Capitolo 105 - Commiati

Il treno aveva appena cominciato a prendere velocità quando il precario equilibrio in cui si trovava la testa di Jiro venne meno, finendo per fargli cozzare la fronte contro quella del cugino. Tra gemiti di dolore e qualche protesta, entrambi i ragazzi si svegliarono praticamente subito, per poi stropicciarsi gli occhi. Una volta che furono riusciti a mettere a fuoco l'ambiente circostante però, la sorpresa provata fu tale, che il loro cuore mancò un battito.

Seduto sul sedile di fronte, con le stesse sembianze che aveva assunto all'izakaya, c'era Kama.

''Ben svegliati'' esordì lui con un gran sorriso.

''Kama-sama'' balbettò Jiro incredulo, ''lei qui?''

Alessandro si incupì.

''Spero non vi dispiaccia'' disse preoccupato.

''Al contrario'' ribatté Jiro con fervore, ''siamo molto contenti di vederla. È solo...ma come ha fatto ad entrare?''

''Come tutti, no?''. E infilata la mano nella tasca della felpa, Alessandro ne tirò fuori un cartoncino rettangolare delle dimensioni di una scatola di fiammiferi. ''Ho comprato il biglietto''

Jiro e Yoshi si scambiarono degli sguardi stupefatti, che strapparono ad Alessandro un sorriso.

''Pensavate forse che scoperchiassi il tetto o sfondassi un finestrino in corsa?'' chiese divertito.

Per nascondere il fatto di essere arrossito, Jiro chinò il capo.

''Mi scusi, era una domanda sciocca''

''Conoscendomi, mica tanto'' lo consolò lui in tono bonario.

Yoshi sorrise e Alessandro rimise a posto il biglietto.

''Vi dispiace se mi sono seduto qui?''. Indicò lo scompartimento alle proprie spalle. ''In realtà il mio posto sarebbe nella carrozza accanto, ma dato che era libero...''

''Non lo dica nemmeno per scherzo'' lo interruppe subito Jiro, ''siamo felicissimi di averla con noi''

Alessandro parve sollevato.

''Grazie''. Si mise a guardare la pioggia che batteva sul finestrino. ''E così questo treno va a Kure. È sempre sul mare, giusto?''

''Certo'' confermò Jiro, ''si affaccia sulla baia di Hiroshima''

''Stiamo andando a Hiroshima?!'' sbottò sconvolto Alessandro.

Jiro sobbalzò per lo spavento, ma si riprese in fretta.

''Sì'' rispose cautamente, ''Hiroshima e Kure distano soltanto una ventina di chilometri. Dobbiamo passare da lì per prendere il cambio''. Gli scoccò un'occhiata eloquente. ''Non lo sapeva?''

''Suppongo siano cose che succedono quando uno non riesce nemmeno a leggere il proprio biglietto'' ammise lui in tono rassegnato. ''Fortuna che ho già fatto il checkout''. E riacquistata un'espressione allegra, diede un colpetto al borsello di pelle che teneva sul sedile accanto.

''L'abbiamo vista mentre salutava la gente davanti al castello'' gli rivelò Jiro parlando a bassa voce, ''è stato fichissimo''

''Come avete fatto a vedermi?'' chiese Alessandro aggrottando la fronte.

''Con lo Smartphone di Yoshi''

''Ah, già'' disse Alessandro annuendo. ''Mi dispiace che tu l'abbia perso''

''Non è importante'' minimizzò Jiro scrollando le spalle, ''vorrà dire che ne comprerò un altro non appena tornerò ad Osaka. In fondo, fa bene staccare ogni tanto''

Mentre un sorrisetto compiaciuto gli affiorava sulle labbra, Alessandro si chinò per recuperare qualcosa nascosto sotto il proprio sedile e lo porse a Jiro. Si trattava di un pacchetto regalo grande quanto un grosso libro e avvolto con della carta regalo blu elettrico, il tutto abbinato al vistoso fiocco dorato che vi campeggiava in cima.

''Che cos'è?'' chiese Jiro, afferrando l'oggetto misterioso.

''Prova ad aprirlo e scoprilo da solo'' lo incoraggiò Alessandro.

Scambiatosi un'occhiata con Yoshi, Jiro cominciò a scartare il pacchetto finché non si ritrovò tra le mani la confezione di uno Smartphone nuovo di zecca a tema One Piece.

