Mi piace mia sorella


Luke gonfia le guance e incrocia gli occhi per fissare il suo naso, per poi inserire i pollici nelle orecchie e far ondeggiare le sue dita. <<Stai imitando un bullo>> dico, e subito smette.

<<Okay, allora questa qui.>> Chiude gli occhi, si stringe le braccia al petto e pronuncia le labbra come un'anatra.

<<Hmm... stai baciando un idiota.>>

<<No, Sasha, questa eri tu mentre baciavi Aaron.>>

Scoppio a ridere e gli lancio un cuscino. <<Io non bacio così.>>

Luke ride, e il tremolio del suo corpo scuote il materasso del mio letto. <<E questa qui>> aggiunge, mentre mette la lingua a penzoloni <<è la tua faccia quando lo guardi.>>

<<Okay, pongo fine al gioco del mimo. E per la precisione, io non guardo Stoccafisso come se stessi guardando un panino al salame.>>

<<E' vero, ma mi piacerebbe se lo facessi, Sasha>> aggiunge lui, evidentemente deluso. <<Mi piace quando Sasha è felice anche con gli altri.>>

<<Campione>> lo rassicuro <<a me basti tu per esser felice.>>

Lui scuote la testa, nervosamente, è agitato. <<Ma io non voglio che Sasha stia solo con me. Non voglio bastarti io, Sasha. Voglio che ti bastino anche tante altre persone. Tipo come quando c'era la mamma.>>

Una fitta colpisce il mio petto, lo stringo a me. <<Campione, sto bene, dico davvero.>>

<<Anche se la mamma non c'è?>>

<<La mamma non se n'è andata per sempre, sai?>> gli dico. <<La mamma è dentro di te, piccolo idiota.>>

I suoi occhi si illuminano come due stelle cadenti, e un sorriso solca le sue labbra. <<Tipo quando mangio prima il dolce e poi il salato, come lei?>>

Sorrido a mia volta e annuisco. <<O quando finisci di farti la doccia e lasci gli asciugamani per terra.>>

<<O quando dormo con la bocca aperta.>>

<<O quando russi.>>

<<Io non russo!>> si lamenta imbarazzato.

<<Oh sì, invece, russi eccome.>> Imito il verso di un maiale, e stavolta è il mio turno di beccarmi il cuscino in testa. <<Ma va bene, Luke, va bene se russi. Mi piace che russi, concilia il mio sonno.>> E mi assicura che sei ancora vivo. Tengo da parte questo commento e gli bacio la fronte. Gli aggiusto la cravatta. <<Sei sicuro di volerla tenere anche a casa? Non è scomoda?>>

Luke scuote la testa. <<No, no, no. Mi piacciono le cravatte, e mi piace che tu me le fai, Sasha. Gira, rigira, passa sotto e infila!>> esclama a gran voce, facendomi scoppiare a ridere. <<Sai, Sasha>> aggiunge, con tono più serio <<mi va bene se stai con gli altri, sai?>>

Mi fermo, le mani che ancora stringono la sua cravatta a righe orizzontali bianche e nere. <<Lo so che hai fatto tanto per me, Sasha>> aggiunge a quel punto, probabilmente comprendendo l'espressione affranta sul mio volto <<ma posso farcela. Luke è forte. Lo ripeti sempre. Io sono forte. E non voglio che tu sia forte per me. Ce la faccio, Sasha. Non devi diventare la mia mamma. Tu sei mia sorella. Non ti voglio come mamma, ti voglio come sorella. Mi piace mia sorella.>>

Gli occhi hanno iniziato a bruciarmi, ricaccio le lacrime indietro e le nascondo abbracciandolo con forza a me. <<Perciò non piangere per me, okay, Sasha? Non voglio che quando me ne andrò tu pianga.>>

<<Tesoro>> lo rassicuro, accarezzando la sua schiena. <<Tu non andrai da nessuna parte.>>

<<E se mi capita una cosa simile alla mamma?>>

<<Non accadrà>> gli bacio ancora una volta la fronte. <<Non ti accadrà nulla, hai capito, Luke? La mamma se n'è andata, ma tu sei qui, e io sono qui. E' tutto quello di cui abbiamo bisogno.>>

<<Ma Sasha, tu hai bisogno anche di altri. E anche io ho bisogno di altri. Come Veronica. Mi piaceva Veronica, vorrei che fosse qui, adesso, così potresti parlare con lei. Non voglio che tu passi tutto il tempo con me.>>

Mi allontano leggermente, i suoi occhi chiari mi scrutano con un'attenzione che non mi sarei mai aspettata da lui. <<Sai, Sasha, anche a me manca tanto la mamma>> sussurra a bassa voce. <<Ma la mamma non vorrebbe che tu stessi così, vorrebbe che tu sorrida e abbia degli amici. Tipo Pamela, o Sophia, o Aaron, o Bill.>>

<<Non sono sicura di poter definire "amici" questi ultimi tre>> ammetto alla fine con un sospiro.

