12. Karma Chameleon

I genitori di Frank si erano separati quando lui aveva otto anni. Lui era rimasto a vivere con sua madre, ma frequentava suo padre relativamente spesso quando era in città. Suo padre era un musicista, proprio come lui, e girava gli Stati Uniti per suonare in piccoli e modesti locali con il suo gruppo. Non erano certo una band da prima posizione in classifica, ma Frank li aveva sempre stimati tantissimo, ed era grazie a suo padre che si era avvicinato alla passione per la chitarra, da ragazzino, dopo aver provato a suonare un sacco di altri strumenti che però non lo soddisfavano abbastanza.
Quindi il Signor Iero non era spesso presente nella sua vita, quando era impegnato a suonare in giro per gli stati americani, e quindi era l'unico che si era perso l'uscita allo scoperto di suo figlio ed il suo fidanzato Gerard.
Aveva appreso la notizia tramite un suo vecchio amico di Belleville, e non poteva crederci. Non poteva essere vero. Suo figlio, il suo unico figlio, colui che avrebbe dovuto portare avanti la stirpe degli Iero, stava con un uomo. Aveva solo diciotto anni e durante il viaggio da casa sua a Belleville, si ripeté che probabilmente era solo una voce di corridoio, un falso pettegolezzo creato dal nulla, un fraintendimento o, nella peggiore delle ipotesi, un esperimento che si sarebbe concluso presto con una riscoperta di Frank per la passione per le donne.
Suo figlio non poteva assolutamente stare con un altro uomo. Non era normale, non era ciò che aveva sempre sperato per lui e sopratutto, non era un'idea che riusciva ad accettare. Quando arrivò a Belleville erano le due di pomeriggio, e il signor Iero non aveva alcuna intenzione di incontrare la sua ex moglie, così aspettò direttamente il suo Frankie all'uscita da scuola. Doveva essere l'ultimo giorno prima delle vacanze natalizie, e nell'aria c'era quell'euforia adolescenziale data dall'idea di lunghe giornate di ozio e regali.
Parcheggiò l'auto accanto al marciapiede, proprio di fronte alle porte della scuola, ed attese l'uscita degli studenti. Quando suonò la campanella, in meno di tre secondi, un'orda di ragazzini spuntò fuori dalle porte e da ogni angolo immaginabile, tutti incredibilmente eccitati all'idea di un paio di settimane di riposo da scuola. Il signor Iero guardò tra le mille teste che gli passavano accanto, finché non trovò suo figlio, e fece un respiro di sollievo.
Erano tutte chiacchiere, per lo più infondate. Il suo Frankie camminava col braccio intorno alle spalle di una ragazzetta bassa e minuta. Non era la più bella ragazza del liceo ma per lo meno era una femmina. Sorrise agitando la mano per attirare la sua attenzione, e gettò a terra la sigaretta quando suo figlio lo notò e con aria sorpresa si diresse da lui.
«Papà! Che ci fai qui?» chiese Frank contento di vederlo «Lei è Alex. Ti ricordi di lei, giusto?» aggiunse poi, indicando l'amica al suo fianco, che strinse la mano dell'uomo sorridendo cordialmente.
Lui ricambiò il sorriso «Oh, si che mi ricordo.».
«Che ci fai da queste parti? Non hai degli show queste settimane?» chiese Frank emozionato all'idea di poter passare un pò di tempo col suo vecchio.
Suo padre annuì «Effettivamente si, ma dovevo passare a controllare una cosa. Stanno girando strane voci che non mi piacciono per niente, ma sono contento di poterle smentire senza troppi problemi...» spiegò guardando Frank dritto negli occhi.
A lui venne un colpo. Si sentì quasi nauseato. Era ovvio che aveva capito di cosa parlasse suo padre, e quello era un argomento che assolutamente non avrebbe mai voluto affrontare con lui.
«Ehm... beh, veramente...» mugugnò Frank sudando freddo.
Era bastato quel filo di titubanza nella voce di suo figlio, per far capire al signor Iero che le cose stavano proprio come gli avevano raccontato.
«Stai con un uomo, quindi?» chiese quasi strozzandosi su quella frase.
