cinquanta - 𝚜𝚘𝚐𝚗𝚘 𝚊 𝚘𝚌𝚌𝚑𝚒 𝚊𝚙𝚎𝚛𝚝𝚒
𝚒𝚜𝚊𝚊𝚌 𝚜𝚙𝚒𝚍𝚎𝚛
Ciao, diario.
Sono sempre stato un sognatore. E di cose strane ne ho desiderate parecchie.
Come quando i primi anni di liceo volevo a tutti costi la corona di re del ballo, per motivi che ormai ho dimenticato. Forse volevo sentirmi un po' come uno dei protagonisti di High School Musical e terminare la scuola intonando una canzone coreografata insieme ai miei amici.
Ma chi vuole spiegare al piccolo me che Troy è off-limits e che Sharpay sto giro l'ha conquistato?
No, un secondo, sto palesemente confondendo le story line. Comunque un fatto curioso è che esiste una razza di cane che si chiama sharpei. Il che mi fa pensare a una cosa del tipo: è nato prima l'uovo o la gallina?
Volerei nell'iperuranio e non scenderei mai più se dovessi scoprire che hanno chiamato il cane come la Magnifica e non il contrario. Poi vabbè, se vogliamo parlare di paragoni dovrei aggiungere che London di Zack e Cody è una città.
E comunque io preferivo Cody. Leggermente ironico se ci pensi.
No, non sto delirando.
Beh, forse un pochino, ma il fatto è che sono in missione e devo tenermi impegnato perché mi sto annoiando a morte e non riesco a prendere sonno in alcun modo, nonostante siano le quattro del mattino.
L'obiettivo di stanotte è: fissare la finestra sperando inutilmente che un certo cretino la apra.
Sì, sono ancora a questo punto, benché abbia la valigia più che pronta ad aspettarmi ai piedi del letto, poggiata contro la gamba sinistra di quello che tra appena due giorni non sarà più il mio porto sicuro. E che fine faranno le mie adorate coperte di South Park rimane un mistero.
Se mia madre dovesse buttarle potrei sclerare. Paul le ha assicurato che da lui ci sono tutti i comfort e lei mi ha praticamente obbligato a portarmi solamente le cose essenziali, come vestiti o peluche la cui compagnia è irrinunciabile. Il che non è nemmeno stupido, ma cazzo avrò il diritto di dormire con Eric Cartman se voglio!
Sì, so che suona malissimo. Si vede che ho poche ore di sonno - nessuna in realtà.
Comunque direi di tornare al punto focale. Tanto qua quell'anta non vuole proprio spalancarsi. Volevo parlare un po' dei miei sogni, di ciò che provo e fare il melodrammatico, però lo faccio da ormai un mese e ho finito le parole per descrivere la mia immensa tristezza.
Voglio dire, l'altro giorno ho scritto una decina di pagine in cui mi lamentano di Paul: quanto devo andare avanti? Non gli so portare rancore a lungo. Rimane comunque la mia peste preferita, per quanto mi faccia impazzire.
Ora sono solo molto - molto! - deluso, ma più che altro da me stesso, il che di solito mi porta a straparlare, però Cloé non è più qui per ascoltarmi e nemmeno Sebastian c'è, quindi i miei pensieri si accumulano - e accumulano e accumulano - e l'unico modo che ho trovato per gestirli è trattenere il fiato e scrivere senza sosta.
Ok, faccio un respiro profondo ora. Devo concentrarmi sul punto focale del discorso che stavo iniziando.
Cosa cazzo mi frulla nel cervello quando dormo?
Disagio. Puro disagio. Senza confini anche.
Tanto per iniziare, il mio sogno ricorrente qualche tempo fa mi vedeva come una sirena in procinto di diventare schiuma di mare, fra le braccia del muscoloso pirata Senza-barba, che altri non era che Sebastian.
Partiamo malissimo, però va bene così. È comunque una scusa per parlare di lui. Non me ne rimangono molte, finirei per riscrivere le stesse cose più e più volte.
Ho finito gli aneddoti dolceamari con Sebastian, però mi rimangono quelli divertenti.
