18. Scherzo poco piacevole
N/A: ecco un comic; non c'entra totalmente con il capitolo, ma mi andava di metterlo.
Mi scuso già se fanno cagare i volti, ma le mie abilità di disegno sono molto limitate.
E per il tempo che ho usato è un risultato onesto.
Mi sono pure sforzata di fare un abbozzo di sfondo, attenzione! Miracolo.
Quando Bruno scese in cucina, non c'era traccia del piemontese, bensì delle altre regioni settentrionali. Alcuni più addormentati, altri meno.
Li salutò in generale e poi andò verso il frigorifero in cerca del latte.
Mentre se lo versava in una tazza, entrò finalmente nella stanza Roberto che augurò una buona giornata a tutti e andò verso il trentino.
Vare occhiate furono scambiate fra i presenti all'entrata dell'ex sabaudo, ma il biondo decise di ignorarle ed evitando di sorridere come un idiota quando l'ultimo arrivato gli si avvicinò.
<Posso?> chiese, indicando la bottiglia di latte.
<Fa' pure.> rispose il trentino, andando a scaldarsi il latte nel forno a microonde. Nel mentre prese i biscotti da un mobiletto, sentendo su di sé gli occhi degli altri.
"Cosa hanno?" si chiese l'ex austriaco, andandosi a sedere con la propria tazza di latte caldo.
Roberto, quando pure lui ebbe scaldato la sua tazza di latte e vi mescolò un cucchiaio di miele, si sedette al suo fianco e provò a prendere i medesimi biscotti del trentino, ma appoggiati sul tavolo fuori dalla sua portata.
Bruno, notando fosse scomodo, gli avvicinò la busta e l'altro lo ringraziò.
Fu allora che un paio di mani furono sbattute con violenza sul tavolo, facendo tremare tutto quello che vi era sopra.
<Ok, ora voglio delle spiegazioni!> impose Rosa, indicando i due "amici".
Il piemontese, aggrottando leggermente le sopracciglia, chiese: <Come mai tutta questa voglia di urlare di prima mattina, Rosa?>
<Oh, non sviare il discorso!> ribatté la ligure.
<Non lo sto sviando.> si difese l'ex sabaudo.
Carlo alzò una mano in richiesta di ammutolirsi e poi parlò: <Mi schiero dalla parte di Rosa, anche se non ho assolutamente voglia di urlare. Ha ragione di chiedere ciò.>
<Fino a ieri lo evitavi come la peste.> commentò Giorgio, indicando prima il piemontese e poi il trentino <E ora, di botto, di nuovo che vi parlate come se non fosse successo nulla. Dal nostro punto di vista la cosa ha ben poco senso.>
<Si è venuto a scusare ieri sera sul tardi. E io l'ho perdonato.> riassume brevemente Bruno, raccontando la bugia accordata con l'altro.
<E...? Basta? Non possiamo sapere altro?> domandò Aleksander.
<Sei come le vecchiette che stanno sulle panchine a parlottare il pomeriggio?> chiese sarcastico il trentino, pucciando un biscotto nel latte.
<No...! Non ancora del tutto, almeno. Sono solo curioso. Spero almeno che le scuse che ti ha dato siano state convincenti.> rispose il friulano, finendo la propria fetta biscottata.
<Ehi, gli ho spiegato la verità e ha capito perché è razionale e non vendicativo.> si difese il piemontese.
<È una frecciatina?> lo interrogò Rosa, fissandolo imbronciata.
<Forse. Ogni tanto ti leghi troppo le cose al dito.> notò l'ex sabaudo.
<Ringrazia che sono contenta che la situazione tesa di merda sia finita, perché altrimenti ti avrei già strangolato.> affermò la ligure, andando a poggiare la propria tazza nel lavandino.
Il trentino e il piemontese la guardarono straniti.
<Era abbastanza strano vedervi in quel tipo di situazione in cui la tensione si palpava con facilità. Metteva a disagio pure noi.> asserì Sofia, bevendosi il suo adorato caffè.
<L'importante è che abbiano fatto pace.> notò Anna, sorridendo dolce. Riuscì comunque a rivolgere uno sguardo di approvazione a Roberto.
Questi non diede segno di risposta, ma alla romagnola bastò, perché tornò a guardare altro.
