Capitolo 4.

One caress


Dal mio ultimo incontro con il radiofonico sono passati cinque giorni, inutile dire che me lo aspettavo e no, non ne sono dispiaciuto.

La sera dopo l'intervista la passai con Jimmy, il mio migliore amico nonché fotografo di grande talento; ricordo che ci conoscemmo al matrimonio di una mia amica, ed io fui incaricato di andare a reclamare le tanto attese foto del matrimonio esattamente il giorno dopo.
Quando andai al negozio lo riconobbi subito, nella sua altezza sproporzionata, nel suo fisico magro e slanciato, nei suoi capelli neri tinti e tenuti in un'acconciatura fuori dal normale e nei suoi occhi di un azzurro cristallino unici nel loro genere. Mi stampò le foto e subito dopo ci andammo a bere una birra insieme, in meno di mezz'ora parlavamo tra di noi come amici di vecchia data e ora posso confermare con gioia che siamo l'uno l'ombra dell'altro. Da oltre quattro anni.

L'attaccamento ad una persona è strano.
È strano come tu non possa farne a meno, è strano come cerchi sempre la tua persona anche quando sei in mezzo ad un centro città, magari pieno di turisti. È un legame che riconosci a pelle e sai che non ci potrai mai rinunciare, non puoi negarlo a te stesso.

In questi giorni ho continuato ad avere diverse critiche riguardo il mio ultimo romanzo, quello che io credevo sarebbe divenuto un successo è divenuto la mia rovina. Credevo che con quel libro avrei avuto il lancio decisivo per la mia carriera da scrittore ma non è successo, a quanto pare nel libro mancava qualcosa, qualcosa che io non sono riuscito a notare e che è bastato a rovinare tutto.

Siamo sotto il periodo natalizio e le strade qui ad Huntington Beach sono piene di decorazioni, in centro hanno addobbato un enorme albero di Natale, ogni negozio presenta una vetrina ben luccicante e piena di neve finta. Io non sono di qui, sono nato a New York e dopo essermi laureato ho deciso di trasferirmi, ero venuto a visitare questa cittadina di Orange County quando ero piccolo e mi ero innamorato del tramonto che vidi dalla spiaggia, promisi a me stesso che un giorno ne avrei potuto godere sempre di quel meraviglioso tramonto e così è stato. Amo il mare, l'Oceano Pacifico è perfetto e il calar del sole che vedo tutt'oggi è sempre diverso, ogni sera che passa è diverso, ci sono continui cambi di sfumature, continue nuvole diverse per forma e grandezza, nelle serate primaverili, di quelle che si avvicinano all'estate, i colori che tingono il cielo variano dall'arancione per poi passare ad un rosa tenue e poi ancora in un violetto tendente al blu, lasciando infine spazio alla notte, con la sua magia unica, la sua Luna e le sue stelle.
Ma forse questi sono i pensieri di un povero scrittore che viaggia troppo con la fantasia.

Mi trovo al parco, nonostante l'aria fredda e il vento portato dall'Oceano, sono seduto su una delle tante panchine davanti al lago che ora come ora è privo di qualsiasi tipo di vita, gli alberi che ho tutt'intorno sono morti, freddi, spenti, il cielo è grigio e ricoperto di nuvole che prevedono pioggia. Stretto nel mio cappotto, con un cappello in testa e i guanti senza dita alle mani, un quadernetto e una penna nera alle mani; la pagina è bianca. Pulita. Candida.
Sto cercando qualcosa che mi possa dare una nuova idea su un altro libro da poter pubblicare.
Il blocco dello scrittore è quanto di più brutto possa esistere, e chi è del mestiere può capirlo bene. Sospiro pesantemente prima di recuperare una sigaretta dal pacchetto che custodisco nella tasca sinistra e la accendo velocemente, il gusto amaro della nicotina mi lascia immediatamente un senso di tranquillità.

Sono quasi a metà sigaretta quando davanti a me compare un cane, un aski bianco e nero dai glaciali occhi azzurri, al seguito il suo padrone, un ragazzo avvolto in un giaccone, con un monotono cappellino in testa, quando questo si volta mi coglie un colpo al cuore.
In quel ragazzo riconosco il famoso radiofonico, e quando lo vedo avvicinarsi a me non posso che sospirare pesantemente.

-Chi si rivede, come stai?-, mi domanda non appena mi si ferma davanti.

-Una meraviglia, tu?-, la voce è fredda e distaccata, infondo non vedo ragione per la quale dovrei trattarlo come un amico di vecchia data. Noto il cane avvicinarmisi dopo qualche esitazione, mi guarda curioso inclinando la testa.

-Bene, che ci fai qui? Non fa un po' freddo per star fermi...?-

-Cercavo ispirazione, non ti rigiro la domanda solo perché sei con un cane al seguito-

-Lei è Eve, inutile dire che ama questo clima e non vuole farmi tornare a casa-, ridacchia divertito alle sue stesse parole.

Abbasso lo sguardo sul cane e come nota la mia attenzione inizia a scodinzolare felice, si avvicina fino a mettere la testa tra le mie gambe e non posso fare a meno di accarezzarle il muso.

