5. I'm just the worst kind of guy to argue for what you might find
Quando Alex rientrò in casa con gli occhi bagnati dalle lacrime, che finalmente aveva potuto tirar fuori dopo che Frank l'aveva salutata, immaginò che avrebbe trovato Gerard in ansia perché aveva fatto tardi, anche se in realtà erano stati loro ad andarsene senza aspettarla né niente.
Invece Gerard era seduto sul divano con le braccia incrociate sul petto ed una bottiglia di Whiskey sul tavolino. E il borsone di Alex, quello che aveva preparato con le sue cose, per tornare a casa sua insieme a Gee dopo che lui avesse preparato la sua roba, era ai suoi piedi accanto al divano.
«Perché non mi avete aspettata?» domandò lei richiudendosi la porta alle spalle, cercando di fare piano per non svegliare gli altri in casa.
Gerard nemmeno la guardò, fece solo una smorfia con le labbra, in segno di disappunto «Vattene...» borbottò.
«Cosa?»
«Vattene!» disse ad alta voce lui voltandosi di scatto a guardarla. Aveva gli occhi arrossati e lo sguardo più gelido che Alex avesse mai potuto osservare. Scandì bene le parole, Gerard. Non voleva ripeterlo ancora.
Alex deglutì, era quasi impaurita. Non l'aveva mai tratta così, e di certo non aveva mai usato quel tono con lei. Era incazzato a morte. E qualsiasi cosa fosse, anche se ad Alex non riuscì a venire nulla in mente, ce l'aveva proprio con lei. Eppure le pareva così strano ed ingiusto. Non aveva fatto assolutamente nulla, lei.
Però aveva paura anche di parlare. Di dire qualsiasi cosa. Si avvicinò a lui lentamente per prendere la sua borsa.
«Credevo fossimo amici...» mugugnò Gerard quando lei le fu accanto.
«Ah beh, anche io in realtà...» rispose Alex freddamente.
Qualsiasi cosa fosse non aveva certo intenzione di farsi ripetere che non era più la benvenuta.
Prese le sue cose e si diresse verso la porta.
«E smettila di bere, sembra che tu non sia più in grado di far nulla da sobrio!» gli disse poi, prima di aprire.
Gerard deglutì, infastidito, nervoso e arrabbiato.
«Non è un tuo problema!» replicò Gerard lanciandole dietro la prima cosa che aveva sottomano, il bicchiere di vetro col quale aveva bevuto fino ad essere completamente ubriaco e irragionevole.
Alex ringraziò il cielo che Gerard avesse una pessima mira, sopratutto in quelle condizioni, e che lei avesse i riflessi abbastanza pronti da abbassare la testa in tempo. I vetri si infransero sulla porta, accompagnati dal suono della botta. Dalle camere da letto si alzò in fretta Mikey, che non si preoccupò nemmeno di mettersi gli occhiali, ma corse a vedere cosa stesse accadendo preoccupato da tutto quel casino.
«Ehi! Che state combinando?!» chiese quando raggiunse il salotto indossando un paio di pantaloni del pigiama celesti ed una canottiera bianca. Era pallido, magrissimo ed assonnato.
Alex lo guardò come se fosse la sua ultima speranza «Non ne ho idea! E' ubriaco fino alla morte e mi sta praticamente cacciando di casa!» spiegò ignorando totalmente Gerard.
«Gerard ma che...» Mikey non fece nemmeno in tempo a finire la frase, Gerard lo fulminò con lo sguardo.
«Tornatene a letto, tu!» gli urlò accompagnando la frase con un gesto della mano.
«Calmati! E non puoi mandare Alex in giro a quest'ora da sola!» disse suo fratello, cercando se possibile di farlo ragionare.
A Gerard non importava nulla. E comunque non ci capiva nulla. L'alcool lo aveva trascinato in un mondo parallelo dove per una volta non gli importava nulla degli altri, non doveva occuparsi e preoccuparsi per loro.
«Beh, si facesse venire a prendere da Frank allora!» esclamò freddo, alzandosi dal divano.
Mikey guardava prima suo fratello, poi l'amica, come se non sapesse di chi dei due occuparsi. Solitamente erano gli altri ad occuparsi di lui, e non voleva prendere quella decisione. Avrebbe pagato oro per far si che qualcun'altro se ne occupasse.
