11. Gladers

-Stai dicendo di aver dimenticato un foglio a casa?- domandò la mia amica con tono rilassato incurvando leggermente le sopracciglia. Intanto, il mio aspetto continuava a peggiorare, non solo non avevo dormito e avevo l'umore sottoterra ma dopo aver ricordato di aver lasciato a casa quel foglio, avevo sgranato tanto gli occhi che temevo potessero restare così senza poter più ritornare al loro posto.

-Non è un foglio qualsiasi, Tess. È il foglio!- Sbottai come un pazzo, portando come gesto esasperato le mani nei capelli. Perché avevo come l'impressione che nessuno riuscisse a capire la gravità della situazione eccetto me?

"Forse perché sei tu quello nei guai?" Eccolo, Din in tutta la sua saggezza e magnificenza.

Che stupido, ora mi congratulo persino con un neurone.

"Non sono un semplice neurone, sono quello piccolo e sopravvissuto a tanta scemenza, quello che non ti ha ancora abbandonato per un viaggio al miglior casinò di Las Vegas, quello che continua a farti sperare!"

-Thomas ci sei?-

-Sì, ero...-

Se le dicevo che stavo ascoltando il mio unico neurone , Teresa avrebbe direttamente prenotato una clinica psichiatrica senza neanche chiedere il consenso ai miei, quindi la buttai su qualcosa di più semplice ma convincente.

-Stavo pensando a cosa succederà...mio padre...- Blateravo frasi senza senso, ma non mi si poteva dar torto, ero nella merda più totale.

-Non può averlo scoperto.- Sbottò in preda al panico, se non conoscevo il mio tasso di paura, potevo ben dire che lei mi stesse superando...peccato che il mio timore fosse insormontabile.

-Sono sempre più sbadato e rincoglionito!- Mi addossai la colpa, in fondo ero io che avevo sbagliato e che quindi mi riconfermavo l'ennesimo idiota. Era un onore non perdere quel titolo, sempre primo in classifica. La mia filosofia di vita era mai essere secondi a nessuno. La rispecchiavo in tutto e per tutto o almeno per quanto riguardasse l'idozia e la sfiga.

Emisi uno sbuffo, incrociando le braccia-Scoprirà che sono gay da uno stupido foglietto, ma si può essere così cretini? Un fatto era scoprirmi a letto con Newt e un altro leggere un fottuto messaggio!-

-Non c'è modo di deviare il senso? Spiegarlo in modo diverso?-

-Un senso diverso?- alzai le spalle, e dall'espressione che la mia amica occhi blu aveva sul volto, potei capire di somigliare a un mostro mangia persone.- Come mi interpreti un Per favore, Thomas, dimentica, con tanto di firma Newt? Fino a prova contraria è un nome maschile.- Respirai, mi sentivo affannato come se avessi fatto chilometri e chilometri di corsa, ma quello era l'effetto della paura mischiato con la rabbia che a breve sarebbe sfociato nella disperazione più totale.

-Beh forse qualche modo ci sarebbe... ma i tuoi non sono stupidi, anche se fingessero di crederti, inizierebbero a insospettirsi e a starti col fiato sul collo...- Fece una pausa guardando la strada poi lanciò un'occhiata furtiva nella mia direzione-beh almeno sarà un coming out originale.- abbozzò un sorriso di compiacimento dandomi una leggera pacca sulla spalla.

Quella frase mi risuonò come una battuta stupida, una freddura che non mi facevan né ridere né mi dava altri benefici.

Per la maggior parte del tragitto restammo in silenzio, provai a chiamare Gally dal cellulare di Teresa diverse volte ma un'irritante voce mi avvisava che il bulletto era irraggiungibile.

Ali di gabbiano voleva farsi desiderare? Beh...allora sarei stato al suo gioco.

Gli lasciai un sms a nome di Teresa, dove gli chiedevo di incontrarci nel giardino della scuola in un posto più appartato, lontani da occhi indiscreti avrei potuto spiegargli e spremerlo al meglio.

A parte telefonare Gally, io e Teresa non facemmo molto, sia perché a corto di idee sia perché limitati.