-È un bel cane-

-Grazie-

Cala un silenzio a dir poco imbarazzante, noto che ha ancora gli occhi puntati su di me, come se cercasse di capire quale sarà la mia prossima mossa; mi schiarisco la voce e sposto lo sguardo a terra, mi alzo tenendo il quaderno e la penna con una sola mano e faccio per andarmene.
Sarei già corso via se solo la sua mano non mi avesse afferrato il colletto del giubbotto, e se solo le sue labbra non si fossero attaccate alle mie.

-Che cazzo stai facendo?-, gli urlo praticamente contro spingendolo via, lo guardo male e lui non fa altro che passarsi la lingua sulle labbra, assorto.

-Credo che sia semplice da capire quello che stavo facendo-

-Non credo di averti dato il permesso di farlo!-

-È meglio implorare il perdono che chiedere il permesso-

-Credi di far colpo su di me con queste citazioni famose, solo perché sono uno scrittore?-

-Affatto, non sto cercando di far colpo. Ti va un caffè?-

-Oh, prima mi baci, poi lasci una frase ad effetto e ora mi chiedi di uscire?-

-Non ti ho chiesto di uscire. Ti ho chiesti se ti andasse un caffè-

Sorride nemmeno fosse un bambino davanti al negozio di giocattoli. Assottiglio gli occhi e sbuffo un paio di volte prima di annuire.

-Va bene, credo che un caffè posso anche accettarlo-













***





Gemiti rochi e continui continuano a risuonare in tutta la cucina insieme alla mia voce incrinata che non fa altro che chiedergli di più, con frasi sconnesse e affaticate, e schiocchi meravigliosi e proibiti prodotti ogni volta che il suo corpo si scontra con il mio.

Abbiamo preso un caffè si, usciti dal parco siamo andati a casa sua, con la scusa di dover lasciare il cane. Fuori ha iniziato a piovere e così mi ha proposto di stare a casa, siamo entrati in cucina, abbiamo preso il caffè, e subito dopo mi sono ritrovato sdraiato sul tavolo della cucina, nudo e a godere come un coniglio.

Una serie di eventi che si sono manifestati così, dal nulla. A meno che lui non li avesse già programmati tutti.
Un po' me lo aspettavo, c'è da ammetterlo. Indubbiamente Matt è la persona migliore che abbia conosciuto nell'ultimo periodo, se contiamo anche che a letto sia divino e che fuori dal letto sia una persona simpatica, divertente e di compagnia troviamo un mix perfetto.
Avremo parlato si e no un paio di ore, tra una cosa e l'altra, devo dire di essermi ricreduto sul suo conto, anche se ci sono ancora un paio di domande che vorrei porgergli, ma che adesso non sarei nemmeno in grado di pronunciare.

Una spinta più forte delle altre, in grado di farmi immobilizzare per quanto è forte, ed è tutto finito. Si lascia cadere su di me che non posso che accogliere il suo peso, siamo madidi di sudore ed entrambi abbiamo il fiato corto. Sento il suo fiato caldo sul petto prima di sentire la sua lingua morbida e curiosa, prende a leccarmi il petto, su ogni punto, come se fosse un gattino che si pulisce il pelo; resto fermo a guardarlo e tento ancora di regolare il respiro.

Mi sento distrutto, letteralmente, e inizio a sentire il freddo portato dalla pioggia sulla pelle. Senza volerlo mi ritrovo a rabbrividire contro di lui e d'istinto nascondo il viso contro l'incavo del suo collo, dopo che si tira su. Mi aspetto quasi un rimprovero, una frase come "ehy, vedi di vestirti e andartene", invece le sue mani mi si posizionano al centro della schiena, mi tira su senza alcuno sforzo e quando mi ritrovo sospeso in aria mi attacco maggiormente al suo corpo, legando le braccia al suo collo e le gambe ai suoi fianchi, in tutto questo lui è ancora dentro di me, e forse, e dico forse, è proprio questo a farmi rabbrividire sempre di più.

Prima che me ne accorga siamo nel bagno al piano superiore, fa riempire la vasca di acqua calda e come decide che è abbastanza si immerge, tenendomi stretto contro il suo petto. Non ricordo l'ultima volta che qualcuno mi trattò così, forse perché non c'è mai stato un momento simile in tutta la mia vita, è strano.
Mi puntello sulle ginocchia e lo faccio uscire da me con un ulteriore brivido, dopo di che lui allarga le gambe e mi permette di rannicchiarmici in mezzo, vado a posare la guancia contro la sua spalla, mi stringe i fianchi e rimaniamo così, in silenzio per chissà quanto tempo.

-Perché?...-

-Dalla prima volta che ti ho visto non ho mai smesso di pensarti-

-Non dirmi che credi di aver scoperto il tuo vero e unico amore...queste cazzate non attaccano-

-Credo piuttosto di aver trovato una persona che sa farmi sentire bene-

-Così come ora...non credo di esser mai stato davvero bene con nessuno ...-

-È una cosa positiva?-, solleva una mano bagnata d'acqua e calda fino alla mia guancia.
Prende ad accarezzarmi dolcemente il viso, facendomi sospirare e quasi mi ritrovo a fargli le fusa, socchiudo gli occhi e un piccolo, impercettibile sorriso mi spunta sulle labbra.

-È distruttiva-

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top