«Non è mica il mio schiavo, che viene a prendermi quando mi pare!» fece Alex infastidita. Nonostante si rendesse conto che Gerard parlava col supporto di litri di bevande alcoliche, voleva scoppiare ed abbandonare tutto e tutti in quel preciso istante. E poi era così stupido, lui la odiava a morte e lei non sapeva nemmeno perché.
Gerard non rispose, fece una smorfia e barcollando si diresse in camera sua.
«Alex, mi dispiace...» mormorò Mikey indeciso se seguire suo fratello o confortare l'amica.
Lei scrollò le spalle sospirando. Perfetto. Era notte fonda e doveva andare, da sola, nell'unico posto dove avrebbe davvero desiderato di andare accompagnata unicamente da qualcuno che le tenesse la mano e la confortasse: casa sua.
Sistemò il borsone e salutò Mikey con un cenno della mano, calpestando i vetri rotti a terra per oltrepassare la soglia di casa Way.
Gerard si lagnò quando il sole penetrò improvvisamente in camera sua, colpendo dritto il suo cuscino. Aprì gli occhi a fatica, e dovette mettere bene a fuoco prima di riconoscere la sagoma di sua madre stargli davanti con le mani sui fianchi e l'aria incazzata.
«Mamma...» borbottò lamentoso «Che ore sono?» chiese stropicciandosi gli occhi.
Sua madre gli tirò via le coperte da dosso «E' ora che tu rimedi al casino che hai combinato ieri sera! E devi spiegarmi perché il flacone di Diazepam non è nell'armadietto dei medicinali, e perché diavolo un bicchiere del servizio che mi ha regalato tua nonna è in frantumi all'ingresso!» disse Donna con tono aggressivo.
Gerard sentiva la testa pesante e la madre voleva sapere davvero troppo, quelle non erano certo le condizioni giuste, e sopratutto, non ricordava granché. Guardò la donna in silenzio e lentamente scese dal letto. Era ancora vestito.
«...mi scoppia la testa...» disse massaggiandosi le tempie, come se potesse aiutare.
«Certo che ti scoppia, hai bevuto decisamente troppo ieri sera!». Gerard si voltò verso la porta. Sulla soglia, poggiato sullo stipite, c'era suo fratello Mikey che lo guardava con aria di disprezzo. Donna guardò prima uno poi l'altro e decise di lasciarli soli, per andare a ripulire il casino che suo figlio aveva combinato la notte precedente.
«Credo di aver fatto un casino...» disse Gerard cercando di trovare un pò di lucidità. Indossò alla svelta un paio di scarpe e si diresse verso la porta.
«Dove vai ora?» chiese Mikey seguendolo.
«A parlare con Alex... credo di dovermi scusare...» disse confuso. Avrebbe volentieri evitato, saltato il tempo arrivando in un momento qualsiasi del futuro dove tutti avevano dimenticato l'accaduto.
Scusandosi con sua madre per aver frantumato uno dei suoi bicchieri, uscì di casa alla svelta e si incamminò verso casa di Alex.
«Alex! Apri questa porta per l'amor del cielo!» urlò ancora una volta Gerard, colpendo la porta d'entrata con il pugno destro, cercando di intravedere un qualsiasi movimento dalla finestra lì accanto.
Eppure c'era il silenzio più totale.
Una signora anziana, con un caschetto di capelli bianchi, si affacciò dalla casa accanto «Chi cerca?» domandò curiosa.
Gerard alzò gli occhi al cielo. Ci manca solo una vecchietta impicciona, pensò.
«La ragazza che vive qui, chi sennò!?» rispose aspro.
La signora lo guardò con una smorfia «Lì non ci mette piede nessuno da un bel pò...» disse con tono dispiaciuto.
«Beh, Alex ci è tornata stanotte!» fece lui tornando a bussare pesantemente.
Ancora nulla. Cercò di guardare meglio attraverso la finestra ma non c'era alcun segno di vita lì dentro.
Sospirando tornò in macchina e guidò fino al Cafè.
Frank aveva immaginato che il momento in cui avrebbe rivisto Gerard sarebbe stato intriso di imbarazzo e timidezza e qualsiasi altra cosa simile. Invece non ci fu niente di simile. O almeno, non ce n'era stato il tempo.
Dovette alzarsi dal letto quando sentì bussare alla porta di casa sua per la milionesima volta. Inizialmente sembrava il suono della batteria che pompava nello show immaginario che stava osservando nel suo sogno, ma più andava avanti, più quel suono cominciava a farsi reale, e finalmente aprì gli occhi con disappunto, rendendosi conto che qualcuno stava bussando alla porta già da un pò.
