L'Umhïrtröfa
Il mattino seguente, durante una sosta, Xerxes prese da parte Skye per parlarle.
Nathan attese trepidante, già incupito all'idea che presto avrebbe visto rattristata la ragazza più bella del mondo...
Frattanto toccò a lui parlare a James riguardo alla Fonte magica non segnata sulle mappe.
All'inizio l'amico lo fissò con gli occhi blu spalancati in una furia rasente la follia... ma poi i muscoli facciali si rilassarono, e rimase in silenzio.
Nathan proprio non riusciva a tradurne l'espressione. «James, mi dispiace... I-io non volevo arrivare a litigare, e...»
«Fa niente.»
Sia Nathan che Yan lo fissarono allibiti.
James scrollò le spalle. «Dico sul serio, non importa. Io devo imparare a fidarmi totalmente di voi. Tu credi in tuo padre, Nathan, allora ci credo anch'io. Ci credo con tutto me stesso, perché ci credi tu. La Fonte esiste, ne sono certo.»
Yan sorrise radioso. «Stai parlando proprio come una persona positiva!»
«Ma non dire stupidaggini!» lo attaccò l'altro, ritrovando i suoi modi bruschi. «Sono solo... fiducioso, ecco quanto. Posso esserlo?»
I due annuirono intimoriti.
Mentre Yan sghignazzava, Nathan disse: «Grazie, Jamie, lo apprezzo davvero tanto».
«Non mi ringraziare per questo, ringraziami perché ieri ti ho salvato il culetto.»
Nathan sorrise, davvero grato di avere in squadra un amico forte come lui.
Tornò serio un attimo dopo, guardandosi alle spalle e levandosi in piedi. «Meglio che vada da Skye.»
Yan strizzò gli occhi. «Faremo di tutto per farla stare meglio.»
«E poi, parliamo di Skye» borbottò James. «Quella ranocchietta cambia umore alla velocità della sua lingua. Non c'è niente che possa abbatterla troppo, neanche una sorella stronza.»
«Beh... certo questa è una cosa parecchio triste. Dopotutto è sua sorella...»
«E allora?» James si accigliò sempre di più. «Skye potrà anche starci male, ma deve andare avanti. Se Rose si comporta così, significa che non merita la sua considerazione. Essere parenti non significa necessariamente essere una famiglia.»
Yan annuì lentamente. «Sì, questo è vero...»
Nathan non poteva dar loro torto. Rose non era l'unico esempio di pessimo parente, bastava pensare a Kayne e al signor Mowbray. Questo però non significava che per Skye, Xerxes e Yan fosse semplice lasciare il loro ricordo alle spalle e che non ne soffrissero.
Zoppicando, si avviò là dove aveva visto allontanarsi i due amici, in una radura circondata da cespugli di grossi fiori bianchi a otto petali.
I ragazzi erano seduti su una roccia, l'uno di fianco all'altra. Nathan non poteva vederli in viso, ma sentiva l'amica tirare su col naso...
Vide Xerxes posarle la mano sul braccio e sentì Skye rispondere bofonchiando come se avesse la bocca piena.
Almeno non sembrava arrabbiata, perché il ragazzo le passò il braccio attorno alle spalle e lei posò la testa contro il suo petto.
Nathan rimase in disparte ad aspettare, sempre più geloso, fin quando Xerxes non si alzò battendole dolcemente sulla schiena e passò accanto all'amico strizzandogli l'occhio.
Allora, finalmente, Nathan approcciò Skye.
Teneva Niawn su una mano, mentre con l'altra s'ingozzava senza riguardo di bacche scure, mugugnando come una lupa rimasta a digiuno.
Quando si girò per guardarlo da dietro la coltre di riccioli, lui vide che aveva tutte le labbra macchiate di succo bluastro.
«Oh, ciao, Nathan...» sbuffò Skye a bocca piena. Le lacrime le bagnavano gli occhi, ma continuava a ficcarsi le bacche tra i denti. «Non mi guardare. Quando sono nervosa mangio...»