Frank deglutì. Voleva dire di si, ma non riusciva a parlare. Un velo di delusione aveva attraversato lo sguardo di suo padre. No, non poteva deluderlo. I due si erano sempre stimati a vicenda e non voleva assolutamente che tutto ciò cambiasse. Ma le cose stavano così, lui stava davvero con un altro uomo, e suo padre avrebbe dovuto farsene una ragione, così come aveva fatto sua madre e i genitori di Gerard.
«Papà...» mormorò guardandosi le scarpe. Fece un respiro profondo «Io sto con una persona della quale sono innamorato.» disse d'un fiato.
Alex era ancora stretta sotto al suo braccio, e gli mise una mano sulla schiena come per dirgli di stare tranquillo, che suo padre avrebbe capito ed una marea di altre frasi di conforto nascoste dietro un semplice gesto, e lui si sentì sollevato. Era sempre piacevole avere al proprio fianco qualcuno sempre pronto a sostenerti.
«E questa persona è un uomo?» chiese ancora suo padre, con tono duro e distaccato.
Frank si fece coraggio «Si, papà.» ammise.
Il signor Iero non disse nulla per alcuni secondi, che nella mente di suo figlio durarono qualche secolo.
«Papà, lo so che è difficile da digerire...» borbottò Frank.
Suo padre lo guardò, e oltre alla delusione, a quello sguardo si era aggiunto anche un filo di disprezzo. «Difficile, Frank? Mio figlio è un frocio!» disse, rendendosi poi conto della durezza di quelle parole, grazie allo sguardo mortificato di Frank che gli stava davanti in silenzio.
La prossima a parlare fu Alex, che aggrottò le sopracciglia nervosa «Quello è un termine abbastanza offensivo, Signor Iero.» disse «E se conoscesse la persona con cui sta, sarebbe contento per lui.» aggiuse.
Frank voleva scavarsi una buca e sotterrarsi lì all'istante. Alex straparlava ogni santa volta, e si chiese se avrebbe mai imparato a tenere la bocca chiusa, prima o poi.
Suo padre fece una risatina gelida e distaccata «Certo, come no. Vorrei proprio sapere chi è quest'altro frocio che ti ha fatto il lavaggio del cervello...» disse.
Alex sbuffò «Ancora. Non è carino usare quel termine, sopratutto perché sta parlando di suo figlio, e poi perché come genitore dovrebbe dare l'esempio dell'educazione ai giovani, non quello della persona volgare e con la stessa apertura mentale di Hitler.» commentò alzando gli occhi al cielo.
Frank ringraziò il cielo che suo padre non fosse un tipo violento, perché probabilmente chiunque altro le avrebbe spaccato la faccia.
«Al, lascia stare.» sussurrò parlando con il lato della bocca.
«Si, fatti anche difendere da una femmina. Dio santo, Frankie, cosa sei diventato? Dov'è finito mio figlio?» chiese il signor Iero guardando Frank, scrutandolo dalla testa ai piedi. In quel momento aveva in testa mille domande. Si chiese dove aveva sbagliato, perché suo figlio volesse stare con un altro uomo, se fosse successo qualcosa quando Frank era piccolo che lo aveva lasciato traumatizzato tanto da crescere con la convinzione che stare con un uomo era meglio. Qualsiasi cosa.
«Papà, possiamo parlarne da un'altra parte?» chiese Frank facendosi coraggio.
Suo padre scosse la testa in segno di no. Non voleva parlarne affatto, né lì, né da nessun'altra parte. Voleva solo andarsene.
«No, Frank, non c'è nulla di cui parlare. Ora devo andare. Ho fatto un viaggio inutilmente.» disse rimontando in macchina.
«Papà, aspetta, non c'è bisogno di fare così!» cercò di fermarlo Frank.
Suo padre non lo ascoltò, e mise in moto l'auto, senza nemmeno salutarlo prima di andarsene.
Frank voleva piangere. Oh, ci mancava che cominciasse a piangere. Suo padre a quel punto l'avrebbe messo sotto con la macchina, probabilmente. Ricacciando indietro le lacrime, sospirò stringendo il braccio ancora più intorno ad Alex, per sentirla più vicina.
«Questo mondo fa schifo.» mormorò, prendendo a camminare per andare via da lì.

