Capitolo 12
Gaia ringraziò tutti i santi del paradiso per essere riuscita a convincere sua madre a lasciarla sola in quel pomeriggio di metà novembre.
Si sentiva meglio, da due giorni era finalmente tornata nel suo appartamento ed il dolore al ventre era quasi del tutto scomparso. Monica le era rimasta accanto per giorni , senza lasciarla neppure per un secondo, ma anche per lei era arrivato il momento di riposarsi e sua figlia glielo aveva imposto, anche a costo di litigare.
Sono qui.
Un solo messaggio: due parole, sette lettere.
Le gambe le tremavano. Il cuore pure.
Non sapeva cosa aspettarsi da quell'incontro.
Prese un sospirò e si fece coraggio. Era arrivato il momento di prendere di nuovo in mano la sua vita, e per farlo, era necessario chiudere una volta per tutte quella parentesi, chiamata Federico Bernardeschi.
«Non ti aspettavo.» Era stata la prima cosa che lei gli aveva detto.
Erano lì, finalmente, di nuovo l'uno di fronte all'altra. Anche se molte, troppe cose, erano cambiate dall'ultima volta.
Rivederlo, a pochi passi da lei, le aveva fatto balzare il cuore nel petto.
Federico non era cambiato di una virgola dal loro ultimo incontro, era sempre bello da far male ed il sentimento che provava per lui, chiuso a chiave per lungo tempo in un angolo del suo cuore, si ripresentò più forte che mai nella sua spaventosa intensità.
Ad essere sincera quell'incontro tra loro era stato ciò che più aveva desiderato, da quando, solo pochi giorni prima, gli aveva chiuso la chiamata in faccia,ma non immaginava lui si sarebbe davvero presentato. Non pretendeva di essere tanto fortunata.
«Posso entrare?» Le chiese. Era agitato e dentro di lui combattevano gli stessi sentimenti che entrambi cercavano invano di reprimere.
Gaia non disse nulla ma si spostò di poco permettendogli di passare.
«Devo parlarti, lasciami spiegare.. ti prego» Federico misurò le parole, voleva andarci piano. Voleva dirle tutto, ma senza spaventarla, senza farla di nuovo scappare.
Il silenzio che sentì lo spinse a continuare. «Non sono qui per fare la vittima, so che mi odi e ne hai tutte le ragioni. L'unica cosa che voglio tu sappia è che non ho mai voluto farti del male, mai di proposito e.. e mi dispiace. Gaia mi dispiace tanto.. io.»
Si era preparato un discorso, a dire la verità tutto ciò che pensava di lei proveniva direttamente dal cuore, per cui c'era ben poco bisogno di "prepararsi" qualcosa da dire, ma quando c'era di mezzo quella ragazza, il suo corpo ed il suo cuore andavano per conto loro, per cui gli era effettivamente sembrato più giusto avere qualcosa di preciso in testa.
«Sei qui perché ti faccio pena?» Gaia lo interruppe, avvicinandosi a lui e facendo incastrare i loro occhi.
Come poteva presentarsi lì dopo quasi due anni e dirle che gli dispiaceva? Non l'aveva mai neppure cercata. Mai una volta era sceso, era andato da lei. Lui , non poteva immaginare quanto lei avesse voluto trovarselo lì, proprio come stava succedendo ora, un anno prima.
Negli occhi di Federico, Gaia vide certezza. Negli occhi di Gaia, Federico vide paura.
«Sono qui perché non voglio nient'altro.» Le disse. Deciso ma delicato allo stesso tempo. Come dovesse spiegarlo aduna bambina, come dovesse spiegarlo a qualcuno che aveva troppa paura, di sentire male di nuovo.