"Sì, ma non l'hai mai fatto prima. Significa che sei vicina a esplodere..."
Skye attese che lui le si sedesse accanto prima d'inghiottire il boccone. «Ne sei a conoscenza?» domandò ansimando.
«Sì, Xerxes me lo ha raccontato.» Si fece più vicino per sfiorarla col braccio. «Se la mia opinione conta, ritengo che tua sorella manca di sale in zucca.»
Lei sbuffò amaramente. «La tua opinione per me conta tantissimo.»
Posò Niawn sul suo ginocchio, ma la raganella zampettò malamente cadendo sul fianco e rischiando di rotolare a terra. Nathan l'afferrò in tempo, per poi posarsela sulla testa.
Il cuore gli esplose di letizia quando Skye portò la mano alla bocca per soffocare una risatina. Era così bella, anche con le labbra sporche di succo e il viso butterato dalle punture di hornethorn.
La ragazza si pulì un poco il mento e, tornando seria, disse: «Bianca e Raven mi mancano tantissimo... e anche Rose...»
«È giusto che ti manchino. Perché tu sei diversa da Rose. Tu sei migliore. Tu hai il cuore molto più grande», e le indicò il petto.
Skye gli sfiorò l'indice. «Mi ero fatta l'idea di dover rimanere sull'Isola della Purga sino alla mia morte. Invece adesso sono qui, e tutto grazie a voi. Non avete idea di quanto io vi ami. Non vedo l'ora di vivere con voi per sempre, anche se la mia vita non sarà mai come quella delle mie sorelle.»
«Vedrai che nel nostro posticino staremo bene. Mi dispiace soltanto che l'unica compagnia femminile che potrai avere sarà quella di una rana stupida.»
«Che cosa dici?» Skye gli ficcò una bacca in bocca per farlo tacere. «Quanto sei sciocco. Niawn non è stupida, è soltanto tonta!»
«Come dici tu» borbottò lui, mangiucchiando altre bacche.
L'amica gli tirò un ciuffo per rimetterlo in riga, pur incapace di annullare le risate. «E comunque, non era questo che intendevo.»
«Allora di cosa parli?»
«Intendo... siamo in età di fidanzamento, sicuramente le mie sorelle si sposeranno presto, magari tra qualche anno avranno degli splendidi figli. I miei nipoti, che io non conoscerò mai... Potranno svolgere una vita consueta. Per quanto noi possiamo nasconderci, la nostra vita non sarà mai normale...»
«F-f-fidanzamento?»
«Già... Lo sai, dopo che una ragazza nobile ha compiuto dodici anni, si comincia a cercare il suo futuro marito.»
«Oh, c-certo...»
La temperatura corporea di Nathan era ormai salita a un livello elevatissimo, tanto che cominciò a girargli la testa e dovette sbattere le palpebre per rimettere a fuoco il viso dell'amica.
Mandare giù le bacche fu più dura del solito, rischiò quasi di strozzarsi.
"Ehi, non è che questa mattarella vuole farmi parlare?" pensò. Senza ritrarre la mano, mormorò con la voce impastata sia per il succo che per la paura: «La tua vita non può essere normale, ma questo non significa che non puoi avere ciò che desideri».
Allora Skye sollevò gli occhi marroni su di lui, curiosa ed emozionata.
«È vero, non potrai mai sposarti, ma...» balbettò Nathan, «ciò che conta davvero sono i tuoi sentimenti, no? Il matrimonio ti è negato a forza. E tu invece meriti tutta la felicità che desideri.»
Skye sbatté le lunghe ciglia imperlate di lacrime. «Intendi... una vita di coppia priva di legame matrimoniale?»
«Il legame si forma tramite i sentimenti. È vero, il patto matrimoniale è una benedizione degli dèi, ma io comincio a pensare che loro ci proteggeranno in qualsiasi caso, che rispettiamo o no le tradizioni... che siamo o meno "bestia".»
«Davvero pensi questo? Sentirlo dire da te è strano.»