<Son comunque certa che Roby avesse le sue ragioni per comportarsi così!> affermò Marie, alzatasi pochi istanti prima.
Allacciò velocemente le proprie braccia attorno il collo del piemontese (da dietro lui) e gli diede un bacetto sulla guancia, aggiungendo: <Non è cattivo a random!>
Roberto si irrigidì al contatto fisico non voluto e, con la voce più ferma e calma che trovò nel suo repertorio, ordinò: <Marie, staccati, per favore. Non sono a mio agio.>
<Uffaaaaaaaaaaa.> si lamentò la valdostana, imbronciandosi e appoggiando la testa sulla spalla del più grande.
<Due minuti, finché non finisci la colazione.> propose poi, ma sempre con tono lamentoso.
<Marie, no. Non voglio essere abbracciato.> impose l'ex sabaudo, per poi mordere un biscotto.
Bruno intanto, accanto a lui, stava avendo a che fare con la sua grande gelosia.
Che brutta bestia che era. Lo infastidiva oltremodo che la ragazzina perpetrasse le sue effusioni con il piemontese nonostante questi le chiedesse di interromperle. Ma probabilmente, ora la cosa che più lo ammattiva era essere conscio che lui non avrebbe mai potuto fare con il suo moroso neanche un decimo di quel che faceva lei senza però passare per sospettoso!
Che ingiustizia!
Dopo qualche secondo di ponderazione, la più giovane di casa finalmente sciolse l'abbraccio e andò verso l'uscita dalla cucina, imbronciata come la bambina quale ogni tanto si comportava.
Roberto finalmente tornò a respirare normalmente e proseguì la sua colazione.
<Tu stai bene? Hai più sentito male da quando ieri hanno manifestato?> domandò Sofia, guardando il trentino.
Questi scosse la testa e aggiunse: <Fra poco voglio chiamare il sindaco di Bolzano e mettere le cose in chiaro. Non posso permettermi nulla di vagamente ufficiale.>
<Quello lì ti infastidisce molto?> chiese Giorgio.
<Oh, anche appena mi sveglio.> commentò Bruno, alzando gli occhi al soffitto, esasperato.
Il piemontese si trattenne dal voltarsi verso di lui e guardarlo eccessivamente preoccupato, concedendosi solo di incurvare leggermente le labbra all'ingiù dal dispiacere.
<Davvero, come sei riuscito a sopportarlo tutto questo tempo senza impazzire?> indagò il veneto.
<Non lo so neanche io e ora non ci voglio pensare. Forse se penso troppo a lui torna a tormentarmi, quando é a farsi i fatti suoi.> commentò il biondo.
In realtà sapeva perché non aveva ceduto. Era stato tenace, un perfetto testardo.
Impazzire sarebbe stato dargli la vittoria e col cazzo che gliela dava!
<Ciao, a dopo.> salutò subito dopo il piemontese, stiracchiandosi ed uscendo dalla stanza.
Bruno non si era accorto si fosse alzato, assorto nei suoi pensieri.
Finì anche lui la sua colazione e tornò in camera, mettendosi su altri vestiti casalinghi per la giornata. Notò il telefono lampeggiare e allora accese lo schermo, notando in tendina un messaggio di Roberto.
'Possiamo parlare quando hai tempo?' diceva.
Il trentino, sorridendo leggermente alla cortesia con cui l'altro scriveva sempre i messaggi, rispose: 'Sì, mi cambio e arrivo in camera tua.'
Il piemontese lo visualizzò e non rispose. Difficilmente si prolungava troppo con i messaggi e il biondo lo intese come un "ok".
Finì di cambiarsi e, attento a non farsi vedere, andò nella camera dell'ex sabaudo.
<Ciao.> lo salutò Roberto, seduto sul letto, nervosamente giocando con le proprie dita.
<Ciao... che c'è?> chiese Bruno, vagamente preoccupato dal vedere l'altro agitato. Si sedette accanto a lui sul letto e gli poggiò una mano sulla spalla, con cautela.
<Perché stamattina non mi hai detto che ti stava disturbando? Non ti fidi di me?> domandò il piemontese, osservandolo dispiaciuto e timoroso.
