Sogni e segreti - Carter
Nonostante i suoi sforzi, Carter non riusciva a pensare ad altro che alla conversazione tra i suoi genitori avvenuta la sera precedente.
Era riuscito a coglierne solo poche frasi, ma c'era qualcosa in quelle parole che l'aveva profondamente turbato. Li aveva sentiti discutere a proposito di una lettera da cui erano stati scossi e il cui contenuto lo riguardava personalmente, sebbene non avesse capito ancora in che modo.
"Questo non possiamo tenerglielo nascosto!" aveva protestato sua madre con voce soffocata. "Lui deve saperlo, Ethan. Abbiamo lasciato passare troppo tempo, nostro figlio ha il diritto di sapere la verità. Soprattutto adesso che abbiamo scoperto questa cosa. Lui, lui... oh, Ethan!"
La signora Barrymore aveva parlato con un filo di voce che si era poi spezzato, impedendole di concludere la frase.
Suo marito aveva cercato qualcosa da dire per rassicurarla, ma si era reso conto di essere turbato tanto quanto lei. Erano rimasti lì, nel mezzo del salone, del tutto ignari del fatto che Carter li stesse ascoltando dal silenzio della sua stanza.
Da quel momento, nella mente del ragazzo si erano affollati innumerevoli pensieri. Il suo cervello stava tentando tutte le strade possibili per capire di cosa potesse trattarsi. Così, in quella 'pausa di riflessione' che durava da chissà quanto, gli erano tornati alla mente episodi della sua vita che credeva di aver dimenticato. In questo flusso di coscienza, improvvisamente e senza un apparente motivo, si ritrovò a pensare ad un sogno, un sogno che sin da piccolo lo accompagnava spesso.
Si trovava nell'angolo di una grande stanza. Intorno a lui c'erano tanti altri bambini, la maggior parte dei quali piangeva. Carter, invece, se ne stava seduto sul pavimento a osservarli. C'era una bambina in particolare che, allegra com'era, riusciva sempre a catturare la sua attenzione. La piccola giocava spensieratamente e, ogni qualvolta i loro sguardi si incontrassero, lei rideva. In questo confuso scenario, Carter veniva portato via improvvisamente, inconsapevole di cosa stesse succedendo. Un grido disperato, una voce che urlava il suo nome in lontananza era l'ultima cosa che sentiva prima che il sogno si dissolvesse.
Quante volte, nel cuore della notte, si era svegliato sconvolto da questa visione, con il cuore che gli batteva all'impazzata e gli occhi gonfi di lacrime.
Ogni volta che quel sogno riaffiorava nella sua memoria, il ragazzo provava una fitta allo stomaco, un dolore così profondo da togliergli il respiro.
Non voleva ammetterlo, ma una parte di lui sapeva che quel sogno avrebbe potuto avere molto a che fare con ciò che avevano detto i suoi genitori. Aveva talmente tante cose per la testa che non sapeva più a cosa pensare. La sua unica certezza era che avrebbe scoperto la verità. Ma la verità su cosa? E se si fosse sbagliato? D'altronde, come avrebbero potuto i suoi genitori mentirgli per una vita intera?
Per scappare per un po' da questa tempesta di domande, Carter sapeva perfettamente dove andare, o meglio, da chi andare.
William Worther era amico della famiglia Barrymore da una vita e per Carter era sempre stato un punto di riferimento, probabilmente perché erano uniti da un'affinità intellettiva tale da annullare i numerosi anni che li dividevano. Passavano il tempo a discutere dei temi più disparati, filtrando il mondo circostante attraverso il loro animo curioso e sensibile.
Carter fu accolto calorosamente in casa Worther e, senza troppi fronzoli, tirò fuori ciò che aveva dentro con una domanda insolita. Era certo che il suo vecchio amico Bill avrebbe capito e che gli sarebbero bastate poche parole, ma ben scelte, per illuminargli la strada; la sua fiducia non era mal riposta.
"Carter se ti conosco bene, e so che è così, leggo nel tuo sguardo che c'è qualcosa che non va..."
"Bill, hai mai paura?"
Il signor Worther non ritenne opportuno indagare oltre riguardo a ciò che preoccupava il suo giovane amico. Capì che il modo migliore per aiutarlo era rispondendo di tutto cuore al suo quesito. Ci rifletté attentamente e iniziò a parlare.
"Se ho paura? Beh, ragazzo, credo che se se si ha anche solo un pizzico di amore nel cuore, allora è inevitabile che capiti di avere paura. Quando parlo di paura, non parlo di ragazzini che scappano da mostri, di quelli che si vedono in televisione. Quella non è paura... Se ci tieni veramente a qualcuno, allora avrai paura di perderlo... A volte penso a come mi sentirei se un giorno mi svegliassi e realizzassi di essere solo, di aver perso tutte quelle persone che per una vita intera hanno colmato il mio cuore e riempito la mia vita. Questa è la cosa che mi spaventa di più."
Qualche ora dopo, di ritorno verso casa, Carter poté abbandonarsi al lavorio della sua mente. Grazie a Bill, aveva isolato la sua paura più grande ed era riuscito a neutralizzarla. Ora sapeva cosa fare. Ripensò alle parole del suo vecchio amico e lasciò che lo investissero di nuovo, mentre guardava il paesaggio scorrere oltre il vetro del tram.
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