualcosa da ribadire?» domandò Hans al gruppo di regioni lì presente, sorridendo come se fosse il capo del mondo.
<Io sì, perché sicuramente non ti lascio fare il galletto indisturbato. Fai pure del tuo peggio, stronzo! Tanto io sono pessima!> lo sfidò Rosa.

«Con piacere, tesoro, ma non piangere quando bucherò il tuo fragile ego.» avvertì il secessionista.
<Fragile ego? Io? Insomma, ti senti quando parli?> domandò retorica la ligure.

<Rosa, fermati.> Bruno interruppe la conversazione sul nascere, osservando l'altra settentrionale con serietà.
<Che c'è? Credi che non sappia tener testa ad uno sputo come lui?!> domandò ella, offesa.

<Consiglio spassionato da colui che lo conosce: è fatto così. Adora ferire, appena può e in qualsiasi modo possibile. Se metti su una sorta di lotta, sarà capace di trovare qualcosa per te sensibile e attaccarti ancora e ancora su quello, fino a farti scoppiare e far vincere lui.> raccontò il trentino.

«Eddai, mi rovini il divertimento!» si lamentò l'altoatesino.
<Ma io non ho nulla su cui essere ferita, andiamo!> ribatté Rosa.

<Per quanto ti piaccia crederlo, nessuno di noi è intoccabile. Ci sarà qualcosa, anche di piccolo, che un po' ti fa vacillare. E io non avrei voglia di farmi dissare da uno stronzo, poi non so te.> commentò Maurizio.

<E chi ti dice che mi lascerei dissare da un cretino che vuole essere un crucco?> domandò retorica Carmela, finora rimasta silenziosa ad osservare la scena.
«Beh, sempre meglio essere un "crucco", che un italiano come voi.» decretò Hans.

<Ah sì, principino di 'sto cazzo?!> esclamò la lucana.
<Non pensavo che l'avrei mai detto, ma... oh, cosa, calmati. É chiaro come il sole che insultarlo non porterà a nulla.> si intromise Giorgio.

<Ha offeso mio fratello, è mio dovere difenderlo! Quello stronzo non ha il diritto di definirlo un bastardo!> si arrabbiò la meridionale.
<Te lo ripeto: è inutile. Troverà un modo per offenderti o ferirti. E non puoi neanche strangolarlo, quindi le minacce fisiche sono futili.> fece Bruno.

«Che carino, provi ad evitare a questi qua di ribattere inutilmente come fai sempre te~» canticchiò con tono derisorio Hans.
<Non è che abbia molta scelta, eh. Parli in ogni caso, tanto vale che provi a zittirti.> notò il biondo, fissandolo con fastidio.

«E se volessi prenderti ora di mira~?» chiese l'altoatesino.
Il trentino evitò di dimostrare delle reazioni all'esterno, ma non poté impedire al cuore di battere più velocemente e disperatamente, la paura che si depositava nello stomaco.

<Che intendi?> domandò, la voce neutrale.
Il sud tirolese gli si avvicinò, ridacchiò e rispose: «Sai, il tuo piccolo segreto~. Vuoi intrattenere una delle nostre solite piacevoli discussioni davanti alcuni tuoi fratelli, caro?»

In quel momento la porta d'ingresso si aprì e tutti, eccetto l'incorporeo, si voltarono verso il corridoio all'ingresso, in religioso silenzio.
<Ciao!> trillò allegramente la voce di Marie.

<Perché questo silenzio?-> chiese Anna, per poi bloccarsi con il fiato in gola una volta sporta con la testa in soggiorno ed osservato il secessionista.
«Oh, guarda, stanno arrivando altri per la nostra disquisizione!» commentò Hans, salutando i nuovi arrivati con la mano in segno di beffa.

<Di cosa sta blaterando?> domandò Roberto, spuntato anche lui dal corridoio con la valdostana attaccata felicemente ad un suo braccio. Questa si accigliò al vedere il biondo platino e si strinse al più alto.