''Ma...'' Non riuscì a finire la frase. L'emozione gli aveva fatto morire le parole in gola.

''Sorpresa!'' annunciò scherzoso Alessandro. ''Mi dispiace che non sia lo stesso modello, ma non sapevo che tipo fosse il tuo, e così ho preso quello che mi sembrava più carino. Spero ti piaccia''

''Ma Kama-sama''. Jiro scosse la testa con aria affranta. ''No, non doveva''

''Il telefono ti è caduto mentre prendevamo la scorciatoia, e tu lo sai'' gli ricordò Alessandro pacato. ''Spettava a me rimediare''

''Io continuo a propendere per lo scippo al locale'' ribatté Jiro.

Alessandro si strinse nelle spalle.

''Pazienza'' disse in tono noncurante, ''allora, consideralo un ringraziamento per avermi invitato a cena con voi''

Yoshi cercò di tranquillizzare il cugino rivolgendo un sorriso sia a lui che ad Alessandro, ma Jiro continuò a fissare la scatola dello Smartphone con espressione afflitta.

''Mi sento così in colpa'' confessò amareggiato. ''Prima mi ha aiutato con quei Mirai Nashi, poi ci ha scortati fino al dormitorio nonostante fossimo ubriachi fradici, ha salvato Yoshi, e adesso questo''. Tornò ad incrociare il suo sguardo. ''Lei continua a farci favori e noi invece non abbiamo fatto altro che causarle problemi''

''In realtà tutti quelli che hai citato sono problemi che ho risolto dopo esserne stato indirettamente la causa''. Alessandro accennò un sorriso e scosse la testa. ''Non darmi meriti che non ho, Jiro-san''

''Ma...''

Un vigoroso brontolio, tanto intenso da sovrastare persino il rumore della pioggia che picchiettava sul vetro, impedì a Jiro di proseguire.

''Scusate, non ho trovato il tempo di fare colazione'' ammise imbarazzato Alessandro.

''Non abbiamo portato cibo con noi, però ho comprato questa''. Si alzò dal sedile per recuperare lo zainetto che teneva riposto nella cappelliera, e una volta che fu tornato a sedersi, porse ad Alessandro una lattina. ''Se vuole nel frattempo posso anche andare a prenderle qualcos'altro''

''Non ti disturbare, sei già troppo gentile'' lo rassicurò Alessandro stappando la lattina.

Ormai stava per bere il primo sorso, quando un sospetto improvviso lo spinse a fermarsi. Memore dell'esperienza vissuta in una gelateria a Tokyo, dove aveva incautamente addentato mezzo cono di quello che credeva cioccolato, soltanto per scoprire che sapeva di pesce, si convinse fosse meglio chiedere maggiori informazioni prima di procedere oltre.

''Ma che cos'è?'' domandò cauto.

''Calpis soda'' rispose Yoshi anticipando il cugino.

L'espressione interrogativa di Alessandro lasciava ben poco spazio all'interpretazione. Quel nome non gli diceva assolutamente niente.

''È tipo uno yogurt dolce frizzante'' precisò Jiro.

''Suona bene'' mentì Alessandro.

Bevve un lungo sorso aspettandosi il peggio, ma alla fine rimase piacevolmente sorpreso. Quella specie di bibita non era affatto male.

''Le piace?'' chiese preoccupato Jiro.

''Molto buono'' rispose Alessandro con sincerità.

Ne prese un altro sorso per poi mettersi a scrutare la lattina mezza vuota, che teneva sollevata per il bordo inferiore come fosse un calice.

''Ha un retrogusto di limone'' commentò con l'aria di un sommelier intento a giudicare un vino costoso.

Jiro e Yoshi si videro costretti a soffocare una risata.

''Sì, infatti'' confermò divertito Jiro, ''agli stranieri tendenzialmente non piace. Lo reputano troppo strano''

''Si vede che sono strano io''

E svuotata la lattina in un colpo solo, l'appiattì pressandola tra le mani. Dato che, perlomeno a giudicare dalle loro espressioni stupefatte, nessuno dei due cugini sembrava intenzionato a parlare, Alessandro decise di farlo lui.

''Mi pare che vi siate ripresi abbastanza bene dalla sbornia'' notò con semplicità, appoggiando il dischetto di alluminio accanto al proprio borsello.

''Lei più di tutti'' gli fece notare Jiro.

