La Pietra della Resurrezione
Il parco era buio e silenzioso. Le luci della villa ne illuminavano a malapena le chiazze di neve bianca che nascondevano ampi quadrati di prato. Jane osservava il panorama pensosa, seduta a gambe incrociate sul letto. Avvertiva ancora il senso di umido provocato dall’asciugamano avvolto attorno alla testa come un turbante. Dopo le cure provvidenziali della signora Walpole e una doccia salutare, si sentiva già meglio. Per fortuna, le ferite erano superficiali e non c’era stato bisogno di interventi particolari o di riposo forzato. Solo tanta, tanta paura. Al solo pensiero di ciò che era accaduto quel giorno, Jane si sentiva stringere lo stomaco in una morsa gelida.
La ragazza si rigirò distrattamente la Pietra della Resurrezione tra le mani. Era minuscola, poco più grande di una noce, così apparentemente fragile e innocua, eppure la strega avvertiva tutto il suo enorme potere defluire nelle sue vene, vibrando tra le sue dita e chiedendole subdolamente di essere usato. La risposta al mistero della Seconda Profezia era tra le sue mani. Sarebbe bastato un solo gesto e avrebbe saputo tutta la verità, per quanto terribile fosse. Fremente d’eccitazione, Jane rigirò la Pietra tra le mani una volta, poi due, poi…
Si fermò all’istante, lo sguardo di nuovo proiettato fuori dalla finestra. Dall’altra ala della casa si vedeva un rettangolo luminoso fuoriuscire dalla biblioteca. Nonostante fosse mezzanotte passata, anche Edmund non riusciva a chiudere occhio. Jane riconobbe distintamente la sua sagoma esile china su un grande manoscritto. Erano entrambi tormentati dallo stesso interrogativo. E la ragazza sapeva che, al momento della verità, avrebbe dovuto esserci anche lui. Era un suo diritto.
Con un profondo respiro, Jane si alzò dal letto e si infilò una morbida felpa grigia sopra il pigiama, poi sgattaiolò in punta dei piedi verso la biblioteca.
−Ciao, Ed – disse sorridendo.
Il ragazzo levò il capo dal suo manoscritto. In una teca poco più in là, Sissy dormiva beatamente acciambellata tra le sue spire.
−Ciao, Jane – disse piano. – Non riesci a dormire?
−No…Ed, io stavo pensando…forse ci conviene farlo adesso.
−Fare cosa?
−La Pietra…io penso non sia il caso di stare a perdere tempo. Dovremmo trovare il coraggio di evocare Alhena ora e sapere tutta la verità.
Al solo pensiero di trovarsi di fronte a sua madre, Edmund rabbrividì. Per quanto fossero legati, non era sicuro di essere in grado di reggere un simile incontro.
−Ci penserò io a lei, – proseguì Jane, quasi leggendogli nel pensiero – ma voglio che ci sia anche tu.
Il ragazzo ci pensò un attimo, massaggiandosi le tempie con i pollici; poi annuì.
−D’accordo. Ma stammi vicina.
***
La casa sull’oceano era stata costruita intorno alla fine dell’Ottocento come residenza di villeggiatura per una ricca famiglia inglese. L’abitazione era poi stata acquistata dai Walpole alla morte dell’ultimo proprietario dell’abitazione, un baronetto sprovveduto sommerso dai debiti.
Nonostante le vicissitudini, l’enorme villa a picco sul mare non aveva mai perso il suo originario splendore. Sembrava una reggia, isolata in mezzo a quel luogo selvaggio irto di scogliere sferzate dal vento. Nulla di tutto questo sembrava trapelare dalla calma del giardino, il cui silenzio era interrotto solo dallo scrosciare delle fontane nascoste tra i vialetti ghiaiosi e le bassi siepi ben tenute. Il cielo era di un blu infinito e le stelle sembravano tanti piccoli diamanti incandescenti.
Edmund e Jane avanzavano stretti nei loro mantelli, i loro passi che scricchiolavano sulla ghiaia illuminata dalla flebile luce delle bacchette. Il freddo penetrava fin dentro le ossa, alimentato da un gelido vento proveniente da nord.
−Qui – disse a un certo punto Jane, fermandosi al centro di un piccolo piazzale, di fronte a un fontana che raffigurava Diana cacciatrice.