<Cosa? No, assolutamente no. Mi ha iniziato a parlare dopo che te ne sei andato. Ha ovviamente fatto lo stronzo riguardo noi due.> spiegò Bruno, sentendosi un po' ferito.
Aveva così poca fiducia in lui?
Roberto lo guardò attentamente e indagò: <Davvero?>
<Davvero.> ribadì il trentino, un po' amareggiato che l'altro fosse così dubbioso.
Il piemontese tirò un sospiro di sollievo, chiudendo gli occhi. Si morse il labbro inferiore poco dopo, tenendo il capo chino.
<Scusa se ho fatto così, ma... ho paura. Tanta. Non voglio essere raggirato. Quindi sì, sarò paranoico su tutto.> borbottò il castano.
Bruno ebbe l'impulso di darsi una manata in fronte e darsi del cretino.
Glielo aveva detto giusto giusto ieri sera e lui aveva accettato la cosa, affermando che l'avrebbe aiutato a superare la sua paura! Se aveva paura dell'amore ovviamente si sarebbe comportato così!
<No, no, tranquillo, è normale. Vuoi sicurezze. E te le meriti. Quindi, te lo ripeto: si è fatto sentire dopo che te ne sei andato.> affermò il trentino.
Roberto riaprì gli occhi e abbozzò un sorriso, riconoscente.
<Grazie... mi dispiace di avere questo problema...> si scusò il castano.
<Non è colpa tua se tu hai paura dell'amore per colpa di come altri ti hanno trattato.> lo difese il biondo. E desiderò sapere chi avesse ferito il suo fidanzato a tal modo da fargli pensare che l'amore fosse sbagliato e da evitare. E, se possibile, avere vendetta. Anche se, conoscendo la sua fortuna, saranno state delle umane che giocavano con i cuori degli altri.
<Sai che c'è un nome per questa condizione? Avevo cercato su Internet se c'era qualcosa di simile a quello che avevo io che fosse riconosciuto e ho trovato qualcosa. Esiste la filofobia, letteralmente la paura di amare. Ci sono dentro fino al collo.> commentò il piemontese, lo sguardo triste.
Si rannicchiò, tirando su le gambe e stringendole al petto.
<Roberto...> lo richiamò il trentino, ferito emotivamente dal vedere chi amava così chiuso e spento.
<Non ci posso fare niente. Scusa. Ho paura del mio amore per te, non di te. E anche se mi voglio fidare di te, mi basta un nonnulla per bloccarmi. Come prima, in cucina. Mi sono sentito... tradito.> confessò Roberto, appoggiando la testa sulle ginocchia.
Strizzò gli occhi per evitare di singhiozzare, l'ansia di venire tradito e usato che gli stavano contorcendo le budella. Dio, perché se doveva amare, doveva stare così male?!
Non poteva essere normale?
Sicuramente si sarebbe stancato di lui in fretta e l'avrebbe abbandonato, ripudiandolo. E anche se la sua paura sarebbe dovuta acquietarsi, sarebbe stato comunque un duro colpo al proprio cuore.
Dio, sarebbe stata la prova definitiva che era orribile ed estenuante e fastidioso e... semplicemente incapace di meritarsi affetto.
Sentì delle braccia attorno a sé stringerlo con conforto e cura, attento a non fargli male, data la posizione appallottolata quale era.
<Roberto.> lo richiamò Bruno con un filo di disperazione.
Il piemontese si costrinse ad alzare la testa e la voltò, osservando l'altro accanto a sé.
Il trentino aveva gli occhi lucidi e spalancati. Con reverenza e timore insieme, gli sfiorò una guancia con una mano.
Il castano chiuse gli occhi e si lasciò sfuggire un singhiozzo che non sapeva di stare trattenendo.
<Non pensare mai più quelle cose, ok? Sei degno di amare e di essere amato, anzi, te lo meriti più di altri perché sei stato ferito, ne hai una paura fottuta e nonostante tutto vuoi provare a fidarti di me. Non potrei stancarmi di te e sarò al tuo fianco a lottare contro quella tua fobia.> spiegò il biondo, il tono lento e calmo.
Anche se lo uccideva dentro, un pochino, aver sentito quelle parole. Chiunque aveva instillato tale paura nel suo fidanzato si sarebbe meritato una morte dolorosa e lenta.