Alessandro sorrise.

''Quell'Umeshu era proprio buono, te ne devo dare atto, ma purtroppo o per fortuna, su di me ha lo stesso effetto dell'aranciata''

Senza che a precedere quel brusco cambiamento vi fosse il benché minimo indizio rivelatore, il sorriso di Jiro si spense all'istante, mentre il suo viso assumeva un'innaturale colorazione verdastra.

''Non ti piace l'aranciata?'' ipotizzò Alessandro, palesemente spaventato.

''No, è solo...'' Strinse la mano a pugno davanti alla bocca. ''Un malessere passeggero''

Nonostante si stesse sforzando molto per apparire tranquillo, alla fine la nausea che provava ebbe il sopravvento. Affidata la confezione e la carta regalo dello Smartphone a Yoshi, Jiro scattò in piedi.

''Scusatemi tantissimo'' disse mortificato, continuando a tenere la mano premuta sulle labbra, ''torno subito''

Raggiunse il bagno marciando a passo sostenuto, e una volta dentro si chiuse la porta alle spalle, facendo scattare il chiavistello.

''Sai, credo di aver appena rivalutato il mio stato di sobrietà perenne'' confessò in tono scherzoso Alessandro, cercando di sdrammatizzare la situazione.

Yoshi accennò un sorriso ed annuì in segno d'assenso, ma non si spinse oltre questo. Alessandro tornò serio.

''Tu invece come ti senti?'' gli chiese cauto.

''Bene'' rispose Yoshi facendo di sì con la testa, 'grazie''

''Sicuro?'' insistette Alessandro, visto che il ragazzo aveva parlato senza neppure incrociare il suo sguardo.

''Solo un po' nervoso'' ammise Yoshi, ''non sono abituato a parlare con persone così importanti''

''A chi ti riferisci?'' chiese Alessandro, inclinando la testa di lato.

Yoshi sgranò gli occhi.

''Ma a lei, ovviamente'' ripose senza esitazione.

Alessandro sogghignò.

''È uno dei problemi con cui sono costretto a convivere''. Appoggiò il gomito sul bracciolo del sedile e si puntellò la tempia con l'indice. ''Mi sopravvalutano sempre''

''O forse lei è troppo modesto'' ribatté Yoshi.

''E a proposito di modestia, com'è che adesso parli inglese come un madrelingua?'' lo incalzò Alessandro sollevando un sopracciglio. ''Su questo treno per caso offrono corsi accelerati?''

Yoshi arrossì.

''In realtà lo so parlare'' confessò imbarazzato.

''E perché hai finto di non esserne capace?''

''È perché mi vergognavo''

La fronte di Alessandro si aggrottò.

''Ti vergognavi di saper parlare inglese?''

''No, mi vergognavo di...''

''Rivolgermi la parola direttamente'' disse Alessandro concludendo la frase al posto suo.

Yoshi distolse lo sguardo senza dire nulla.

''Sta tranquillo'' lo rassicurò Alessandro, ''non sei certo il primo che incontro a cui non sto simpatico''

''NO!'' esclamò Jiro rialzando la testa di scatto.

Rendendosi conto di quel che aveva appena fatto, si coprì la bocca con le mani, ma a parte un paio di sguardi furtivi provenienti dagli altri passeggeri, la sua gaffe passò praticamente inosservata.

''Scusi, ma non è per questo. Vede, il fatto è che...'' Sospirò. ''Mi imbarazza parlare con gente che non conosco. In realtà, avrei preferito passare la serata solamente con Jiro, e quando lui mi ha fatto sapere che ci sarebbero stati anche i suoi amici, ero quasi tentato di rifiutare. Sapevo che se fossi venuto alla fine mi sarei sicuramente sentito fuori posto''

''Eppure con quella ragazza all'izakaya sei stato molto coraggioso'' gli ricordò Alessandro, ''io non ci sarei mai riuscito''

Con le guance ormai più rosse di un San Marzano, Yoshi abbassò la testa, mettendosi a fissare la confezione dello Smartphone che teneva sulle gambe.

''Quando bevo faccio cose stupide'' confessò mesto.

''L'hai insultata davvero?'' chiese Alessandro, dando finalmente voce alla domanda che si teneva dentro dalla nottata precedente.

Yoshi scosse la testa.