I due ragazzi si disposero uno di fronte all’altra. Jane spalancò il palmo della mano. La Pietra della Resurrezione brillò alla luce della luna piena.
−Io penso che debba farlo tu – disse a Edmund. – Era tua madre.
Lo sguardo del ragazzo si raggelò per il terrore. Scosse il capo.
−Non ce la faccio…
−Ed, per quanto spaventoso possa essere, non può farci nulla di male! È solo un fantasma, niente più. Non abbiamo altra scelta.
Edmund si morse il labbro. Per anni aveva sperato di non trovarsi mai più di fronte a quegli occhi deformati dalla follia, di non avvertire mai più quel dolore atroce…La ferita sulla pancia gli formicolò dolorosamente, quasi dovesse riaprirsi da un momento all’altro. Il suo sguardo si posò su Jane.
I suoi occhi verdi brillavano alla luce della luna. Era coraggiosa, Jane, molto più coraggiosa di lui. Aveva affrontato pericoli e sacrifici che lui non si sarebbe mai sognato di eguagliare e tutto mai per se stessa, ma per aiutare gli altri, sempre più importanti della sua stessa vita. E ora gli stava porgendo la Pietra, come invito a seguirla, a restare al suo fianco ancora una volta. Sarebbe stato ingiusto deluderla. Non poteva tirarsi indietro proprio ora, a un passo dalla verità.
−D’accordo – disse allungando la mano.
Al tatto, la Pietra era liscia e fredda.
−Devi girarla tre volte nel palmo – spiegò Jane.
Edmund obbedì. Rigirò la Pietra tre volte tra le dita, cercando di focalizzare nella sua mente il ricordo di Alhena Black, dei suoi grandi occhi neri spalancati in quell’espressione folle, il volto pallido dai tratti aristocratici, la bocca dalle labbra sottili e il sorriso bianchissimo. Al solo ricordo, gli si chiuse lo stomaco per la paura, ma resistette. Doveva riuscirci, doveva riuscirci…
Accanto a lui, Jane trattenne il fiato. Apparve prima come una macchia argentea indistinta, che si fece rapidamente più grande, fino ad allungarsi e a dilatarsi. Bella da far paura al pari di sua sorella Bellatrix, i lunghi capelli neri e lisci che le scendevano fino alla vita, l’abito nero di un’eleganza mozzafiato, Alhena Black mosse un passo verso di loro. Nonostante fosse come osservarla al di là di un vetro appannato, la sua sola vista era più terrificante che mai. I suoi enormi occhi sporgenti si posarono su Edmund.
−Salazar… − mormorò, tendendo le mani verso di lui; poi vide Jane al suo fianco.
Il suo volto perlaceo si trasformò in una maschera d’ira.
–SALAZAR! – gridò con una voce inumana, facendo per artigliargli il volto con le mani protette da due guanti neri alti fino al gomito.
Terrorizzato, Edmund si ritrasse di colpo, perse l’equilibrio e cadde lungo disteso a terra. Jane si piazzò d’istinto tra lui e sua madre, la bacchetta levata.
−NO! – gridò con fierezza. – Non puoi più farci del male, ora! Non abbiamo paura di te!
−Levati di mezzo, sudicia Mezzosangue! – ringhiò Alhena.
−Non prendo ordini da un fantasma!
−Fantasma? Che cosa vuoi dire con questo, razza di…
Solo allora Alhena si guardò la punta delle dita. La rabbia sui suoi occhi si trasformò immediatamente in disperazione. Si afflosciò a terra come uno straccio bagnato, le spalle esili scosse da singhiozzi. Jane immaginò che solo allora la strega doveva aver ricordato gli ultimi istanti della sua vita, ma non provò alcuna pietà verso la sua nemica. Non ancora. Accanto a lei, Edmund si stava rimettendo in piedi lentamente, il terrore ancora dipinto negli occhi neri, gli stessi di sua madre, se quelli di quest’ultima non fossero stati deformati dalla follia.
−Alhena Black, − esordì Jane facendo appello a tutto il suo coraggio – sappiamo tutto su di te. Voldemort ci ha rivelato di come lo hai amato e di come ciò ti ha portato un figlio che non hai mai voluto. Sono stata io a portarlo via con me tre anni fa, quando eravamo entrambi tuoi prigionieri. Ora vogliamo chiederti un’ultima cosa, che ancora non sappiamo: perché hai disobbedito al tuo signore?