<Piccolo riassunto della situazione: lui spunta casualmente in questa forma, insulta Franco, Rita diventa iraconda ma essendo lui intangibile è salvo. Insulta poi Michele. Rosa e Carmela provano a litigare con lui anche se Bruno le avvisa che è un provocatore per natura. Ora vuole far innervosire Bruno stesso.> riassunse Carlo con una tale tranquillità che sembrava parlasse del tempo in modo disinteressato.

<Ah, che bella situazione...> commentò Angela, anch'ella entrata poco tempo prima. Il piemontese annuì e borbottò un mezzo grazie per la spiegazione altrui.
La gelosia, ovviamente, scattò in Bruno, il quale pensò: "Ovviamente ti rimetti a parlare quando parla lui, eh?!" senza smettere di fissare Hans, il quale stava ghignando ancora più vistosamente.

Cazzo. Probabilmente ancora poteva leggere i suoi pensieri.
Il sud tirolese ridacchiò e rispose: «Sì sì, posso ancora leggere i tuoi pensieri ed è così esilarante vedere la paura fottuta che hai di parlare riguardo quello davanti gli altri.»

<Quello?> domandò Maurizio senza pensarci.
<Sono affari privati!> sbottò all'istante Bruno, stringendo i pugni.
«Non pensi sia ora di renderlo un affare pubblico~?» incalzò l'altoatesino. Il piemontese e la romagnola ebbero un'idea di quello a cui l'incorporeo alludesse.

<No? Saranno cazzi suoi! Tutti noi abbiamo affari nostri che vogliamo rimangano nostri!> intervenne Francesca in difesa del biondo.
«Neanche un briciolo di curiosità?» indagò Hans con finto tono sorpreso.

<No. Te sai i suoi affari perché vivi nella sua testa e lo tormenti con quelli e sei uno stronzo e un puttano per fare ciò. Questo non significa che noi siamo così infimi come te! La privacy è importante, viva la privacy!> rispose Rosa.

L'altoatesino ruotò gli occhi, si imbronciò e sibilò: «Va bene! Perfetto! Io volevo solo darvi una mano, dato che mai vi dirà una cosa del genere!»
<Sei ancora più fastidioso qua che nella mia testa. Sparisci.> borbottò Bruno, rompendo il silenzio che si era creato nella stanza.

«Nah, sto così bene q-» ma non poté finire la frase perché il fumo che lo formava si appallottolò fino a diventare invisibile e sparire.
Il silenzio divenne di nuovo padrone del soggiorno.

La porta d'ingresso si aprì di nuovo e la calma voce di Sofia fece: <Grazie per avermi aiutato, forse ho un po' esagerato con gli acquisti.>
<Di nulla, questo è decisamente un miglior sollevamento pesi delle buste di vestiti.> commentò Domenico, il tono affabile.

<Ehi, perché siete fermi lì?> domandò l'emiliana, osservando la gemella e gli altri all'ingresso del soggiorno.

Il caos esplose e varie voci si sovrapposero.
Bruno si prese la testa fra le mani, chiudendo gli occhi, desiderando sparire.
"Salutameli, quando si calmano" si fece beffa di lui Hans.

Bruno si girò verso il fidanzato, vedendolo impegnato a parlare con Marie, la quale aveva gli occhi spalancati e lo stringeva come se ne dipendesse la sua vita. La ragazzina aveva bisogno di conforto e con il moroso poteva sempre parlare dopo, quindi decise di distogliere lo sguardo.