Per esempio, una volta si è strozzato con la salsa wasabi. Ho riso fino a scoppiare e poi gli ho mollato un paio di ceffoni sulla schiena, porgendogli dell'acqua. Quando si è ripreso, lui mi ha guardato malissimo, rosso come un peperone e con il fiato ancora corto.
Ha bofonchiato qualcosa del tipo: «Stavi cercando di aiutarmi o uccidermi più velocemente?»
In quel momento però avevo la testa vuota e non un singolo pensiero coerente si stava manifestando nell'anticamera del mio cervello. Perché non c'era nemmeno l'ombra di un casino a inquietarmi in quel periodo così pacifico e quindi l'unica cosa che elaboravo, seduto a quel tavolo del sushi, era: Cazzo, scommetto che fa un'espressione simile pure a letto.
Il che è piuttosto da decerebrato, ma che potevo farci? Era praticamente la mia luna di miele e io ero - e sono - innamorato di quell'uomo. In più, ho già detto che lui aveva il fiatone e il viso completamente bordeaux?
Sebby è sempre stato così carino, cazzo. E sexy. E bello. E attraente.
Dovrei scrivergli. Anzi vorrei farlo.
C'è solo un piccolo problema che me lo impedisce però: un tempo potevo tranquillamente mandargli una gif alle quattro e mezza senza risultare inquietante e morboso - o meglio, non credo che a lui dispiacesse - ma ora non più.
Seb non sa nemmeno che ho un profilo nuovo.
In realtà da quando Isa me l'ha regalato non ho avuto il coraggio di inviargli nemmeno un "ciao". Mi sono limitato a guardare ogni sua storia l'istante stesso in cui la pubblicava.
Dio, davvero mi disturbava il suo stalking? Ora lo sono diventato io!
Un secondo.
No, la finestra è ancora chiusa. Mi sono affacciato perché avevo sentito un rumore, però immagino che fosse solo il vento. E qualcuno al mio posto si sarebbe sentito un tantino terrorizzato, lo so, ma tutto ciò che riesco a percepire è frustrazione.
Sebastian, vuoi aprire quella cazzo di anta? Anzi no, mi basterebbe che venisse qui. Mi accontenterei anche di un lieve cenno del capo dall'altra parte della strada o di un suo bigliettino nascosto nel vasetto delle mance.
Sto impazzendo, ne sono consapevole. Mal d'amore? Non so, forse più un'ossessione. Lo è sempre stata.
Però la nostra non era una relazione tossica, giusto? Ci desideravamo entrambi e se non esistessero certe teste di cazzo magari non ci saremmo neanche pugnalati a vicenda e fatti così profondamente male l'un l'altro...
Mi mancano Sebastian e la sua risata solare. I suoi sospiri gioiosi. La voce buffa che faceva quando imitava le coppiette che occasionalmente prendevamo in giro.
Magari è stato il karma. O l'universo. Qualcuno non ci vuole proprio vedere insieme. Non mi stupirei se la mia vita fosse solo un'enorme barzelletta nelle mani di qualcuno che può controllare ogni mia singola azione.
Un autore o un burattinaio.
In effetti mi sento parecchio vuoto senza Seb.
Cosa starà facendo in questo momento? Mi starà pensando? O starà dormendo tranquillo, fra le calde coperte del suo letto?
G̶l̶i̶ m̶a̶n̶c̶o̶ c̶o̶m̶e̶ l̶u̶i̶ m̶a̶n̶c̶a̶ a̶ m̶e̶?
Spero stia bene.
E di sognarlo stanotte.
Chiudo il diario con un tonfo, senza nemmeno mettere la solita firma. La penna mi cade sul pavimento, ma non me ne preoccupo.
Mollo il quadernetto sul comodino e quello è l'unico istante in cui mi concedo di dare le spalle alla luce della luna. Sospiro. Mi copro con le coperte fino al mento e tiro su con il naso.
Sebby.
Penso stringendo a me quel pupazzetto, che però non può davvero rimpiazzarlo. Il fantasmino ha la mia stessa espressione disperata.
Maledizione.
Per quanto voglia apparire forte, finisco sempre con il cedere.
Eppure oggi dovrebbe essere una giornata felice: Isa mi ha detto che Cloé ha resistito a un abbraccio durato più di dieci secondi.