Andò ad aprire a petto nudo, con la mano tra i capelli ed uno sbadiglio sulle labbra. Quando vide Gerard davanti a lui cercò di ricomporsi.
«C'è Alex?» chiese lui appena l'amico aprì la porta, intrufolandosi in casa senza dire nient'altro. Si guardò intorno.
Frank si richiuse la porta alle spalle «No...» mormorò.
Gerard sbuffò, bevendo un sorso del caffè caldo che aveva in mano. Frank guardò il bicchiere ed accennò una risatina «Sei passato alla concorrenza?» chiese sarcastico indicando il logo di Starbucks.
L'altro guardò il bicchiere di sfuggita e scrollò le spalle, gettandosi letteralmente sul divano di peso.
«Avevo bisogno di caffeina, e questo era il più vicino...» spiegò.
«Perché? Che succede?» domandò Frank, ancora in piedi davanti alla porta.
«Credo di aver fatto una cazzata...» mormorò l'altro.
Frank non riuscì a trattenere una smorfia, chiedendosi se si riferisse al bacio che gli aveva stampato sulle labbra la sera prima o meno. Ovviamente non aveva il coraggio di chiederglielo.
«...posso rendermi utile?» domandò cordiale.
Gerard annuì senza guardarlo «Credo di si. Stanotte quando Alex è tornata, è andata via da casa...» spiegò, omettendo alcuni particolari «...ed ora sono andato a cercarla ma non è né al Cafè, né a casa sua, né da nessun'altra parte di Belleville...» disse preoccupato.
Frank alzò gli occhi al cielo «Che cazzo, ricordo di aver vissuto un momento simile non troppo tempo fa... non è che possiamo passare una vita a giocare a nascondino...» sbuffò.
Gerard si schiarì la gola «In realtà... è che abbiamo tipo... cioè, quasi litigato, diciamo...» balbettò nervoso.
L'altro lo guardò con un sopracciglio sollevato e l'aria confusa «Avete litigato?» ripeté.
Gerard cominciò a sentirsi ancora più stupido, ora che Frank lo guardava in quel modo.
«Si, beh... diciamo che è colpa mia...» mugugnò guardandosi le scarpe.
«Cos'hai fatto?» domandò Frank.
«Beh... avevo bevuto, e preso un paio di pillole di mia madre, ed ero nervoso e alterato e non è che ci capissi molto comunque...» disse Gerard cercando di giustificarsi, utilizzando l'alcool come scusa «E insomma, le ho detto di andarsene...».
Frank lo guardò stupito «Cosa!?» chiese cominciando a preoccuparsi.
«Si... e... credo di averle tirato dietro anche un bicchiere...» aggiunse sottovoce l'altro.
Frank non disse nulla. Non aveva nulla da dire. Era davvero deluso da Gerard, non si era mai comportato in modo così stupido, e comunque ora voleva trovare Alex e dirle qualsiasi cosa lei volesse sentirsi dire.
L'altro se ne stava seduto sul divano, incapace di aggiungere altro. Aveva già fatto abbastanza, e in quel millesimo di secondo in cui aveva sollevato lo sguardo da terra, aveva visto il disappunto negli occhi di Frank, quegli occhi che la sera precedente se non ricordava male lo guardavano affascinati da sotto il palcoscenico.
Aveva fatto un bel casino, a partire da quel bacio che stupidamente gli aveva stampato sulle labbra, d'istinto.
Non sapeva nemmeno perché lo aveva fatto. Cioè, ovvio che lo sapeva. Non voleva farlo così, però, da ubriaco, davanti ad una massa di spettatori.
«Vado a cercarla io... tu tornatene a casa e comincia a prendere in considerazione l'idea di smetterla di bere...» disse Frank sprezzante, andando in camera sua a vestirsi in tutta fretta.
Gerard lo osservò tristemente. Era un coglione.
Uscirono insieme di casa, ma Frank rifiutò di farsi accompagnare con la macchina, nonostante Gerard si fosse scusato ed avesse ripetuto più volte di sentirsi in colpa e voler parlare con Alex al più presto.
Frank si incamminò per Belleville, con gli occhi attenti ad osservare ogni minimo dettaglio che potesse svelare il nascondiglio di Alex. Gerard finalmente se ne era andato per conto suo, e lui ora aveva in mente il caos più totale.