Osservò due altre regioni in particolare, si schiarì la voce e disse: <Scusami Franco. Non ti meritavi una simile cattiveria, quando avevi solo detto una verità.>

Il giovane volse il capo verso di lui, tirò su col naso e si sfregò gli occhi rossi e lucidi. Commentò: <Ho visto... Pure con te è così crudele? Se fosse, capirei benissimo quelle parole che gli avevi urlato contro la volta che era uscito dallo specchio.>

Il biondo si fissò le ginocchia. Ripensò a tutte le occasioni in cui Hans gli aveva dispensato odio e disprezzo per il semplice fatto di esistere ed amare o aveva insultato il destinatario dei suoi sentimenti, solo per farlo adirare. Rialzò lo sguardo e rispose: <Sì. Anzi, credo faccia anche di peggio.>

<Per via di quelle tue cose private che voleva spiattellare davanti tutti?> indagò Rita, rimasta silenziosa ad accarezzare il fratellino emotivamente ferito.
<Sì, mi tormenta con quell'argomento appena può. Decisamente è il suo preferito con cui farmi sentire una merda.> decretò il trentino.

La loro piccola chiacchierata venne interrotta da Sofia, la quale si era avvicinata e richiamò l'attenzione dell'ex austriaco, il quale si girò verso di lei.
<Ti dispiace se provo a controllare che cosa sta facendo quello lì dentro di te? Sia mai voglia fare qualcosa di folle o provare a riprendere il controllo di te.> chiese l'emiliana.

<Mi devo togliere di nuovo la maglietta?> chiese Bruno con un filo di ironia.
<No, solo chiudi gli occhi.> istruì l'occhialuta. L'interlocutore fece come richiesto, un vago brivido l'avvolse velocemente e altrettanto in fretta se ne andò.

<Puoi riaprirli.> disse Sofia e l'altro lo fece, osservandola con una sorta di ansia riguardo il responso. Era così che si sentivano gli umani che facevano un controllo medico?
<Beh, sembra sia nella tua testa, in un angolino, quindi forse ci ascolta, forse no, ma non è più in profondità, dove poi sorgono i problemi.> asserì la ragazza.

<Beh, finché sta nell'angolino probabilmente ignora tutto quello che succede qui e mi lascia stare. Tanto prima o poi tornerà alla carica.> commentò il trentino.

<Immagino. Ma il fatto che si sia manifestato in quel modo è strano. Forse potrebbe rifarlo. Dobbiamo sperare che quello che hai accordato con il tuo capo vada a buon fine e in qualche modo trattenga quegli scellerati. Anche solo una minima calma farebbe la grande differenza,> spiegò l'emiliana.

<Solo il tempo ce lo dirà.> commentò Rita che ancora abbracciava il molisano decisamente più calmo.

In quel momento qualcuno creò un discreto baccano, che bastò per ammutolire i vari discorsi sorti nella stanza. Tutti si girarono verso l'artefice, sorprendentemente era Angela, la quale aveva sbattuto con forza una pila di giornali e riviste sul tavolo dove prima alcuni giocavano a carte.

<Ora che ho la vostra attenzione, tutti muti. Quello che è successo, anche se io ne ho visto solo la parte finale per pura casualità, ormai è successo e non possiamo annullarlo. E non possiamo fare tanto altro. Sta tutto nelle mani di quegli umani che hanno iniziato questo delirio e lo stanno perpetrando. L'unico che può effettivamente provare a modificare la situazione è Bruno, tentando qualche tecnica per rabbonirli e non è detto comunque funzioni. In conclusione, smettete di andare in panico: è solo inutile.> parlò l'umbra, il tono serio ma risoluto.

<Allora la domanda è semplice: cosa vuoi fare tu?> domandò Carmela, osservando il trentino.

<Per ora io e il sindaco di Bolzano vogliamo provare un approccio pacifico. Se sarà inutile, io l'ho già detto che dovremmo assolutamente passare a dei metodi forti. Tipo mettere una sorta di coprifuoco, sorvegliare chi entra negli edifici pubblici e chi vuole uscire dal comune. Se non funziona la carezza, usiamo il bastone.> rispose Bruno.