''No'' rispose con una vocina, per poi tornare ad incrociare il suo sguardo, ''le ho solo detto che...che era molto bella, e che se voleva potevamo parlare un po', mentre nel frattempo le offrivo un drink. Lei ha riso e poi mi ha detto di seguirla in un posto carino che conosceva. Io volevo avvertirvi, ma quella continuava ad insistere che non ce n'era bisogno e...''

Non riuscendo più a reggere la tensione Yoshi interruppe il contatto visivo, nascondendo la faccia tra le mani.

''Mi dispiace, ero ubriaco e non sapevo quello che stavo facendo''

''Capita a tutti di essere raggirati almeno una volta'' disse Alessandro comprensivo, ''non ti devi scusare Yoshi-san''

''Sono così mortificato'' confessò lui senza osare scoprire il volto, ''ero appena arrivato ad Osaka e non ho fatto altro che creare una marea problemi a mio cugino, e a lei''

''Jiro si sente in colpa, io mi sento in colpa, e adesso pure tu'' elencò Alessandro in tono leggero. ''Potremmo fondare un club. Il club del pentimento''

Per quanto ci avesse sperato, la battuta non parve sortire alcun effetto tangibile. Yoshi continuava ostinatamente a nascondere il viso.

''Non avrei mai dovuto mettere piede in quel locale'' disse in preda alla vergogna, ''è stata una cosa...così stupida''

Sul volto di Alessandro calò un'ombra.

''Mi dispiace che tu abbia dovuto assistere a quello schifo'' rivelò a bassa voce.

Finalmente Yoshi abbassò le mani, ristabilendo il contatto visivo.

''Non voglio che tu creda che mi piaccia'' premise Alessandro in tono sommesso, ''è solo che...non ha più lo stesso peso che aveva una volta''. Gli scoccò un'occhiata eloquente. ''Per certi tipi di persone, sia chiaro, ma una volta stabilito questo, farlo risulta fin troppo facile''. Abbassò lo sguardo. ''E non sono affatto convinto che sia una cosa buona''

''Lei è stato colto di sorpresa, non voleva farlo'' gli fece notare Yoshi, nel tentativo di consolarlo.

''Non ne sono così sicuro'' ribatté afflitto lui.

Yoshi non disse nulla e Alessandro rialzò la testa.

''Io sono invulnerabile, Yoshi-san. Quei tre avrebbe potuto svuotarmi addosso anche cento caricatori e non sarebbe cambiato niente''. Soffiò e scosse la testa. ''Perché l'ho fatto allora? Avevo paura? Paura di cosa? Non c'era niente in quel locale in grado anche solo di scalfirmi, eppure...''

Strinse i pugni con rabbia.

''La verità è che sono semplicemente un codardo''

''O magari non voleva che facessero del male a me'' ipotizzò Yoshi con convinzione. ''Se quegli uomini avessero deciso di sbarazzarsi di entrambi, a lei non sarebbe successo niente, ma io sarei morto. In cuor suo lei lo sapeva, per questo l'ha impedito''

A dispetto di quella manifestazione di sostegno incondizionato, Alessandro non disse nulla. Apparentemente incapace di commentare quanto appena sentito, i suoi occhi continuarono a restare fissi sul pavimento della carrozza, finché, al termine di una lunga pausa durata quasi un minuto, non si decise a rompere il silenzio.

''Possibile'' disse asciutto.

Il rumore della pioggia sul finestrino si interruppe di colpo mentre il treno entrava all'interno di una galleria e lo scompartimento piombava nel buio. Pochi secondi dopo la porta della toilette si aprì e ne venne fuori Jiro, che seppur un po' barcollante, cominciò ad avviarsi lungo la corsia nella direzione opposta alla loro.

''Dove sta andando Jiro-san?'' chiese Alessandro sovrappensiero.

Fingendo di ignorare il fatto che avesse capito tutto quanto, nonostante desse le spalle alla scena, Yoshi preferì limitarsi a rispondere.

''Non lo so'' ammise stringendosi nelle spalle, ''forse a prendere qualcosa ai distributori''

Alessandro aveva una mezza idea di quale fosse il piano di Jiro, e la cosa lo spinse a confidarsi con Yoshi.