Fino alla sera precedente aveva provato uno strano attaccamento a Gerard, ma niente di particolare. Poi lui l'aveva baciato, e dentro di sé c'era stato un vero tsunami di emozioni. E quella mattina, poi, lui si era presentato lì confessando di aver cacciato via ed aggredito la sua migliore amica, dopo aver bevuto ed essersi impasticcato, e in quel momento a Frank non venne in mente niente di piacevole nei suoi confronti. Era deluso ed arrabbiato.
Si era proposto di aiutare e sostenere Gerard, se ne avesse avuto bisogno e occasione, ma Gerard sembrava voler continuare ad affidare ogni cosa ai miracoli della distorsione delle cose data dall'alcool e chissà quali strane sostanze antidepressive o altro, e se Frank detestava qualcosa più di non poter aiutare qualcuno, era proprio chi non voleva farsi aiutare.
Alex aveva l'aria stanca, mentre si trascinava per le strade caotiche di New York. Aveva preso il primo treno quella mattina, dopo aver dormito alla stazione insieme ad un senzatetto con un solo dente ed una bottiglia di whiskey ben nascosta dentro una busta di cartone sporca. L'odore non era dei migliori, e lei sperò non le fosse rimasto addosso. Però il tizio non era male, aveva una settantina d'anni ed era convinto di essere un imperatore Romano caduto in disgrazia. Aveva parlato tutta la notte, tenendola sveglia per il più del tempo, nominando personaggi storici e di fantasia, e raccontando come fosse bello il suo impero, quando era lui a governarlo.
Non era certo la migliore delle compagnie, ma di sicuro era un vecchio innoquo e bisognoso di farsi una bella chiacchierata. Gli lasciò anche una banconota, prima di salutarlo per dirigersi al binario del treno.
Il borsone le pesava sulle spalle, e si era rassegnata all'idea di doversene tornare a casa. Però prima di rimettere piede lì, doveva affrontare una cosa, una volta per tutte.
Quando fu al World Trade Center, cominciò a sentire l'ansia farsi pesante nel petto. Aveva pianto troppo per poter versare ancora qualche lacrima, eppure c'era un pesante velo di disperazione sui suoi occhi. Su una parete lì intorno c'erano milioni e milioni di fiori, fogli e fotografie. Gente che non era stata ritrovata, gente che era svanita nel nulla, proprio come i suoi genitori.
Si chiese come avessero affrontato la situazione tutti gli altri, tutti quelli che avevano perso qualcuno per sempre, in quell'incidente. Perché lei lo chiamava così. Ora però, davanti a quello scenario, doveva farsi forza ed ammettere la verità. La sua vita doveva continuare, con la consapevolezza che i suoi genitori non sarebbero davvero mai più tornati. Pensò che fosse giusto andare lì, almeno una volta. Prese un foglio dalla tasca. Sul treno ci aveva scritto sopra "Mi mancate". Lo lasciò lì, accanto a tutti gli altri disperati appelli d'aiuto e ricerca. Era il suo messaggio per i suoi genitori.
Si sforzò di sorridere, immaginandoseli. Sarebbero stati fieri di lei. Stava affontando la situazione nel migliore dei modi a lei possibili.
Quando andò via da lì, incontrò una signora paffuta e vestita di verde, che gentilmente volle sentire la sua storia, per poi offrirle un pranzo in una tavola calda.
E ormai si era fatta sera, e non sapeva più dove andare. Aveva rimandato il rientro a Belleville finché aveva potuto, ma prima o poi sarebbe dovuta tornare.
Con passo lento si diresse alla stazione. Fumò una sigaretta con tutta la calma del mondo, prima di salire sul vagone del treno.
Si sedette accanto al finestrino, e mise su un pò di musica nelle cuffiette del suo lettore mp3.
Qualsiasi fosse stato il motivo che aveva spinto Gerard a trattarla in quel modo, lei ancora non lo aveva capito. Ora che ci pensava avrebbe voluto prenderlo a schiaffi. Si disse che forse era solo colpa di tutta quella roba che aveva cominciato a bere negli ultimi tempi. Eppure i suoi occhi, anche solo pensarci, le facevano paura. Era arrabbiato, era come se lei lo avesse tradito, pugnalato, ucciso, qualsiasi cosa.