Generalmente, rintracciare Frank era quasi impossibile. Prima di tutto, non aveva un cellulare, o se ce l'aveva non ne faceva certo buon uso. A quello però Gerard aveva già trovato una soluzione: per Natale gli aveva comprato un telefonino nuovo, un ultimo modello che occupava poco spazio e non aveva troppe applicazioni complicate. Così Frank l'avrebbe usato sicuramente, visto che era il suo regalo.
Donna Way aveva addobbato l'intera casa, e non c'era un solo angolo che non fosse completamente ricoperto di neve finta, luci colorate, miniature di Babbo Natale e stelline dorate. Di lì a poco sarebbero arrivati gli ospiti: Frank, sua madre ed Alex. Avrebbero passato tre giorni lì, e sia Gerard che Mikey non vedevano l'ora che tutti arrivassero.
Eppure nessuno dei due era riuscito a rintracciare Alex o Frank. Entrambi sembravano spariti nel nulla, e i minuti sembrava passassero sempre più lentamente.

«Frocio. Ti rendi conto? Frocio!». Frank aveva il viso in fiamme dalla rabbia. Non poteva credere che suo padre fosse stato così crudele con lui. Aveva sempre pensato che un genitore avrebbe dovuto accettare il proprio figlio in qualsiasicircostanza. Non vedeva suo padre da qualche settimana ormai, e non aveva nemmeno potuto raccontargli che stava registrando un disco con una casa discografica indipendente, che lui gli aveva sputato addosso tutto il disgusto che provava nell'aver scoperto che suo figlio stava con un altro uomo.
Era ridicolo, ma solo ora che suo padre se n'era andato e lui era andato a passeggiare con Alex nel freddo di Belleville, aveva in mente almeno un milione di cose da dirgli. Prima di tutto, Alex aveva ragione, e la parola "frocio" era la più offensiva che qualcuno gli avesse mai detto. Secondo, lui non era gay, ma bisessuale, ed era innamorato di Gerard, ma se così non fosse stato, avrebbe potuto portarsi a letto almeno un paio di sue compagne di classe, volendo, senza troppi problemi.
Alex camminava in silenzio, guardandosi le scarpe. Che doveva dirgli comunque? Fosse stato per lei, avrebbe dato un calcio nelle palle al padre di Frank senza troppi complimenti.
«Non riesco a credere che possa essere così stronzo!» continuò lui, accendendosi l'ennesima sigaretta «Ed io che non vedevo l'ora che tornasse in città per potergli raccontare del gruppo e del disco e di tutto il resto, che cazzo...».

Gerard aveva bevuto il suo settimo caffè del giorno. Linda era appena arrivata in casa Way con la sua roba e quella di suo figlio, ma di Frank e Alex ancora nessuna traccia. Odiava non sapere dove fosse. E stupidamente, stava odiando il fatto che Frank ed Alex erano irrintracciabili allo stesso momento. Era sicuro, poteva metterci la mano sul fuoco, che stessero insieme, ma non voleva affatto immaginare perché lei non rispondesse al telefono né perché lui non lo avesse avvertito che sarebbe arrivato a casa sua più tardi.
Non era sfiducia nei loro confronti. Sapeva che Alex era ancora alquanto innamorata di Frank, ma sapeva anche che né lei, né lui comunque, lo avrebbero tradito. Eppure saperli da soli ma insieme da qualsiasi parte a sua insaputa era una tortura, e doveva ammetterlo: negli ultimi tempi era diventato ossessivo, ma aveva una paura fottuta di poter perdere Frank, proprio ora che tutto sembrava più facile ed ufficiale.
Certo, Frank non era ancora pronto per affrontare il mondo intero, ma si era rilassato ulteriormente da quando anche le loro madri erano a conoscenza della loro storia, e quello era l'importante per Gerard: essere sé stessi davanti alle persone che amavano. Degli altri poco gli importava, purché non dovessero più fingere davanti ai loro cari.
«Tra quanto arrivano?» chiese Mikey per l'ennesima volta, sporgendo il capo nella camera di Gerard.
Suo fratello scrollò le spalle «Mikey mi stai facendo venire l'ansia. Non lo so, tra poco arriveranno!» rispose esasperato. Era già abbastanza agitato di suo, e Mikey che passeggiava avanti e indietro nel corridoio non aiutava affatto.

«Quindi cosa vuoi fare?» domandò Alex spostandosi una ciocca di capelli scuri da davanti agli occhi, mentre al fianco di Frank camminava a passo lento sui marciapiedi di Belleville in direzione di casa Way.
Lui sospirò, fissando il suolo «Non lo so. Non voglio essere innamorato di un uomo. Non voglio che mio padre mi odi. E' ridicolo.» mormorò con l'ennesima sigaretta tra le labbra.
«Tu sei ridicolo, Frank. Non puoi scegliere di non amare più Gerard, mica funziona così...» disse lei alzando gli occhi al cielo. Se solo avesse potuto averlo lei, anche una metà, di quell'amore che condividevano lui e Gee...
Frank deglutì «Allora insegnami tu, Alex. Tu sai farlo. Dimmi come fai. Dimmi come fai a far finta di niente quando io ti sto intorno. Come fai a stare da sola con me? A sorridermi, ed abbracciarmi, e consigliarmi, quando vorresti esserci tu, al posto di Gerard?» chiese d'un fiato. Se ci riusciva Alex, a reprimere i sentimenti, perché non poteva provarci anche lui? Finché poi gli sarebbe passata, finché in Gerard non avrebbe visto nient'altro che un amico. E suo padre sarebbe stato di nuovo fiero di lui, e lui si sarebbe sentito più sereno col mondo intero.
Non aveva mai immaginato che potesse essere così difficile, amare qualcuno del suo stesso sesso.
Alex rise, accellerando il passo «Ma vaffanculo, Frank. Ringrazia il cielo per ciò che hai e non ci rinunciare per nulla al mondo...» disse, distanziandolo di qualche passo.