A quelle parole, Alhena levò il capo verso di loro. Sembrava una belva ferita.
−E a voi che cosa interessa? – ringhiò.
−Tu sei a conoscenza della Seconda Profezia, giusto? – domandò Jane. – C’è una guerra in corso. Salazar è indispensabile per portarla a termine. Ma abbiamo bisogno del tuo aiuto.
Alhena distolse lo sguardo sdegnata.
−Ho avuto modo di parlare con tua sorella Andromeda – continuò la ragazza. – Mi ha detto che tu, all’inizio, non volevi sbarazzarti di Salazar, ma dopo aver saputo la verità lo hai cresciuto quasi a forza. Perché? Che cosa c’era di tanto terribile in ciò che ti è stato detto?
−Lei mi ha ingannato! Mi ha fatto prima giurare di non far del male al bambino e poi mi ha rivelato quella profezia. E io, stupida, le ho dato retta, tanto avida ero di scoprire quale destino avrebbe avuto l’ultimo erede di Serpeverde. Io che mi aspettavo gloria e grandezza…Tom mi aveva ingannata e tradita. Aveva usato il mio amore per poi rinnegarlo nel momento in cui gli ha fatto più comodo. Speravo tanto che mio figlio sarebbe stato abbastanza forte da rovesciarlo, un giorno, per prendere il suo posto. Saremmo stati i due maghi più potenti della Terra, io e lui.
−Ma, a quanto pare, il destino non ha voluto così! – intervenne Edmund.
Non sapeva come, ma improvvisamente avvertiva un immenso coraggio dentro di sé. Era della sua vita che si parlava, di qualcosa di cui poteva decidere. Aveva capito che anche lui, al pari di Harry, avrebbe avuto l’opportunità di scegliere.
Nel vedere suo figlio fronteggiarla in quel modo, Alhena trasalì. Si levò in piedi lentamente, come un serpente che si prepara ad attaccare.
−Cosa c’è di glorioso nel disonorare quanto Salazar Serpeverde ha costruito nel corso dei secoli? – tuonò con rabbia. – Cosa c’è di onorevole nel cercare l’alleanza dei Nati Babbani e metterli contro gli ultimi maghi con il sangue puro, eh?
−È questa dunque la Seconda Profezia? Dovrò fare questo? – Edmund non riusciva a credere alle proprie orecchie. Era meglio di quanto avesse sperato.
−Ti odio! – ululò Alhena.
−Odiami pure, ma ciò non cambierà nulla. Io sono comunque destinato a sconfiggere mio padre. E a cambiare le cose. Come Erede di Serpeverde, non voglio che venga più sparso del sangue innocente per colpa di un ideale senza alcun fondamento, né che esistano spaccature e pregiudizi nel nostro mondo a causa di esso. E lo farò. Aspettavo solo una tua conferma.
−Tu non puoi…
−Io sono vivo e questo mi permette di andare avanti. E questo lo devo a te, che sei riuscita a proteggermi fino alla fine. Sbaglio o volevi proprio sbarazzarti di me in un modo non violento?
−Che cosa vuoi dire con questo?
Per Jane, fu come una secchiata d’acqua gelida in pieno volto. Un’altra sconcertante verità stava venendo vertiginosamente alla luce.
−Sei stata tu? – esclamò con il fiato mozzo. – Tu hai fatto in modo che io trovassi Edmund e lo portassi via?
Alhena le rivolse un’occhiata carica d’odio.
−Hai finto di ignorare la mia fuga – continuò Jane desolata. – Lo hai fatto apposta.
−Se solo avessi voluto, tu non saresti mai uscita viva da quel sotterraneo – sibilò Alhena. –Poco tempo prima del ritorno del Signore Oscuro, una strega chiamata Jadis mi trovò. Grazie al suo aiuto, Lord Voldemort sarebbe tornato al potere. Io sapevo che, una volta avvenuto ciò, per Salazar non ci sarebbe stata più speranza. Sarebbe morto a causa mia. E io avevo giurato che non gli sarebbe accaduto niente. Così, sapendo del tuo legame con i Pevensie, ti attirai con una trappola. Sapevo che tuo fratello aveva scarse probabilità di sopravvivere al Signore Oscuro, ma tu, sin dal primo momento che ti ho vista tanti anni fa, hai qualcosa di diverso, un potere che non conosco. Ho pensato che, portando via Salazar, avresti allontanato anche la mancanza della mia promessa. Ormai sapevo quanto fosse inutile opporsi al destino. Ti ho lasciata vivere e ti ho dato i mezzi per fuggire. E ci sono riuscita, solo poche ore prima che lui tornasse e mi uccidesse.