Chiuse gli occhi e si sforzò di non pensarci. Ovviamente non ci riuscì, sopratutto perché la sua voce urlava nelle cuffie. Eppure non c'era altra musica che volesse ascoltare, ora. Aveva bisogno di sentire lui, perché nonostante tutto era una delle uniche persone che poteva avere accanto, fisicamente. Per il resto, non aveva più nessuno. Gerard e Frank erano gli unici, erano l'unica sua speranza, e l'unico motivo per cui stava tornando a casa.
Frank aveva cercato in ogni angolo di Belleville. Lei non c'era. Era sparita nel nulla.
Quando Gerard aprì la porta di casa sua, la rabbia gli faceva bollire il sangue nelle vene. Era tutta colpa sua. Era colpa sua se Alex era scappata, era colpa sua se lui era così confuso e frustrato, era colpa sua ogni cosa.
Avrebbe voluto mollargli un calcio nelle palle, un pugno in pieno viso, spaccargli il naso, fargli saltare un paio di denti, qualsiasi cosa pur di sfogarsi.
«L'hai trovata?» domandò Gerard, intimorito dallo sguardo negli occhi di Frank.
«No! E prega che non le sia successo niente, altrimenti giuro che-» non riuscì a finire la frase. Non sapeva nemmeno esprimere a parole tutto quello che provava. Era stato così stupido a pensare che Gerard fosse... fosse qualsiasi cosa aveva pensato. Era ridicolo. Gerard era un alcolizzato che se l'era presa con una ragazzina per chissà quale motivo.
Sperò davvero che non le fosse accaduto nulla. Ripensò a tutte quelle cose che si erano detti la notte precedente, a quanto lo avesse fatto sentire importante e compreso. Pensò che nessuno al mondo poteva arrabbiarsi con lei, per nessun motivo. Come potevi prendertela con una persona così fragile? Così dolce e indifesa?
Non aveva nemmeno idea del perché Gerard lo avesse fatto, e non gli interessava saperlo.
«Mi dispiace tantissimo...» mormorò Gee.
«Il tuo dispiacere non serve a nulla! Che cazzo ti ha detto il cervello? Che ti ha fatto, eh? Perché diavolo l'hai aggredita? Come minimo l'avrai spaventata a morte!» esclamò Frank rabbioso.
Gerard si morse il labbro. Come poteva dirglielo?
Lui era geloso, quella era la verità. Lui aveva visto Frank baciarla, e quella scena gli aveva fatto salire il sangue al cervello, gli aveva stritolato il cuore e strappato via l'anima. Era quella la verità. Lui non la voleva più intorno perché era invidioso.
Non poteva ammetterlo, però.
Frank comunque lo guardava in attesa di una spiegazione valida. Qualsiasi buon motivo per essersi comportato così. Non avrebbe ammesso alcuna stronzata. Come minimo doveva dirgli che aveva trovato Alex a rubare l'argenteria o a scassinare la cassaforte di Donna o a tentare di strangolare Mikey nel sonno o qualsiasi cosa del genere.
Di certo non si aspettava di sentir Gerard pronunciare quelle parole.
«Sono geloso...» mormorò senza guardarlo.
Rimase senza parole. Non gli fece dire nient'altro.
«Geloso!? E di cosa, per dio!? Invidioso del fatto che Alex abbia perso i suoi genitori, non abbia nemmeno il coraggio di mettere piede in casa sua, che non abbia più nessuno oltre noi!?» urlò Frank con disappunto.
Se fino ad ora aveva pensato che Gerard si era comportato da idiota, ora non sapeva nemmeno più cosa pensare.
Certo, Frank non poteva nemmeno immaginare che era tutt'altro. Che Gerard l'aveva visto baciare Alex. Proprio come Gerard non poteva sapere che quel bacio non aveva significato nulla, ed era solo la conseguenza di qualcosa che aveva creato lui stesso.
Mikey irruppe nel salotto con l'espressione più sorpresa che Gerard avesse mai visto sul volto di suo fratello. Teneva il telefono in mano e non sapeva cosa dire. Aveva il fiatone, la fronte sudata e il cuore che batteva a mille.
«Che hai fatto!?» domandò Frank agitato, scuotendogli le spalle per incitarlo a parlare.
«Non è possibile!» balbettò Mikey guardando prima lui, poi suo fratello.
«Cosa!? Non è possibile cosa!?» chiese Gerard avvicinandosi.
Pregò con tutto il cuore che non si trattasse di Alex.
«Alex!» disse Mikey. Non riusciva a formulare una frase di senso compiuto. Si sentiva dislessico.