''Sai, ieri sera, all'izakaya, dopo che te n'eri andato, Daisuke-san e gli altri ti hanno dato del sempliciotto'' gli raccontò in tono neutro, ''ma anche se era ubriaco fradicio, Jiro-san ha preso subito le tue difese''. Accennò un sorriso. ''Hai un bravo cugino, Yoshi-san. Tienitelo stretto''

''Sì, Jiro-kun è un bravo cugino'' confermò Yoshi annuendo, ''anche se non c'era bisogno che mi difendesse''

''Non è bello che gli altri spettegolino alle proprie spalle'' ribatté Alessandro accigliandosi.

''Ormai sono abituato a queste cose'' lo informò Yoshi, come se si trattasse di un'inezia priva della benché minima importanza, ''dopo che il test di ammissione è andato male, in casa sembrava quasi fosse morto un parente. Sono stato felice di traferirmi all'istituto tecnico''. Ridacchiò tra sé e sé. ''A volte mi capita di pensare, che la compagnia delle mucche sia quasi preferibile a quella di certe persone''

Le sopracciglia di Alessandro si inarcarono all'unisono, anche se quando il treno uscì dalla galleria, e la luce naturale tornò ad inondare lo scompartimento, la sua espressione stupefatta era ormai scomparsa.

''Tutti hanno i propri periodi no'' disse cercando di mostrarsi ottimista, ''ma alla fine sono fasi che si superano. Tra qualche anno vedrai che le cose saranno diverse''

''Lei però non ha questi problemi'' replicò Jiro scoccandogli un'occhiata eloquente. ''Lei è Kama, il portatore di pace''

''Vero, ma sono anche Kama, il non particolarmente brillante'' scherzò Alessandro. ''Per essere forte sono forte, non lo nego, ma quando si tratta di numeri, grafici, tabelle, o tomi di diritto?'' Scosse la testa divertito. ''Lasciamo perdere. Sono pronto a scommettere quello che vuoi che se fossi stato io al tuo posto, anche impegnandomi il triplo, avrei totalizzato la metà del punteggio che hai preso tu. Prova a vedere l'intera faccenda da questo punto di vista. Mi hai stracciato Yoshi-san. Dovresti esserne orgoglioso''

Yoshi curvò le labbra in un sorriso amaro.

''E poi, in fondo si tratta semplicemente di uno stupido test'' proseguì Alessandro, raddoppiando i propri sforzi per tirarlo su di morale. ''Forse non diventerai un medico, un avvocato, o un dirigente pubblico, e allora?''. Si strinse nelle spalle. ''Pazienza. Il Giappone è pieno di medici e avvocati, mentre gli agricoltori sono pochi. Unendoti a loro tu stai fornendo un contributo molto importante''.

Levò l'indice ad altezza fronte, con l'aria di chi avesse alle spalle una decennale esperienza.

''Anzi, ti dirò di più, lavorare in certi ambiti è decisamente sopravvalutato''. Rise al ricordo che gli era appena venuto in mente. ''Ora che ci rifletto, qualche tempo fa Tommy mi ha raccontato una storiella molto divertente su un notaio, che aveva incontrato a Calcutta...''

''Ho fallito apposta quell'esame'' lo interruppe Yoshi.

Alessandro ammutolì all'istante.

''Sapevo tutte le risposte, ma ho deciso di sbagliare'' proseguì secco.

Gli occhi gli divennero improvvisamente lucidi, mentre la sua voce si incrinava.

''Non volevo fare medicina''.

Si trattava senza dubbio di una confessione fatta a cuore aperto. Forse nemmeno Jiro lo sapeva. Commosso e a disagio al tempo stesso, prima di parlare ancora Alessandro decise di prendersi qualche secondo di riflessione. Se Yoshi si aspettava che commentasse quella notizia così importante, lui voleva farlo usando le parole giuste.

''Secondo me ognuno dovrebbe essere libero di seguire la strada che sente giusta per sé stesso'' disse in tono estremamente pacato. ''Non ti devi sentire in colpa per questo''

''Anche se i propri genitori vorrebbero qualcos'altro?'' ribatté Yoshi in tono amaro.

''I genitori dovrebbero consigliare i figli affinché abbiano il miglior futuro possibile'' confermò Alessandro, ''ma per esserlo, questo deve anche rendere soddisfatto chi lo vive''. Gli rivolse un sorriso pieno di empatia. ''Meglio un mondo pieno di agricoltori felici, che di cardiochirurghi tristi''

''I suoi genitori la pensano così?'' chiese Yoshi a bruciapelo.