Luke scuote la testa. <<Loro sono tuoi amici, Sasha. Sai, Aaron mi ha chiesto quando è il tuo compleanno.>>

Oh. Okay, ora sono confusa. Aggrotto la fronte. <<Ti ha chiesto il mio compleanno?>>

Annuisce piano. <<Sì.>>

<<Perché?>>

<<Non posso dirtelo. È una cosa fra uomini, Sasha. E tu sei una donna.>>

Oddio, gli ha inculcato quella stupida idea maschilista del patto segreto fra uomini virili e cavernicoli. Non ci posso credere. Ho voglia di picchiarlo. <<Mi piace Aaron, sai, Sasha? Mi ha aiutato a fare i compiti di matematica, e Sophia mi ha permesso di giocare a Candy Crush sul suo cellulare.>>

Stanno cercando di comprare mio fratello? <<E Bill...>> Luke aggrotta lentamente la fronte, perplesso quasi quanto me. <<Ha detto che saresti... uh... aveva detto "una pollastrella niente male da spennare".>>

Santo cielo. <<Okay, Campione, ascoltami bene, ignora tutto quello che ti dice Bill, capito?>>

<<Perché, Sasha?>>

<<Perché?>>

<<Perché è un pervertito>> affermo drastica. <<Un gran pervertito.>>

<<Cos'è un pervertito?>>

<<E'...>> mi interrompo per poter riflettere sulla definizione che calzi a pennello per questo termine <<è tipo il fidanzato della mamma quando frugava fra le mie mutandine o sbirciava mentre mi spogliavo per andare sotto la doccia.>>

<<Bill ti ha guardato mentre facevi la doccia?>> La sua espressione è così oltraggiata che fatico a contenere una risatina.

<<No, Campione, ma è a quei livelli, perciò, quando ti si avvicina, non stringergli mai la mano e per carità di Dio non bere mai da dove ha bevuto lui.>> Non riesco nemmeno a immaginare tutte le malattie veneree che quel tipo può aver contratto. <<Siamo intesi?>>

Annuisce con enfasi. <<Intesi. Ehi, Sasha>> aggiunge alla fine, mentre sto scendendo dal letto <<possiamo fare quella cosa, stasera?>>

<<Quale cosa, Campione?>>

Lui si smuove sul posto, eccitanto, gli occhi brillanti e il volto arrossato. <<Quella cosa, Sasha!>> esclama, come se fossi una bambina idiota.

<<Non capisco di cosa tu stia... oh!>> sussulto, quando finalmente il mio cervello torna a funzionare. <<Per davvero, Luke? Oggi? Saranno dieci gradi là fuori, dovrei portare il piumone e...>>

<<Ma oggi è perfetto, Sasha!>> si lamenta lui, mettendo il broncio. <<Ho guardato il meteo. È perfetto! Perfetto! E zio Brooke ha detto che ti ha aggiustato la macchina, quindi possiamo usare il pick-up, e c'è un supermercato qua vicino.>>

Dio, sono troppo facilmente influenzabile da mio fratello, com'è possibile che solo un suo broncio basti per farmi cambiare idea. Sollevo gli occhi al cielo, e sulle sue labbra compare un sorriso che mi ripaga subito del gelo che dovrò provare fra poco. <<Va bene, Campione, ma solo questa volta. Vado a chiedere le chiavi della macchina a zio Brooke, intanto tu vestiti. Pesante, capito?>>

Luke annuisce vigorosamente, ancora emozionato. <<Metto la maglia di lana che mi ha regalato zia Tess.>>

<<E un dolcevita.>>

<<Ma i dolcevita mi danno fastidio! Hanno il collo alto!>>

<<Vuoi uscire? Metti il dolcevita, Luke.>> Lo guardo dalla soglia della porta. <<Popcorn o marshmallow?>> gli domando.

<<Entrambi!>> risponde entusiasta, mentre apre il suo armadio. <<Dove prendiamo la legna?>>

<<Vedo se zio ne ha un po' per il camino>> gli sorrido. <<Fra cinque minuti devi esser pronto, Luke, capito?>>

<<Capito!>>

Quando arrivo in salone, mi ritrovo tutta la famiglia al completo. Cavolo, potrebbe essere più imbarazzante di così? Sarah è seduta sul divano e finge di guardare il cellulare, mentre Craige, accanto a lei, sta digitando qualcosa sul suo computer. <<Ehi>> li saluto, sforzandomi di apparire tranquilla.

Dalla sua poltrona, zio Brooke chiude il suo giornale sportivo e alza gli occhi per scrutarmi con sospetto, mentre sua moglie si limita a sorridermi e a darmi una pacca sulla spalla. <<Posso avere le chiavi del pick-up?>> domando.

