Quaranta;;

Sentii qualcosa accarezzarmi la guancia, e lentamente aprii gli occhi, svegliandomi.
Era Fresh che passava la sua mano sul mio viso.

«F-Fresh?» chiesi confusa, lui sorrise ed annuì.

«Mi sono...addormentata...» dissi a bassa voce, senza alzarmi dalla mia comoda posizione.

«Sapevo che lo avresti fatto. Per questo non volevo che mi aiutassi.»

Non capii, e la mia faccia assunse uno sguardo interrogatorio.

«Ti ho sentita (t/n), tutta la notte.» annunciò.

«Nel letto ti muovevi tutto il tempo, cambiando posizione. Poi ti sei alzata e ti sei spogliata, cucendo i tuoi vestiti.»

Diventai rossa come un peperone.
Non riuscii a dire nulla che mi interruppe di nuovo.

«Perché ieri non hai dormito? Sembravi tormentata.»

Io mi nascosi dietro il cuscino con sguardo triste.

«Nulla di importante. Davvero.» dissi con voce ferma e fredda.

«Sai bella,» era tanto che non mi chiamava così, e io gli prestai la mia attenzione «se c'è qualcosa che mi hai insegnato, è capire quando la gente mente. E se vuoi saperlo, ora sono davvero interessato. Voglio sapere che hai. Non sei obbligata a dirmi tutto, ma almeno come stai.»

Io spalancai gli occhi, e sentii le lacrime minacciare di uscire.
Cercai di ricacciarle dentro, non mi piaceva farmi vedere mentre piangevo.

«Mi dispiace. Ma io non dovrei stare con te. Ho detto una bugia dopo l'altra, a volte senza neanche accorgermene.»

Fresh non comprese, e mi guardò stranito.
Io mi misi a sedere sul letto, difronte a lui, asciugandomi una guancia.

«Io non sono nessuno per insegnarti qualcosa. Sei tu che insegni a me a vivere per davvero.» ammisi.

«Mi duole dirlo, ma è la verità. Mi sono sempre sentita superiore a te o robe simili solo perché io ero immune al tuo virus, e potevo fare ciò che volevo, ma il mio stupido orgoglio è una stronzata!» esclamai, e altre due lacrime scesero spezzandomi il volto.

Fresh mi guardava come terrorizzato.
Singhiozzai.

«Che vita ho avuto? Mi fa schifo, io mi faccio schifo! E me ne accorgo solo ora! Non dovrei vivere, perché non me lo merito. Non ho saputo cambiare, non ho saputo essere diversa dagli altri. Sono debole e monotona, banale. Vivo per figura, per numero.»

Più pronunciavo quelle parole, più mi sentivo cadere a pezzi, erano freccia che mi trafiggevano il cuore.
E faceva male.

«Ho sprecato la cosa più preziosa che qualcuno mi avesse potuto dare, e adesso non posso recuperare, non posso rivivere.»

Scoppiai a piangere, non riuscivo più a contenermi.
Piansi, piansi e piansi.
Fresh mi abbracciò, lasciandomi senza fiato.
Finii sul piangere sulla sua spalla, sfogandomi, mentre stringevo tremante la sua felpa colorata.

«Non devi sentirti così. Perché ti posso assicurare che se non fossi esistita, anche la mia vita sarebbe rimasta monotona e inutile, senza nessuno da amare. Tu non vivi per figura, vivi perché ci dobbiamo aiutare a vicenda. Ognuno aiuta a imparare cosa siano i sentimenti all'altro. Che non li abbia mai provati o che sia sempre stato ingannato. Non è colpa tua, chiaro? Non è colpa tua. Sei solo un'umana, e tutti commettiamo degli errori. Gli errori sono fondamentali.»

Io sollevai di poco la testa, incontrando i suoi occhi.
Annuii, e conservai quelle parole nel mio cuore.

«Grazie.»

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