Jane aveva ascoltato tutto questo con le lacrime agli occhi. Alhena Black era stata la signora vestita di nero che quando aveva solo dieci anni era venuta a portarla via da quella che reputava la sua famiglia. Aveva tentato di ucciderla nel peggiore dei modi. E l’aveva inevitabilmente gettata in un mondo dal quale non sarebbe mai riuscita a tornare indietro. Per anni l’aveva odiata con tutte le sue forze, insieme a Voldemort, senza riuscire neanche a pronunciare il suo nome senza tremare di paura. Ma ora era tutto diverso. Cose inconcepibili stavano per fuoriuscire dalla sua bocca.
−Alhena, tu hai fatto di più – disse con voce rotta dall’emozione.
Sia Edmund che la Strega Suprema la fissarono stupefatti.
−Che cosa vuoi dire con questo, ragazzina? – sibilò Alhena scandalizzata.
Jane cercò d’istinto la dita di Edmund. Lui la strinse a sé con fare protettivo.
−Se non fosse stato per te, tutto questo non sarebbe mai successo – disse piano la ragazza.
Alhena scoppiò in una risata sprezzante.
−Che c’è, ora che ti ho fatto conoscere il tuo principe azzurro vuoi perdonarmi per tutto quello che ho fatto? – domandò in tono di sfida.
−Per quanto mi riguarda, no – rispose Jane inflessibile. – Non dimenticherò mai quello che hai fatto. Tuttavia, non posso non ringraziarti per averla messa nel sacco a tutti. E aver permesso alla Seconda Profezia di avverarsi, nonostante tutto.
−Ringrazia mia sorella Andromeda, piuttosto, per avermi ingannata.
−Ma, se avessi saputo prima della profezia, mi avresti tenuto lo stesso? – domandò improvvisamente Edmund.
Alhena gli lanciò un’occhiata indecifrabile. Mille emozioni sembravano combattersi ferocemente nel suo sguardo di fuoco.
−Forse sì – rispose gelida. – Eri l’ultimo legame rimasto con Tom.
−Non ti obbligo a mentirmi.
−Io non ti ho mai mentito. Mai.
Edmund si avvicinò timidamente a lei, allungando una mano come per sfiorarla. Jane rimase in disparte, pietrificata dal terrore. Ora che li vedeva uno di fronte all’altra, si rendeva conto di quanto fossero simili. Avevano gli stessi occhi. Alhena levò piano una mano guantata, sfiorando quella del figlio. I loro palmi si attraversarono con un brivido di freddo.
−Non farmi pentire di averti fatto vivere, una volta tornata dall’altra parte – disse la Strega Suprema.
−Non temere. Resterò per sempre il mostro che hai visto in me. E ne sono contento – rispose Edmund in tono indecifrabile.
La voce gli tremava in maniera innaturale.
La Strega Suprema stava iniziando a svanire lentamente. In un ultimo slancio, le sue dita sfiorarono la guancia di Edmund.
−Arrivederci, Salazar. Ricordati di vendicare la mia morte, quando rivedrai Tom – sussurrò in modo che potesse sentirla solo lui.
−Arrivederci…mamma.
****Angolo Autrice****
Mamma mia che capitolo!! Come state? Respirate ancora? Sinceramente, io ho ancora la pelle d'oca per quello che sono riuscita a buttare fuori, e so anche di essere riuscita a fare di peggio con quello che avrei scritto in futuro (tipo La Sentinella... coff! coff!)
Finalmente sappiamo tutto della Seconda Profezia e ora niente ci separa dalla battaglia finale... tranne il capitolo della settimana prossima, che ho riscritto a posteriori quest'anno durante la convalescenza perché la scena che sarebbe seguita era troppo cringe... e allo stesso tempo troppo breve, appena una manciata di righe. Per ora non posso dirvialtro, spero solo che non vengano a prendermi le guardie svizzere, ecco!
Se avete voglia di fare due chiacchiere mi trovate su Instagram come le_storie_di_fedra e su Facebook come Fedra Rider.
A prestooo!
F.
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