«Alex cosa!?» chiese Frank, mollandogli uno schiaffo in pieno viso. Non avrebbe voluto farlo, voleva solo riportarlo sul pianeta Terra e fargli dire cosa fosse successo.
Mikey si massaggiò la guancia dolorante, guardando Frank stupito «Ahia, cazzo!» si lamentò.
«Allora?» domandò Gerard senza dargli retta.
Suo fratello fece un respiro profondo «Dobbiamo andare a casa sua...» disse infine.
«Sta bene?» chiese Frank.
Mikey scrollò le spalle «Suppongo di si. Era lei al telefono...» disse.
Senza indugiare oltre, tutti e tre si diressero all'auto di Gerard, che in tutta fretta guidò fino casa di Alex, rischiando di mettere sotto un paio di anziane signore che attraversavano la strada ed un gatto randagio.
Quando Gerard posteggiò l'auto nel vialetto di casa di Alex, tutti e tre scesero dalla macchina alla svelta, lasciando anche gli sportelli aperti. In quanto Mikey non era riuscito a dire nient'altro, se non "non ci credo" e cose simili, Gerard e Frank volevano solo assicurarsi che fosse tutto ok.
La trovarono seduta sui gradini del portico della casa, con un sorriso stampato sul volto e gli occhi luminosi.
Non aveva l'aria di una che era scappata chissà dove, nonostante sotto la luce fioca del portico le occhiaie che le circondavano gli occhi sembravano più marcate.
Frank sentì il bisogno di abbracciarla. Non appena lei si sollevò dal gradino sul quale era seduta, le corse incontro gettandole le braccia intorno al corpo e stringendola a sé il più forte possibile.
«Così-mi-uccidi!» fece lei che non riusciva a muovere nemmeno le braccia, parlando contro la sua spalla.
«Tu mi uccidi, quando sparisci così!» sussurrò Frank lasciandola andare, dopo averle stampato un bacio sulla testa.
Gerard guardò la scena in silenzio. Com'era stupido ad essere geloso. Non avrebbe mai avuto quello che avevano loro, era inutile anche sperare e invidiare. Si sentiva in colpa, e nonostante un senso di sollievo lo aveva scosso quando vide Alex, si sentiva l'animo pesante.
Non aveva speranze. Frank l'abbracciava, la stringeva a sé, e lui voleva tanto far parte di quel momento, di quell'uragano di emozioni, voleva abbracciare entrambi anche lui.
Guardò Alex ma non sapeva cosa dire. Voleva scusarsi per come l'aveva trattata la sera prima, e sopratutto per averla aggredita così. Era un mostro, era stato proprio un mostro.
Lei lo guardò come in attesa che lui dicesse qualcosa. Però dopo qualche secondo sospirò «Sei sobrio, per lo meno?» chiese sorridendo.
Un mostro alcolizzato, ecco cos'era ai suoi occhi. Gerard si faceva schifo. Annuì, e lei sorrise ancora.
«E non hai intenzione di aggredirmi o lanciarmi dietro qualcosa, vero? Perché ho una notizia che vi farà pisciare sotto dall'emozione!» esclamò, guaradando i tre di fronte a lei.
«Ma dove sei stata?» chiese Frank.
«Dopo ti racconto, però devo dirvi la cosa più importante, tanto dalla faccia di Mikey suppongo che lui non abbia detto niente...» fece lei ridendo.
Mikey scrollò le spalle.
«Vabbè... insomma, quando ero alla stazione, stavo salutando Giulio Cesare e-» iniziò a raccontare, ma Frank la interruppe.
«Alla stazione? E chi è Giulio Cesare?» domandò curioso.
Alex roteò gli occhi scocciata «Ti ho detto che dopo ti racconto! Ora non interrompermi!» fece lei sbuffando, poi riprese fiato e ricominciò «Vabbè, alla stazione c'era questo tipo, un signore sulla cinquantina...».
«Ti ha importunata?» chiese Gerard aggrottando le sopracciglia.
«Cristo santo, no! Fatemi finire!» esclamò esasperata «E mi ha vista da sola e pensava che avessi tipo 13 anni o roba del genere, ed ha cominciato a chiedermi se avevo bisogno di qualcosa o se mi fossi persa, e comunque, vabbè, ci siamo messi a chiacchierare ed è venuto fuori che questo è un produttore musicale e che ha questa casa discografica e insomma, allora gli ho fatto ascoltare le vostre canzoni, e gli sono piaciute e mi ha fatto un sacco di domande su di voi e sulla band e sulla vostra musica e voglio dire, mi ha detto che vuole conoscervi e che vuole farvi registrare un disco!» disse tutto d'un fiato.