«La mia visione religiosa si è un po' rivoluzionata in questi ultimi tempi. Ho come l'impressione che loro abbiano voluto farci incontrare, affinché non rimanessimo da soli.» Si grattò la nuca. «Skye, il matrimonio è anche qualcosa che rende i due amanti meno impuri agli occhi degli altri. Ma quali occhi ti guarderanno, a parte quelli dei tuoi amici? Io ti vedrò sempre come la persona bellissima che sei.» Le strinse le dita. «Io ti vorrei rendere felice.»
Gli occhi di Skye brillarono di lacrime nuove, mentre le labbra sfregiate si allargavano in un sorriso bellissimo. «Dunque saresti felice con me?»
«Assolutamente sì. Mi fai battere il cuore per tutto quello che fai, per come ti comporti, per come parli, che io lo adori o che non lo sopporti.»
Lei si asciugò gli occhi. «Anche tu a me, Nathan. Mi piaci davvero, davvero tanto.»
Il cuore gli premeva il petto come se desiderasse toccare Skye a sua volta.
Con le gambe molli, Nathan si allontanò in silenzio a cogliere uno dei fiori bianchi, allora tornò, le si inginocchiò dinanzi e glielo porse.
La ragazza arrossì. Ridacchiando lusingata lo accettò, per poi lasciare che lui glielo infilasse tra i riccioli.
Rialzatosi, Nathan le prese il viso tra le mani e strusciò il naso contro il suo.
Niawn cadde in quello stesso momento, dunque il ragazzo si affrettò a raddrizzarla, accertandosi che stesse bene.
Skye, invece, richiamò la sua attenzione baciandolo sulla guancia, macchiandogli così il viso di dolce succo blu. E Nathan ricambiò baciandola alla tempia.
Poi si abbracciarono, le mani sul cuore dell'altro.
*
Di punto in bianco per Nathan fu come se il mondo avesse acquisito una nota tanto dolce da fargli sentire il sapore dello zucchero sulla lingua. Il canto degli uccellini produceva una melodia che accarezzava il cuore, il rumore dei loro passi era leggero e dal ritmo vivace, le dita di Skye avvolte alle sue lo riscaldavano. La pelle delle loro braccia strusciava l'una sull'altra provocandogli un solletico piacevole che gli avvolgeva tutto il corpo, come se qualcuno gli stesse sfregando una piuma dalla testa ai piedi e anche viceversa.
Non facevano altro che scambiarsi occhiate e sorrisi, e neanche i versacci vomitevoli di James riuscivano a intaccare la loro felicità.
Nathan quasi dimenticò il dolore alla gamba ferita, che si era gonfiata e lo costringeva a zoppicare più lentamente.
Era molto più impensierito per le lesioni di Skye, tornate a sanguinare.
Neanche gli altri stavano bene. Persino James sembrava sul punto di cedere, Yan procedeva a occhi socchiusi, mentre il naso di Xerxes stava divenendo rosso a preannunciare un raffreddore.
E dopotutto Nathan doveva ammettere di sentir girare la testa...
«Non manca molto» rassicurò comunque gli amici. «Il villaggio di Shiwh è proprio qui sopra. Resistiamo ancora un po'.»
Dovette lasciare la mano di Skye per soccorrere Yan, il quale era scivolato su una roccia battendo il ginocchio nel tentativo di arrampicarsi.
Mentre i due si guardarono per darsi forza, udirono uno strillo intonato sulle loro teste.
Sollevarono gli sguardi e Yan tornò a sorridere mentre indicava un'aquila che volava in circolo nel cielo limpido. «L'aquila mi dà l'impressione che tutto sia possibile. Esiste uccello più bello al mondo?»
James gli tirò una spintarella per indurlo a sbrigarsi. «D'ora in poi ti chiamerò aquilotto.»
«Cosa?»
«Sei l'unico al quale manca il nome in codice, testone.»
Come promesso, Nathan condusse gli amici lungo una breve salita, dopo cui si ritrovarono presso un sentiero che conduceva a un piccolo villaggio, in uno spazio dabbasso sotto agli abeti.