Le strade di Manhattan in un giorno feriale, soprattutto all'orario di scuola, sapevano essere davvero temibili.Appena intravedevamo qualcuno di anomalo, la mia amica si comportava di conseguenza, accelerate improvvise e frenate brusche erano l'asso nella manica di Teresa, come un slalom aveva schivato tutti i professori senza che questi ci vedessero ma avevamo rischiato tanti lenti e sofferti infarti.

Se non fossi morto quel giorno, non sarei morto più.

Arrivammo dinanzi scuola, di Minho o di altri nostri amici per fortuna non c'era traccia. Più persone venivano coinvolte più mi sarei sentito uno schifo.

-Farò il prima possibile, è inutile che tu scenda.- E prima che potessi chiudere lo sportello, la invitai ad aspettarmi sul retro. Era poco frequentato e probabilmente nessuno avrebbe fatto caso a noi

Teresa stava facendo grossi sforzi per me, per vedermi felice.

Era una brava amica e non mi sarei mai perdonato se qualche professore l'avesse vista in mia compagnia a marinare la scuola, così con il cappuccio della felpa rossa in testa, entrai nel giardino scolastico, almeno non vedendomi in volto non avrei richiamato l'attenzione eppure nonostante ciò mi sentivo sott'osservazione.

Che dipendesse dal mio abbigliamento? Forse...

Eravamo all'inizio di maggio e indossare una felpa con il cappuccio a 25° all'ombra non era il massimo della sanità mentale, ma tra le tante cose di quella mattina forse era la più normale: non dimentichiamo che non avevo dormito e avevo bevuto tre birre all'alba.

A passi d'elefante mi avvicinai al muretto dove avevo dato appuntamento a Gally fingendomi Teresa, ora dovevo soltanto sperare che fosse lì o che almeno a breve sarebbe arrivato.

Continuavo a camminare a capo chino e quando alzai lo sguardo andai a sbattere contro qualcuno, dalla sagoma doveva essere un maschio.

E infatti non avevo sbagliato, Gally era di fronte a me e mai come in quel momento ero felice di vederlo.

Il biondo con l'accendino in una mano e la sigaretta nell'altra mi stava squadrando dal basso verso l'alto con aria riluttante.

-E tu che ci fai qua? - Domandò alzando la voce di un'ottava con tono infastidito-e poi guarda come ti sei conciato! Ma quando ti vesti, ti guardi allo specchio?- schernì portando la sigaretta tra le labbra, accendendola.

Gally aveva buttato offese peggiori, quindi incassai tranquillamente quel commentino cercando di non perdere di vista il mio scopo. Dovevo scoprire dove potesse essere Newt.

-Grazie per essere venuto. - iniziai e con grande soddisfazione notai il sorriso svanirgli sulle labbra, lasciando posto alla perplessità e a un pizzico di delusione.-Eh già...il vero emittente sono io, credevi davvero che fosse Teresa?-domandai con accenno acido ma non rispose, era chiaro che non sapesse cosa dire, ignorai la sua espressione buffa anche se volentieri gli avrei riso in faccia e provai a concentrarmi- tralasciamo questi piccoli dettagli...- dichiarai ironico calciando qualche pietrina.

Mi guardò con espressione da pesce lesso e sì, avrei riso fino a impazzire ma non in quel momento così drammatico.

-Ho bisogno del tuo aiuto.- sussurrai tenendo lo sguardo nel suo, gli stavo implorando aiuto con ogni mia singola parte del corpo.

-Aiuto? Io aiutare te? Fumi roba buona...- si toccava l'occhio, distoglieva lo sguardo ma non sembrava stronzo come le altre volte, stavolta era vulnerabile e qualcosa mi diceva che dovevo insistere, che potevo farcela.

Prima che mi spingessi a raccontargli l'accaduto , mi guardai intorno notando che a pochi metri da noi stava passando Ashley con il resto del gruppo, rivolsero un'occhiata al mio interlocutore per poi scambiarsi tra loro occhiate di intesa e ridere all'unisono.

Gally guardò altrove palesemente a disagio.

-Perché non ti hanno salutato?- domandai semplicemente anche se ero abbastanza consapevole di ricevere una risposta scorbutica.

-Perché non ti fai gli affaracci tuoi? Stavolta vuoi che ti schiatti la milza?- sputò velenoso come un serpente a sonagli, incenerendomi con un'occhiata di rabbia furente.

