Sette;;
Passò un giorno, io mi ero leggermente ripresa.
Ero più cosciente e avevo ripreso a parlare.
Sebbene ciò, ancora non riuscivo ad alzarmi.
Toriel era seduta accanto al mio letto, e stava in silenzio, mentre si torturava le mani.
«...Toriel.» dissi.
Lei sembrò illuminarsi di colpo, sorrideva come se volesse mettermi a mio agio, ma sembrava anche lei agitata.
«Dimmi pure...» fece una pausa non sapendo il mio nome, sembrava quasi dispiaciuta da ciò.
Io le sorrisi, cercai di farla stare bene.
«Mi chiamo (t/n).» dissi calma.
«Oh, che bel nome che hai cara...volevi chiedermi qualcosa?»
«Puoi dirmi cosa è successo? Perché...sto così male?»
Lei si spense, e si sistemò sulla sedia, come pronta per raccontarmi qualcosa di rilevante.
«Circa una settimana fa, qualcuno bussò alla mia porta. Io non sono mai uscita da qui. Aprii, e ti trovai in pessime condizioni. Ti hanno trafitta...con delle ossa...nello stomaco.»
Perdi un battito nel sentire quelle parole.
Abbassai lentamente le coperte con un respiro irregolare, e vidi una fascia piena di sangue.
«Io ti ho curato come meglio potevo, e sembravi migliorare. Sei forte, e io ero sicura che ti saresti ripresa.»
Spostai di nuovo lo sguardo su di lei.
«Non ti ho abbandonato un secondo...»
Io mi misi a singhiozzare, portando una mano alla bocca.
Solo ora che ero stata salvata, cominciavo ad avere seriamente paura di morire.
Solo il pensiero che se fosse andata un minimo diversamente, io non mi sarei più risvegliata, mi metteva un angoscia sul cuore terribile.
«Mi dispiace cara...» disse Toriel, e mi abbracciò.
Io ricambiai senza pensarci due volte, avevo bisogno di affetto, di conforto, di una spalla su cui piangere.
Mi sentivo privata di qualunque cosa, indifesa.
Dopo un po' si staccò.
«Vorrei sapere anche io qualcosa di te...ma se non te la senti, ne parleremo qualcosa vorrai.» mi rassicurò.
«Io vorrei parlartene, ma ricordo ben poco...» affermai tristemente guardando il vuoto.
Toriel non si mosse e non parlò.
Stetti zitta a pensare, volevo riordinare dal ricordo più recente che avevo.
«Ricordo,» dissi osservandomi l'anello con un sorriso «che il mio ragazzo mi aveva chiesto di sposarlo. Eppure io non ero felice come avrei voluto. Ero preoccupata da tante cose. E ora me ne pento.» feci una pausa, e gli angoli della mia bocca si piegarono all'ingiù.
«Ero uscita quella sera, e ricordo anche che ero rimasta particolarmente colpita da uno strano ragazzo, che non so cosa gli fosse preso, ma in pieno Dicembre era uscito a maniche corte senza un cappotto o altro. Inoltre...sembrava che nessuno potesse notarlo. Così l'ho seguito.»
«Lui cominciò a scappare, a correre, e io ad inseguirlo. Sono entrata in un portale, e...e poi mi sono ritrovata in mezzo alla neve.»
Cominciai a ridere, coprendomi il viso.
«Oh dio, che idiota! Scommetto che non ci credi, e mi starai prendendo per drogata, ubriaca o pazza o altre stronzate. Eh, sai, ti capisco, anche io non credo a quello che ho vissuto.» spostai lo sguardo altrove smettendo di parlare per un po'.
«Io ti credo.»
Mi voltai verso di lei, che mi rivolse un sorriso.
Io feci lo stesso, contagiata.
«Ricordo solo che dopo essere arrivata qui, uno scheletro vestito in modo strano mi ha detto qualcosa...qualcosa che non ricordo...e poi buio.»
«Uno scheletro hai detto?» Toriel si alzò dalla sedia.
«Si...un tipo abbastanza strano. Era vestito stile anni novanta, e portava degli occhiali scuri. Lo conosci per caso?»
«...no.» abbassò lo sguardo «Non lo conosco.» completò abbattuta.
Io la guardai senza capire, e poi distolsi lo sguardo.
«Grazie per ciò che hai fatto per me. Lo apprezzo davvero...nessuno ti ha obbligato a prenderti un peso così grande.» le dissi.
«Figurati. Vuoi del tè?»
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