<Lo sai che probabilmente non hai il potere per farlo? Ok che sei una regione a statuto speciale e sono province autonome, ma quello è decisamente troppo. E farebbe molto ritorno agli anni della pandemia.> gli andò contro Carlo.

<Hai qualche idea migliore? Chiederò ai capi di Stato se sarò costretto a quello e forse coinvolgerò pure Feliciano, affinché ci metta una buona parola e il problema non venga snobbato.> ribatté il biondo con durezza.

<Sarà anche vagamente estremo e sicuramente diranno sarà una dittatura, ma mali estremi, estremi rimedi. Hai tutto il diritto di fare così.> Maurizio appoggiò il mezzo germanico.

<A me basta che 'sta storia finisca con un ritorno alle condizioni originali il prima possibile. Cioè, io che a malapena sono coinvolto ho stress perché ho ansia di cosa i quattro gatti sostenitori nei miei territori possano fare, figurarsi tu!> commentò Michele, indicando il biondo.

<Gli do ragione, strano ma vero!, stai avendo dei nervi di ferro, nonostante tutta questa merda.> lo lodò Rosa.
<Grazie, ma... è il nostro compito. Mantenere i nervi saldi quando le cose vanno a farsi benedire.> notò Bruno.

<Forse è il nostro compito, ma non è semplice! Io sono la prova incazzata e vivente che mantenere sotto controllo anche degli stupidi battibecchi fra città è difficile.> ironizzò Francesca, indicandosi.

<Beh, poi la natura incazzereccia che una parte di noi ha non aiuta.> commentò Anna.
<Credo che il giorno in cui vedrò alcuni di noi incazzarsi come iene, il cielo crollerà.> decretò Giorgio.

<O io vedrò alcuni di voi sorridere genuinamente e non ghignare come i malvagi stereotipati dei film.> Marie lanciò una frecciatina, ancora bellamente aggrappata al piemontese.
<O te che ti scolli da Roberto. La cosa va avanti da molto. Non ti sei stancata?> chiese Aleksander con un po' di curiosità e incredulità.

La valdostana si imbronciò, oltre ogni modo oltraggiata, e si strinse al povero ex-sabaudo, decretando con enorme serietà: <Mai! Non rinuncerò mai al mio Roby!>
<E io che credevo di essere un individuo che apparteneva solo a se stesso...> notò Roberto.

<Allora, quando ci siamo uniti nel 1861 già la situazione era così... quando è iniziata questa situazione?> domandò Anna, guardando i due.
<Sinceramente? Neanche ricordo. Avendola avuta sempre attorno, è stata un'escalation, difficile porre un paletto con cui identificare un cambiamento radicale.> asserì il piemontese.

<Mh... probabilmente nel millecinquecento!> rispose allegra Marie.
<Alla faccia...-> commentò Vincenzo.
<E poi sarei IO il testardo?!> esclamò Giorgio.

<Sì. Te sei testardo, alcolizzato, bestemmiatore, totalmente insolente... devo andare avanti?> fece retorica Rosa.
Il veneto la mandò a quel paese e di nuovo il caos scoppiò nella stanza, ma per diverse ragioni di poco prima.

•~-~•

'Potresti venire tu in camera mia stasera?' fu questo il messaggio che ricevette Bruno dopo cena ed essersi lavato i denti, mentre era steso sul proprio letto, pieno di pensieri e preoccupazioni.

Un attimo sorpreso, non vide come mai non acconsentire e rispose affermativamente. Si alzò dal letto, incuriosito dal piccolo cambiamento di routine, e aprì piano la porta per sbirciare. Non stava passando nessuno. Uscì, si chiuse piano la porta dietro ed andò in camera del fidanzato, chiudendo anche lì la porta con cura, osservando per sicurezza il corridoio ancora sgombro da altri occhi.

Sospirò sollevato e si girò, per bloccarsi sul posto, confuso e sorpreso.