<<Vuoi uscire? Con questo freddo?>> Non c'è giudizio nella voce di zio, solo sincero interessamento. <<E mi era sembrato di capire che non volessi accettare aiuti da parte mia.>>

Maledizione, ha ragione. È stata una pessima idea lasciarmi convincere in questo modo da Luke, quel poco di dignità che mi era rimasta è finita nel cesso ed è stata lavata via con lo sciacquone. <<Luke vuole uscire, e io voglio uscire. Semplice. Torniamo presto. Posso avere le chiavi? E anche un po' di legna da ardere?>>

Sarah scolla i suoi occhi dal telefono per guardarmi smarrita. <<Cosa diavolo te ne fai della legna?>>

<<Cosa diavolo ti importa?>> replico tagliente.

<<Bambine, state calme>> interviene zia Tess. <<Tesoro>> aggiunge, rivolta a me <<volete un plaid da portarvi? Così potrete stare al caldo.>>

<<Grazie, zia, ma mi porto direttamente il piumone. Tranquilla>> mi affretto a dire, notando il suo sguardo sconvolto <<lo laverò a mano di persona.>>

<<Cosa diavolo dovete fare, i boy scout?>> chiede Craige, incuriosito.

<<No, cugino, niente boy scout>> rispondo. Torno con lo sguardo a zio Brooke. <<Allora, posso riavere le chiavi del mio pick-up?>> ripeto, stando a tenta a sottolineare la parola "mio", giusto per ricordargli che non gli appartiene e che non gli apparterrà mai.

Zio mi scruta per qualche istante, forse nel tentativo di cercare una parvenza di incazzatura nel mio volto, ma la chiacchierata con Luke mi impedisce di arrabbiarmi. Devo dire che sotto molti aspetti mio fratello ha un effetto quasi calmante sui miei nervi tesi. Potrei usarlo come pallina antistress. <<Stanno in garage, sul sedile del guidatore, così come la legna, carica nel portabagagli e non portatela tutta. Hai qualcosa con cui accendere il fuoco?>>

<<Ho un accendino.>>

Lui aggrotta le sopracciglia. <<Mi serve per fumarmi l'erba, zio>> lo prendo in giro. <<Una canna non si accende certo da sola.>>

Sarah rotea gli occhi al cielo, e Craige grugnisce per nascondere la risatina. <<Tieni, Aleksandra>> aggiunge zia Teresa, tornata dalla cucina. Mi porge una busta piena di bottiglie. <<C'è acqua, Coke, e un po' d'aranciata. Luke adora l'aranciata.>>

Ha ragione, la ama quanto io amo prendere a cazzotti la gente idiota. Quindi parecchio. Anzi, tanto. <<Okay, grazie.>>

<<Sai già dove andare?>> mi domanda zio Brooke.

<<Sì, ormai conosco abbastanza bene questa città.>>

<<Sasha!>> Luke scende dalle scale, bello imbottito come gli era stato ordinato, si solleva sulle punte un paio di volte, troppo emozionato per poter mantenere un contegno. <<Andiamo al supermercato! Andiamo! Andiamo!>>

<<Ho capito! Ho capito! Andiamo!>>

***

<<Sei sicura di non voler venire con noi?>> domando a Pamela al telefono, mentre osservo ciò che ho davanti. Il reparto schifezze è sempre il reparto migliore di tutti i supermercati, Luke sta riempendo il carrello con ogni genere di patatine, visto l'amplio budget che possediamo. Trovare un lavoro è stata un'ottima idea. <<Ci sarà carne, marshmallow, patatine, popcorn e un po' di musica anni '60 che non può mai mancare.>>

Dall'altro lato della cornetta Pamela ridacchia. <<No, grazie.>>

<<Posso passare a casa tua, ci impiego dieci minuti.>>

<<Sasha, davvero>> continua lei imperterrita <<devo finire la mia ricerca su Albert Einstein per domani, e sai che non posso semplicemente fare copia-incolla da Wikipedia.>>

<<Perché no? Al massimo verrai bocciata al corso.>>

<<Ora non ti spaventare, ma al mondo esistono persone che tengono al loro andamento scolastico.>>

<<Scandoloso>> commento.