Nessuno dei tre disse nulla per una manciata di secondi che sembrò eterna. Poi Frank la guardò con una smorfia «Cioè, questo» fece, indicando Gerard con la mano «ti tira dietro i bicchieri, ti caccia di casa e ti tratta di merda e tu gli rimedi un cazzo di contratto discografico!?» chiese stupito.
Probabilmente la parola vendetta non faceva parte del dizionario di Alex, né rancore.
Lei scrollò le spalle «E che facevo, un'occasione così mica capita tutti i giorni! E poi, se non mi avesse cacciata io non sarei stata alla stazione e non avrei incontrato sto tipo, quindi!» spiegò serenamente.
«Grazie! E' davvero una cosa fantastica!» disse finalmente Gerard ridendo contento. Ebbe il coraggio di avvicinarsi a lei ed abbracciarla «...scusami per come ti ho trattata... se vuoi, puoi tornare da noi, restarci quanto vuoi...» disse.
Alex ricambiò la braccio e poi scrollò le spalle «No, è ora che torni a casa mia...» disse, indicando la casa alle loro spalle.
In realtà li aveva fatti andare da lei proprio perché non voleva metterci piede da sola, per la prima volta dopo tutta quella storia. Raccolse il borsone da terra e prese le chiavi. «Vorrei solo che mi accompagnaste dentro...» mormorò avvicinandosi alla porta.
I tre si strinsero a lei, come se stessero per fare una sorta di rituale o qualcosa del genere.
Quando Alex aprì la porta, questa cigolò leggermente. Il vento proveniente da fuori smosse l'aria all'interno, portandole al naso l'odore tipico di casa sua, di lavanda, misto all'odore di chiuso che si era stagnato lì.
Fece il primo passo per varcare la soglia lentamente, poi fece un respiro profondo.
All'ingresso, sulle pareti, c'erano un mucchio di fotografie di lei e dei suoi genitori. Le guardò con un sorriso. Tutto doveva avere una ragione. Tutto era accaduto per un motivo. Non poteva essere solo una disgrazia, doveva esserci di più, perché quello che tutta quella storia aveva portato era incredibile e denso di emozioni.
Non voleva restare sola, e Gerard si era offerto di passare la notte con lei, un pò perché gli faceva davvero piacere, ed un pò perché c'erano tante cose che voleva dirle per scusarsi di essersi comportato da vero stronzo.
Frank e Mikey se ne erano tornati a casa loro, il giorno dopo c'era scuola e non avevano intenzione di fare tardi. Loro due rimasero seduti sul divano, ad ascoltare un vecchio cd di musica del padre di Alex. Era lui che l'aveva spinta ad appassionarsi così tanto al rock. Anche lui suonava, e forse era proprio per questo che lei era così legata alla band.
«...comunque, devi riflettere sul senso del pericolo. Non puoi dormire alla stazione a pochi metri da un barbone, o andartene in giro a farti offrire il pranzo dalla prima persona che passa...» disse Gerard facendo la predica ad Alex.
Non poteva credere che riuscisse a dare fiducia davvero a chiunque, a vedere sempre e solo il lato buono delle persone. Però lei era fatta così, e la dimostrazione gliel'aveva data ancora una volta, con quel discografico al quale aveva parlato di loro. Non era molto sicuro che le cose fossero andate come aveva detto lei, poteva immaginarsela supplicarlo in ginocchio di ascoltare i pezzi dei My Chemical Romance cercando di convincerlo che ne valesse la pena. O probabilmente lo aveva costretto ad ascoltarli, guardandola con quei suoi occhioni luminosi ed innocenti.
Lei sorrise «Non mi è successo niente... e poi se non dovessi dar fiducia al prossimo, non avrei dovuto dar fiducia nemmeno a te...» mormorò.
Gerard le carezzò i capelli scuri «Scusa per tutto...» borbottò.
«Tranquillo... anche se, cioè, non mi piaci quando sei ubriaco... e poi, non ho nemmeno ancora capito perché l'hai fatto...» disse, guardandolo negli occhi.