«Smettila! Tu non sai niente, non sai cosa ho passato e non sai cosa sto passando! Non puoi pretendere di tornare come se nulla fosse, non posso lasciartelo fare!» Gaia urlò, urlò quelle parole con quanto fiato avesse in corpo e si sentì più leggera. Gli si avvicinò e gli puntò un dito contro. «Non sei mai venuto qui in un anno, mai una volta. »Sputò con disprezzo. «Sai quanto avrei voluto vederti? Eh? Lo sai questo? No!» Lo spinse con una forza che non sapeva di avere. Lo spinse perché averlo così vicino era una mancanza di rispetto, verso la donna che voleva essere.
Avrebbe voluto riempirlo di pugni, forse anche di schiaffi ed invece finì soltanto per farlo cadere sul divano, e lui, la trascinò dietro di se. Come sempre del resto.
Questo era sbagliato.
Si sentiva stanca, ferita, fragile, ed il suo corpo, sentendo ciò che lei provava scoppiò in un pianto forte, liberatorio, represso. Che solo accanto a lui avrebbe potuto lasciar andare.
Federico si sentiva distrutto. Vederla piangere gli lacerava corpo e cuore e si sarebbe volentieri preso il suo dolore, soltanto per rivederla di nuovo sorridere.
«Sono qui. Sono qui adesso, non vado da nessuna parte.» Le disse soltanto. Rimanendo immobile e lasciandola sfogare accovacciata sul suo petto.
Non le disse di essere sceso a Firenze cinque volte, una per mese, da gennaio a maggio. Non le disse di aver parlato con suo padre, non le disse di quel "Lasciala in pace, più le starai lontano e meglio starà".
Non glielo disse perché sapeva lei avrebbe sofferto ancora e lui non poteva permetterlo. Non poteva essere ancora una volta la causa del suo dolore. Se la conseguenza era prendersi tutte le colpe lo avrebbe sopportato, ma non l'avrebbe mai messa contro la sua famiglia.
La strinse forte e la accarezzò per un tempo indefinito, fin quando non fu sicuro che si fosse calmata.
La vicinanza tra i loro corpi dopo tutti quei mesi di lontananza forzata, l'averla di nuovo lì, tra le sue braccia, aveva fatto risvegliare quelle mille sensazioni che solo lei era in grado di fargli provare.
«Come ti senti ora? Voglio dire.. come stai..tu» Si sentiva impacciato. Un ragazzino alle prime armi. Non sapeva come affrontare quell'argomento e se fosse il momento giusto per farlo. Aveva il terrore di farla piangere di nuovo.
«Sto meglio.. il dolore è passato. La dottoressa dice che..che.. insomma potrei iniziare una cura..è una cosa sperimentale. Non sanno se funzionerà.» Mormorò Gaia, si sentiva così piccola tra le sue braccia. « Però ora basta parlare di me..» Alzò lo sguardo dal petto di Federico e si asciugò le lacrime con il palmo della mano «Posso vedere la tua bambina?» Gli chiese con voce sottile.
A Federico si strinse il cuore.
«Tieni, guarda» Le sorrise e le passò il cellulare.
«E'bellissima! Ha i tuoi stessi occhi!» Esclamò Gaia. Ogni tristezza e preoccupazione era svanita mentre scorreva le fotografie di quella bimba bellissima, che assomigliava così tanto a Federico, ma che non era sua. «Guarda com'è buffa qui, una meraviglia, da mangiare di baci» Esclamò emozionata scorrendo alcune fotografie della piccina nella sua culla, mente dormiva beata.
«E' un amore.» Osservò Federico, il cuore stretto in una morsa.
Sentiva di muoversi su un campo minato, non era giusto parlarle di sua figlia, non ora, mentre lei soffriva in quel modo.
«Nicole invece.. lei..come sta?» Quella domanda uscì fuori spinta da qualche forza sconosciuta e quel nome rimase per qualche istante sospeso tra loro, come se, effettivamente, fosse tornato per allontanarli.
«Non lo so, non viviamo più insieme.. lei vive a Milano ora, fa la modella.. Ci sentiamo solo per la bambina, sai quando può stare da me, per la maggior parte del tempo sta con lei. »Le spiegò studiando bene ogni sua reazione.