Quanto devi forzare e ferire qualcuno per ridurlo così?
<H-ho detto qualcosa ad alta voce?> chiese a bassa voce il castano, tirando su con il naso.
<Sì. Ma il fatto che sia il tuo primo pensiero mi distrugge, perché so che è la paura che altri ti hanno provocato. Io ti amo, Roberto. E ora che so che i miei sentimenti sono ricambiati, non potrei mai lasciarti andare facilmente. Mi ucciderebbe. Sei troppo importante per me.> dichiarò Bruno.
Roberto, gli occhi lucidi, tirò su col naso e si slanciò verso l'altro, abbracciandolo stretto. Poggiò la testa sulla spalla altrui, le labbra premute in una linea sottile, il fiato irregolare e il corpo tremante.
<A-anche tu sei importantissimo per me.> sussurrò il castano. L'altro lo sentì e lo strinse più forte. Gli accarezzò i capelli, sperando si calmasse.
<Sei fortissimo, Roberto. Davvero. Hai paura di tutto questo eppure vuoi provarci e non devi pensare di essere debole se hai un momento di incertezza. É normale. D'altronde tutto questo é iniziato solo ieri sera. Ovviamente la paura è dietro l'angolo.> notò il biondo, senza smettere di accarezzarlo.
Roberto si rilassò leggermente e affermò: <Sei davvero comprensivo. Non potevo innamorarmi di una persona migliore, nonostante questa filofobia.>
<Un giorno sparirà. Non so quando sarà quel giorno, ma io sarò lì, con te. E sarà bellissimo sentirti dire che non avrai più paura dell'amore.> immaginò Bruno.
Il piemontese si staccò dall'abbraccio e, guardando l'altro, lo implorò: <Puoi stenderti con me sul letto? Voglio... starti vicino. Ne ho bisogno. Sei la ragione per cui voglio combattere questa paura. Ho bisogno di te.>
Il trentino sentì il cuore battere forte nel petto e una parte di sé avrebbe voluto riempire l'altro di baci per tutto il volto, ripetendogli fino allo sfinimento i suoi sentimenti.
Però l'altro aveva bisogno di lui come sostegno e non poteva andare oltre quello che gli richiedeva.
<Certo. Dimmi te come devo stare.> acconsentì il biondo, accarezzandogli il volto (almeno quello poteva farlo, no?).
Il castano gli prese le mani e lo tirò vicino a sé, mentre si stendeva su un fianco. L'ex austriaco seguì le sue istruzioni mute, stendendosi su un fianco, di fronte a lui, osservandolo.
Roberto sciolse le loro mani intrecciate e ne allungò una verso la guancia altrui, che sfiorò.
<Mi... abbracceresti?> chiese timido.
Bruno si avvicinò e lo circondò con un braccio all'altezza della vita, stringendolo a sé. Il piemontese si strinse a lui, chiudendo gli occhi e imitando l'abbraccio.
Il trentino ammirò il volto altrui, neutrale. Decisamente meglio di quello distrutto e supplicante di prima. Non avrebbe voluto vedere quell'espressione addosso il suo amato. Lo distruggeva.
<Nonostante abbia gli occhi chiusi, ho l'impressione tu mi stia guardando.> commentò a bassa voce il piemontese, il tono più calmo.
L'ex austriaco aveva un potere enorme sui suoi nervi. Con il suo tocco e la sua presenza ravvicinata, quasi gli faceva quasi dimenticare all'istante il suo dolore. Se l'amore dava quella possibilità, perché l'aveva così tanto ferito in passato? Perché doveva temerlo fino a ritrovarsi con il mal di pancia, il corpo tremolante e sudato?
<Perché è la verità. Sfrutto il momento per osservarti e ammirare ogni aspetto della tua faccia.> confessò il biondo, le guance più calde di prima.
Roberto si trovò in una simile situazione e borbottò: <Allora ti consiglio di smettere, perché non c'è niente di interessante.>
<Invece no. Mi dispiace solo di non poter guardare i tuoi bei occhi.> ribatté Bruno.