<<Lo so, e io sono una di quelle persone.>>

<<Non so se possiamo più ssere amiche ora che me lo hai detto.>>

Lei ride. <<E poi fa un freddo cane, come vi è venuto di darvi al campeggio con questo tempo?>>

<<Il cielo è sereno e Luke è emozionato, un pessimo mix di... Luke!>> esclamo, quando lo vedo afferrare una barretta extralarge di cioccolato. <<Dobbiamo stare fuori per qualche ora, non c'è bisogno di svaligiare il supermercato! E non puoi mangiare tutto quel cioccolato, ti sentiresti male!>>

<<Ma Sasha!>>

<<Niente "ma sasha!", rimetti a posto quella barretta!>> con un sospiro, torno al telefono, Pamela sta ancora sghignazzando. <<Sai, mi servirebbero due mani in più per tenere a freno la bocca di mio fratello, ho paura che quando finirà il cibo inizierà a mangiare l'erba del prato come una mucca.>>

<<Sono sicura che saprai cavartela anche da sola, e poi non sono l'unica che potresti invitare.>>

<<E chi altri dovrei invitare? Mrs Queens? Diavolo, lei mangerebbe il prato insieme a Luke.>>

<<No>> ride lei <<intendevo qualcun altro. Altri tuoi amici.>>

Mi fermo, perplessa. <<Ti devo forse ricordare che ho un carattere di merda e che per questo non ho una vita sociale attiva?>>

Dall'altra parte sento un sospiro. <<Sai a chi mi riferisco.>>

<<No, non lo so, e perché diavolo dovrei... oh>> mi blocco. <<Oh no, puoi scordartelo. Quei tre non verranno con me e mio fratello nemmeno se mi pagassero con un milione di dollari. E poi avranno altro da fare piuttosto che...>>

<<Sasha?>>

No, non ci posso credere. Non è possibile. Qualcuno mi svegli da questo incubo. <<Sophia!>> Luke lascia cadere il pacco di marshmallow per terra e le corre incontro per abbracciarla con forza. <<Sophia! Sophia! Sasha, c'è Sophia! E c'è anche Aaron! E Bill!>>

Pamela scoppia in una fragorosa risata. <<Visto, Sasha? È destino.>>

<<No, non è destino, si chiama sfiga. Solo e semplice sfiga.>>

<<Vai da loro, sfigata, ti stanno aspettando con ansia.>>

Mi volto, e ha ragione, tutti e tre i fratelli King hanno gli occhi sbarrati, e Sophia sta per soffocare per via dell'abbraccio di Luke. <<Se non dovessi più tornare, promettimi che metterai un panino col salame nella mia tomba>> la mia richiesta è più che comprensibile.

<<Cosa ci fate qui?>> domanda invece Aaron, rivolto a Luke.

<<Ci sentiamo più tardi, e metterò un panino extralarge nella tua tomba, tranquilla. Col salame piccante>> aggiunge, prima di chiudere la chiamata.

<<Principessa, non solo infesti i miei sogni erotici, ora anche la vita normale>> commenta Ridarella, più che divertito dalla situazione.

<<Ah ah, sto morendo dal ridere. Luke, staccati da Sophia, non comportarti come se fossi una piovra e lei il tuo cibo preferito.>>

<<Io e Sasha stiamo andando in campeggio>> spiega loro Luke, saltellando sul posto tutto entusiasta. <<Bruciamo marhsmallow e mangiamo popcorn e guardiamo le stelle.>>

<<Il campeggio?>> Sophia aggrotta la fronte e mi guarda allibita. <<Non ti facevo tipo da campeggio.>>

<<Non è campeggio>> la correggo, mentre infilo il telefono nella tasca dei pantaloni. <<Andiamo a guardare le stelle e a mangiare un po' di schifezze, è così che si diverte la gente seria nel finesettimana.>>

<<La gente triste>> mi corregge Ridarella.

Incrocio le braccia al petto. <<Be', allora voi cosa state facendo? Comprate la panna per fare un menage a trois? Una cosa incestuosa? Chi è che sta sopra e chi sta sotto? Oh, lasciatemi indovinare, Aaron è...>>

<<Basta così>> Stoccafisso copre la mia bocca con la sua mano e io sorrido divertita. <<Stiamo facendo spesa>> risponde alla fine, allontanandosi da me. Il mio sguardo scende più in basso, sul loro carrello vuoto, e non riesco a trattenere una smorfia di disgusto.

<<Cibi precotti... per davvero? Fate così schifo in cucina da non sapervi nemmeno fare un piatto di pasta?>>

Sophia si stringe nelle spalle con aria colpevole. <<Siamo stati viziati, ed è per questo che suggerivo ai ragazzi di andare a cenare in una pizzeria.>>

<<Cibo molto sano>> commento.

<<Disse quella che sta tenendo in mano un pacchetto di patatine alla paprika e uno di marshmallow al cioccolato.>>

Oh, ha ragione, avevo dimenticato di averli ancora in mano. Li butto nel carrello, mentre gli occhi di Luke si trasformano in due fuochi d'artificio. <<Sasha, sasha, sasha!>> esclama. Afferra il mio braccio e lo scuote come se ora fossi una sedia elettrica. <<Sono qui anche loro!>>

<<Lo vedo, Campione, ma questo non... oh no!>> esclamo, quando finalmente interpreto la luce speranzosa nei suoi occhi. <<No, no, no e poi no. Scordatelo, Luke, dimenticatelo. Non provare a chiederlo neanche, non accetterò mai e poi mai. L'inferno dovrà prima ghiacciare perché possa darti una risposta affermativa.>>