Gaia si scostò di poco, per poterlo guardare meglio «capisco. »Si limitò a dire, volgendo lo sguardo fuori dalla finestra, le ombre degli alberi si stagliarono sul suo viso.
Restò sorpresa quando la mano di Federico, che fino a quel momento le stava accarezzando la schiena, risalì fino al suo viso, accarezzandole i lineamenti con il pollice. Chiuse gli occhi, chiedendosi quanto fosse effettivamente sbagliato ciò che sentiva di volere in maniera così intensa.
«E' sbagliato quello che voglio fare..Cambierebbe tutto.. di nuovo. » Sospirò,premendo la fronte contro il suo collo.
Lo sguardo di Federico si addolcì. La strinse di più.
«Cosa vuoi fare?» Le chiese. Sapeva già tutto ma ne voleva la conferma. Voleva che lei tornasse come un tempo. Libera ed impetuosa come sapeva fosse.
«Questo.» Gaia fece scontrare le loro labbra ed il ragazzo, fu, ancora una volta, sopraffatto dal bisogno irrefrenabile di farla sua.
Dio, quanto gli era mancata.
«Ho paura.» Si sentiva così sciocca. Si sentiva una bambina.
«Non devi, con me non devi mai averne.»
«Sta zitto. » Gli intimò, puntandogli un dito contro il petto e scendendo, con lo stesso, fino all'orlo della sua maglietta. Come a chiedergli il permesso. Dopo così tanto tempo.
Gli sfilò la maglietta bianca con un movimento rapido e quando ebbe il coraggio di toccare di nuovo quel corpo muscoloso, che tanto aveva desiderato, a Federico sfuggì un gemito.
Si aiutarono, per un tempo indefinito a liberarsi da quei troppi strati di stoffa tra loro, mentre le loro labbra si mordevano e si allontanavano come meglio potevano e le loro mani si cercavano impazienti, allo stesso modo.
«Gaia.» Mormorò lui, ancora a contatto con la sua bocca. Non voleva smettesse era completamente rapito da lei.
Gaia conosceva quel solo modo di baciare. Quel modo in cui faceva attecchire i loro corpi, senza lasciare un solo millimetro tra loro.
Arpionò le sue gambe al corpo del giovane attaccante, che la fece stendere sotto di lui.
Lui le baciò il viso, la linea della mascella, scendendo verso l'incavo del suo collo e lasciando dietro di se una scia di fuoco.
«Fede.» Lo pregò. Si era dimenticata di come si facesse a respirare.
Federico si sfilò i boxer come se non potesse più sopportarne la presenza e le baciò ancora il collo, prima di affondare dentro di lei con un movimento lento, controllato. I loro corpi, seppur per troppo tempo fossero stati distanti, si plasmarono con una naturalezza innata, come un perfetto incastro che non poteva funzionare senza la parte mancante.
«Guardami.» Le sussurrò. Voleva lo guardasse. Voleva vedesse nei suoi occhi tutto ciò che a parole non riusciva a dirle.
Si chinò e la baciò ancora, con una tenerezza che Gaia non credeva di poter sopportare. Scivolò ancora dentro di lei, questa volta senza riuscire a trattenersi. Le spinte divennero più forti, più sconnesse.
Le mani di Gaia affondarono un'ultima volta sulla schiena di Federico, che con un gemito gutturale spinse un'ultima volta dentro di lei, prima di adagiarsi tremante al suo fianco.
Sorrise esausto, prendendola ancora una volta tra le sue braccia.
L'aveva ritrovata e non era più disposto a perderla.
Ragazzeee!!! Come state? Eccomi di nuovo qui.. con questo capitolo che mi ha davvero messa k.o nello scriverlo. Volevo uscisse perfetto, spero di esserci riuscita!
Non ho nient'altro da aggiungere perché ora mi sento troppo sentimentale.
Sad story
Spero che vi piaccia e vi aspetto, come sempre, nei commenti!!
Fatemi sapere! Un Bacio enooorme!
_ Irisix_
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