Il piemontese incassò un po' la testa nelle spalle e notó: <Sono marroni, sono banali.>
<A me piacciono. Sono confortanti. E te lo assicuro, i tuoi non sono assolutamente banali. Dato che ho la tendenza a guardare molto gli altri negli occhi, si notano chiaramente le varie sfumature che hanno, chi più forti e chi meno. I tuoi invece sono totalmente scuri, di un marrone intenso e puro tanto quanto bello.> spiegò il trentino.
<Con te il mio colore degli occhi pare perfino carino.> commentò il castano.
<No, é stupendo. Preferisco i tuoi occhi ai miei.> ribatté il biondo.
<Ma...! Ce li hai blu, sono i tuoi quelli fantastici!> affermò Roberto.
<Mi sembrano troppo... freddi e distanti.> borbottò Bruno.
<Io invece li trovo profondi, intriganti e osservatori.> asserì il castano, aprendo gli occhi.
<Con te il mio colore degli occhi pare perfino carino.> notò il trentino, arrossendo, ripetendo le parole dell'altro.
Il piemontese si sporse e lo baciò sulle labbra, dolcemente, senza fretta.
Il biondo si lasciò andare e chiuse gli occhi, ricambiando i piccoli baci. Schiuse leggermente le labbra, ancora non usando la lingua, ma palesemente alludendo a qualcosa di più.
Il castano, con il cuore che batteva forte dall'emozione, si lasciò guidare in quel bacio vagamente più profondo. Ringraziò che l'altro non usasse la lingua, si sarebbe sentito troppo in imbarazzo. Oltre che non aveva la più pallida idea di come avrebbe dovuto fare. Sarebbe stato sicuramente ridicolo e voleva rimandare la figuraccia.
Quando si staccarono, i loro fiati un po' più veloci, Bruno chiese: <Preferisci i baci o gli abbracci, ora?>
Roberto lo strinse meglio e rispose: <Abbracci.>
<E che abbracci siano.> acconsentì il trentino, accarezzandogli i capelli e chiudendo gli occhi.
Più tardi, quando Roberto si calmò, sciolse l'abbraccio e invitò l'altro ad uscire dalla stanza.
<Per, ecco, altre cose del genere... ci possiamo rivedere questa sera?> chiese Bruno sull'uscio, la porta non ancora aperta.
Il piemontese annuì, sfregandosi un occhio, e gli sorrise dolce, commentando: <Mi piace passare il tempo così, insieme.>
Il trentino, trattenendo un sorriso da idiota, uscì dalla stanza e scese le scale, per andare in giardino.
C'era una bella giornata, nonostante non fosse eccessivamente calda.
L'aria fresca gli avrebbe fatto bene alla mente, sgombrandola dai dolci pensieri rivolti al fidanzato per concentrarsi sulla chiamata che stava per fare.
Nessuno fece caso a quando uscì. Camminò fino al muretto vicino al cancello, cercando nel frattempo il numero del proprio capo. Si sedette sul muretto e fece partire la chiamata, torturando un lembo della maglietta.
<Pronto?> fece la voce all'altro lato della chiamata.
<Buongiorno signore, sono Trentino Alto Adige.> salutò il biondo.
<Ah, Bruno, buongiorno anche a te. Mi aspettavo la tua chiamata.> commentò il sindaco di Bolzano.
<Immaginavo, signore. E saprà anche cosa le starò per dire: non accetti le richieste dei cittadini. Il Sud Tirolo non può compiere la secessione in alcun modo.> impose Bruno.
<Però sai benissimo che non si fermeranno se io dirò di no e potrebbero causare maggiori danni nel comune di Trento. O anche crearne qua, dato che il sindaco sarebbe loro nemico.> notò il sindaco.
<Vorrebbe davvero andare contro l'intero Stato italiano provando a reclamare la secessione dell'Alto Adige per un manipolo di esaltati?> domandò retorico il trentino, esterrefatto.
<Non sono esaltati.> ribatté l'uomo.
<Ovvio che lo sono. Gente che danneggia proprietà altrui e compie altri atti di vandalismo nel nome di una libertà così futile non si dovrebbe definire esaltata?> indagò la regione.
<Non è una libertà futile. Il senso di appartenenza ad una nazione è importante per noi. Inoltre, siamo stati annessi all'Italia ben più tardi rispetto l'unificazione del 1861. Eravamo felicemente austriaci quando l'Italia ci ha preso.> spiegò il sindaco.