-E va bene calmo, calmo- Alzai le mani in segno di alt, resa-...mi farò i fatti miei ma de...vi dirmi dove solitamente Ne...wt trascorre il tempo.Devo dirgli una co...sa. - balbettai mostrando la più totale insicurezza.

"Secondo te questo energumeno con la zucca al posto della testa te lo dirà? Povero illuso. "

Sapevo che Din non aveva tutti i torti ma le avrei provate tutte pur di scoprire qualche indizio su Newt. Gally mi guardava con espressione indecifrabile lasciando trasparire nel suo sguardo occhiate di schifo nei miei confronti.

-Alby e Newt sono gli unici meno stronzi, gli unici che ci sono ancora a differenza di quei perdenti che sono appena passati...vuoi vendicarti portandomeli via, non è così?  Ho visto come stai azzeccato a Newt.-appurò e mai come allora aveva fatto un discorso tanto stupido e campato in aria.

-Se davvero vuoi che Newt non finisca come gli altri devi dirmi dov'è, a quest'ora può essere in guai seri. Io so delle cose che tu non sai.- in fin fine era vero, Gally non sapeva proprio un bel niente e nonostante spesso mi aveva dato della checca, sembrava ancora non aver compreso.

-Sai delle cose che io non so?-accennò una risata aspirando la nicotina per poi rilasciarla poco dopo- Eppure sei tu che sei venuto qui, a parlare con me, vestito tanto per e a chiedermi dove può essere.-

Già...in effetti mi ero lasciato fregare, non era la frase opportuna ma non m' importava, per Newt non solo avrei fatto di tutto ma avrei subito anche diverse umiliazioni.

-Mi mancano alcuni pezzettini di puzzle dimmeli e farò qualunque cosa tu voglia.- enunciai istintivo senza riflettere. L'adrenalina che scorreva nelle vene era troppa, necessitavo di sapere.

-Qualunque cosa?-scandii con un sorriso malvagio in pieno viso- per iniziare farai qualche piccolo scherzetto a quell'ammasso di idioti...  ovviamente piccolo è un modo di dire...se provi a tirarti indietro dirò che sei gay e cose peggiori.- continuò ridendo ma la parola "gay" l'aveva leggermente affievolita quasi come se lo spaventasse e la volesse soccombere.

-Non credi che quando dirai gay, rideranno più di te che di me? Dando importanza a questo gli permetti stesso tu di continuare a deriderti...e forse non finiranno mai di farlo...- pronunciai saggiamente e stavolta mi stava prestando una certa attenzione.

-Lo sai anche tu?- smorzò le labbra cominciando a mostrare segni di irrequietezza.

-Sì ma non mi importa niente. Non sono come loro, non ci ho né riso né altro.Tu, invece, prova ad accettarlo, vivrai meglio.-

Abbassò lo sguardo, aveva le mani in tasca e io non sapevo cosa potesse trovarci di  interessante nel fissare l'erba dal prato ,ma fatto sta che non mi urlava contro  né mi stava pestando o altro. Insomma, niente delle sue solite cose da bulletto.

-Alby stamattina ha sentito Newt- disse improvvisamente e allora capii che quella paura, quel sudore che avevo sprecato non erano stati vani.-Gli ha detto delle cose e poi Alby gli ha promesso di non dirlo a nessuno.- tutto il mondo mi cadde addosso, ero sicuro di non potermi alzare.-Ma lo ha detto a me, forse perché convinto che tutt'altro per la testa che non gli avrei prestato ascolto.- proferì e tutte le mie speranze si accesero come quando ritorna la luce dopo un black out.

-È davvero importante che tu me lo dica...- proferii insistente, deglutii, le mani mi tremavano, e sia per il caldo sia per il timore, sentivo delle goccioline di sudore nascermi dalla fronte. Ero troppo teso, ero troppo follemente innamorato.

-È un posto nuovo, si chiama gladers.- disse solamente e no, un indovinello no. Non lo avrei accettato perché con la demenza che mi ritrovavo, sarei arrivato troppo tardi e dopo vaffanbagno tutto.

-L'hanno aperto di recente? - dissi sperando di strappargli altre informazioni.

