Ren era rientrata, sbuffante. Aveva ancora un certo rossore sospetto, ma l'elfo fu più che felice di essere liberato, troppo per far domande inopportune.
Non aveva voglia di indagare su cosa fosse successo, o perché fosse uscita dalla stanza. L'unica cosa che era fissa nella mente dell'elfo era l'eccitazione galoppante tra le cosce, che provava in qualche modo a nascondere.
Era inginocchiato sul pavimento, cercando malamente di tenere le mani davanti l'inguine, e stava implorando che la madre non facesse domande.
Al contrario, la kitsune sogghignava soddisfatta, godendosi il suo imbarazzo
«Mi dispiace aver turbato il vostro riposo» fece Kazumi, Yoichi non sapeva se lamentarsene o esserne felice «abbiamo ricevuto notizie importanti dai nostri alleati»
«Il clan Kucho?» disse Yoichi, con un certo fastidio che iniziava già a pungergli il petto
«Loro» fece la madre, aprendo il ventaglio davanti al volto «pare che stiano per sferrare un attacco alla provincia di Ise»
«Volete che ci uniamo a loro, madre?» Yoichi respirò a fondo.
Unirsi all'esercito dei Kucho voleva dire prendere ordini da Tabao, un arrogante idiota della stessa risma di Shinji.
Ma, stavolta, lui aveva una kitsune dalla sua. Yoichi sorrise; alle brutte, avrebbe proposto a Ren di "rallegrare" il maledetto per una notte, lasciandola giocare alla volpe e al topo
«Non sarà necessario» disse Kazumi; Yoichi mascherò appena in tempo un sospiro di sollievo «il clan Kucho sfrutterà mezzo autunno, fingendo di ritirarsi; siamo certi che gli Hikuitaki festeggeranno la ricorrenza, e sarà un'ottima occasione per infiltrarci nel loro castello»
«Volete quindi che miriamo direttamente al loro capoclan?» Yoichi sbiancò, deglutendo a vuoto. Kazumi annuì
«Al momento, per quanto la nostra alleata sia potente» Ren inchinò il capo, sempre sorridendo maliziosa «è solo una; il meglio che possiamo fare, con le nostre forze, è sfruttarne la potenza per colpire al cuore il nemico»
«Ho inteso, madre» disse Yoichi, inchinandosi fino a toccare il pavimento col capo «eseguirò»
Ormai l'eccitazione era scemata del tutto dal suo corpo, sostituita da un misto di terrore e rammarico.
Una volta congedati, Yoichi lasciò che Ren si ritirasse nella sua stanza, mentre un'ancella veniva a convocarlo nelle stanze di Ayako.
Sospirando per scacciare la rabbia, l'incantatore seguì la ragazza.
Come sempre, la camera di Ayako era poco più che una stanza vuota, con un basso tavolino al centro, una libreria colma di rotoli a destra e il ripiano per l'arco lungo a sinistra. Un pannello colorato bloccava la visuale del suo giardino personale.
La sorella stava lì, seduta composta, il kimono ordinato attorno a lei come in un'illustrazione. Stava versando con abilità due tazze di tè.
Yoichi prese posto, aspettando che fosse l'altra a parlare. Si era sempre sentito in soggezione davanti a Ayako, che con quel suo sguardo freddo e distante, la sua assoluta precisione nei movimenti, la ieratica calma e la capacità di far tutto
«Yoichi» disse Ayako, avvicinandogli una tazza di tè «vorrei innanzitutto congratularmi per la vittoria»
«Non ce n'è bisogno» Yoichi represse il rossore alle guance, e sperò che i capelli nascondessero quello alle orecchie «Ren ha fatto tutto il lavoro»
Le orecchie di Ayako sussultarono, in un movimento che l'incantatore non seppe decifrare
«Le vittorie dei fanti offrono prestigio ai generali» disse l'elfa, sorseggiando il tè.
Yoichi non stava capendo dove volesse andare a parare la sorella. In ogni caso, ciò che poteva fare era bere il tè e tornare nelle sue stanze
«Il compito che ti aspetta pare molto complesso» disse Ayako, quando il silenzio si protrasse a lungo. Pareva che anche lei stesse cercando le parole
«Non impossibile» sorrise Yoichi «ho qualche idea per portarlo a termine»
Con la tazza di tè ormai terminata, l'incantatore si inchinò e si alzò. Non sapeva cos'altro fare, e un imbarazzo folle si stava impadronendo di lui; doveva uscire da quella stanza
«Yoichi» la voce di Ayako lo carezzò come un vento estivo «ti prego, fa attenzione»
L'incantatore aprì la bocca, senza sapere cosa dire. La sua mente era appena naufragata, incapace di formulare un pensiero coerente.
La stoica e indifferente Ayako non poteva parlare in quel modo, non a lui, non al bastardo della casa.
Prima che la lingua di Yoichi potesse muoversi, Ayako si alzò, si inchinò con perfezione assoluta, ed uscì in giardino.
L'incantatore capì che quello era il suo congedo. Uscì dalla stanza confuso e stordito, ma con un sorriso idiota che gli si formava tra le labbra.
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