S'immisero tra i fusti e si affacciarono per poter osservare la zona abitata, dalle casette molto rustiche, semplici e con i tetti triangolari.
«Dove sarà quel maledetto "debole"?» sibilò James.
Si guardarono intorno, ma non scorsero nessuna casa separata dalle altre, né qualcuna di quelle dava l'impressione di appartenere a un potente guaritore.
Nonostante fossero tutti sfiancati, Nathan e Xerxes decisero che era meglio che il gruppo si dividesse per poter cercare più in fretta.
Il primo si diresse a est in compagnia di James, così si nascosero di nuovo tra gli alberi per setacciare la zona.
Nathan dovette prendersi un momento per riposare la gamba gonfia, ma era consapevole di non poter rimandare la ricerca per troppo tempo. Avevano bisogno di cure, al più presto.
Con l'aiuto di James riuscirono a spingersi più avanti, finché non scorsero una casetta in legno far capolino tra gli alberi.
Allora si accucciarono dietro a un cespuglio.
James stava aprendo bocca per instillare il dubbio, ma nello stesso momento passò una donnetta, con un cestino il cui contenuto era ricoperto da un pezzo di stoffa rossa e bianca. Si avvicinò alla porta e bussò. Chiamò a gran voce, e anche nell'accento della lingua fredda Nathan riuscì a cogliere il nome dell'Umhïrtröfa.
Fece un cenno all'amico, il quale stavolta non protestò e si allontanò.
Nathan rimase invece a fissare la donna, in attesa che il mago aprisse. Quando la porta si spalancò, il giovane allungò il collo per poter cogliere il volto del "debole" tanto conosciuto per la sua abilità nella cura, ma purtroppo non c'era nessuno sull'uscio, quasi la porta si fosse spalancata da sola.
Per una casa di maghi normali poteva anche essere usuale, ma se si trattava di un "debole" impossibilitato nella telecinesi era strano.
Nathan guardò la signora entrare, e rimase in attesa finché quella non uscì non troppi minuti più tardi, senza cestino ma con una saccoccia tintinnante tenuta accuratamente sul palmo della mano, come se vi celasse qualcosa di cui non voleva versare il contenuto.
La donna si allontanò in direzione del villaggio, e la porta si chiuse di nuovo.
Finalmente Nathan venne raggiunto dagli amici, ai quali raccontò quanto veduto.
Xerxes si accigliò. «Quella donna avrà portato una ricompensa all'Umhïrtröfa per le sue cure, ecco perché è uscita senza cestino. Beh, abbiamo ancora un po' di soldi e le pietre preziose.»
Scambiandosi un'ultima occhiata, e dopo che Xerxes ebbe mangiato chicchi di camougrape marrone, i cinque sgusciarono fuori dal nascondiglio per avvicinarsi alla dimora del mago.
Yan alzò la mano per bussare. Per un attimo non accadde niente, ma poi si udì una voce dall'altra parte, nella lingua del posto, a cui il giovane rispose con tale idioma.
Si scambiarono qualche battuta, prima che il mago cominciasse a parlare la lingua di Egaelith, tanto bene che pareva fosse la sua parlata natale: «Viandanti?»
«Sì» continuò a rispondere Yan. «Ci siamo imbattuti in animali feroci della foresta, creature magiche che non conoscevamo bene. Siamo feriti, abbiamo bisogno di cure. Vi prego, nobile Umhïrtröfa...»
La porta si spalancò per lasciarli entrare.
Nathan fissò sbalordito un ampio salotto ben curato e un caminetto in pietra con una larga cappa; la legna era stata messa da parte, data la stagione calda. C'era persino una lastra-della-visione, che al momento rifletteva soltanto la sedia e il sofà ben imbottito sistemati di fronte. Le mensole erano stracolme di soprammobili strani, creature tipiche del regno di Finwzima, lo stemma del regno e quello d'Ilashwia, oltre a piccoli idoli dei quattro Guardiani come lui li aveva visti al negozio di Pirka.
Il ragazzo fu scosso da un profondo moto d'invidia davanti a tal comodità che aveva ritrovato soltanto per una notte sulla nave.