-Non nuovo in quel senso, nuovo nel senso che Newt non l'ha mai frequentato prima o almeno che io sappia. Non conosco molto il mio amico ma da come mi ricordo quel posto è frequentato da tipi poco raccomandabili, non è l'ambiente che fa per Newt.- un'informazione utilissima ma non sapevo se essere felice per aver fatto dei progressi o triste perché quello che temevo si stava avverando. Newt stava per fare una grande cazzata, non so di che genere ma dovevo far di tutto per evitarlo.-E non fa neanche per te.- specificò a mezza voce come se avesse letto i miei pensieri.

-E per chi farebbe scusa? Per un tipo aggressivo e manesco come te?- chiesi irritato mettendo le braccia conserte, inorridito.

-No...io a confronto dei tipi che circolano lì dentro sono un santo.- deglutii, Gally non aveva potuto dire una cosa del genere. Si era sempre vantato di essere il più forte, bastardo, imbattibile e ora si sminuiva. Erano così mostruosamente orribili?

-Io qui faccio lo stronzo per avere la merenda,copiare i compiti, ma lì dentro...è vita nuova o morte certa...dipende dal punto di vista.- buttò a terra la cicca poi sollevò il capo rivolgendomi un'occhiata curiosa- è l'ultima strada di Manhattan e quindi la prima che allaccia con il Bronx, il South Bronx. Sai la gente lì com'è...sparatorie e  merda varia sono all'ordine del giorno- detto ciò sollevò le spalle e a mo' di menefreghismo se ne andò, lasciandomi senza fiato.

Per lunghi istanti,  rimasi lì, fermo, la mia vita si era bloccata mentre  quella degli altri continuava ad andare avanti. Gli studenti compreso Gally stavano entrando per seguire le lezioni. Io, invece, dovevo seguire altro. Il mio compito era  trovare Newt.

Percorsi il piccolo viale sul retro della scuola, per mia fortuna trovai il cancelletto ancora aperto e stranamente nessun collaboratore scolastico o amico o professore mi aveva visto, attraversai la strada e dopo due vicoli con un sospiro di sollievo trovai il piccolo furgoncino di Teresa, vi salii.

-Stavo per venirti a cercare- esclamò spaventata- allora lo hai visto? Hai scoperto qualcosa?- domandò in preda all'ansia, era una semplice ragazza non potevo dirle di Newt e di quell'orribile posto, la conoscevo, avrebbe insistito per accompagnarmi ma non era una faccenda che poteva essere sbrigata da una ragazza anche se a volte Teresa aveva comportamenti da maschiaccio, non potevo permetterle di andare in quella zona da pericolo rosso.  Era una faccenda adatta ad un ragazzo, anzi,  data la pericolosità non era adatta a nessuno.

Alzai lo sguardo, la fissai fingendo di star bene, di essere sollevato.

-Sì tutto bene Tess, falso allarme- accennai uno sbuffo sorridendo falsamente- Newt è a casa sua.-

Non che mi piacesse fingere ma in quel caso non c'era stata proprio scelta. Sicuramente mi avrebbe fatto comodo addentrarmi in una zona pericolosa con qualcuno al mio fianco che avesse potuto aiutarmi e magari anche con un mezzo più sicuro di un velocipede, ma io avevo deciso di sbrigarmela da solo in compagnia soltanto della mia bike.

Mi stavo suicidando e il bello è che ne ero perfettamente cosciente.

 Dopo essere salito in macchina della mia amica mi ero fatto riaccompagnare a casa, dove avevo trovato il bigliettino che Newt mi aveva lasciato ancora sul divano, dei miei genitori nessuna traccia, forse erano di fretta che non ci avevano neanche fatto caso, nah...non ero così fortunato.

Senza neanche buttare qualcosa nello stomaco, entrai in garage, lì trovai la mia bicicletta dire che fosse in pessimo stato non le rendeva giustizia, era tutta polverosa e le ruote necessitavano di essere gonfiate;trascorsi tutta la mattinata per metterla a posto, mi assicurai che la catena, le ruote e i freni fossero in un stato efficiente. Ci mancava soltanto che mi sarei catapultato. Addio Newt e addio anche a me.

Era impossibile credere tale cosa.

Newt...Il Bronx...ecco perché era particolarmente interessato quando al tg diedero la notizia della sparatoria...non era mica un criminale? A me Newt piaceva ma per quanto lo avessi inseguito diverse volte da stalker innamorato, non sapevo nulla di lui.