Lui mette il broncio. <<Ma Sasha, loro non mangiano sano!>>

<<Noi stiamo andando in un posto sperduto a mangiare marshmallow e popcorn!>>

<<Sì, ma facciamo il barbecue!>>

<<Barbecue?>> Sophia aggrotta la fronte. <<Ti stai portando un barbecue?>>

<<Non mi sono portata un barbecue, è un semplice falò, Luke lo chiama barbecue perché a volte arrostiamo le verdure.>>

<<Un barbecue non comprende la carne?>>

<<Per i ricchi>> le spiego, mentre mio fratello continua a scuotermi per le spalle nel tentativo di convincermi. <<Noi poveri ci limitiamo alle verdure sotto sconto.>>

<<Ma ora non siamo poveri, Sasha!>> esclama Luke, così emozionato che le sue guance si sono trasformate in due palle di fuoco. <<E possiamo prendere gli spiedini. Sai, quelli buoni, quelli che mamma voleva sempre comprarci... quelli che... hanno la pancia della capra.>>

Sophia fa una smorfia, Ridarella, per l'appunto, ride, e Aaron solleva un sopracciglio. <<E la mamma>> aggiunge Luke <<diceva sempre che più siamo meglio è, tu dici sempre che la mamma aveva ragione quasi su tutto.>>

<<Quasi>> specifico. Di certo non aveva ragione sulla scelta dei suoi tremila fidanzati. <<Luke, per l'amor del cielo...>>

Luke mi ignora, da bravo fratello ingrato qual è, e si rivolge ai King con un'emozione così innocente che può appartenere soltanto a un bambino. <<Volete venire a fare campeggio con noi?>> domanda tutto d'un fiato, senza preoccuparsi di respirare. <<Io e Sasha abbiamo portato le coperte, e la musica, e abbiamo tanto da mangiare. E poi se ci siete voi Sasha comprerà la carne. A me piace la carne. Mi piace molto.>>

<<Luke>> lo richiamo <<sono sicura che avranno cose molto più importanti da fare che andare in campeggio con noi due.>>

<<A dire il vero>> interviene Aaron <<non abbiamo niente di meglio da fare.>> Sorride non appena nota il mio sguardo omicida. <<E penseremo noi a comprare gli spiedini di carne. Mi sembra un giusto compromesso, non trovi?>>

<<Un campeggio in pieno inverno...>> mormora Ridarella, si gratta la barba sul mento con aria da contemplazione. <<Mi sembra una pessima idea. Mi piace.>>

<<Anche io, è da parecchio tempo che non lo facevamo>> aggiunge Sophia, a cui, proprio come i suoi fratelli, piace buttare benzina sul fuoco. Il sorriso di Luke passa da normale a gigante e da gigante a stratosferico. Ormai non posso più rimediare al danno, se impedissi loro di venire inizierebbe a piangere fino a farmi sanguinare le orecchie. Non potevano scegliere un altro supermercato? Un'altra vita? Un'altra città?

<<Va bene, venite pure.>>

<<Grazie, Sasha!>> esclama eccitato Luke.

Punto l'indice contro questo trio malassortito e schiocco la lingua. <<Ma se volete venire, dovrete comprare la carne più costosa che ci sia in questo stramaledetto negozio e anche un bel po' di birra, non sono sicura di poter tollerare la vostra presenza per più di mezz'ora senza un tasso alcolemico elevato nel mio sangue!>>

***

Il campeggio in realtà non è un campeggio, è più un ritrovo di anime sperdute in mezzo a una collina lontana dalla città, così deserta da farti venire pena. Trovare questo posto è stato più difficile del previsto e ho dovuto persino litigare con Aaron su come orientarci. L'ho mandato affanculo dopo cinque minuti, il che mi ha permesso di guadagnare un'occhiata omicida da Stoccafisso e una risatina di gruppo da parte degli altri presenti.

Per scavare la buca a cerchio mi aiuto con la pala che ho preso in prestito dal garage di zio Brooke, è incredibile quante cose nascondesse in quel posto, c'è da chiedersi come abbia fatto a infilarci anche il mio pick-up. Luke mi aiuta, raccoglie foglie e rametti con cui accendere i ceppi di legno che ci siamo portati da casa, mentre i fratelli King sistemano plaid, cibo e bevande attorno il futuro falò.

<<Sembri a tuo agio>> commenta Aaron, mentre mi vede sistemare foglie, erbacce e ceppi in una piramide per nulla simmetrica. <<Non è la prima volta che lo fai?>>

<<Io, mamma e Luke facevamo questa sottospecie di campeggio a ogni compleanno>> gli spiego. <<Prendevamo tutto il cibo che c'era in frigorifero, compravamo quelle bustine di marshmallow scadenti a cinquanta centesimi e verdure sotto sconto e cenavamo in mezzo al nulla, per poi sdraiarci per terra a guardare le stelle.>>

<<Un rito di famiglia>> mormora lui, inginocchiandosi accanto a me per aiutarmi a reggere i ceppi di legno.