<Verissimo, l'annessione è avvenuta più tardi, eppure le posso assicurare che io non ero felicemente austriaco, poco ma sicuro. Inoltre...!> fu allora che il biondo realizzò una cosa.
<Lei ha già deciso, vero? Lei è dalla parte di quei pazzi.> asserì Bruno.
<Certamente. L'Italia non ci valorizza abbastanza.> affermò l'uomo.
<Ah, perché pensa che l'Austria lo farà? Potrebbe finire che neanche vorrà annettervi e rimarrete un piccolo staterello inutile. L'Italia, nonostante tutto, è una potenza mondiale. E ha tantissime libertà che neanche immagina rispetto le altre regioni! Chi troppo vuole nulla stringe.> ribatté la regione, alzandosi in piedi.
<Lo so benissimo. E per questo sono contento che anche lei non sia ceduto ai suoi cittadini.> affermò il sindaco.
Bruno aggrottò le sopracciglia e fece: <Cosa?>
Una risata venne dall'altro capo del telefono.
<Oh, potessi vedere la tua faccia, Bruno! Sono sicuro che cadrei dalla sedia dalle risate! Pensava davvero che avrei appoggiato la secessione? Andiamo, son decisamente più savio del mio predecessore. L'Italia non sarà perfetta, ma sicuramente è un buon posticino dove stare. E con tutte le libertà che abbiamo, già siamo un po' indipendenti.> raccontò l'uomo, la voce scossa dal divertimento.
Il trentino si lasciò pesantemente ricadere sul muretto dietro di sé, sospirando pesantemente.
Ma che stronzo che era stato!
<Non è stato divertente, mi sono seriamente preoccupato!> ribatté tutto arrabbiato.
<Non può dire che non ho recitato alla perfezione!> affermò l'uomo, ridacchiando ancora.
<Assolutamente, finita questa situazione vada a fare l'attore, mica il politico.> commentò Bruno, imbronciato.
<Scusami, scusami, puoi perdonarmi Trentino?> chiese il sindaco.
<Solo se promette che mai cederà a quei soggetti.> impose il biondo.
<Certamente.> affermò l'altro.
<Perfetto, pace fatta. Anche se un po' di risentimento c'è.> puntualizzò il trentino.
<Spero se ne vada in fretta, credo che una tua occhiataccia potrebbe fulminarmi anche via riunione a distanza.> notò l'umano, il tono di nuovo calmo.
La regione fece un verso, né in assenso, né in negazione.
Per qualche secondo ci fu poi silenzio da entrambe le estremità.
<Bruno, toglimi una curiosità.> iniziò il sindaco.
<Dica e vedrò se so risponderle.> lo esortò Bruno.
<Come mai è così importante che in nessun modo il fatto venga ufficializzato? Ci hai raccontato più di una volta della tua salute non ottimale in questa situazione, eppure dubito sia la sola ragione delle tue ansie.> indagò il sindaco.
Il trentino si maledì internamente.
Stronzo, ma sveglio! E che cazzo!
<È perspicace, signore.> commentò Bruno <La situazione è complicata, ma le posso dire che se l'Alto Adige compisse la secessione, verrebbe come staccata da me e sarebbe come vivere senza un braccio. Ce la si può fare, ma non è lo stesso che avere entrambe le braccia.>
<Posso immaginare. Spero per tutti che questa situazione finisca in presto.> si augurò l'uomo.
<Già, dal mio punto di vista devo ammettere che é decisamente stressante e anche debilitante.> sospirò il trentino.
<Mi dispiace, se venissero colti in flagrante potrei fare qualcosa. Ma il diritto di manifestare pacificamente è un diritto costituzionale.> notò il suo capo.
<Sì, ovvio. L'importante è che ora lei sia chiaro nel negare la secessione.> concluse il biondo.
<Certo, certo. Buona giornata, Bruno.> lo salutò il sindaco.
<Lo spero. Buona giornata anche a lei.> rispose la regione, chiudendo la chiamata.
Si diresse verso la porta d'ingresso, scuotendo leggermente la testa.