Roberto era elegantemente vestito; sembrava uscito da una rivista per completi da uomo.
La camicia bianca e la cravatta grigia creavano un piacevole contrasto con il panciotto bordeaux che lo fasciava con cura e risaltava la figura longilinea.
La giacca del medesimo colore del panciotto lo abbracciava e gli squadrava meglio le spalle, coprendo morbidamente le braccia. I pantaloni anch'essi bordeaux erano accomodati alla sua fisionomia, lunghi ma abbastanza stretti da delineare senza eccessiva aderenza le sue gambe.
Indossava anche scarpe lucide nere e un fazzoletto bianco nel taschino della giacca.
I capelli parevano stati accuratamente disordinati per renderli ancora più ricci.

Ma il volto era comunque la parte migliore.
Un sorriso genuino gli incurvava le labbra all'insù, mentre i profondi occhi castani lo ammiravano con una dolcezza e affetto unici.

Bruno si sentì investito dalla sua bellezza.

Roberto, con il telefono in mano, fece partire un video su YouTube e una lenta musica si diffuse per la camera. Appoggiò il telefono sul letto, si avvicinò al fidanzato, si inchinò e gli porse la mano.

<Mi concederebbe un ballo?> domandò alzando il capo, il tono basso e confortevole e quei stupendi occhi che lo fissavano così intensamente.

Muto e ricolmo di confusione e stupore, il biondo annuì piano e allungò la mano, poggiandola su quella altrui. Velocemente la mano più grande strinse delicatamente la propria e lo fece avanzare di qualche passo. Gli sollevò la mano intrecciata con la propria, tenendola distanziata del resto del corpo ma ad altezza della testa, mentre l'altra mano si andò ad appoggiare sulla sua schiena, avvicinandolo per forza di modi.
Il più giovane trovò istintivo posare la mano libera sulla spalla altrui, osservandolo negli occhi.

Dopo aver mosso quasi impercettibilmente la testa qualche volta, Roberto mise fine al loro vago ondeggiare e prese a muoversi con sicurezza per la stanza, con passi precisi e leggeri.

Bruno si fece guidare un po' impacciato, rigido e perso. Infatti a malapena teneva traccia del ritmo della musica, le orecchie erano diventate sorde, perché tutto il suo essere era concentrato sull'altro. Il sorriso che gli continuava a rivolgere, lo sguardo amorevole ma sicuro che mai lo lasciava, i movimenti sinuosi, le ciocche ricciolute che ricadevano sulla fronte in parte così nascosta, il profumo...

Dio, il profumo, come non se ne era accorto prima? Ora che gli era così vicino, oltre al piacevole tepore del corpo altrui, era invaso dal suo odore naturale, in parte nascosto sotto quello dell'acqua di colonia.

Quello fu l'ultimo colpo necessario per mandarlo k.o.
 Ora era decisamente una pera cotta e stracotta, creta malleabile nella mani del fidanzato, il quale continuava a danzare come se nulla fosse.

Si fermò solo quando la musica terminò e calò il silenzio in camera, i loro leggeri respiri erano l'unico suono e il biondo si disincantò. Erano fermi, ancora nella posizione da ballo, che si osservavano con attenzione.

Poi Roberto azzerò la distanza fra i loro volti e lo baciò teneramente sulle labbra. Bruno sospirò brevemente di piacere nel bacio, schiudendo le labbra e approfondendo con la lingua quasi all'istante, venendo ricambiato nei gesti.

In fretta la loro posa fu spezzata e modificata. Il biondo si mise in punta di piedi, cercando di minimizzare la differenza di altezza, cingendogli il collo con le braccia, i loro petti uno contro l'altro. Le mani del castano si appoggiarono incerte sui fianchi altrui.

Il trentino corrugò leggermente le sopracciglia al gesto, il sangue nelle arterie e nelle vene bruciante: desiderava di più, voleva di più, necessitava di più.

N/A: eeeee chiudo il capitolo sul più bello ψ(`∇')ψ
A venerdì~

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top