I miei pensieri non erano intenzionati a lasciarmi in pace neanche un attimo, dovevo scappare da me stesso e magari ritornare quando tutto si fosse messo a posto ma niente si aggiusta da solo.

Venne il pomeriggio, i miei ancora non erano rincasati e pensai fosse il momento più appropriato per quella piccola fuga, mi armai di cellulare e caricabatterie,  non era forse nei film che nei momenti di pericolo il cellulare del protagonista era sempre scarico? Beh...un film è fantasia ma con la sfortuna che mi ritrovavo poteva diventare la mia realtà quindi meglio prevenire.

Decisi di indossare anche il casco della bicicletta, mi sarei sentito più sicuro e semmai fossi caduto almeno alla testa non avrei riportato traumi.

Presi le chiavi e uscii di casa con quel poco indispensabile,  in fondo dovevo soltanto trovare Newt e farlo ragionare poi sarei ritornato nella mia dolce casa. Senza alcuna preoccupazione chiusi il portoncino, montai in sella della mia bike e con tutta la forza che avevo nelle gambe, lasciai Manhattan.

Sin da piccolo ero stato un bambino con poca fiducia in se stesso, un ragazzino che vedeva la resa come ovvia e giusta cosa, ma da quando i miei occhi si erano posati su Newt, avevo capito che in tutta la mia vita avevo sbagliato, arrendersi era soltanto per i deboli, per i paurosi, e anche se io lo fossi, mi sarebbe bastato Newt per sentirmi invincibile, per abbandonare completamente tutte le ansie e le preoccupazioni. Io avevo un disperato bisogno di Newt.

Era già un'ora e mezza che pedalavo e anche se fossi un ottimo velocista non poteva dirsi lo stesso per la mia dote da ciclista che poteva essere equiparata alla pigrizia di un bradipo. Affannato e affranto avanzavo per strade e vicoli che neanche conoscevo, Gally non era stato chissà quanto utile, si era limitato a dirmi che era un posto tetro ma non mi aveva detto se era un bar, un bed and breakfast né come si chiamasse. Giravo a vuoto e forse mi sarei imbattuto anche in qualche pazzo, o , peggio sarei morto prima di trovarlo.

Emisi un sospiro rumoroso ormai stremato, ero entrato in diversi bar cupi, maleodoranti e quant'altro, ma tutti mi avevano dato il ben servito e in uno avevo rischiato persino di essere cacciato a calci nel sedere.

Ma quando tutte le speranze sembravano rotte come un vaso di cristallo, i miei occhi furono catturati dal piccolo bagliore di una lucina a intermittenza color verde proveniente da un locale situato alla fine della strada. Che fosse lì?  Mi avvicinai lentamente notando delle motociclette parcheggiate senza alcun rispetto per la segnaletica orizzontale,  dei tipi rozzi stile renegades vi erano seduti sopra e mi guardavano con sorriso beffardo, schernendomi.

"Grassi, tatuati, barba e capelli lunghi, avranno anche delle armi!" pensai e il sangue mi si raggelò nelle vene. Beh, perlomeno era riuscito a trovarlo, non era un'allucinazione, l'insegna diceva proprio gladers.

Scesi dalla bike tenendo lo sguardo basso, se li avessi guardati, avrebbero capito che me la stavo facendo addosso, deglutii e titubante avanzai verso l'entrata del bar ,sperando che quando fossi uscito avrei trovato la mia bicicletta ancora integra.

Appena entrai, fui invaso da una puzza di fumo mischiata con l'odore dei peggiori alcolici, tossii pensando a come stessero soffrendo i miei polmoni. Le pareti del locale tetro erano di legno e lo stesso il bancone, le sedie e i tavoli, dei poster abbellivano le pareti ma restava comunque un locale arretrato, di vecchio stampo.Era piccolo come locale e l'unico posto che mi mancava era la piccola saletta alla quale potevo accedere tramite una tendina color verde scuro.

Un ragazzo più o meno della mia età gironzolava per i tavoli servendo le bevande. Mi avvicinai, era l'unico assieme ad un altro di colore che aveva la faccia innocua.

-Scusami...-iniziai scioccamente-posso parlarti? - domandai temendo un rifiuto, lo seguii di tavolo in tavolo, i clienti erano tutti uomini ma di Newt non c'era traccia. 