«Finalmente! Gerard e Mikey stavano per avvertire l'intero corpo di polizia del New Jersey!» esclamò Donna Way quando aprendo la porta di casa si trovò davanti Alex e Frank infreddoliti. Li fece accomodare, mentre Mikey cercava di smentire ciò che aveva appena detto sua madre - preferiva lasciare a Gerard la parte dell'ansioso.
«Dove cavolo siete stati? Sono tre ore che provo a chiamarvi!» disse Gerard prendendo i loro cappotti.
Frank fece una smorfia. Non gli andava di parlarne, specialmente perché c'era sua madre ed era sicuro che se avesse saputo come gli aveva parlato il padre sarebbe andata a fargli una ramanzina dovunque fosse in quel preciso istante... e ci mancava che si faceva difendere anche da sua madre, ora.
Alex sorrise «Colpa mia, scusa. Dovevo passare a casa mia a prendere la mia roba...» disse sollevando uno zaino pieno e pesante per mostrarlo a Gerard.
Mikey aggrottò le sopraciglia «Non lo avevi portato anche a scuola stamattina, quello?» chiese, sicuro di averla già vista per i corridoi del liceo con quello zaino colmo di vestiti sulle spalle. Alex alzò gli occhi al cielo. Certo era che Mikey non era un buon complice, quando si trattava di improvvisare; e così, da che lei voleva evitare a Frank di sputar fuori la litigata con suo padre, ora Mikey ci aveva messo un bel carico sopra, facendo insospettire Gerard in maniera ancora più evidente.
«Cosa mi state nascondendo?» chiese Gee, scrutando prima lui, poi lei. Frank sbuffò, scocciato. Non gli andava proprio di fare quei giochetti, né di sentirsi oppresso, né di avere tutti quegli sguardi puntati addosso. Non rispose e si andò a sedere sul divano davanti alla TV.
Alex sospirò «Niente Gerard, rilassati. D'ora in poi chiederemo il tuo permesso anche per andare a pisciare, ok?» rispose ridendo. «Allora, dove sistemo la mia roba?»chiese poi guardando Donna.
La signora sorrise cordiale «Puoi sistermarla in camera di Gerard. Abbiamo deciso che tu e Gerard dormirete in camera sua, mentre Frankie e Mikey dormiranno nell'altra cameretta...» spiegò, guardando Linda per un'ulteriore conferma.
Era chiaro che Gerard e Frank fossero sessualmente attivi, potevano immaginarlo, ma non volevano affatto che accadesse in quelle sere, mentre loro dormivano nelle camere di fianco. Era questione di rispetto, aveva detto Donna.
«C-come? Mamma, perché io e Alex dobbiamo dormire insieme? Non può andare in camera di Mikey, lei?» chiese Gerard con disappunto.
Donna Way alzò gli occhi al cielo «Gee, non fare i capricci. Abbiamo deciso così, e così sarà. Tu e Frank dormirete separati. Mi dispiace ma queste sono le regole.» disse ferma.
«Le regole? E chi le ha decise, queste regole? E che regole sono, poi?» insisté Gerard.
«Regole ferme riguardanti il divieto per le coppie di dormire insieme in mia presenza. E le ho decise io, mio caro, in quanto questa è casa mia.» rispose Donna.
«Beh, sono proprio delle regole del cazzo! E poi chi te lo dice che io ed Alex non andremo a letto insieme? E così ci sarebbe anche il rischio che rimanga incinta!».
«No grazie...» rise Alex, dirigendosi verso la cameretta di Gerard, quella che l'aveva già ospitata mesi prima.
«Gerard, smettila, cavolo, sembri un bambino.» sbuffò Frank girando i canali in televisione col telecomando.
Gerard deglutì offeso, e senza insistere ulteriormente, si sedette sulla poltrona con lo sguardo perso nel vuoto.

-------
E niente, cerco di aggiornare in fretta per chiudere la pubblicazione di questa ff e dedicarmi ad una originale che freme sulla punta delle mie dita ma non riesce a trovare la strada giusta (???). Come al solito, grazie di tutto.
Xo,
POPst

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top