Gerard si sentì in dovere di dire la verità. Era Alex, l'aveva confortata mille volte negli ultimi tempi, aveva asciugato le sue lacrime ed una volta aveva anche pianto con lei, in una notte densa di vecchi ricordi di lei bambina. Non dovevano esserci segreti.
Fece un respiro profondo, per prepararsi a sputare fuori tutta la verità.
«Credo... credo di essere geloso...» mugugnò.
Alex lo guardò con un sopracciglio sollevato e l'aria incerta «Geloso?» ridacchiò.
«Si, lo so che è stupido, ma... non lo so nemmeno io cosa sta succedendo... l'altra sera ho baciato Frank...» disse lui imbarazzato.
«Eh si, me lo ricordo...» sospirò Alex «E' stato epico, direi...».
Gerard arrossì. «Poi però ho visto voi che vi baciavate, fuori dal locale...» aggiunse.
Alex scoppiò a ridergli in faccia. Ci mise un minutino per riprendersi e tornare seria. «Sul serio!? E' questo il problema?» chiese divertita.
Gerard aveva frainteso tutto, ecco perché ce l'aveva con lei. Se solo fosse stato lì accanto al loro in quel momento avrebbe capito che non era proprio, assolutamente, - e tristemente, per lei - nulla.
«Si insomma... che c'è da ridere? Voglio dire, voi due siete carini e tutto...» spiegò sentendosi ancora più in imbarazzo.
«Oh, voi uomini siete proprio stupidi...» disse lei alzando gli occhi al cielo.
«Ah, tante grazie...» fece Gerard fingendosi offeso.
«Dico sul serio! Cioè, sai perché Frank mi ha baciata? Cristo santo, potessi starci io al posto tuo, Gee...» sospirò «Mi ha baciata per colpa tua. Per testare cosa avrebbe provato. Non certo perché tra me e lui ci sia qualcosa...» disse con tono rassegnato. E si, parlarne ancora faceva male.
Gerard la guardò incerto «Come sarebbe? Lui è sempre così dolce con te, e state sempre insieme, e tu parli di lui ogni secondo, e lo guardi con quello sguardo...» disse.
«Sono stata solo la sua "prova del nove". E posso assicurarti che se l'è quasi fatta sotto quando ha capito di non provare le stesse sensazioni con le mie labbra.» spiegò Alex, omettendo la parte in cui lei sentiva il cuore frantumarsi nel petto, nel frattempo. Certo, non riusciva a fingere nemmeno un accenno di sorriso, faceva malissimo.
Gerard non era sicuro se fosse più contento per sé stesso o triste per Alex, che aveva perso la luce negli occhi in un secondo netto.
«Devi esserne contento, eh!» lo incitò lei alla fine «Cioè, stiamo parlando di Frank Iero. Non potresti desiderare di meglio!» disse, con aria sognante. Era stupido che il suo cuore si ostinasse a scoppiare così, ogni volta che lo nominava, o il suo volto gli apparisse in mente. Non c'era niente da fare, punto.
Gerard sorrise a mala pena «Credo che dopo oggi, mi detesti...» sospirò «Sono stato un coglione. E sicuramente lo pensa anche lui, ormai...».
Alex scrollò le spalle, abbracciandosi le ginocchia e poggiandoci sopra la testa «Qualsiasi cosa sia, passerà...» mormorò, forse più a sé stessa che all'amico. «E poi, siete destinati a stare insieme, ne sono certa. Due persone come voi non dovrebbero che appartenersi l'un l'altro.» aggiunse.
«Sei incredibile. Stai per piangere un'altra volta.» sussurrò Gerard avvicinandosi a lei. Le mise un braccio intorno alle spalle «Non voglio che tu ci stia male, comunque, quindi ti prometto che se qualcuno deve portartelo via, non sarò di certo io...».
Alex alzò gli occhi al cielo, scacciando via l'ennesima lacrima. Detestava piangere ogni santa volta. «Ah, scommetto che quando Dio creò l'uomo con una mano si stava grattando le palle, perché siete venuti fuori proprio male!» disse.
«Sei proprio una principessa, sai?» rise Gerard.
«Lo so, scusa, ma cavolo, siete proprio scemi. Sempre a farvi le spalle grosse davanti agli altri. Non puoi decidere di smetterla di provare qualcosa per Frank perché io sennò ci sto male. Non posso mica obbligarlo a scegliere me, a provare qualcosa per me. Quindi tira fuori le palle e prenditelo, una volta per tutte. Basta che poi non mi abbandonate.».
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