-Un attimo, un attimo...- parlò spazientito svuotò il vassoio dalle bevande e tornò  al suo posto dietro il bancone di legno.-Cosa c'è? - disse poi rivolgendomi un'occhiata curiosa.

Scostai uno sgabello e sotto la luce neon del lampadario, potei ben vedere il suo viso: aveva gli occhi scuri, i capelli neri e la pelle olivastra.

-Sto cercando un ragazzo...ha diciotto anni, è biondo, ha gli occhi castani, è alto e snello...lo hai visto?Ti prego, è importante- implorai esasperato fissandolo dritto negli occhi,improvvisamente si avvicinò il ragazzo di colore con due piatti contenenti ciambelle. 

I due si guardarono come se sapessero qualcosa ma non volevano rivelarmela.

-No, mai visto.- rispose il ragazzo dalla pelle olivastra.

-Sì anch'io come Winston non l'ho visto.- rispose l'altro ma qualcosa mi diceva che non stavano dicendo il vero.

Mi sentii andare a fuoco, avevo riposto fiducia e speranza almeno in questo locale orribile e neanche qui c'erano sue tracce. Che fine aveva fatto? Se qualcuno lo aveva catturato, qualche malato? Abbassai il capo profondamente angosciato, accennai un segno di saluto, anche stavolta avevo fatto un buco nell'acqua. 

Mi avvicinai all'uscita ma mentre stavo per aprire la porta,  la mia attenzione fu richiamata da un piccolo litigio a un tavolo, c'erano due tizi che stavano giocando a carte ma più che un gioco sembravano fare seriamente.

-Sei soltanto un pive- disse uno dei due prendendosi tutto il mazzo di carte.

Pive.

Qualcosa scattò in me, qualcosa si accese. Sorrisi meccanicamente. I miei occhi si erano illuminati. Tutto iniziava ad avere un senso. Lasciai la presa dalla maniglia della porta, mi voltai e a passo veloce mi avvicinai nuovamente verso il bancone.

-Ascoltami pive.- sbraitai sottolineando "pive" a quello che doveva chiamarsi Winston, il tizio mi rivolse un' aria seccata e al tempo stesso minacciosa.-Dimmi dove caspio posso trovare Newt, so che è qui!- ero determinato e la sicurezza che avevo nasceva dalla forza di volere Newt. Ero sicuro che fosse dietro quella tendina.

-Qui non c'è nessun Newt.- irruppe il ragazzo di colore che prima aveva le ciambelle.-Ma c'è uno  che risponde alla descrizione che hai fatto...- 

-Chi?- domandai sporgendo  la testa in avanti, avvicinandomi ancora più a lui come se volessi annullare la distanza che il bancone creava.

Si guardarono a vicenda e dopo un cenno affermativo con il capo che fecero entrambi, portarono  i loro sguardi su me e all'unisono esclamarono

- Il collante. Tu stai cercando il collante.-



Spazio Autrice:  TA TA TAAAAAAA!Il capitolo più lungo finora quasi 4000 parole, non ci posso credere! Siete contente? Stavolta non ho aspettato alle 11 di sera per pubblicare ahahaha, la maggior parte del capitolo l'ho scritta in due giorni, un vero e proprio fiume in piena. Non so come ma ho stravolto la storia, ora è molto più avvincente e misteriosa :3 tranquille che al prossimo capitolo Newt o dovrei dire il collante? La colla, insomma The glue(?)ci sarà ma di questo cosa ne pensate? Intanto devo ringraziare infinitamente tutte quelle che hanno votato/messo negli elenchi di lettura/mi seguono ma che soprattutto ogni volta che pubblico sclerano. Siete la mia gioia*^* Spero di sentirvi anche stavolta magari sapendo le vostre supposizioni. Non immaginate quanto sono felice quando leggo i vostri commenti. Perdonate gli orrori e sì, qualche piccolo riferimento a TMR c'è ma giusto per dare quel pizzico in più. I ragazzi del bar per chi non l'avesse capito mi sono ispirata a Winston e Frypan. Ps: sappiate che sarò crudele e che i momenti Newtmas saranno sempre più presenti.  Piccola parentesi(Thomas che gira per il Bronx con una bici? Quando scrivevo quella scena ho pensato  a lui con una piccola bicicletta rosa stile Barbie con le rotelle. Okay...mi dileguo! Baci bellissime Newtmasine♥

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