Totalmente spiazzato dalla domanda, Alessandro distolse lo sguardo e si mise a scrutare fuori dal finestrino. Per un po' l'unico rumore che si sentì rimase il picchiettio della pioggia, e tale silenzio fu sufficiente a convincere Yoshi, che il suo interlocutore lo stesse deliberatamente ignorando.

Tuttavia, al termine di un'attesa snervante, Alessandro emise un lungo sospiro, e senza smettere di fissare il paesaggio oltre il vetro, sussurrò la propria risposta.

''Sì''

Anche se moriva dalla voglia di farlo, Yoshi non parlò. Il suo intuito gli diceva, e a ragione, che Alessandro non avesse ancora finito.

''Ma mi rendo conto che non tutti ragionino allo stesso modo''

Yoshi abbassò lo sguardo sulla confezione dello Smartphone che teneva tra le mani.

''So che lo fanno pensando al mio bene'' disse mestamente, ''vorrei solo...che capissero che questa cosa è quello che voglio fare''

''Allora dimostraglielo'' affermò risoluto Alessandro, voltando la testa nella sua direzione. ''Fagli vedere che ci tieni e quanto per te sia importante. Questo dovrebbe bastare''

''E se non funzionasse?'' chiese Yoshi incrociando il suo sguardo.

Alessandro chiuse gli occhi e sospirò. Quando li riaprì la sua espressione era velata di tristezza.

''Non ho risposte, Yoshi-san, solo consigli'' ammise con sincero dispiacere. ''Prendili per quello che sono, e scusami se non riesco a proporre di meglio''

Yoshi tirò su col naso, per poi piegare il busto in avanti.

''La ringrazio'' disse riconoscente, ''per tutto''

Troppo imbarazzato per replicare in maniera diretta, Alessandro cercò allora di farsi venire in mente un modo con cui sdebitarsi per quel gesto, ma l'improvviso ritorno di Jiro pose fine ai suoi progetti.

Rispetto a quando aveva dovuto correre alla toilette, il suo aspetto adesso era notevolmente migliorato, al punto che ormai sembrava essersi ripreso quasi del tutto. A giudicare dalla montagna di snack confezionati che reggeva tra le mani, era evidente che avesse fatto una sosta ai distributori automatici.

''Scusate se ci ho messo tanto'' annunciò giulivo, ''ma sono andato a prendere qualche snack''

Si sedette al proprio posto, finendo per far scivolare sul pavimento un paio di sacchetti di patatine. Intanto che Yoshi lo aiutava a mettere in ordine, Jiro porse ad Alessandro una busta argentata.

''Kama-sama, le piacciono le patate dolci?''

Alessandro sorrise.

''Da quando sono qui ho sviluppato una passione'' gli confessò afferrando il sacchetto.

Jiro parve molto soddisfatto.

''Ho anche mochi, merendine, caramelle, una banana, cioccolato, patatine al wasabi'' elencò affabile, mentre passava in rassegna la valanga di pacchetti che aveva sulle gambe, ''e dell'altro Calpis, se desidera''

E gli porse una lattina.

''Sei troppo gentile'' rispose lui prendendo anche quella.

Su insistenza di Alessandro alla fine fecero colazione tutti assieme, servendosi dai vari pacchetti di snack che aveva portato Jiro. Il resto del viaggio fino a Hiroshima lo trascorsero principalmente in quel modo, inframmezzando il tutto con alcuni siparietti divertenti, a cui Alessandro si prestava volentieri mutando forma a richiesta.

Purtroppo per loro però, dopo che il treno ebbe effettuato una sosta a Fukuyama, l'ultima fermata prima dell'arrivo a destinazione, lo scompartimento si fece notevolmente più affollato, costringendolo a darci un taglio per evitare di essere scoperto.

Avevano lasciato la stazione da nemmeno dieci minuti quando Alessandro gettò l'occhio fuori dal finestrino. Ormai la pioggia era cessata e i primi timidi raggi di sole stavano cominciando a filtrare attraverso la spessa coltre di nubi, illuminando un porto sconosciuto in lontananza.

''Yosfi-ban'' farfugliò con la bocca impastata di dorayaki.

Ottenuta la sua attenzione, Alessandro capì fosse meglio inghiottire.

''All'istituto hai per caso frequentato qualche corso sull'acquacoltura?''

Gli occhi di Yoshi si illuminarono.