<<Più o meno. Voi non lo avete?>>

<<I nostri genitori ci hanno provato, un paio di volte. Sai, quelle cose alla "fingiamo di essere una famiglia una volta tanto" ma il loro impegno è andato in fumo ogni volta.>>

<<Motivi di lavoro?>>

Aaron annuisce lentamente, dietro di noi avverto le risate di Luke e le prese in giro di Ridarella mentre Sophia lo insulta. Mi sfugge un sorriso. <<I nostri genitori non sono cattive persone, sono quei tipi che amano il lavoro più di ogni altra cosa al mondo e non possono farne a meno.>>

<<Mi ricorda qualcuno.>>

<<Io non sono un maniaco del lavoro.>>

<<No, ma sei un maniaco del controllo. Proprio come Christian Grey.>>

<<Smettila di paragonarmi a Christian Grey.>>

<<Perché? Guarda che alle ragazze piace Christian Grey.>>

<<Sì, lo so, ma detto da te non è un complimento, è un insulto.>>

<<Come mi conosci bene>> lo sfotto, mentre faccio bruciare le foglie e i rametti sotto la piramide. <<Cosa ti ha fatto dedurre che non fossi un'amante di Cinquanta sfumature di schifo?>>

<<Perché tu non sei una che cadrebbe ai piedi di Christian Grey, lo sbraneresti dopo due secondi. Come hai fatto con me e Bill.>>

Scoppio a ridere. <<Ora non esagerare, sei ancora tutto intero, e sei decisamente meglio di Christian Sadomaso, Stoccafisso. Il che è un complimento sotto molti aspetti.>> Tiro su col naso, mentre il freddo ne congela la punga. <<Anche se... la somiglianza è notevolment-ahia!>> Mi massaggio il costato appena ferito dalla sua gomitata. <<Okay, okay, ho capito, niente battute su Christian Sadomaso, non ti piace il sesso violento. Sempre che tu faccia sesso, con quella faccia da stoccafisso che ti ritrovi.>>

Il suo volto si fa divertito e inarca leggermente un sopracciglio. <<Mi stai sfidando, Porter?>>

<<Vuoi fare sesso? Va bene. Ma tira fuori i preservativi e ricordati di togliermi l'assorbente interno, non sia mai che nel tentativo di stappare questa bottega tu faccia risalire il mio tappo fino alla gola con tanto di...>>

<<Ti prego, fa' silenzio. Gesù, dove hai imparato ad esser così volgare?>>

<<A scuola>> risponde Luke, ora vicino a noi, sia io che Aaron ci alziamo da terra e ci avviciniamo a lui, che mi abbraccia e posa la testa sul mio petto. <<A scuola dicevano un sacco di parole brutte, e Sasha le ha imparate tutte.>>

<<Che razza di scuola frequentavate?>> domanda Bill stupefatto.

<<Era una scuola di tutto rispetto>> rispondo tagliente <<avevamo spacciatori, ragazze prostitute e professori pedofili che scopavano con gli studenti, tutto nella norma.>> Luke avvolge le braccia attorno a me per riscaldarsi un altro po'.

<<Non mi sorprende se tu sei venuta su in questo modo>> è il commento di Stoccafisso.

<<Scommetto che studiavate materie molto interessanti?>> mi prende in giro Sophia.

Annuisco. <<Oh sì, molto interessanti. Anatomia umana. Come iniziare una rissa. Come fumarsi uno spinello.>>

<<O come buttare i banchi addosso a qualcuno>> aggiunge Luke, per completare il mio elenco. <<Sei stata bellissima quando hai lanciato quel banco, Sasha.>>

<<Hai lanciato un banco a qualcuno?>> Stoccafisso sbarra gli occhi.

<<Frena, frena, non ho lanciato un banco a qualcuno, okay? Ho solo...>> mi fermo, alla ricerca del termine più adatto <<Oh, va bene, l'ho lanciato.>>

Sophia scuote la testa, mentre le risatine scuotono il suo corpo. <<Povero studente.>>

<<Oh, no, non era uno studente>> la corregge subito Luke. <<Era un professore. Il professor Winston.>>

<<Hai lanciato un banco contro un professore?>> esclama con voce stridula Sophia. Aaron chiude gli occhi e si massaggia le tempie, non sembra sorpreso di questa curiosa informazione.

<<Ehi, non ho lanciato un banco per colpirlo, okay?>>

<<Sasha, non lo hai colpito perché lui si è scansato>> mi fa notare Luke, voce della verità e della coscienza. Ridarella fatica a contenere gli sghignazzamenti e Sophia trema per le risate, l'unico tranquillo e con l'aria di disapprovazione è, naturalmente, Stoccafisso.