Era contento che il capo fosse uno con la testa sulle spalle e dalla sua parte... anche se lo scherzo poteva risparmiarselo!
"E io che ci avevo creduto!" si lamentò Hans.
"Oh, a vederla dal tuo lato diventa decisamente più divertente per me! Ahaha!" rispose Bruno, ghignando soddisfatto. Ben gli stava.
"Stronzo." asserì il secessionista.
"Sai che novità." commentò il trentino.
"Finocchio! Malato finocchio che non sei altro!" proseguì il sud tirolese, cercando di innervosire l'altro per potersi divertire a sue spese.
"Wow, l'originalità scarseggia quando l'orgoglio brucia, mh~?" lo sbeffeggiò il biondo. Ovviamente quelle parole lo infastidivano ma era altresì conscio della cattiveria altrui.
Si era abituato, un po'.
"Non mi hai lasciato finire! Tu sei un malato finocchio, ma il tuo adorato fidanzatino é solo un patetico frocio piagnucolone." aggiunse l'altoatesino, consapevole della bomba sganciata.
Bruno si fermò, la mano poggiata sulla maniglia.
Strinse la presa, ma non l'abbassò.
Oh, poteva insultarlo quanto voleva, ma non doveva azzardarsi a tirare in ballo Roberto!
"Tienilo fuori dalla conversazione." impose il trentino.
"Che c'è~? Non vuoi che dica la verità su quel frocetto che piange con nulla, malato almeno quanto te~?" canticchiò Hans.
"Non osare parlare di lui in quel modo! Lui è una persona fantastica e giuro che appena ti fai vedere in un sogno ti strangolerò e torturerò fino a che non mi sveglierò. Tu vivrai pure lì, ma quella è la mia mente. E sono vissuto per oltre un millennio prima che tu esistessi. Se pensi che io non abbia le conoscenze per uccidere qualcuno a mani nude sei un cretino!" affermò Bruno, una rabbia bruciante in corpo.
Frammenti di memorie vecchie, di quando era più o meno piccolo, in cui combatteva e uccideva gli passarono per la coscienza.
La sua mente vagò.
Immaginò quanto sarebbe stato gratificante percepire il sangue caldo di Hans colargli fra le dita, mentre lo uccideva trafiggendogli il petto più e più volte, dopo avergli tagliato la gola. Udire le suppliche di quel verme, fargli pentire il giorno in cui aveva osato iniziare ad insultarlo. Fargli implorare pietà, scaricando la sua vendetta, in modo tale che avrebbe desiderato rimangiarsi ogni singola parola detta contro Roberto.
La porta davanti a lui si aprì e si prese un colpo, abbassando leggermente lo sguardo per osservare Franco che lo osservava perplesso.
<Tutto ok? Sembravi congelato.> notò il molisano.
<Sto bene, sto bene. Stavo solo ripensando alla discussione con il sindaco di Bolzano.> dissimula il biondo, provando ad entrare in casa.
La piccola regione lo fece passare, domandando un po' per cortesia e un po' per genuino interesse: <Come è andata?>
<Bene. Sta dalla mia parte, ma se fosse possibile, mi avrebbe fatto venire un infarto: all'inizio ha finto di essere dalla parte dei secessionisti.> riassunse il trentino.
Franco lo guardò stupito, inarcando le sopracciglia.
<A quanto pare ho un capo burlone. Pazienza, ho avuto a che fare con di peggio.> commentò il biondo.
<Comunque buon lavoro nell'orto.> augurò subito dopo.
<Grazie!> fece allegramente il molisano, uscendo.
"Sei davvero un mostro." commentò Hans, la voce vagamente tremante. Non era piacevole vedere la propria morte cruenta!
"Sono una regione e sono su questa terra da oltre un millennio. Tutti noi abbiamo un lato violento o insensibile. Ho solo l'abilità di nasconderlo meglio di altri." rispose algido Bruno.
Il secessionista non poté replicare e si ammutolì.
N/A: ecco un pochino della "cattiveria" di Bruno, giusto perché io ho una passione per fare personaggi con preoccupanti situazioni mentali. :3
Io mi perderei ore ad analizzare la psiche dei personaggi, infatti i'm a sucker per le digressioni sulla mente dei personaggi.
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