«Benvenuti.»
Si girarono, e rimasero tutti a occhi spalancati nel ritrovarsi di fronte a una figura non poco bizzarra: il potentissimo mago che si erano prefigurati era... basso, alto appena più di Skye, con una lunga barba bianca che gli raggiungeva lo stomaco e gli celava il resto del volto, così come le folte sopracciglia gli oscuravano interamente gli occhi. Indossava una lunghissima veste scura che strusciava ampliamente sul pavimento immacolato, e teneva sollevato il cappuccio a coprirsi il capo e la fronte, lasciando scoperto solo il viso barbuto.
Il vecchietto si fece avanti per studiarli.
Francamente Nathan non riusciva proprio a capire come riuscisse a vedere con quelle sopracciglia sopra agli occhi.
«Non avete seguito un itinerario?» domandò l'ometto.
Yan balbettò: «A-abbiamo preferito fare da soli...»
«Sciocchi.»
Nathan ascoltò confuso la voce del vecchio: suonava strana e buffa, sembrava quasi simulata, come se qualcuno stesse cercando di imitare una voce anziana. Anche l'accento era familiare, non richiamava a quello sentito da quando erano sbarcati a Ilashwia.
«Mmm, siete tutti conciati male. Beh, prima le signore» bofonchiò il "debole", porgendo la lunga manica a Skye.
Quando lei l'afferrò titubante, cominciò a trascinarla lungo il salotto, diretti in un'altra stanza.
I ragazzi li seguirono in una piccola camera, in cui trovarono un lettino spoglio e all'aspetto non troppo soffice, su cui l'uomo fece sdraiare Skye.
Ammiccò poi a Nathan di sederlesi accanto. «Tieni distesa la gamba gonfia», detto questo, sparì in un'altra stanza.
Una volta soli, James sussurrò perplesso: «Quello è l'Umhïrtröfa? Quanti anni avrà?»
«Che t'importa? A me piace» commentò Yan.
«Yan, a te piace qualsiasi cosa.»
«Sembra molto pulito» puntualizzò Skye, roteando la testa per ammirare la stanzetta immacolata. «E avete visto che buffe quelle sopracciglia?»
«È strano...» borbottò invece Xerxes, gli occhi affilati lanciavano continue stilettate alla soglia oltre cui era sparito il vecchio. «Ha qualcosa che non mi convince. Sembra quasi finto...»
Nathan prese in considerazione le sue parole. L'amico era un grande osservatore, sapeva intendere bene quando qualcuno nascondeva qualcosa.
L'Umhïrtröfa tornò ed estrasse una boccetta trasparente dall'interno della manica sinistra. Nathan scorse appena il pallore delle dita bianche, prima che sparissero sotto al tessuto della veste.
Mormorò qualcosa nella lingua fredda, probabilmente un incantesimo, afferrò un pannetto dallo scaffale vicino, vi versò un po' di liquido e lo calò su una delle ferite di Skye.
La ragazza sibilò dal dolore. «Frizza...»
«Shhh...» le sussurrò gentilmente il mago, prima di posare il panno su un altro graffio.
Ripeté il trattamento su ogni lesione, pulendo il sangue là dove ancora sgorgava, poi recuperò un barattolo da un cassetto e lo aprì, rivelando una pastina bianca che usò per ricoprire ferite e bubboni, senza smettere di borbottare incantesimi.
«Starete bene, signorina» assicurò infine, aiutandola a scendere dal lettino. «Accomodatevi pure in salotto.»
Nathan venne curato per ultimo. Mentre gli applicava una nuova pastina sulla coscia, il vecchio "debole" disse che il gonfiore sarebbe passato solo se l'avesse tenuta bene a riposo. Vi passò sopra anche un olio profumato, dopo aver strizzato la parte dolorante per testare i punti più critici a ogni sussulto del paziente.
«Nessuno di voi può usare la magia?»