<<Okay, okay, l'ho colpito, o per lo meno ci ho provato.>>

<<Ti prego, dimmi almeno che avevi una ragione valida per farlo>> mormora Aaron, gli occhi ancora chiusi per non dover affrontare l'atroce supplizio di incontrare la mia faccia tosta. Come posso compatirlo.

<<Sì, ce l'avevo. Quella testa di cazzo di Winston era uno di quei razzisti di merda che credeva che le persone di colore fossero la causa di tutti i problemi del mondo. Non funziona l'irrigatore? Colpa dei neri. Sua moglie lo ha lasciato? Colpa dei neri. Insomma, un grandissimo imbecille.>>

<<Ti conosco abbastanza da sapere che sei una che attacca solo quando ti hanno toccato o hanno toccato qualcuno a te caro>> precisa Sophia, saggia maestra. <<E tuo fratello non mi sembra proprio nero.>>

<<Veronica lo era>> spiega loro Luke. <<Era la migliore amica di Sasha, ed era... come si dice, Sasha?>>

<<Figlia di una coppia mista>> concludo al suo posto.

Luke annuisce. <<Il prof stava dicendo a tutti che la gente come Veronica era il motivo per cui non avremmo trovato lavoro in futuro. Sasha all'inizio ha solo parlato, gli ha detto che il motivo per cui non avremmo trovato lavoro era perché...>> aggrotta la fronte.

<<Perché il mondo fa schifo>> preciso.

<<Esatto. E il professore ha detto che Sasha era troppo pessimista. E Sasha gli ha detto che se era pessimista era perché gente come lui respirava la sua stessa aria.>> Sophia sta piangendo per le risate, Ridarella si sta piegando in due e rischia di accasciarsi a terra. Lo giuro, non avrei mai creduto che la mia impulsività fosse motivo di tale ilarità per le altre persone. Se lo avessi saputo mi sarei data alla comicità molto tempo prima. <<Il prof si è arrabbiato, e l'ha chiamata... come ti aveva chiamato, Sasha?>>

<<Traditrice>> rispondo sconsolata. <<Alleata dei negri di merda.>>

Di nuovo, mio fratello annuisce con aria saggia. <<E Sasha non ci ha visto più. Ha preso il banco, l'ha sollevato e gliel'ha lanciato. E ha detto "traditrice dell'umanità, incredibile testa di cavolo!">>

Sono piuttosto sicura che "cavolo" non fosse l'espressione che abbia usato in quel momento, e che le mie parole fossero state decisamente più violente, ma è meglio lasciargli credere che la sua memoria non lo inganni. <<Sono stata sospesa per tre settimane quando è successo>> ammetto alla fine.

<<E' già un miracolo che non ti abbiano espulso>> mormora Aaron.

<<In quella scuola? Stai scherzando? Eventi simili erano all'ordine del giorno. Ad esempio, Patricia Delacraux fu sospesa per aver scritto col sangue del suo ciclo "fuggite, sciocchi" all'ingresso della scuola.>>

Sophia ha un conato di vomito, non posso biasimarla, ho avuto la sua stessa reazione quando ho dovuto assistere a quello spettacolo dal vivo, ma non posso negare che ho provato un certo divertimento nel vederlo. Immagino sia dovuto alla mia vena artistica mai nata. <<E Cameron Morgansten venne espulso perché diede fuoco alla palestra>> aggiunge Luke.

Sempre che quella possa chiamarsi una palestra.

<<Che razza di posto era?>>

<<Un brutto posto>> concludo io. <<E ora possiamo smetterla di parlare di me? Sapete, non sono così egocentrica come lascio credere. Andiamo a prendere il cibo da abbrustolire.>>

Due ore più tardi, tutti quanti si sono riempiti la pancia e scaldati grazie agli spiedini di carne, le verdure e i marshmallo bruciacchiati. Stacco un pezzo di una gigantesca coscia di pollo e mastico. Dio, credo di non aver mai mangiato una carne più deliziosa prima d'ora. Osservo il fuoco che stiamo circondando, squitta come un roditore, ogni tanto lancia versi inquietanti e si muove come un pompiere ubriaco.

Prendo un sorso dalla mia lattina di birra e torno alla mia deliziosa coscia di pollo. <<Ehi, Sasha>> mi richiama Luke, volto lo sguardo alla mia sinistra, così da incontrare i suoi occhi speranzosi <<potremmo fare il gioco "trova parola".>>

<<Trova parola?>> ripete Bill, confuso. <<Che razza di gioco è?>>

<<Campione, non credo che sia una buona idea>> rispondo io, ignorando Ridarella <<quel tizio pervertito lì potrebbe trasformare il gioco in una cosa deviata.>>

<<Uhh... ora inizio a interessarmi.>>

Sophia dà una gomitata a suo fratello, guadagnandosi molto rispetto da parte mia, mentre Aaron finisce il suo marshmallo bruciacchiato. <<Okay, qual è il gioco?>> domanda alla fine, dopo averlo ingoiato.