''Oh, sì' confermò annuendo con passione, ''finora abbiamo studiato l'allevamento di molluschi, alghe e alcune specie di pesci''

''Bene, forse allora mi puoi aiutare''. Bevve un sorso di Calpis, per poi curvarsi leggermente verso di lui. ''Secondo te, nel tratto di mare vicino a Kure, ci sono delle ostriche?''

***

Una volta che ebbe varcato la soglia dell'appartamento, Alessandro si chiuse la porta alle spalle e raggiunse il soggiorno. A causa dell'ora tarda e delle lampade spente ogni cosa risultava immersa nell'oscurità. Per lui ovviamente non faceva alcuna differenza, ma dato che quella vista gli metteva ansia, prima di mettere in ordine preferì comunque accendere la luce.

Nell'aria c'era un leggero sentore di detersivo al limone. Probabilmente Tommy doveva aver mandato qualcuno a pulire mentre era via. Preso l'appunto mentale di ringraziarlo non appena si fossero incontrati, Alessandro appoggiò il borsello che teneva sottobraccio sul tavolo. Era ancora coperto di brina in alcuni punti, ma a parte questo si presentava in ottime condizioni, e pure dello Smartphone riposto al suo interno si poteva dire lo stesso. A quanto pareva, lo strato di isolamento termico funzionava ancora.

Tuttavia, doveva esserne sicuro. Ormai erano trascorsi più di tre giorni da quando la batteria aveva terminato la carica, perciò fu costretto a collegare il cellulare alla rete elettrica prima di tentare di accenderlo. Intanto che la schermata di caricamento compariva sul display, Alessandro infilò la mano in una delle tasche interne del borsello e ne tirò fuori quella che era senza dubbio la cosa più preziosa in suo possesso.

Una magnifica collana di perle color avorio, quasi tutte delle medesime dimensioni, ad eccezione di una sola, grande almeno il triplo delle altre, e che pendeva appesa ad un ciondolo in argento. A Violet sarebbe piaciuta, ne era sicuro.

Nel frattempo, la musichetta d'avvio cessò di colpo, permettendo così ad un sonoro ding di segnalare la presenza di un messaggio in attesa. Sapendo per certo che non fosse di Violet, all'inizio non ci badò molto, ma quando, a seguito del primo, ne giunsero altri dieci in rapida successione, Alessandro capì di non poter ignorare la cosa.

Raggiunto dunque il telefono, che aveva lasciato in carica nel disimpegno accanto alla porta della cucina, decise di cominciare a leggere partendo dal più vecchio in ordine temporale. Lo mandava Tommy e risaliva a circa tre giorni prima.

Perché non rispondi?

Probabilmente perché in quel momento si trovava ancora a scandagliare il fondale. Quello doveva essere per forza l'ultimo messaggio che aveva ricevuto prima che lo Smartphone esaurisse la carica. Infatti, il successivo recitava: Appena leggi questo messaggio, chiamami subito

Chissà cosa voleva?

Ti prego, chiamami

Addirittura, ti prego?

Dove sei? Posso venire io se vuoi

Fino in Giappone?! Ma che accidenti era successo?!

Non fare stupidaggini. Parliamone insieme

A cosa si riferiva? Che avesse scoperto ciò che era accaduto a Osaka?

Ho bisogno di sapere che sei lucido. Ti supplico, mi basta che rispondi di sì

Non ebbe bisogno di proseguire oltre. Ormai con i nervi a fior di pelle Alessandro si preparò a comporre il numero di Tommy, quando un'idea improvvisa non lo convinse a desistere. Se si trattava davvero di una faccenda tanto importante, la televisione ne avrebbe parlato di sicuro. Prima di chiamare l'amico doveva assolutamente sapere cosa l'attendeva di preciso.

Abbandonato lo Smartphone sul ripiano Alessandro tornò subito in soggiorno a passo di carica, e una volta accesa la tv, selezionò il primo programma di news h-24 che gli venisse in mente. Contrariamente a ciò che si aspettava non dovette cercare molto, poiché la notizia che campeggiava a caratteri cubitali nella parte in basso dello schermo, gli fornì da sola tutto quello che aveva bisogno di sapere.

Mentre la sua presa sul telecomando veniva meno, e il dispositivo si schiantava sul parquet liberando le batterie, un urlo agghiacciante riecheggiò per il condominio.

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