Nathan arrossì, ma si sforzò di mantenere la calma. Era come con le guardie a Loks, e come Yan aveva detto a quella guida. Doveva mentire in maniera naturale. Aveva saputo che avrebbe dovuto farlo, aveva già scelto la bugia migliore con i suoi amici. «Solo il ragazzo biondo. Il resto di noi non può ancora usare la magia. E lui non è bravo negli incantesimi curativi.»
«Beh, nella mia carriera ho visto gambe ridotte in maniera peggiore. La tua coscia sta bene, attendi solo una settimana e mezzo.»
Nathan sospirò. «Così tanto? Mi spiace, ma dobbiamo andare, camminare molto e... beh, so che problemi simili vengono risolti in qualche giorno...»
Non voleva offendere il potente mago, ma se quel vecchio poteva curare un'influenza non-magica in solo tre giorni, perché Nathan doveva aspettare così tanto per la sua coscia?
Fortunatamente, l'Umhïrtröfa non si risentì. Al contrario, ridacchiò. «Un nuovo so-tutto-io, eh? Non preoccuparti, ragazzo. Se avessi mai studiato medicina, sapresti che, grazie a me, tipi di ferite come la tua vengono adesso trattate più efficacemente. Grazie, giovanotto, per avermi costretto ad apparire come un vecchio presuntuoso. Adesso torna dai tuoi amici.»
Nathan obbedì, rosso e silenzioso.
Il mago, invece, ridacchiò ancora. «Oh oh oh oh, ve la siete vista brutta! Fermatevi alla locanda del villaggio per riposare, così potrete tornare da me affinché tenga sott'occhio la vostra guarigione. Intanto lasciate che organizzi una mappa per voi, vi illustrerò un percorso più sicuro che potrete studiare a fondo.»
Mentre quello si allontanava, Xerxes afferrò Nathan. «Ho chiesto a Yan cosa significassero gli incantesimi pronunciati dall'UmhïrtröfaIl» gli bisbigliò nell'orecchio. «Lui non è riuscito a comprenderli.»
«E-e quindi?»
«E quindi Xerxes è solo un grande malfidato» mugugnò Yan.
James si chinò su di loro. «Anch'io sono un malfidato. Di chi malfidiamo?»
«Psst!» sussurrò Skye. «Cosa significa "malfidato"?»
Yan tirò un colpetto al principe. «Magari mi è sfuggito qualcosa. E poi, tu dovresti aver avuto un insegnamento più avanzato del mio. Sei già stato nel regno di Finwzima, tuo padre non ti ha fatto studiare la lingua fredda?»
«Sì, ma è quella che più detesto. E comunque, a palazzo di Vurwisch parlavano la nostra lingua, essendo quella internazionale, perciò non avevo problemi. Perchè fate quelle facce?» s'infervorò Xerxes di fronte alle occhiatine scettiche di James e Yan. «So di cosa sto parlando.»
«Abbassa la voce» lo intimò Nathan, accettandosi che l'Umhïrtröfa fosse ancora nell'altra stanza. «E comunque, io ti credo. Anche secondo me ha qualcosa di strano.»
James era già pronto a lasciare un commento ironico, quando il vecchio guaritore tornò da una stanza che doveva essere il suo studio, dato che portava un pezzo di pergamena, una penna d'oca e una boccetta d'inchiostro. «Molto bene, giovani,» borbottò gioviale, «ditemi pure dove siete diretti.»
Nessuno seppe subito come rispondere.
Yan aprì bocca, pronto per una nuova bugia... invece Xerxes mosse la gamba in uno scatto repentino e piantò il piede sullo strascico del mago.
Questi, in movimento, inciampò e rovinò a terra.
«Cosa diamine ti prende?» sbottò Skye, ma Xerxes si era già accucciato per togliere la veste di dosso al mago.
Allora Nathan poté osservare un piccolo corpo ossuto... ma non anziano.
Le mani erano lisce e giovani, i capelli neri e un po' untuosi. Quando quello sollevò la testa, barba e sopracciglia caddero, rivelando la loro falsità.
Nathan si accucciò per incrociare lo sguardo di un bambino.
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