<<Oh>> sono sorpresa, non mi aspettavo avrebbero accettato così facilmente. <<E' un gioco semplice. Il giocatore deve immaginare un oggetto nella sua testa, vi darà degli indizi su cosa sia senza nominarlo mai e gli altri dovranno indovinare di che oggetto sta parlando.>>

<<Sembra interessante>> Sophia si passa una mano fra i capelli, i suoi orecchini a cerchio ondeggiano a ogni sua mossa. <<E mi assicurerò di tenere a freno la lingua di Bill.>>

Luke saltella da seduto, il mio piccolo è così emozionato che non riesce a contenersi. Sorrido e gli stringo la spalla. <<Comincio io?>> gli chiedo, e il mio sorriso si allarga quando per l'eccitazione lo vedo faticare ad annuire. <<Okay, molto bene.>> Mi schiarisco la gola e rifletto un po' sull'oggetto che potrei usare. <<Ci sono. L'ho comprato un paio di anni fa. Mi ha aiutata molto in momenti di tensione. Da lontano può sembrare un piccolo Enterprise.>>

<<Un vibratore!>> esclama subito Bill. Sophia gli dà uno schiaffo in testa. <<Ehi!>>

<<Lo usi ancora?>> domanda Aaron.

Annuisco.

<<E' una pallina antistress?>> chiede Luke, e io scuoto la testa.

<<Un preservativo?>>

Sophia ripete il colpo alla testa.

<<Un freesbe?>> ipotizza poi.

<<No.>>

<<Puoi usarlo anche normalmente, quando vai in giro per la città?>> domanda Aaron.

<<Sì.>>

<<E non è un preservativo? Ne sei sicura?>>

Ora è il mio turno di picchiarlo, ma dato che si trova dall'altra parte del falò, mi limito a lanciargli la mia lattina di birra vuota.

<<Puoi usarlo anche quando sei sotto la doccia?>> prosegue Aaron, e io annuisco. Una luce di vittoria attraversa il suo sguardo. <<Il tuo lettore cd.>>

<<Aaron King vince.>>

<<Eddai, Aaron! Era palesemente un vibratore!>>

<<Bill, se continui a parlare di preservativi o vibratori c'è il serio rischio che ti castri>> lo minaccia Sophia.

<<Cos'è un vibratore, Sasha?>> mi domanda innocentemente Luke.

<<E' una cosa che vibra>> gli spiego velocemente <<e che solo le donne possono usare.>>

<<Ehi, cos'è questa discriminazione?>> grida Bill. <<Anche gli uomini possono usarlo con le loro donne!>>

<<Ignoralo, Luke.>>

<<Tu hai un vibratore, Sasha?>>

<<No.>>

<<Ne avrebbe bisogno!>> continua Ridarella.

<<Bill>> lo avverte Aaron.

<<Ehi, cosa c'è?>> si scusa il fratello con occhi innocenti a cui nessuno credere <<se conoscesse i piaceri del sesso sono sicuro che non si comporterebbe come una bacchettona.>>

<<Io mi comporto come una bacchettona?>> lo fisso incredula. <<Sei serio? Tuo fratello stoccafisso è capace di avere una sola espressione al giorno e io sarei la bacchettona?>>

Bill si stringe nelle spalle. <<Almeno lui conosce i piaceri del sesso.>>

<<Perché ogni volta che voi due siete insieme la conversazione arriva sempre ai limiti della decenza?>> interviene Sophia.

<<Perché Ridarella è un pervertito>> rispondo io.

<<Perché Sasha è una bacchettona.>>

Pulisco la bocca con la manica della felpa. <<Okay, basta così, le insinuazioni stanno diventando troppo pesanti e non ho alcuna intenzione di continuare davanti a mio fratello.>>

<<Dove stai andando?>> mi domanda Luke, non appena mi alzo da terra.

<<A digerire, e a tenermi alla larga da quello lì>> aggiungo, indicando Ridarella <<c'è il serio rischio che lo uccida.>>

<<Vengo con te.>>

<<Oh no>> mi allontano di un paio di passi da Stoccafisso, che si sta alzando a sua volta. <<Non ne ho proprio bisogno, grazie.>>

<<Questo posto è isolato, se ti succedesse qualcosa non ce ne accorgeremmo, quindi vengo con te.>>

<<Non voglio il tuo aiuto.>>

Il suo volto rimane impassibile, Sophia e Bill sghignazzano e si sussurrano stronzate fra di loro, mentre Aaron mi fronteggia in tutta la sua imponenza. <<Non mi interessa>> conclude alla fine.

Favoloso.

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