Mi sento una merda a concentrarmi sui miei problemi pur avendo una persona così vicina a me che soffre ancora in quella maniera. Se potessi tornare indietro nel tempo starei con lei tutti i giorni, le eviterei ogni contatto con Julia e la proteggerei a ogni costo - ma anche avendo questi pensieri l'unica cosa che desidero ora è che Sebastian venga qui a coccolarmi.
Un rumore alla finestra mi fa sobbalzare, però non mi volto. Perché dovrei farlo? Per farmi bruciare dall'ennesima delusione?
Sebastian non c'è e non verrà qui.
E questo ciò che dico a me stesso, mentre il dormiveglia comincia a prendere il sopravvento. Un respiro pare mischiarsi al mio e rimbombare fra le pareti della stanza, eppure so bene che è solo soggezione.
È strano però: avverto anche dei passi non troppo felpati aggirare il letto per passare dal lato in cui sono disteso. Una brezza leggera mi accarezza la schiena ma, intestardito mi copro con le coperte, sprofondando nei cuscini.
Ora che sono così comodo, di alzarmi non ho proprio voglia. Sento ogni muscolo pesantissimo. La sensazione di essere osservato non se ne va, al contrario appare più persistente nello stesso istante in cui quel respiro si fa vicino.
Ma magari è solo Paul, in procinto di scusarsi per l'ennesima volta. Oppure Isa che ha deciso di dormire in camera mia. Non mi interessa, non potrei verificare le mie ipotesi neanche se volessi. Il sonno mi ha preso, le palpebre di spalancarsi non ne vogliono sapere.
Ed è tutto così quieto che mi sento quasi in pace.
«Hai delle belle occhiaie, piccolo.» mormora la sua voce e capisco di star già sognando.
«Sarei venuto prima, ma continuavi ad affacciarti.» sbuffa.
«E ormai posso vederti solo così.»
Percepisco una lieve pressione sulla guancia. Una carezza vellutata, familiare e dolce.
Magari è Akiko, venuta a controllare come sto.
«Ti amo, Isaac.» sussurra e da qui viene la certezza che - sì - è decisamente un sogno. Uno di quelli belli però, che regalano il sorriso appena sveglio. Solo che a me farà malissimo, perché Seb non sarà al mio fianco quando aprirò gli occhi.
«Stai per andartene.» continua Sebastian, esitante.
«E sarà per sempre, giusto?» aggiunge con una nota malinconica non indifferente.
Vorrei dirgli che si sta sbagliando, che tornerò sicuramente al suo fianco prima o poi e questo incubo giungerà al termine, però ho le labbra serrate, secche, e l'unica cosa che riesco a fare è un mormorio che viene accolto con una leggera risatina nervosa.
«Che ci fai qui?»
Ma che cazzo! Paul, mi vuoi lasciare stare almeno quando riposo?
«Lo so, devo stargli lontano.»
Pare quasi che Seb stia leggendo un copione mentre gli risponde. È così meccanico, impostato e poco da lui. Che sogno strano.
«Sai anche che ho tutto il diritto di difendere la mia proprietà e attaccarti?»
Provo a muovere almeno un dito, ma il mio corpo è ancora paralizzato. E allora tento di spalancare la bocca per dire la mia, ma il vaffanculo che mi preme sulle labbra mi rimane incastrato in gola, proprio come un pranzo indigesto.
«Puoi provarci.» lo corregge.
Anche se non lo vedo, so per certo che Sebastian sta ghignando.
«Sto davvero per chiamare la polizia.» lo minaccia ancora Paul.
«Fai pure, sono bravo a nascondermi.» ride.
«Ho accettato di non incontrarlo per il suo bene, ma non puoi impedirmi pure di dirgli addio, non pensi?» domanda.
«Certo che posso!» sbotta l'altro.
«Sono suo fratello.»
«L'avevo notato, grazie.»
«Allora-»
«Isaac e io ci apparteniamo, Paul.» lo interrompe.
«Puoi negarlo quanto vuoi, ma il tuo atteggiamento non cambia la realtà delle cose. Io sono suo e lui è mio.»
La sua voce si sta allontanando.
No! Torna qui!
Penso.
Non riesco a comunicarglielo però.
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